I sardi ce l’hanno piccolo, ma i giganti sono grandi

Il museo dei giganti a Cabras mi fa pensare—solo adesso che l’ho visitato—al protagonista del mio romanzo: Giagu Tuttominca.
Giagu ha un problema grosso, letteralmente: ce l’ha troppo grande.
Così grande che non riesce neppure a consumare il matrimonio.
Ma è lui che ce l’ha troppo grande o è lei che ce l’ha troppo piccola?
Giagu ce l’ha molto grande, è vero, ma questo è un pregio o un difetto?
Io il dilemma non l’ho risolto: vedete se ci riuscite voi. Fra non molto il romanzo verrà pubblicato.
I giganti di Monti de Prama sono, per definizione, grandi.
Difetto grave, in Sardegna.
La Sardegna ci ha messo quaranta anni ad abituarsi all’idea di essere la patria di giganti.
La Sardegna?
Oddío, diciamo le classi dirigenti sarde, che non sono esattamente la stessa cosa.
Le classi dirigenti sarde sono lì, per definizione, perché i sardi sono inferiori—vedete voi come: magari anche in quello?—agli italiani.
Sì, insomma, la nostra borghesia sta lì a mediare tra Roma/Milano e i sardi: che tanto da soli non ce la fanno.
È quella gente che non ha ancora scoperto che la Sardegna non è periferia dell’Italia, ma centro del Mediterraneo occidentale, circondata da tanti altri paesi ricchi e civili, con i quali potrebbe/dovrebbe interagire e magari—anatema!—arricchirsi.
Lo ripeto qui: Marsiglia è più vicina a Porto Torres di Genova e Barcellona più vicina di Milano.
Dico, in linea d’aria, eh!
Perché in termini di costi Barcellona è ancora più vicina.
Quei nanetti con la lelledda piccolina piccolina, che ci rappresentano e ci governano, non hanno ancora scoperto che il mondo non l’ha disegnato la De Agostini, con i suoi atlanti con Roma al centro.
I nostri rappresentati/governanti, più che la lelledda, hanno il cervello piccolo.
O forse siamo noi ad averlo piccolo, il cervello, visto che loro sono lì a governare al posto nostro, spesso e volentieri contro i nostri interessi.
E i sardi li hanno eletti.
Insomma, questi giganti ci mettono in crisi.
Tutte le fesserie che ci hanno raccontato i nanetti che ci governano—i nostri intellettuali tascabili—crollano davanti a loro.
L’essere isola non ha impedito ai suoi abitanti di produrre giganti.
Toh, i giganti sono lì a ricordarci che non siamo mai stati periferia fino al momento in cui i nostri nanetti di intellettuali ci hanno raccontato che siamo periferia di Roma/Milano.
Mettici anche Madrid: mi voglio rovinare!
Hmmm…
E la sarda rivoluzione, immediatamente dopo quella francese?
No!
Roma/Milano!
Ottomila nuraghi e adesso anche i giganti.
Dico: ci vuole ricchezza—in termini di accumulazione di ricchezza, fosse anche solo cibo—per trovare il tempo di costruire dieci nuraghi all’anno.
I costruttori di nuraghi dovevano pur mangiare, no?
I giganti e i nuraghi sono lì a ricordarci che la Sardegna è stata ricca.
Che non è il suo destino di isola a renderla povera.
Ve lo ricordo: l’Olanda è grande come la Sardegna, ma ha 10 volte i suoi abitanti.
E gli olandesi sono uno dei popoli più ricchi del mondo.
Ah, già, la posizione dell’Olanda …
E quella della Sardegna?
No, dico?
Siete ancora lì a pensare come gli italiani e l’atlante geografico De Agostini?
Ve l’ho appena detto qual è la posizione geografica vera della Sardegna.
