Archive for September, 2014

September 29, 2014

Il passato non appartiene agli archeologi

Missione compiuta.
Il post di ieri sui giganti di Monti de Prama ha passato le 9000 visualizzazioni e le 180 condivisioni su Sardegnablogger.
Vuol dire che c’è un grande bisogno di sapere, di conoscere il proprio passato di sardi..
Altro che silenzio stampa!
Il passato non appartiene agli archeologi e il passato dei sardi non appartiene agli italiani.
Questo è il succo del mio intervento di ieri e, a quanto pare, è stato recepito.
Ci sono state solo un paio di repliche polemiche al mio pezzo.
Dicono che gente come Gigi Sanna e Mauro Peppino Zedda non hanno diritto di parlare, perché non sono membri della corporazione degli archeologi.
Dicono che Sanna e Zedda dovrebbero pubblicare le loro teorie su riviste specialistiche.
E giù gli insulti.
I loro critici avrebbero ragione, se Sanna e Zedda avessero l’ambizione–e l’illusione–di convincere gli archeologi della corporazione.
Ma evidentemente loro quell’ambizione non ce l’hanno e si rivolgono direttamente a un pubblico più vasto.
Un po’ quello che ho deciso di fare io da qualche anno a questa parte, rispetto alla linguistica e facendo le stesse considerazioni che ho fatto per il passato.
La lingua non è dei linguisti, è di tutti.
Io ritengo allora di avere il dovere di comunicare con un pubblico più vasto di quello dei linguisti.
Curo anche lavori di livello professionale e li pubblico, dando ai miei “colleghi” l’opportunità di criticarmi.
Finora soltanto uno si è azzardato ad attaccare un mio lavoro ed è dovuto ricorrere a una serie lunghissima di bugie che ho smascherato a suo tempo.
Anzi proprio per smascherare quelle bugie ho aperto il mio blog:https://bolognesu.wordpress.com/2010/04/02/con-la-bava-alla-bocca/
Da allora, la tattica scelta dai miei “colleghi” è stata quella di ignorarmi, con le uniche eccezioni di Maurizio Virdis–che è venuto alla presentazione del mio ultimo libro: Le identità linguistiche dei sardi, e si è confrontato criticamente con me–e Marinella Lörinczi, che ogni tanto polemizza sul mio blog.
Ora, i critici di Sanna e Zedda dovrebbero tentare di fare con me quello che hanno tentato Blasco e la sua allieva: dimostrare che hanno detto un mare di stupidaggini.
Non vale l’argomento che i loro lavori non sarebbero scientifici, solo perché non vengono accettati dalla confraternita degli archeologi.
Non è così che funziona nella scienza.
Seguendo il filosofo della scienza Popper, dobbiamo riconoscere che i lavori di Sanna e Zedda sono scientifici, in quanto falsificabili.
Cioè è possibile accertare se i reperti individuati da Gigi Sanna costituiscono effettivamente degli esempi di scrittura precedente all’arrivo dei “fenici” ed è anche possibile accertare se veramente esistano gli allineamenti astronomici che Zedda dice di aver individuato.
Gli archeologi “seri” hanno due possibilità: (1) considerare i lavori di Sanna e Zedda irrilevanti e quindi ignorarli–ma dovrebbero dimostrare che l’esistenza di una scrittura “nuragica” sia irrilevante per la storia dei sardi e ugualmente irrilevante l’utilizzazione dei nuraghi a scopi diversi da quelli militari; (2) dimostrare che le loro teorie sono false.
E farlo davanti al grande pubblico, nel caso, perché è ormai innegabile che sia Sanna che Zedda abbiamo raggiunto un gran numero di persone con i loro lavori.
Essì, dovrebbero uscire dalle loro riviste specialistiche e parlare a noi profani.
Perché il passato, il nostro passato di sardi, è di tutti noi e non solo dei signori archeologi “seri”.
Rispetto a questo punto, bisogna dare atto a Giovanni Ugas di aver avuto il coraggio e il garbo di confrontarsi con il grande pubblico sul blog di Gianfranco Pintore, buonanima, sulla questione della “costante resistenziale”:http://gianfrancopintore.blogspot.nl/2012/02/ma-quanti-abitanti-cerano-al-tempo-dei.html
Invece, vediamo soltanto attacchi–e furibondi e spesso anonimi–alle persone di Gigi Sanna e Mauro Peppino Zedda.
Due malfattori da zittire, insomma.
Vi ricordate l’indecente campagna contro il libro di Sergio Frau?
Siamo a livelli di roghi di libri proibiti.
Per la cronaca: è chiaro che alla fiaba del megatsunami non ci credo neanche io, eh! Ma che le Colonne d’Ercole fossero un luogo della mente, mobile, legato a una certa visione temporanea del mondo, è innegabile.
E questi signori “seri” volevano impedirmi di scoprirlo.
No, signori sedicenti seri: volete convincerci che Sanna e Zedda dicono stupidaggini?
Non avete altro da fare che dimostrarlo.
Come dice, molto semplicemente, Popper.
Mala tempora currunt.
Soprattutto per chi si ostina a ignorare che oggi il potere di comunicare non è più limitato alla cerchia ristretta degli “addetti ai lavori”, con i loro interessi più o meno leciti.
Altro che silenzio stampa, allora!
Parlate!
Fateci sapere perché vi siete tenuti i giganti di Monti de Prama per 30 anni in un magazzino.
Diteci in cosa consisterebbero le stupidaggini di Sanna e Zedda.
Sporcatevi le mani con noi ignoranti!
Il nostro passato non vi appartiene.
È il nostro e lo rivendichiamo.

