Archive for October, 2014

October 30, 2014

I sardi ce l’hanno piccolo, ma i giganti sono grandi

Il museo dei giganti a Cabras mi fa pensare—solo adesso che l’ho visitato—al protagonista del mio romanzo: Giagu Tuttominca.
Giagu ha un problema grosso, letteralmente: ce l’ha troppo grande.
Così grande che non riesce neppure a consumare il matrimonio.
Ma è lui che ce l’ha troppo grande o è lei che ce l’ha troppo piccola?
Giagu ce l’ha molto grande, è vero, ma questo è un pregio o un difetto?
Io il dilemma non l’ho risolto: vedete se ci riuscite voi. Fra non molto il romanzo verrà pubblicato.
I giganti di Monti de Prama sono, per definizione, grandi.
Difetto grave, in Sardegna.
La Sardegna ci ha messo quaranta anni ad abituarsi all’idea di essere la patria di giganti.
La Sardegna?
Oddío, diciamo le classi dirigenti sarde, che non sono esattamente la stessa cosa.
Le classi dirigenti sarde sono lì, per definizione, perché i sardi sono inferiori—vedete voi come: magari anche in quello?—agli italiani.
Sì, insomma, la nostra borghesia sta lì a mediare tra Roma/Milano e i sardi: che tanto da soli non ce la fanno.
È quella gente che non ha ancora scoperto che la Sardegna non è periferia dell’Italia, ma centro del Mediterraneo occidentale, circondata da tanti altri paesi ricchi e civili, con i quali potrebbe/dovrebbe interagire e magari—anatema!—arricchirsi.
Lo ripeto qui: Marsiglia è più vicina a Porto Torres di Genova e Barcellona più vicina di Milano.
Dico, in linea d’aria, eh!
Perché in termini di costi Barcellona è ancora più vicina.
Quei nanetti con la lelledda piccolina piccolina, che ci rappresentano e ci governano, non hanno ancora scoperto che il mondo non l’ha disegnato la De Agostini, con i suoi atlanti con Roma al centro.
I nostri rappresentati/governanti, più che la lelledda, hanno il cervello piccolo.
O forse siamo noi ad averlo piccolo, il cervello, visto che loro sono lì a governare al posto nostro, spesso e volentieri contro i nostri interessi.
E i sardi li hanno eletti.
Insomma, questi giganti ci mettono in crisi.
Tutte le fesserie che ci hanno raccontato i nanetti che ci governano—i nostri intellettuali tascabili—crollano davanti a loro.
L’essere isola non ha impedito ai suoi abitanti di produrre giganti.
Toh, i giganti sono lì a ricordarci che non siamo mai stati periferia fino al momento in cui i nostri nanetti di intellettuali ci hanno raccontato che siamo periferia di Roma/Milano.
Mettici anche Madrid: mi voglio rovinare!
Hmmm…
E la sarda rivoluzione, immediatamente dopo quella francese?
No!
Roma/Milano!
Ottomila nuraghi e adesso anche i giganti.
Dico: ci vuole ricchezza—in termini di accumulazione di ricchezza, fosse anche solo cibo—per trovare il tempo di costruire dieci nuraghi all’anno.
I costruttori di nuraghi dovevano pur mangiare, no?
I giganti e i nuraghi sono lì a ricordarci che la Sardegna è stata ricca.
Che non è il suo destino di isola a renderla povera.
Ve lo ricordo: l’Olanda è grande come la Sardegna, ma ha 10 volte i suoi abitanti.
E gli olandesi sono uno dei popoli più ricchi del mondo.
Ah, già, la posizione dell’Olanda …
E quella della Sardegna?
No, dico?
Siete ancora lì a pensare come gli italiani e l’atlante geografico De Agostini?
Ve l’ho appena detto qual è la posizione geografica vera della Sardegna.
