I benaltristi

Ai lettori di Sardegnablogger la questione della lingua interessa poco.
Quando scrivo di lingua, so già che perderò almeno la metà delle visite.
I lettori di Sardegnablogger appartengono spesso a quella categoria di persone che pensano e spesso dicono: “Abbiamo altro a cui pensare”.
Sono i “benaltristi”.
In genere vengono dalla “sinistra” berlingueriana.
Sembrerebbero anche dei nostalgici del buon Enrico,”quello che ci faceva perdere contenti”.
Malgrado tutte le tzugate che si sono presi negli ultimi trenta anni, continuano a ripetere la cantilena pseudointernazionalista e pseudorealista: “Ben altri sono i nostri problemi!”
Intanto,con il loro realismo, hanno governato la Sardegna a lungo, in questi trenta anni.
Non ho voglia di fare i conti: a occhio e croce almeno quando i loro concorrenti–ormai non sono più avversari–del centrodestra.
Ma credo che abbiamo governato di più i nostri benaltristi.
E i ben altri problemi della Sardegna sono ancora lì.
Sono solo peggiorati di molto in questi ultimi trenta anni.
Disoccupazione.
Emigrazione.
Dispersione scolastica.
Servitù militari.
Assalto all’ambiente.
Non che siano soli nel loro benaltrismo.
Con loro ci sono anche gli indipendentisti all’amatriciana, quelli che teorizzano l’italiano come lingua nazionale dei sardi.
Quello che li accomuna è il benaltrismo.
Gli uni si aspetta(va)no che il sol dell’avvenire del socialismo risolvesse tutti i nostri problemi.
Gli altri si aspettano che il sol dell’avvenire dell’indipendenza risolva tutti i nostri problemi.
Entrambi condividono il dogma marxiano della “cultura come sovrastruttura”.
Il benaltrismo, insomma.
Eppure Ugo, in un momento di sincerità che ha uguagliato quello del suo padrone, quando l’ha associato agli escrementi, l’ha detto chiaro e tondo: il problema della Sardegna sono i sardi.
Possiamo far finta di scandalizzarci, ma lo sappiamo tutti che il problema della sardegna è proprio quello.
Vogliamo cambiarla in meglio, questa benedetta terra?
Credo che la maggior parte dei lettori di Sardegnablogger risponderebbe affermativamente a questa domanda.
Ma allora dobbiamo cambiare i Sardi.
Visto che non crediamo più alla fiaba raccontata da Lilliu che la Sardegna sia povera e arretrata per via della geografia, e visto che non crediamo più neanche al razzismo di Wagner e di Lombroso, non rimane che una spiegazione per la povertà e l’arretratezza della Sardegna: la cultura delle sue classi dirigenti.
E qual’è questa cultura?
Cosa imparano a scuola questi sardi che la scuola italiana seleziona per diventare classe dirigente?
,E soprattutto, cosa non imparano?
Abbiamo un presidente dell RAS così benaltrista da proporre di costruire scuole fighe per combattere la dispersione scolastica.
Che una parte grande, GRANDISSIMA, del problema sia costituito dalla situazione linguistica della Sardegna non gli passa neppure per la testa: “Ben altri sono i nostri problemi!”
Già, per lui, cresciuto monolingue in italiano, in una famiglia di privilegiati, il problema della comprensione dei testi scolastici non si è mai posto.
Si pone invece per il 36% dei giovani sardi: i figli degli altri.
Ecco da dove viene il benaltrismo: dall’ignoranza militante nei confronti dei problemi linguistici e culturali dei figli degli altri.
E poi si stupiscono quando scoprono che gli operai e gli altri settori deboli della società non stanno più a sinistra.
Se vogliamo cambiare i sardi in meglio, dobbiamo cambiare il loro modo di guardare il mondo: la loro cultura.
E la base di questa cultura non può che essere la nostra lingua, per imparare a essere nazione, comunità di affetti e di interessi.
Per imparare che la ricerca del bene comune deve avvenire per prima all’interno della nostra comunità.
E anche per poterci difendere dal nazionalismo italiano, tornato aggressivo con la sua appropriazione da parte della “sinistra” di oltre Tirreno.
Basta pensare alle dichiarazioni dei militari italiani e del loro sottosegretario alle bombe rispetto alle servitù militari: i loro interessi di bombaroli vengono prima del diritto dei sardi a disporre del loro territorio e del loro diritto alla salute.
Per difenderci dall’aggressività del nazionalismo italiano, abbiamo bisogno di una classe dirigente che pensi in sardo, che si identifichi con la sua comunità, quella che li ha eletti a loro rappresentanti.
Disoccupazione, dispersione scolastica, emigrazione, servitù militari, assalto al territorio, sono tutti tasselli di un mosaico forse non interamente pianificato, ma che fa comodo all’Italia: una Sardegna spopolata da abbandonare ai militari e agli speculatori dell’energia.
Così come fa comodo all’Italia che la Sardegna sia governata da una classe dirigente alienata dalla propria lingua, dalla propria, storia e dalla propria cultura.
Il benaltrismo, allora, non è altro che un pretesto per continuare a mantenere i propri privilegi da parte della porzione acculturata e alienata della popolazione sarda, a cominciare da questa giunta di “intellettuali”.
Così, anche per ricollegarmi al discorso di Sivano Tagliagambe e di Vito Biolchini.
Intellettuali che non producono cultura sarda, ma–senza eccezioni–cultura italiana, e pagati per farlo dallo stato italiano.
Stavo per dimenticarmi dei proclami che con una certa regolarità provengono dall’assessorato alla cultura.
Proclami che promettono radicali miglioramenti della situazione del sardo.
Proclami sempre seguiti da un silenzio assordante.
Assessore Firinu, si faccia raccontare la storia del ragazzo che gridava: “Al lupo! Al lupo!”.
Alla fine non gli ha creduto più nessuno.
E mi scusi il paternalismo, ma io ci ho provato e mi sono anche stufato di prenderla sul serio.
Com’è, come non è, il 45% dei sardi ha capito che gli interessi dello stato italiano sono contrari a quelli dei sardi e vedrebbe favorevolmente l’indipendenza.
Guarda un po’ tu!
La cifra si avvicina di molto a quella degli astenuti alle ultime elezioni regionali.