September 28, 2014

Giganti invisibili

Cagliaripad riporta una notizia bizzarra: “Mont’e Prama, il Ministero impone il silenzio stampa sulle scoperte” (http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=11625&amp%3Bl=2).
Come sapete, io rido spesso e volentieri dei gomblotti.
Eppure questa volta trovo sospetto il provvedimento del ministero.
Che senso ha il silenzio stampa?
A chi serve?
A cosa serve?
Per proteggere i giganti dai tombaroli e dai vandali basta far sorvegliare la zona, visto che, oltretutto, l’importanza e la ricchezza del sito di Monti de Prama la conoscono tutti.
Il sospetto che quello che il ministero italiano voglia sia nascondere ancora una volta i giganti sardi non mi molla.
I giganti di Monti de Prama sono già stati occultati, nascosti, sequestrati per trent’anni: dal 1975 al 2006.
Perché?
Eppure dal punto di vista storico, la scoperta dei giganti è molto più importante del ritrovamento dei bronzi di Riace.
I bronzi ci dicono quello che sapevamo già: i Greci facevano delle sculture bellissime e i Romani gliele rubavano.
I giganti ci dicono invece che in Sardegna, in epoca almeno contemporanea a quella dei kouroi greci: “A seconda delle ipotesi, la datazione dei Kolossoi – nome con il quale li chiamava l’archeologo Giovanni Lilliu – oscilla dall’VIII secolo a.C. al IX o addirittura al X secolo a.C., ipotesi che potrebbero farne fra le più antiche statue a tutto tondo del bacino mediterraneo, in quanto antecedenti ai kouroi della Grecia antica, dopo le sculture egizie.” (wikipedia)
L’esistenza dei giganti cambia la nostra visione della storia sarda, ma anche di tutta la storia europea.
O almeno, la visione ufficiale, quella partorita dalla fervida fantasia di Giovanni Lilliu.
La Sardegna come culla della cività europea.
A pensarci bene non c’è niente di cui stupirsi: ci sono ottomila (8000) nuraghi a sbatterci in faccia questa evidenza e solo la loro sciagurata interpretazione come “fortezze” da parte di Lilliu ha impedito a tanti sardi di rendersene conto.
Bisogna essere ciechi–accecati dalle folli teorie militariste–per non rendersi conto che, per esempio, il nuraghe di S. Antine è dieci volte più grande e infinitamente più complesso del famoso Stonehenge.
I giganti di Monti de Prama, invece, si adattano perfettamente al paesaggio nuragico rappresentato dalle scoperte di Mauro Peppino Zedda, con i nuraghi/templi allineati astronomicamente.
E si adattano perfettamente alle scoperte di Gigi Sanna, sull’esistenza di una scrittura “nuragica”.
La Sardegna non era quel mondo chiuso in se stesso e perennemente sconvolto da guerre fratricide che ci ha raccontato Giovanni Lilliu.
La Sardegna è stata una delle culle della civiltà europea.
La scoperta dei nuovi giganti, di questi giorni, mette in evidenza che sarebbe bastato continuare gli scavi per scoprire chissà quanti altri monumenti di un passato grandioso.
Invece gli scavi sono stati sospesi per decenni e i giganti nascosti per decenni.
Perché?
A chi danno fastidio i giganti sardi e la grandezza del nostro passato?
E adesso arriva l’imposizione del silenzio stampa sui ritrovamenti.
Segreto militare?
Segreto di Stato?
Dalle servitù militari alle servitù archeologiche.
I sardi e il mondo non devono sapere.