E i giganti di Monti de Prama sono lì a ricordarcelo.
E i nuraghi ancora di più, ma nel frattempo il nanetto dei Lincei vi ha rincoglionito con la storia dei sardi perennemente in guerra tra di loro.
I sardi eternamente uguali alla Sardegna massacrata del dopoguerra.
Che mediocrità.
E i bardaneris, ladroni e assassini spietati contro gli altri sardi, eletti a unici sardi veri e puri.
Che meschinità.
E allora, in questo panorama intellettualmente nanizzato da questi infradotati eletti a padri della patria, non c’è da stupirsi che sessanta visitatori debbano fare una fila di un’ora per visitare i giganti esposti a Cabras.
I sardi ce l’hanno piccolino … il museo.
Quattro giganti,
Solo quattro.
E loro li chiamano Efis, Bobore, Compõidori e Minca de Molenti, per renderli ancora meno importanti.
Quanto sono bravi i sardi a pensare in piccolo.
Ma il pubblico adesso—come la minca di Giagu—è troppo grande per quel museo.
Anzi, quel museo è troppo piccolo per i sardi di oggi.
Oggi i sardi—molti sardi—sanno che non è necessario passare per Roma o Milano per arrivare al resto del mondo.
Esiste Ryanair ed esiste Internet.
Soprattutto Internet.
Oggi l’informazione non è più monopolio dei nanetti della cultura di regime.
I sardi oggi vogliono vedere la grandezza dei loro antenati.
Questi antenati che gli raccontano di essere stati davanti ai greci e a tutti gli altri europei.
I sardi oggi vogliono vedere la grandezza del loro futuro.
Ma la nostra classe dirigente ce l’ha piccolo … il museo.
Mentre i sardi—sempre più sardi—ce l’hanno grande … la voglia di sapere, di capire, di capirsi.
Foto: I sardi ce l’hanno piccolino e i giganti sono grandi (di Roberto Bolognesi) Il museo dei giganti a Cabras mi fa pensare—solo adesso che l’ho visitato—al protagonista del mio romanzo: Giagu Tuttominca. Giagu ha un problema grosso, letteralmente: ce l’ha troppo grande. Così grande che non riesce neppure a consumare il matrimonio. Ma è lui che ce l’ha troppo grande o è lei che ce l’ha troppo piccola? Giagu ce l’ha molto grande, è vero, ma questo è un pregio o un difetto? Io il dilemma non l’ho risolto: vedete se ci riuscite voi. Fra non molto il romanzo verrà pubblicato. I giganti di Monti de Prama sono, per definizione, grandi. Difetto grave, in Sardegna. La Sardegna ci ha messo quaranta anni ad abituarsi all’idea di essere la patria di giganti. La Sardegna? Oddío, diciamo le classi dirigenti sarde, che non sono esattamente la stessa cosa. Le classi dirigenti sarde sono lì, per definizione, perché i sardi sono inferiori—vedete voi come: magari anche in quello?—agli italiani. Sì, insomma, la nostra borghesia sta lì a mediare tra Roma/Milano e i sardi: che tanto da soli non ce la fanno. È quella gente che non ha ancora scoperto che la Sardegna non è periferia dell’Italia, ma centro del Mediterraneo occidentale, circondata da tanti altri paesi ricchi e civili, con i quali potrebbe/dovrebbe interagire e magari—anatema!