E i giganti di Monti de Prama sono lì a ricordarcelo.
E i nuraghi ancora di più, ma nel frattempo il nanetto dei Lincei vi ha rincoglionito con la storia dei sardi perennemente in guerra tra di loro.
I sardi eternamente uguali alla Sardegna massacrata del dopoguerra.
Che mediocrità.
E i bardaneris, ladroni e assassini spietati contro gli altri sardi, eletti a unici sardi veri e puri.
Che meschinità.
E allora, in questo panorama intellettualmente nanizzato da questi infradotati eletti a padri della patria, non c’è da stupirsi che sessanta visitatori debbano fare una fila di un’ora per visitare i giganti esposti a Cabras.
I sardi ce l’hanno piccolino … il museo.
Quattro giganti,
Solo quattro.
E loro li chiamano Efis, Bobore, Compõidori e Minca de Molenti, per renderli ancora meno importanti.
Quanto sono bravi i sardi a pensare in piccolo.
Ma il pubblico adesso—come la minca di Giagu—è troppo grande per quel museo.
Anzi, quel museo è troppo piccolo per i sardi di oggi.
Oggi i sardi—molti sardi—sanno che non è necessario passare per Roma o Milano per arrivare al resto del mondo.
Esiste Ryanair ed esiste Internet.
Soprattutto Internet.
Oggi l’informazione non è più monopolio dei nanetti della cultura di regime.
I sardi oggi vogliono vedere la grandezza dei loro antenati.
Questi antenati che gli raccontano di essere stati davanti ai greci e a tutti gli altri europei.
I sardi oggi vogliono vedere la grandezza del loro futuro.
Ma la nostra classe dirigente ce l’ha piccolo … il museo.
Mentre i sardi—sempre più sardi—ce l’hanno grande … la voglia di sapere, di capire, di capirsi.
Foto: I sardi ce l’hanno piccolino e i giganti sono grandi (di Roberto Bolognesi) Il museo dei giganti a Cabras mi fa pensare—solo adesso che l’ho visitato—al protagonista del mio romanzo: Giagu Tuttominca. Giagu ha un problema grosso, letteralmente: ce l’ha troppo grande. Così grande che non riesce neppure a consumare il matrimonio. Ma è lui che ce l’ha troppo grande o è lei che ce l’ha troppo piccola? Giagu ce l’ha molto grande, è vero, ma questo è un pregio o un difetto? Io il dilemma non l’ho risolto: vedete se ci riuscite voi. Fra non molto il romanzo verrà pubblicato. I giganti di Monti de Prama sono, per definizione, grandi. Difetto grave, in Sardegna. La Sardegna ci ha messo quaranta anni ad abituarsi all’idea di essere la patria di giganti. La Sardegna? Oddío, diciamo le classi dirigenti sarde, che non sono esattamente la stessa cosa. Le classi dirigenti sarde sono lì, per definizione, perché i sardi sono inferiori—vedete voi come: magari anche in quello?—agli italiani. Sì, insomma, la nostra borghesia sta lì a mediare tra Roma/Milano e i sardi: che tanto da soli non ce la fanno. È quella gente che non ha ancora scoperto che la Sardegna non è periferia dell’Italia, ma centro del Mediterraneo occidentale, circondata da tanti altri paesi ricchi e civili, con i quali potrebbe/dovrebbe interagire e magari—anatema!