September 26, 2014

La giunta Pigliaru e l’Assessore Firinu latitanti sulla lingua

Oggi è la giornata europea delle lingue, ma in Sardegna non si fa nulla per celebrarla.
Saranno anche rituali stanchi, ma la loro assenza colpisce.
Che Pigliaru–sapete, uno di quelli che le lingue non le imparano se non gliele insegnano da bambini, in famiglia, o se non le studia a scuola; eppure così ritardato non sembrerebbe, visto che insegnava all’università e si è laureato in un università vera–del sardo se ne fotta lo sapevamo da molto. Lo sapevamo, appunto dalle sue penose scuse presentate in campagna elettorale, per giustificare il fatto che non parla il sardo.
Ma anche Firinu non scherza.
È partita con grandi proclami sulla legge da fare subito per far entrare il sardo nella scuola, ma finora non ha fatto assolutamente nulla, tranne disporre il pagamento dei magri salari degli operatori della lingua per il … 2013.
Latitanti.
Si sono messi a banditare e i latitanti qualcosa da nascondere ce l’hanno sempre.
Si parla di tagli ai fondi per la lingua, ma non si parla di tagli all’Ente Petrollirico, grave fonte di inquinamento culturale.
Finora questa giunta ha goduto del beneficio del dubbio.
Sono chiaramente impreparati al loro compito, tranne un paio.
Sembrava crudele infierire.
Sulla carta dovrebbe stare dalla parte “giusta”, si, insomma, la nostra.
Ma con il loro silenzio assordante di oggi a me hanno tolto ogni dubbio.
Se ne sbattono altamente della lingua, della cultura e della storia della Sardegna.
Pensano di vivere di rendita, continuando a importare semplicemente i sottoprodotti dell’industria culturale italiana.
Ma si illuderà davvero, il buon Pigliaru, di poter combattere il dramma della dispersione scolastica senza affrontare la questione linguistica?
Ma crede davvero che basti costruire scuole “sexy”?
Quanto a Claudia Firinu, comincio a diventare agnostico.
Cioè, non so più bene se esista veramente o se sia anche lei un ologramma, come Ugo M.
Comunque sia, la mia pazienza nei confronti di questi fannullisti è finita.

September 25, 2014

Emigrare con tristezza

Non è da tutti quello che ha raggiunto il sindigo de Il Maso.