—arricchirsi. Lo ripeto qui: Marsiglia è più vicina a Porto Torres di Genova e Barcellona più vicina di Milano. Dico, in linea d’aria, eh! Perché in termini di costi Barcellona è ancora più vicina. Quei nanetti con la lelledda piccolina piccolina, che ci rappresentano e ci governano, non hanno ancora scoperto che il mondo non l’ha disegnato la De Agostini, con i suoi atlanti con Roma al centro. I  nostri rappresentati/governanti, più che la lelledda, hanno il cervello piccolo. O forse siamo noi ad averlo piccolo, il cervello, visto che loro sono lì a governare al posto nostro, spesso e volentieri contro i nostri interessi. E i sardi li hanno eletti. Insomma, questi giganti ci mettono in crisi. Tutte le fesserie che ci hanno raccontato i nanetti che ci governano—i nostri intellettuali tascabili—crollano davanti a loro. L’essere isola non ha impedito ai suoi abitanti di produrre giganti. Toh, i giganti sono lì a ricordarci che non siamo mai stati periferia fino al momento in cui i nostri nanetti di intellettuali ci hanno raccontato che siamo periferia di Roma/Milano. Mettici anche Madrid: mi voglio rovinare! Hmmm… E la sarda rivoluzione, immediatamente dopo quella francese? No! Roma/Milano! Ottomila nuraghi e adesso anche i giganti. Dico: ci vuole ricchezza—in termini di accumulazione di ricchezza, fosse anche solo cibo—per trovare il tempo di costruire dieci nuraghi all’anno. I costruttori di nuraghi dovevano pur mangiare, no? I giganti e i nuraghi sono lì a ricordarci che la Sardegna è stata ricca. Che non è il suo destino di isola a renderla povera. Ve lo ricordo: l’Olanda è grande come la Sardegna, ma ha 10 volte i suoi abitanti. E gli olandesi sono uno dei popoli più ricchi del mondo. Ah, già, la posizione dell’Olanda … E quella della Sardegna? No, dico? Siete ancora lì a pensare come gli italiani e l’atlante geografico  De Agostini? Ve l’ho appena detto qual è la posizione geografica vera della Sardegna. E i giganti di Monti de Prama sono lì a ricordarcelo. E i nuraghi ancora di più, ma nel frattempo il nanetto dei Lincei vi ha rincoglionito con la storia dei sardi perennemente in guerra tra di loro. I sardi eternamente uguali alla Sardegna massacrata del dopoguerra. Che mediocrità. E i bardaneris, ladroni e assassini spietati contro gli altri sardi, eletti a unici sardi veri e puri. Che meschinità. E allora, in questo panorama intellettualmente nanizzato da questi infradotati eletti a padri della patria, non c’è da stupirsi che sessanta visitatori debbano fare una fila di un’ora per visitare i giganti esposti a Cabras. I sardi ce l’hanno piccolino … il museo. Quattro giganti, Solo quattro. E loro li chiamano Efis, Bobore, Compõidori e Minca de Molenti, per renderli ancora meno importanti. Quanto sono bravi i sardi a pensare in piccolo. Ma il pubblico adesso—come la minca di Giagu—è troppo grande per quel museo. Anzi, quel museo è troppo piccolo per i sardi di oggi. Oggi i sardi—molti sardi—sanno che non è necessario passare per Roma o Milano per arrivare al resto del mondo. Esiste Ryanair ed esiste Internet. Soprattutto Internet. Oggi l’informazione non è più monopolio dei nanetti della cultura di regime. I sardi oggi vogliono vedere la grandezza dei loro antenati. Questi antenati che gli raccontano di essere stati davanti ai greci e a tutti gli altri europei. I sardi oggi vogliono vedere la grandezza del loro futuro. Ma la nostra classe dirigente ce l’ha piccolo … il museo. Mentre i sardi—sempre più sardi—ce l’hanno grande … la voglia di sapere, di capire, di capirsi.
October 28, 2014