Mi sa che i benaltristi hanno fatto il loro tempo.
Deus bollat!

2 Comments to “I benaltristi”

  1. Buonismo vs Benaltrismo?
    Ma come parli bene, Roberto! Quasi come l’Enrico nazionale, nazionale italia naturalmente.
    Perché non ricordo di avergli mai sentito una parola che sfiorasse la tragedia dei Sardi, considerati come Popolo, non come parte della massa dei lavoratori. Evidentemente aveva i suoi azionisti ed era cresciuto in una famiglia per bene, più o meno come i Pigliaru e tutti gli altri.
    Oggi il Berlinguer è solo retorica.

  2. IL SARDO MALATO CRONICO
    Comunque, devo dirti, oh Bologné, questi cavolo di Sardi! Ma, stanno sempre sul lettino del medico! Sia per come ne parlano altri, sia per come poni tu qui la questione, mi pare chiarissimo essere noi presenti (se le vostre analisi son ben eseguite) ad una malformazione congenita dei Sardi, in relazione alla loro incapacità di sapersi scegliere i propri condottieri! È, infatti, chiarissimo a chicchessia! Cosa? Che ad un Pigliaru importa proprio un bellissimo NIENTE del sardo medio! Ma non perché sia un “benaltrista”! Lui i problemi reali del sardo medio NEPPURE LI CONOSCE! Perchéeee? Perché il Sardo medio sta rinchiuso in una riserva in cui è stato sistemato dalla cultura in cui il Pigliaru è nato, cresciuto e pasciuto! Il Sardo medio è tenuto nascosto! Ed il “povero” Pigliaru non ha mai la possibilità di incontrare quelli che dovrebbero essere I SUOI SARDI di cui prendersi cura! Non ha mai la possibilità di vederli! Esso, povero cristo (chiedo venia al Nazareno, se l’ho messo al minuscolo) vive in un mondo virtuale! Fatto di bellissime cose, uffici arredati con gusto, automobili d’alto bordo, aerei gratuiti, visite in continente, incontri, in ristoranti dal menu stratosferico, col potente toscanetto, balbettii con la signora della difesa (si, difesa dell’italietta! Non dei Sardi!). Un mondo virtuale, appunto! Ed il sardo, poco egregio Pigliaru? Ma per l’amor di Dio! Meno male che sta rinchiuso nella riserva! Si poco egregio Pigliaru, rinchiuso nella riserva, dove vive (quando è fortunato) in diuturna prostrazione, per fame, disagi, malattie portate dalle bombe, che ne uccide quasi quanti ne distrugge la disperazione per vedersi abbandonati dentro una riserva lontano dagli occhi del mondo! Grazie poco egregio Pigliaru, per essere tu coartefice dell’annichilimento del popolo la cui cura dovrebbe essere invece il tuo intento più primariamente nobile!
    Si, esimio lettore, le cose stanno proprio così messe male! Perché il Sardo è malato! E non mi pare stia in fase di guarigione! Infatti, posso assicurare, pure a te lettore attento, che arriverà il momento in cui verrà dischiusa la riserva! Davvero? Certamente! Al momento in cui sarà necessario il voto del Sardo medio, la riserva verrà aperta e per un mese verrà coccolato e sommerso di promesse, programmi aventi in cima solo e soltanto i suoi interessi! Non ci crede? Allora prenda carta e penna e indichi dieci desideri! Se mi darai i tuoi voti, i tuoi desideri saranno trasformati in legge! Ed il Sardo, pur appena uscito dalla sofferenza pluriennale per la mancanza di tutto, si lascerà di nuovo ingannare dal presidente di turno! Ecco il problema del Sardo medio!
    NON SI PRENDE IL TEMPO NECESSARIO PER PENSARE E DECIDERE EGLI STESSO COME RISOLVERE I PROPRI PROBLEMI senza stupidamente copiare modalità dall’esterno costruite su realtà assolutamente distanti!
    Dopo tantissimo tempo, continuerà a riporre la sua fiducia in persone che vivono nel mondo virtuale! Che è proprio la via per annullarsi vieppiù! Obiettivo, certo non nascosto, questo sì, caro Bolognesu, dei “benaltristi”!
    mikkelj

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