Minca!
Un sindigo di una bidda sarda che ha l’onore di essere commentato dalla stampa internazionale.
Lampu!
È un genio: come far diminuire la disoccupazione?
Facendo sparire i disoccupati!
Semplice e geniale.
E ci credo che diventi famoso con una trovata del genere.
Un po’ come ha fatto Stalin con l’opposizione: se fai sparire gli oppositori, rimarranno solo quelli che sono d’accordo con te e potrai governare con un consenso unanime.
Ecco, adesso mi dite che il mio sarcasmo è frutto del mio moralismo.
Che devo pensare che chi emigra va a star meglio, anche se per la Sardegna è una grave perdita.
Mi dispiace togliere qualche illusione agli aspiranti Zii d’America.
Mi dispiace, ma devo farlo.
Emigrare è una cosa triste.
È triste lasciare la tua terra e i tuoi affetti.
Questo forse riesce a immaginarselo perfino il sindigo de Il Maso.
Ma è ancora più triste arrivare in un posto di cui non conosci la lingua, le abitudini, la gente, il cibo.
Un posto in cui non ti conoscono, in cui non sei nessuno.
E questa fase dura come minimo qualche anno.
Se ti va bene.
E spesso questa fase non passa mai.
E ti ritrovi alla fine, come tanti, vecchio, divorziato, con i figli che già da piccoli hanno cominciato a rispettarti di meno, perché parli male la lingua, anche dopo tutti questi anni.
Isolato.
Quanti ne ho conosciuto.
E questi erano ancora quelli che arrivavano con un lavoro assicurato.
Oggi non esiste nemmeno più quello.
E oggi a competere con i ragazzi sardi ci sono altri ragazzi, ancora più disperati, ancora più disposti a qualunque cosa, a qualunque lavoro.
E poi ci sono delle bambine viziate e poco intelligenti che giocano a fare le giornaliste e si permettono di insultare gli emigrati.
Perfino questo vi può capitare.

September 24, 2014

Le virgole dei sardi e il progetto Eleonora, visti dai milanesi

Io, in genere, non sono orgoglioso di essere sardo.
Mica per altro: mica l’ho scelto io di essere sardo, no?
Siamo quello che siamo, nel bene e nel male.
Per farmi diventare orgoglioso di essere sardo ci vuole un italiano.
Un italiano non molto acuto.
Un italiano non molto acuto e di facili costumi, con tutto il rispetto per sua mamma, come diciamo noi sardi bene educati.
Perché l’orgoglio è un sentimento difensivo e a noi sardi solo gli italiani–quelli non molto acuti e di facili costumi–possono farci davvero del male e costringerci a difenderci.
La storia parte da un italiano di facili costumi, ma la devo prendere da lontano.
La conoscete la barzelletta che finisce con “Virgola, signora maestra”?
Pierino vede un cavallo che pascola felice nel prato, durante la scampagnata fatta dalla classe nei campi attorno alla scuola.
Pierino chiede alla maestra: ” Signora maestra cosa è quella cosa lunga che pende sotto la pancia del cavallo?”
La maestra arroscisce e dice: “Quella è una virgola, Pierino.”
Faceva fresco e la classe è tornata in aula.
La maestra ha starnutito e Pierino, pronto:
“Virgola,signora maestra!”
A Jacopo Giliberto–no, non è un compositore di Bossa Nova–non piace il modo in cui i sardi inseriscono le virgole.
Jacopino scrive le sue opinioni per i capitalisti italiani, sapete, quelli che non investono per via dell’articolo 18.
http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2014-09-23/la-sardegna-rinuncia-suo-metano-063812.shtml?uuid=AB4J8HwB
I lavoratori, meglio non pagarli, ma le ballerine della penna è meglio pagarle bene.
“«Si comunica l’improcedibilità della procedura in esame, disponendone, al contempo l’archiviazione», letterale virgole comprese.”
Al nostro Giliberto manca una virgola.
È vero che certe virgole sono retrattili, ma, insomma, non possono neppure sparire nel nulla, perdindirindina!
Ma quella che manca non è una virgola qualunque: “Il 9 settembre su carta intestata della Regione autonoma, sotto la scritta Assessoradu de sa defensa de s’ambiente, il servizio Sostenibilità ambientale e valutazione degli impatti (Savi) ha respinto la richiesta della Saras di scavare un pozzo alla ricerca di metano.”
La virgola che non si trova è una virgola–Signora maestra!–dell’assessoradu de sa defensa de s`ambiente.
Chissà quanto avrà riso il nostro Giliberto per questa denominazione in sardo dell’assessorato!
Questi sardi che perdono virgole, chiamano i loro assessorati in dialetto e mangiano formaggio con i vermi.
Sono proprio ridicoli.
Quello che non lo fa ridere–a pagamento–è il fatto che quella risposta, una risposta ai padroni milanesi di Giliberto, dice in poche parole, e con una virgola di meno, che i Moratti si possono dimenticare di andare a cercare metano nella campagne della realtà agricola che in Sardegna ha più successo.
Quella risposta dice ai Moratti che la Sardegna non si è fatta fottere dalle perline colorate e dalle sveglie offerte dagli italiani.
Ci penserà Fiorenzo Caterni a entrare nei dettagli tecnici.
La Sardegna è a fianco della comunità di Arborea, che dai Moratti ha tutto da perdere e niente da guadagnare.
Rimane il nostro buon Giliberto-a-pagamento.
Voglio dargli un consiglio.
Le virgole dei sardi non si smarriscono così facilmente, date le dimensioni.
E se provasse a cercare tra le chiappe dei Moratti?
A me quella virgola mancante sembra parte integrante della risposta dell’assessoradu a sa defensa de s’ambiente.