Giganti fantasmi isoglosse sardo unitario e carriere

Se pensavate che i giganti fastasmi fossero l’eccezione, un incidente, uno scivolone involontario, beh, non è un caso neanche quello.
Vi ricordate come è cominciato questo casino dei giganti?
È solo passato un mese da allora, ma nessuno ne parla più.
Eppure il tutto è cominciato con il tentativo del Ministero dei Beni Culturali di imporre il silenzio stampa sugli scavi di Monti de Prama.
È comparso un trafiletto su Sardiniapad e da lì è partita la nostra denuncia, su Sardegnablogger.
Non solo hanno dovuto fare marcia indietro, ma cercano anche di farci dimenticare il loro tentato furto di notizie.
Tentato, poi?
Avete sentito più niente?
Ma dicevo, questa non è un’eccezione.
Chi di voi conosce il lavoro di Michel Contini sulla geografia fonetica della Sardegna?
Chi ne ha almeno sentito parlare?
Chi frequenta il mio blog conosce almeno la cartina riassuntiva del suo lavoro, quella che pubblico qui sotto.
Cosa mostrano quella cartina e, insomma, tutto il lavoro di Contini?
Che confini tra “logudorese” e “campidanese” non ce ne sono.
Guardate in che modo caotico sono distribuite le isoglosse che distinguono i vari fenomeni fonetici.
Sì, insomma, che le due creature di Max Leopold Wagner (i due sardi) non esistono.
Ecco perché non sentite mai parlare di Contini.
Il lavoro di Contini, in francese, è stato pubblicato nel 1987 e mai tradotto in italiano.
Non viene neppure mai citato.
Ah, Contini, oltre che docente di fonetica all’università di Grenoble, è stato il direttore dell’Atlante Fonetico Romanzo, un progetto europeo di classificazione di tutte le varietà delle lingue neolatine.
Stessa sorte è capitata a Michael Allan Jones, docente di sintassi all’università di Essex e al suo “Sardinian Syntax”, pubblicato nel 1993 e tradotto in italiano da me stesso, nel 2003.
Non esiste ufficialmente, nel senso che, a quanto pare, parlarne porta sfiga.
E anche in questo libro si vede che le strutture sintattiche del sardo sono quasi completamente unitarie.
E figuriamoci se parlano del mio libro “The phonology of Campidanian Sardinian”.
Figuriamoci: fantascienza.
Non, non il libro, l’idea che in Sardegna, nelle università italiane di Sardegna, si parli di un libro pubblicato nel 1998 e che si basa su una teoria apparsa nel 1993 (Optimality Theory), che ha spopolato a livello internazionale.
Bisogna prima lasciarlo frollare alcuni decenni anche questo.
Ah, quel bugiardo di Edoardo Blasco Ferrer ha fatto finta di recensirlo, ma è evidente che non l’ha neppure letto ed è chiaro che, se anche l’avesse letto, non sarebbe in condizione di capirlo, essendo il mio un libro molto teorico e tecnico.
Come per i giganti di Monti de Prama, prima di parlare dell’esistenza di fatti, prove e analisi che smentiscono, affossano il paradigma scientifico corrente, bisognerà attendere la morte dei gelosi custodi dell’ortodossia.
Niente complotti, per carità!
Basta soltanto la mediocrità di chi fa carriera nelle università italiane di Sardegna.
La scienza, si sa, porta sfiga.
Foto: Giganti fantasmi isoglosse sardo unitario e carriere (di Roberto Bolognesi)