—arricchirsi. Lo ripeto qui: Marsiglia è più vicina a Porto Torres di Genova e Barcellona più vicina di Milano. Dico, in linea d’aria, eh! Perché in termini di costi Barcellona è ancora più vicina. Quei nanetti con la lelledda piccolina piccolina, che ci rappresentano e ci governano, non hanno ancora scoperto che il mondo non l’ha disegnato la De Agostini, con i suoi atlanti con Roma al centro. I  nostri rappresentati/governanti, più che la lelledda, hanno il cervello piccolo. O forse siamo noi ad averlo piccolo, il cervello, visto che loro sono lì a governare al posto nostro, spesso e volentieri contro i nostri interessi. E i sardi li hanno eletti. Insomma, questi giganti ci mettono in crisi. Tutte le fesserie che ci hanno raccontato i nanetti che ci governano—i nostri intellettuali tascabili—crollano davanti a loro. L’essere isola non ha impedito ai suoi abitanti di produrre giganti. Toh, i giganti sono lì a ricordarci che non siamo mai stati periferia fino al momento in cui i nostri nanetti di intellettuali ci hanno raccontato che siamo periferia di Roma/Milano. Mettici anche Madrid: mi voglio rovinare! Hmmm… E la sarda rivoluzione, immediatamente dopo quella francese? No! Roma/Milano! Ottomila nuraghi e adesso anche i giganti. Dico: ci vuole ricchezza—in termini di accumulazione di ricchezza, fosse anche solo cibo—per trovare il tempo di costruire dieci nuraghi all’anno. I costruttori di nuraghi dovevano pur mangiare, no? I giganti e i nuraghi sono lì a ricordarci che la Sardegna è stata ricca. Che non è il suo destino di isola a renderla povera. Ve lo ricordo: l’Olanda è grande come la Sardegna, ma ha 10 volte i suoi abitanti. E gli olandesi sono uno dei popoli più ricchi del mondo. Ah, già, la posizione dell’Olanda … E quella della Sardegna? No, dico? Siete ancora lì a pensare come gli italiani e l’atlante geografico  De Agostini? Ve l’ho appena detto qual è la posizione geografica vera della Sardegna. E i giganti di Monti de Prama sono lì a ricordarcelo. E i nuraghi ancora di più, ma nel frattempo il nanetto dei Lincei vi ha rincoglionito con la storia dei sardi perennemente in guerra tra di loro. I sardi eternamente uguali alla Sardegna massacrata del dopoguerra. Che mediocrità. E i bardaneris, ladroni e assassini spietati contro gli altri sardi, eletti a unici sardi veri e puri. Che meschinità. E allora, in questo panorama intellettualmente nanizzato da questi infradotati eletti a padri della patria, non c’è da stupirsi che sessanta visitatori debbano fare una fila di un’ora per visitare i giganti esposti a Cabras. I sardi ce l’hanno piccolino … il museo. Quattro giganti, Solo quattro. E loro li chiamano Efis, Bobore, Compõidori e Minca de Molenti, per renderli ancora meno importanti. Quanto sono bravi i sardi a pensare in piccolo. Ma il pubblico adesso—come la minca di Giagu—è troppo grande per quel museo. Anzi, quel museo è troppo piccolo per i sardi di oggi. Oggi i sardi—molti sardi—sanno che non è necessario passare per Roma o Milano per arrivare al resto del mondo. Esiste Ryanair ed esiste Internet. Soprattutto Internet. Oggi l’informazione non è più monopolio dei nanetti della cultura di regime. I sardi oggi vogliono vedere la grandezza dei loro antenati. Questi antenati che gli raccontano di essere stati davanti ai greci e a tutti gli altri europei. I sardi oggi vogliono vedere la grandezza del loro futuro. Ma la nostra classe dirigente ce l’ha piccolo … il museo. Mentre i sardi—sempre più sardi—ce l’hanno grande … la voglia di sapere, di capire, di capirsi.