September 22, 2014

Dimenticare Corraine

Pepe Corongiu, in un articulu de chida passada, si ponet a faer sa letzione a is leaders indipendentistas: “Su mundu natzionalitàriu nd’est essidu a cantos dae sas ùrtimas eletziones e dae sos ùrtimos deghe annos. Partzidu, sena ghias fortes, sena fundamentu culturale, sena ischina pro parare fronte, sena unu progetu IDEALE e pragmàticu, cun sos liders chi l’ant traitu. E finas divididu intre ‘guvernativos’ (chi ant bintu sas eletziones) e ”disamparados’, chi l’as ant pèrdidas.” http://salimbasarda.net/politica-linguistica/cabu-frasca-unu-cumentzu-nou/

Ma issos a Cabu Frasca, a una manera o a s’átera, nch’ant leadu unas sete millas persones e immoe a sa giunta Pigliaru a marolla ddi benit a si ponner contras a is tzerakias militares.

Issos is fortzas issoro custa borta ddas ant postas impari e is risurtados sunt arribbados.

Corongiu e su mere suo a Sedilo nch’ant leadu unas 150 persones.

E nen Pigliaru nen s’assessora ddos ant carculados.

http://salimbasarda.net/politica-linguistica/dae-sedilo-su-csu-narat-no-a-sa-politica-de-su-discussionismu/

Sa de Sedilo est sa fortza ki podet ponner in campu su Duce nugoresu.

Corongiu non contat, ca issu non esistit: bivet “di luce riflessa”, cun is ideas de is áteros.

In politica contat sa fortza e su movimentu linguisticu guiadu dae su Duce non arribbat a logu.

A pustis de oto annos de guia corrainiana, ma fende figurare a sa tzerakedda sua, custos sunt is resurtados.

Custos sunt is resurtados de sa politica suitzida de furriare sa LSC a LSU, de dda faer “regredire” a corrainesu, a su postu de dda megiorare pro dd’acostare a is sardos de cabu de josso: sa maioría de is sardos.

Immoe is trabballadores de sa lingua sunt solos.

Sa sotziedade sarda non tenet gana de si corrainizare.

Spantu mannu!

Sceti unu macu si podet spantare.

E custa giunta guiada dae un’italofonu ki non scit ne-mancu su sardu at a faer pagu e nudda pro sa lingua nostra.

Est cosa de prangher.

Sa giunta castiat a sa fortza de su movimentu e si nde riet.

Cando s’assessora Firinu at fatu s’improvisada in Neunele, proita bosi creides ki est bennida? A bier canta gente bi fiat.

E at bidu ca sa gente fiat pagu.