Se pensavate che i giganti fastasmi fossero l’eccezione, un incidente, uno scivolone involontario,  beh, non è un caso neanche quello.
Vi ricordate come è cominciato questo casino dei giganti?
È solo passato un mese da allora, ma nessuno ne parla più.
Eppure il tutto è cominciato con il tentativo del Ministero dei Beni Culturali di imporre il silenzio stampa sugli scavi di Monti de Prama.
È comparso un trafiletto su Sardiniapad e da lì è partita la nostra denuncia.
Non solo hanno dovuto fare marcia indietro, ma cercano anche di farci dimenticare il loro tentato furto di notizie.
Tentato, poi?
Avete sentito più niente?
Ma dicevo, questa non è un’eccezione.
Chi di voi conosce il lavoro di Michel Contini sulla geografia fonetica della Sardegna?
Chi ne ha almeno sentito parlare?
Chi frequenta il mio blog conosce almeno la cartina riassuntiva del suo lavoro, quella che pubblico qui sotto.
Cosa mostrano quella cartina e, insomma, tutto il lavoro di Contini?
Che confini tra “logudorese” e “campidanese” non ce ne sono.
Guardate in che modo caotico sono distribuite le isoglosse che distinguono i vari fenomeni fonetici.
Sì, insomma, che le due creature di Max Leopold Wagner (i due sardi) non esistono.
Ecco perché non sentite mai parlare di Contini.
Il lavoro di Contini, in francese, è stato pubblicato nel 1987 e mai tradotto in italiano.
Non viene neppure mai citato.
Ah, Contini, oltre che docente di fonetica all’università di Grenoble, è stato il direttore dell’Atlante Fonetico Romanzo, un progetto europeo di classificazione di tutte le varietà delle lingue neolatine.
Stessa sorte è capitata a Michael Allan Jones, docente di sintassi all’università di Essex e al suo “Sardinian Syntax”, pubblicato nel 1993 e tradotto in italiano da me stesso, nel 2003.
Non esiste ufficialmente, nel senso che, a quanto pare, parlarne porta sfiga.
E anche in questo libro si vede che le strutture sintattiche del sardo sono quasi completamente unitarie.
E figuriamoci se parlano del mio libro “The phonology of Campidanian Sardinian”.
Figuriamoci: fantascienza.
Non, non il libro, l’idea che in Sardegna, nelle università italiane di Sardegna, si parli di un libro pubblicato nel 1998 e che si basa su una teoria apparsa nel 1993 (Optimality Theory), che ha spopolato a livello internazionale.
Bisogna prima lasciarlo frollare alcuni decenni anche questo.
Ah, quel bugiardo di Edoardo Blasco Ferrer ha fatto finta di recensirlo, ma è evidente che non l’ha neppure letto ed è chiaro che, se anche l’avesse letto, non sarebbe in condizione di capirlo, essendo il mio un libro molto teorico e tecnico.
Come per i giganti di Monti de Prama, prima di parlare dell’esistenza di fatti, prove e analisi che smentiscono, affossano il paradigma scientifico corrente, bisognerà attendere la morte dei gelosi custodi dell’ortodossia.
Niente complotti, per carità!
Basta soltanto la mediocrità di chi fa carriera nelle università italiane di Sardegna.
La scienza, si sa, porta sfiga.
October 23, 2014

Labae, labae, in Friuli puru sunt sardos! Intervista cun Tullio de Mauro

http://comitat-friul.blogspot.hu/2014/10/morte-al-friulano-la-lingua-non-il-vino.html?showComment=1413146201731

October 20, 2014

Pensamentos de Nanni Falconi a subra de su sardu

http://nannifalconi.blogspot.it/2014/10/normal-0-14-false-false-false-it-zh-tw.html?view=sidebar

October 19, 2014

Firinu si sbilancia nuovamente a favore del sardo

Lingua sarda: Firino, deve essere diffusa nelle scuole
(AGI) – Cagliari, 18 ott. – “La lingua e la cultura sarda devono essere diffuse nelle scuole tra i bambini, che avranno cosi’ la possibilita’ di imparare la lingua sin da piccoli per custodirla e tenerla viva”. Lo ha detto l’assessore regionale della Cultura e Pubblica Istruzione Claudia Firino incontrando gli operatori e gli addetti degli sportelli della lingua sarda annunciando anche l’intenzione di istituire un albo dei professionisti. “I criteri per l’accesso saranno valutati nelle prossime settimane”, ha spiegato. L’esponente della Giunta ha ribadito l’impegno ad assicurare, nel prossimo bilancio, le risorse necessarie ad una programmazione di qualita’. Ha quindi ricordato agli operatori quali siano state le priorita’ di spesa nell’ambito dei vincoli legati al Patto di stabilita’: gli stipendi degli operatori e il pagamento dei progetti rendicontati fino ad oggi. “Segno che questa Giunta tiene in grande considerazione la lingua sarda e desidera darle dignita’ politica anche all’interno di una cornice normativa adeguata”. Gli sportelli della lingua sarda resteranno un punto di riferimento nel territorio ma non si esclude di sperimentare nuove modalita’ per il servizio: “La sede operativa potrebbe essere trasferita, con il consenso dei dirigenti, all’interno degli edifici scolastici”, spiega Firino, “cosi’ da creare un legame costante con le famiglie e potenziare le attivita’ e i progetti legati all’istruzione”. (AGI)

Benissimo, Assessore!

Ma adesso è ora di farci vedere qualcosa di concreto.

La strada per la rivitalizzazione del sardo è quella che indica lei: la scuola.

Benissimo.

