Pittau torna a fare politica

Che io faccia politica non è un mistero: lo dico io stesso e me lo dicono gli altri.
Oddío, gli altri, piuttosto, me lo rimproverano.
Come se ci fosse qualcosa di male, per un linguista, a impegnarsi per la rivitalizzazione di una lingua.
Come se, per un medico, aderire a “Medicina senza frontiere” non fosse politica.
Come se EMERGENCY non fosse politica.
Ma i linguisti sardignoli, o affini, fanno politica e cuant sa manu.
Come se prendere posizione contro uno standard ortografico del sardo non fosse politica.
Lo è altrettanto che prendere posizione a favore.
Così fa Massimo Pittau.
Abbandona per un attimo gli otia della pensione e ci diletta con un lungo intervento sul sardo e sul suo amico/nemico Diego Corraine.
Il Massimo studioso della lingua sarda conclude nel modo seguente: “Un’ultima considerazione, ma non la meno importante: nell’insegnamento e nell’uso del sardo nelle scuole si dovrebbero distinguere bene due momenti, l’”orale” e lo “scritto”: ebbene rispetto all’orale nelle scuole si dovrebbe insegnare e adoperare il “suddialetto locale”, anche quello del più piccolo villaggio dell’Isola: a Cagliari si dovrebbe insegnare su casteddaju, a Villaputzu su sarrabbesu, a Lanusei su lanuseinu, a Nùoro su nugoresu, a Ollolai su ollollaesu, a Ozieri su ottieresu e via dicendo. Con questo procedimento si otterrebbe il grande risultato di coinvolgere nell’operazione della salvaguardia e del recupero della lingua sarda anche la generazione dei vecchi, i quali sarebbero assai contenti di poter insegnare ai loro nipotini il suddialetto del loro sito natale. Invece nel momento dello scritto gli insegnanti dovrebbero richiedere dagli alunni l’uso del logudorese comune nel Capo di Sopra e del campidanese comune nel Capo di Sotto. Nelle zone alloglotte, Carloforte, Alghero, Sassari, Castelsardo, Gallura si dovrebbero ovviamente insegnare le rispettive parlate.” (http://rinabrundu.com/2014/10/23/autonomia-speciale-e-lingua-sarda/)

D’accordo sull’orale–a una pronuncia standardizzata ci ha rinunciato, in un ultimo barlume di lucidità, perfino il despota dell’Ortobene–ma perché si dovrebbe usare nello scritto il “logudorese illustre” e il “campidanese comune”?
Chiaro, perché lo dice lui e lui è il Massimo!
Scherzi a parte: perché il sardo dovrebbe rinunciare a un suo standard ortografico e dividersi in due?
Il confine tra “logudorese” e “campidanese” non esiste: esiste un continuum di varietà che rende impossibile tracciare un muro di Berlino linguistico, come vorrebbero loro.
La grammatica del sardo (sintassi e morfologia) è quasi del tutto unitaria.
Il lessico pure e ci voleva quella grande mente di Corraine per ridurre il lessico della LSC a logudorese, scegliendo sistematicamente le parole settentrionali a scapito delle meridionali, anziché cercare le soluzioni unitarie.
Cambiano le pronunce e allora occorre un’ortografia che rispetti la ricchezza di varietà.
La LSC ancora non lo permette?
Miglioriamola.
I fautori della grafia standard fanno politica, è chiaro.
Ma gli avversari fanno [politica anche loro!
Noi diciamo perché la vogliamo l’ortografia standard (abbattimento dei costi del materiale didattico da sviluppare, necessità di una grafia ufficiale che esprima l’unità dei sardi).
I nemici dello standard–di qualunque standard–non offrono nessuna motivazione.
Da buoni reazionari, trovano ovvio il tornare all’ancien regime.
Il sardo diviso in due per volontà di Dio.
Del resto sono lì per questo.
Per continuare la politica di divisione del sardo portata avanti storicamente dall’accademia sardignola.
Perché questo è il motivo per cui lo stato italiano li ha sempre pagati.
Dividere il sardo.
Perché rifiutare di avere uno standard?
Gliel’ho chiesto tante volte …
Chissà!
Perché sì!
Perché li pagano per questo.
What else?
E, naturalmente, sono io che faccio politica e non Pittau.
Ma cando mai!
Loro sono ispirati dai sacri testi, da Santu Max Leopold.
Non devono spiegare nulla.
Torni pure, Pittau, ai suoi otia di pensionato.
Ha di nuovo fatto la sua parte.
Lo stato italiano–istericamente monolingue, almeno nei propositi–sentitamente ringrazia il suo fedele servitore.

E noso siguimus a faer su ki nosi serbit pro torrare su sardu a lingua normale.

One Comment to “Pittau torna a fare politica”

  1. 2 normas ortogràficas?
    No, no est nexi de s’acadèmia sardinniola!
    Custu est su frutu de su traballu de sa RAS ca si nci est ghetada a origa surda e at lassau chi cussas normas de sa LSC tirànt faci a susu!
    Sa genti de parti de giossu no arrinùntziat a is “normas” suas… innia andant beni… funtzionant!
    Sa crichixedda ellesiciana non dd’at bòfiu cumprendi e custa est sa paga!
    A mimmi sa LSC non m’arraspresentat po nudda e podit andai in oramala puru!
    Seu grisendi-dda e comenti a mimmi àterus meda!
    No est sinnali bellu… e sigu sa spera de dda biri mudada meda!

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