Is proclamas trionfales de su Duce e de sa tzerakedda sua non ddos creent prus.

Cando unu movimentu si lassat guiare dae unu macu, megalomane e mediocre, peus de Mussolini, dd’acabbat de aici.

Est cosa de prangher de a berus.

M’ant contadu ki Corraine non at faeddadu in Sedilo.

Custa mi paret s’unica cosa giusta ki at fatu in bida sua.

Tocat sceti a sperare ki sigat a si nd’abarrare mudu.

Est ora de faer faeddare a sa gente sana.

September 21, 2014

Diventare nazione sarda

La nazione, nel suo senso moderno, non è nient’altro che una tecnologia sociale inventata dai francesi per dare legittimità allo stato centralizzato.
Quando si taglia la testa al re–il proprietario dello stato, dal quale, per grazia divina, discende tutto il potere e il dovere dei sudditi ad obbedire a questo potere–bisogna inventarsi un’altra legittimità, per tenere assieme la massa di individui che abitano lo stato, individui con interessi discordanti e spesso contrastanti.
Con l’invenzione della nazione, i francesi sono riusciti a tenere insieme uno stato che altrimenti sarebbe esploso e/o sarebbe stato smembrato dagli stati concorrenti.
Per giustificare il concetto artificiale di nazione e quindi la legittimità dello stato occorreva un mito, che pareggiasse il mito della grazia divina, base della monarchia assoluta.
I francesi hanno inventato l’equazione una lingua = una nazione = uno stato e … voilà: lo stato nazionale ha il suo fondamento.
Tutte balle, ovviamente, visto che gli abitanti dello stato-nazione appena sorto non parlavano il dialetto di Parigi, quello che da quel momento in poi sarebbe diventato il francese.
Ancora oggi, dopo oltre due secoli di guerra dichiarata e feroce contro i “patois”–le varie lingue locali–lo stato francese non è ancora interamente monolingue.
L’uniformità dei francesi–quella linguistica e quella dell’esercito popolare: tutti in uniforme e tutti in grado di capire gli ordini abbaiati dagli ufficiali francofoni–ancora non è stata del tutto raggiunta e adesso viene anch’essa minacciata dalla globalizzazione.
La monarchia sabauda–nella sua infinità mediocrità–ha adottato il modello francese di stato-nazione per condurre le proprie guerre di espansione e, naturalmente, anche l’equazione una lingua = una nazione = uno stato.
In questo caso l’equazione era ancora più ridicola, perché se il francese veniva parlato almeno a Parigi, l’italiano che si scriveva nel 1800 non si parlava nemmeno a Firenze. Tutti sappiamo quando si scosta ancora il fiorentino dall’italiano.
Insomma, l’invenzione del concetto di nazione è sempre e solo servito a giustificare l’esistenza di uno stato centralizzato, nel quale gli interessi degli abitanti sono subordinati a quelli dell’élite al potere.
Ma si può essere/diventare nazione in un altro modo?
Si può essere nazionalisti in un modo diverso dai francesi–con la loro necessità di trovare una nuova mitologica coesione interna–e dagli italiani–con la loro necessità di aggredire altri stati?
Si può costruire una nazione senza fare ricorso a mitologie in cui non crede più nessuno?
Basta pensare a Gandhi o a Malcom X.
“Gandhi’s nationalism seems simple and straightforward: he wanted an independent Indian nation state and freedom from British colonial rule. But in reality his nationalism rested on complex and sophisticated moral philosophy. His Indian state and nation were based on no shallow ethnic or religious communalism, despite his claim to be Hindu to his very core, but were grounded on his concept of swaraj – enlightened self-control and self-development leading to harmony and tolerance among all communities in the new India.”
http://www.ibtauris.com/Books/Biography%20%20True%20Stories/Biography%20general/Biography%20historical%20political%20%20military/Gandhi%20and%20Nationalism%20The%20Path%20to%20Indian%20Independence.aspx?menuitem=%7BDFF51E2F-C0BA-4928-ACC4-415188DCDEE8%7D
No, non ve lo traduco.
Peggio per il vostro monolinguismo in italiano.
Il nazionalismo non è soltanto quello francese o italiano–con la sua deriva estrema: il nazismo–ossessionato dall’uniformità.
Il nazionalismo gandhiano punta alla costruzione di una comunità di affetti e di interessi.
Noi sardi ne abbiamo disperatamente bisogno, di diventare una tale comunità.
Basti pensare alle nostre lingue–tutte!–minacciate dal monolinguismo isterico degli italiani.
Il problema strettamente collegato della dispersione scolastica.
Le servitù militari.
Il problema strettamente collegato della produzione di energia contro i nostri interessi: in entrambi i casi, si tratta dell’espropriazione del nostro territorio.
Il fallimento del modello di sviluppo mirato soltanto a soddisfare i bisogni degli italiani..
Non siamo ancora una nazione.
Pensarlo significa illudersi miseramente.
La nazione sarda è ancora in gran parte da costruire.
Chi ne ha voglia?
Gandhi and Nationalism: The Path to Indian Independence
www.ibtauris.com
Gandhi and Nationalism: The Path to Indian Independence
September 10, 2014