Adesso però, ci dica che decisioni avete intenzione di prendere rispetto allo standard scritto del sardo.

Questa è una scelta da fare prima di poter introdurre il sardo nella scuola, tranne che in quella materna.

Che ortografia dovranno usare le scuole?

E verrà insegnato anche il rapporto tra ortografia e pronuncia locale?

Se sì, chi preparerà il manuale per spiegare questo rapporto agli insegnanti e agli alunni?

E quali modelli di insegnamento di una lingua minoritaria avete studiato in preparazione dell’introduzione del sardo nella scuola?

Ecco, Assessore, ci dia delle risposte chiare a queste domande e avrà tutto il nostro consenso.

October 15, 2014

E Mongile bi dd’at cantada a Firinu

http://sardegnapossibile.com/quando-dibattito-diventa-faida-nostra-lingua-diventa-straniera/

October 14, 2014

Facile dire Commissione per la Lingua

Si torna a parlare di Commissione per la Lingua.

Bene.

È ora di fare le scelte necessarie rispetto allo standard del sardo.

Perché è inutile prendersi in giro e/o cercare di prendere in giro gli altri: la LSC non è lo standard del sardo.

Ancora non esiste nessuno standard del sardo, perché la politica ancora non ha avuto il coraggio di prendere una decisione.

La giunta Cappellacci aveva scelto per il lassaiz faire nei confronti di Pepe Corongiu, il quale ha dato sfogo alle sue peggiori tendenze servili e si è trasformato nel fido ed entusiasta scudiero di Corraine.

Corraine, tramite la sua fedele ancella, ha cercato di portare avanti una standardizzazione strisciante, mai decisa da nessuno e della quale nessuno poteva essere chiamato a rispondere.

Abbandonata la LSC, ma continuando ad impiegarne il nome, il duo Cor & Cor ha cercato di imporre la LSU (su corrainesu) come standard a tutti gli operatori linguistici.

Corraine, dal suo sito pomposamente battezzato LSC, pontificava, contro tutti gli accordi presi in commissione, addirittura sul lessico, e spacciava etimologie pazzoidi ai gonzi, per stravolgere la LSC, varietà, ricordiamolo di mesania e non logudorese.

L’ennesima parodia della presa del Palazzo d’Inverno, ovviamente.

Ovviamente l’operazione non poteva che fallire.

Come riconosciuto anche dagl;i operatori de Sa Bertula Antiga, la LSC/LSU  non è mai stata impiegata al di sotto del parallelo di Paulilatino.

La giunta attuale ha “scelto” di azzerare la situazione.

Le cose non stanno esattamente così e si ha l’impressione, piuttosto, che l’assessore Claudia Firinu, le cose. se le stia lasciando succedere addosso, ma è chiaro che siamo arrivati a un “da capo”.

E si parla nuovamente di una Commissione per la Lingua.

Io dico la mia, in proposito.

In questa situazione, una tale commissione servirebbe, ancora una volta, a cavare le castagne dal fuoco ai politici.

Non spetta ai tecnici risolvere la questione pesantemente politica di decidere se ci sarà lo standard del sardo.

Questa è una decisione politica e spetta di diritto e per dovere ai politici.

Allora: Presidente Pigliaru, standard SI o standard NO?

Si pronunci.

L’altra questione politica fondamentale riguarda la LSC.

Fermo restando che la LSC approvata dalla commissione non è il corrainese poi adottato dal servizio della lingua della RAS.

Sto parlando della LSC, quella vera, varietà di mesania.

LSC SI o LSC NO?

Si può prescindere dal primo esperimento serio di standardizzazione del sardo?

Ricordo a tutti, ma soprattutto ai corrainelli, che la LSU è stata un fallimento totale e che la LSC è fallita soprattutto dopo che il duo Cor & Cor l’ha stravolta, trasformandola in LSU.

Allora se la risposta della politica sarà “SI alla LSC, ma occorre andare avanti per superarne i limiti”, sarebbe completamente inutile–o peggio irresponsabile–mettere insieme una commissione di “esperti” che comprendesse anche gente che è nemica di qualsiasi standardizzazione del sardo.

