Tanto alla signora Pili non le basta mai

Ha cominciato signora Pili, la moglie del farmacista.
Eja, quella che ha cominciato anche con le lenzuola colorate, mi’, e aveva le scarpe più care del paese, comprate alla Rinascente!
Lo diceva a tutti.
Ha cominciato lei a dire:
“Mi’ che non voglio a parlarlo in sardo a mio figlio!”
Non le bastava parlare ai suoi figli in italiano, cosa normale per gente studiata, ma non voleva neppure che suoi figli, il sardo, lo sentissero.
Annetta Sanna aveva fatto due anni di magistrale, ma poi si era fidanzata con Antonio Plili e com’è, come non è, a scuola a Cagliari non ci è andata più.
Le voci già giravano.
E così Pili, oltre che farmacista, è diventato anche proprietario terriero.
E già ne capiva anche di carciofi e di dove venderli.
E infatti l’hanno anche fatto assessore all’agricoltura.
Le arie di sua moglie, che giravano in macchina!
Giravano in macchina–prima la millecento e poi la millecinquecento–e parlavano in italiano.
“Quelli che parlano in sardo girano ancora con l’asino!”
Noi parlavamo in sardo e le scarpe le compravamo al mercatino.
E raccoglievamo i carciofi dei Pili e dei Sanna.
Forse la signora Pili pensava che se gli parlavamo in sardo, ai suoi figli, gli attaccavamo la nostra miseria.
Non la potevamo vedere, a quella lì, e ce ne ridevamo, ma in farmacia, prima o poi, ci dovevamo andare tutti, e così, quando arrivava lei con quei figli sempre pettinati con la riga, ci mettevano anche noi a parlare in italiano.
Le cose che ne uscivano!
Ma lei sorrideva e salutava soddisfatta.
Così ha cominciato e poi, uno alla volta, e poi tutti assieme, tutti ci siamo messi a parlare in italiano con i bambini.
Tutti i bambini.
Anche i nostri.
Mi siat italiano!
Adesso miei nipoti mi dicono tutta l’ora: “O No’ mi’ che non si dice così!”
Miei nipoti in sardo dicono solo le parolacce.
E adesso che è vecchia, la vedova Pili dice: “Ih, adesso anche gli ignoranti morti di fame parlano in italiano!”

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