Ita si sutzedíat pro sa lingua?

Pigliaru arisero at faeddadu de omine e at faeddadu de sardu.

http://www.vitobiolchini.it/2014/09/09/servitu-militari-pigliaru-va-alla-guerra-ma-con-quali-armi-il-testo-integrale-del-suo-intervento-in-consiglio-regionale/

E sa kistione non est si su ki at nadu at a sutzeder o no.

Cussa est un’átera kistione e non cambiat nudda a su ki Pigliaru at fatu arisero.

Su ki Pigliaru at fatu arisero at a lassare su sinnu, mancari in sa pedde sua e totu, si non aguantat su faeddu.

E sa beridade–sa beridade mia–est ca Pigliaru dd’at fatu sceti ca dd’amus custrintu a ddu faer.

Gente meda at murrungiadu e protestadu custas chidas pro sa kistione de is tzerakias militares.

Gente meda.

Pro is tzerakias linguisticas semus semper cussos cuator macos murrungende.

Cussas cuator tzerakeddas ki bantant su trabballu fatu dae is sorres Corraine, si iant deper domandare proita su ki est sutzedidu arisero–ma prus ke a totu su ki est sutzedidu custas chidas–non est mai sutzedidu pro sa lingua.

Epuru is sorres Corraine ant tentu 8 annos pro trabballare e 7 pro trabballare kentza de ddos storbare.

Epuru is tzerakias linguisticas funt una cosa ki forsis a is sardos ddis faet prus dannu de is tzerakias militares.

Bastat a pensare a su dannu ki faet sa “dispersione scolastica”.

Su Babbu Mannu de sa limba e sa tzerakedda sua non sunt stados bonos a ponner impari prus de 200 persones.

A su ki narant issos.

E funt propriu cussas 200 persones ki schint megius de totus proita.

Proita est ki sceti Limbasarda 2.0 faeddat de bosáteros?

Deo non conto, ca deo seo unu traitore e mi nde banto.

Proita est sa su movimentu de sa lingua non contat una chibudda e abarrat inserradu in su giru de is persones ki, a una manera o a s’átera, bivent de LSC?

Calincunu at sballiadu medas cosas.

Opuru–e custu mi paret prus fatzile a creer–funt is ki ddos siguint ki ant sballiadu.

Pitziat su culu a ammiter de aer sballiadu, annó?

September 7, 2014

Le comari chioggiotte

Is nebodeddos de Wagner si pigant a strumpas

http://salimbasarda.net/politica-linguistica/treulu-in-cabuterra-pili-atacat-a-corongiu-chi-li-respondet-a-tonu/

September 4, 2014

Nel loro piccolo …

Bastat sa fotografia ki at sceberadu …

http://salimbasarda.net/politica-linguistica/orientalistas-in-domo/