Significherebbe condannare la commissione alla paralisi totale, come ho avuto modo di constatare per ben due volte.

In entrambi i casi delle due commissioni precedenti, la situazione si è sbloccata soltanto dopo che la politica ha preso una decisione.

Quindi, se l’attuale giunta decidesse, per un malinteso senso di democrazia, di includere nella commissione nemici della standardizzazione, deve anche assumersi immediatamente le sue responsabilità e ammettere che tale commissione servirebbe unicamente a sancire “l’impossibilità” di arrivare a un accordo.

Tanti po si cumprendi: “A pigai in giru a Silicua!”

Stesso discorso vale per le vestali del corrainese, contrabbandato come LSC.

Inserirli in commissione significherebbe impedire qualsiasi miglioramento della miserevole situazione attuale.

Insomma, Pigliaru & Co., non pensiate di cavarvele con una nuova commissione.

La responsabilità di scegliere sulla questione dello standard è la vostra e la vostra rimane.

E adesso fate in fretta a decidere, perché qualsiasi sviluppo per il sardo rimane impossibile se non si decide quale deve essere il suo standard.

Nella situazione attuale non è possibile produrre materiale didattico, né il più che necessario manuale di scrittura e pronuncia.

Né praticamente nient’altro.

Datevi una mossa.

Tempo ve ne siete presi anche troppo.

October 13, 2014

E b’at puru gente ki trabballat: Mauro Maxia

Mauro Maxia siguit su trabballu de chirca a subra de is limbas faeddadas in Sardinnia.

S’assessora Claudia Firinu iat a faer mellus a si ddu studiare, innantis de faeddare.

http://maxia-mail.doomby.com/medias/files/lingua-e-societa-in-sardegna-estratto-cap-1.pdf

E bidu ki su libbru miu ddu tenet già, iat esser ora puru de si ddu legher.

Non est a improvisare, est a studiare!

October 10, 2014

Firinu esiste, ma farebbe meglio a informarsi

Vabbe’ che questi di Sardiniapost, per non smentire la bufala della rissa tra fazioni linguistiche, fanno carte false: http://ufitziulimbasarda-planargiamontiferru.blogspot.it/2014/10/eris-est-istada-una-die-de-importu-pro.html

e quello che dice l’assessore Firinu sulle polemiche non è quello che dice il titolo dell’articolo.

Ma , se anche i giornalisti avessero semplificato, la battuta sul sardo non promette niente di buono: “Io voglio arrivare al plurilinguismo. L’ideale sarebbe trattare il sardo allo stesso livello delle lingue cosiddette straniere. Bisogna costruire un’offerta formativa il più ampia possibile.”

http://www.sardiniapost.it/politica/stop-alla-faida-sulla-limba/

Non ci siamo proprio: innanzitutto, se prendesse il suo incarico seriamente, andrebbe a informarsi in quei posti dove le lingue minoritarie si insegnano e con successo.

Penso soprattutto al Galles, che si trova una situazione molto simile alla nostra e hanno con successo riportato i giovani alla loro lingua. Ma penso anche alla Frisia, i miei vicini.

Imparare, non improvvisare!

Imparare e poi vedere quale soluzione andrebbe meglio.

E soprattutto fare una ricerca seria sulla situazione del sardo nelle diverse situazioni della Sardegna: urbane e non, perché non in tutte le situazioni la posizione del sardo è la stessa.

E poi, ci vada piano con questa storia delle lingue straniere: lo sanno anche i cani che nella scuola italiana le lingue straniere non si imparano.

Ho l’impressione che ancora una volta l’assessore usi parole in libertà, senza aver riflettuto e senza preoccuparsi di dotarsi e dotarci delle conoscenze necessarie per affrontare la regressione del sardo tra le giovani generazioni.

Insomma: ancora una delusione.

October 5, 2014

Claudia Firinu esiste

Devo pensarci su, ma ecco quello che dice lei: http://diarioprecario.wordpress.com/2014/10/05/senza-peli-sulla-limba/