La giunta Pigliaru e l’Assessore Firinu latitanti sulla lingua

Oggi è la giornata europea delle lingue, ma in Sardegna non si fa nulla per celebrarla.
Saranno anche rituali stanchi, ma la loro assenza colpisce.
Che Pigliaru–sapete, uno di quelli che le lingue non le imparano se non gliele insegnano da bambini, in famiglia, o se non le studia a scuola; eppure così ritardato non sembrerebbe, visto che insegnava all’università e si è laureato in un università vera–del sardo se ne fotta lo sapevamo da molto. Lo sapevamo, appunto dalle sue penose scuse presentate in campagna elettorale, per giustificare il fatto che non parla il sardo.
Ma anche Firinu non scherza.
È partita con grandi proclami sulla legge da fare subito per far entrare il sardo nella scuola, ma finora non ha fatto assolutamente nulla, tranne disporre il pagamento dei magri salari degli operatori della lingua per il … 2013.
Latitanti.
Si sono messi a banditare e i latitanti qualcosa da nascondere ce l’hanno sempre.
Si parla di tagli ai fondi per la lingua, ma non si parla di tagli all’Ente Petrollirico, grave fonte di inquinamento culturale.
Finora questa giunta ha goduto del beneficio del dubbio.
Sono chiaramente impreparati al loro compito, tranne un paio.
Sembrava crudele infierire.
Sulla carta dovrebbe stare dalla parte “giusta”, si, insomma, la nostra.
Ma con il loro silenzio assordante di oggi a me hanno tolto ogni dubbio.
Se ne sbattono altamente della lingua, della cultura e della storia della Sardegna.
Pensano di vivere di rendita, continuando a importare semplicemente i sottoprodotti dell’industria culturale italiana.
Ma si illuderà davvero, il buon Pigliaru, di poter combattere il dramma della dispersione scolastica senza affrontare la questione linguistica?
Ma crede davvero che basti costruire scuole “sexy”?
Quanto a Claudia Firinu, comincio a diventare agnostico.
Cioè, non so più bene se esista veramente o se sia anche lei un ologramma, come Ugo M.
Comunque sia, la mia pazienza nei confronti di questi fannullisti è finita.

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