4 Comments to “I sardi ce l’hanno piccolo, ma i giganti sono grandi”

  1. Nel 2008, con il mio primo libro “kircandesossardos”, ebbi la pretesa di dimostrare che i Sardiani (così definii i Sardi dell’antichità antecedente il 238 a.C.) furono certamente grandissimi navigatori del Mediterraneo almeno nel periodo che partendo da 14.650 anni fa arriva a 10.350 anni prima d’oggi! Ciò a motivo della unione fra Sardegna e Corsica che diede luogo ad una sola Nazione da me nomata Sardegna Paleolitica, con il supporto del periegeta Pausania, che indicava (ancora nel II secolo a.C.) la odierna Corsica come LA SARDEGNA SETTENTRIONALE!
    Mi fu facile anche gettare nel più ridicolo discredito tutti i docenti universitari che continuano a propinarci la menzogna che gli abitanti della Sardegna verso il II-I secolo a.C., fossero tra i 200 e 300.000! Fu un gioco da bambini dimostrare (e chiunque può farlo), prendendo i dati degli stessi studiosi e seguendo ben tre diversi percorsi di calcolo, che la Sardegna fosse abitata nello stesso periodo, da circa SETTE MILIONI DI SARDI!
    Ancora nello stesso saggio ebbi a intravvedere (ma qualunque Sardo di onesta volontà avrebbe potuto) un fortissimo legame culturale (ceramica), industriale (bronzo) e genetico (signore danubiane seppellite in tombe sarde) fra i Sardiani e le popolazioni stanziate lungo tutto il percorso del Danubio. Le conferme continuano ad arrivare a bizzeffe! Basti pensare al solo Oetzi, l’Uomo di Ghiaccio della Val Senales che risulta imparentato non con Austriaci od Altoatesini, ma nemmeno Lombardi o Piemontesi! Bensì, il suo corredo genetico indica la Sardegna, quale provenienza geografica dei genitori! Ed ancora, la specifica analisi atta a scoprire la provenienza del padre, indica la sua parentela fra gli odierni abitanti della Corsica meidionale e della Sardegna settentrionale, sistemati proprio entro i confini di quella che definii Sardegna Paleolitica! Ovviamente i cattedratici sardi e gli intellettuali sardi fiancheggiatori degli stessi, si guardano bene dal menzionare questi che sono risultati incontrovertibili del mondo della genetica! Giusto a tal proposito, proprio l’altro giorno rocordavo su altro blog, certo vocalizzando come voce nel deserto, quanto segue
    I SARDIANI PERCORRITORI DELLE CONTRADE DELL’ANTICA EUROPA
    Come già detto altrove nel passato, ho gioia nel precisare ancora che il patrimonio genetico dei Sardinians rappresenta ormai uno standard! Il che significa un punto di riferimento! Due esempi.
    L’articolo comparso su Science del 14/02/14 e riportato dal Dienekes’ Antropology blog, “Human admixture common in human history” (Hellenthal et al. 2014) analizzava influenze reciproche fra popolazioni e riportava che, secondo i redattori dello studio, i Sardi sarebbero da un lato simili agli Egiziani e dall’altro ai Francesi. Il Dienekes li bacchettava ben bene, affermando che l’assetto del loro antico DNA mette in risalto che «i Sardi sono la migliore approssimazione che abbiamo per rappresentare i Neolitici Europei, sembrando essi possedere un pool genico che risale fino a circa 8-9 mila anni in Europa». Ed aggiunge ironico, che «sarebbe davvero sorprendente scoprire che così tanti Europei a partire da 5000 anni fa, se non prima, assomiglino ai Sardi moderni, e gli antichi Sardi no!».
    Ancora sul sito di Dienekes Ponticos è comparso il 21.10.14 un suo commento ad un articolo scientifico che continentalizzato suona così: “Antico DNA dai preistorici abitanti dell’Ungheria”, di Cristina Gamba et al. e pubblicato su “Nature Communications” nella stessa data. Gli autori varie volte dichiarano una parentela genetica degli Ungarici del Neolitico con i Sardi. Per la precisione una delle volte asseriscono: «i nostri (ungarici, ndr) genomi neolitici, tutti quanti fanno gruppo con individui del Mediterraneo meridionale e particolarmente con i Sardi, facendo eco ai risultati di precedenti analisi dirette dei genomi di individui europei neolitici e post neolitici». Ebbene, il Dienekes, spazientito, bacchetta pur essi in questo modo: «I neolitici Ungheresi sono intimi dei Sardi? Questo è stato ripetuto in studi e studi, al punto che non rappresenta più una sorpresa il trovare neolitici europei che assomigliano ai Sardi!»
    È ciò che ho voluto si manifestasse a chi non fosse solito seguire cose di genetica, perché gli fosse chiaro che i Sardiani (o Sardi dell’antichità) hanno lasciato il loro “seme” in tutta quanta l’Europa!
    Ebbene si, caro Bolognesu: “i Sardi oggi vogliono vedere la grandezza dei loro antenati” perché ne sono ormai coscienti!!!!! A dispetto degli imbecilli pseudointellettuali nasconditori!
    mikkelj

  2. … no at a teni nudda de scientìficu ma nosu naraus finas: su sardu est comenti a su pedrusemi: dd’agatas in ònnia logu!

  3. Beh, Nnanni, tando keret narrere ki como semus bennidos a iskire SU PROITTE! E, mira ki custu proitte, no est ki no “teni nudda de scientìficu”! Anzis! Scientificu a su massimu puntu est!
    mikkelj

  4. Ma, ove vi sia alcuno interessato a conoscere altra grandiosità dei Sardiani, potrà andare sul mio sito e leggersi:
    “LA NUOVA BOMBA ATOMICA!
    I Sardiani diffusori dell’agricoltura in Europa”.
    mikkelj

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