Polizia linguistica, pulizia etnica

Non so in Italia e colonie, ma che lo facciano qui è strano.

Voglio dire, i miei colleghi che insegnano olandese, così accaniti.

Si, insomma, la polizia linguistica.

Al dipartimento di Linguistica Generale li chiamavamo così: “polizia linguistica”.

Malgrado abbiano dovuto seguire i corsi di sociolinguistica e abbiano imparato che la lingua standard non sia altro che il socioletto delle classi dominanti e anche quello in perenne mutazione, gli insegnanti si accaniscono contro gli “errori” dei ragazzi, come se da quelli dipendesse la salvezza del pianeta.

E, malgrado non possano non saperlo, si guardano bene dallo spiegare ai ragazzi che quello che la scuola pretende da loro e soltanto un comportamento linguistico adeguato al loro ruolo sociale.

Sono al liceo, andranno all’università.

Parlano di errori e li condannano, anziché spiegare che se non usi la forma standard della lingua, semplicemente, vieni discriminato.

L’altro giorno l’ho spiegato a Robert, un alunno con il cervello così veloce e potente che spesso trascina il suo proprietario lontano dal senso comune e gli fa sparare cazzate infernali.

Gli ho detto: “Con il tuo accento non farai mai carriera da nessuna parte. Ti discrimineranno.”

Robert parla con l’accento basso-sassone della provincia di Groninga: spesso faccio fatica a capirlo.

Il “dialetto”—lingua minoritaria riconosciuta come tale dai linguisti—lo parla poco, ma il suo olandese ne è ancora pesantemente influenzato.

Insomma, come l’italiano dei giovani sardi.

Robert ha ammesso che nei primi anni del liceo è stato vittima del bullismo linguistico da parte degli altri: “Contadino, mi chiamavano!”

Nei Paesi Bassi, l’olandese—cioè il dialetto della provincia dell’Olanda—lo chiamano Algemene Beschaafd Nederlands: Olandese Generale Civilizzato.

In origine era il dialetto della borghesia di Amsterdam, ma ancora di più il dialetto locale di Haarlem, dove i ricchi di Amsterdam avevano le residenze estive.

Olandese Generale Civilizzato: definizione nata quanto l’Olanda era ferocemente divisa in classi e mai abbandonata.

I miei colleghi prescrittivisti, malgrado i corsi di sociolinguistica, sono ferocissimi contro qualsiasi deviazione dall’ Olandese Generale Civilizzato.

Si incazzano e raccontano indignati che i ragazzi usano il possessivo plurale “HUN” al posto del pronome personale “ZIJ”: insomma usano LORO al posto di ESSI.

Io li sfotto: “Ecco la polizia linguistica in azione! I reazionari che cercano di arrestare il mutamento linguistico. Provateci pure a fermare la storia! In italiano, questo cambiamento ormai è diventato standard.”

Allora si ricordano dei corsi di sociolinguistica e borbottano qualcosa tipo: “Ma quelle forme non sono accettate…”

–E tu spiegagli quello, no? Spiegagli che la lingua viene usare per selezionare comportamenti e estrazioni sociali in favore della classe dominante attuale. E spiegagli che anche l’ Olandese Generale Civilizzato non è costante nel tempo, ma viene modificato in continuazione per mantenerlo elitario e distinto dalla lingua della gente comune. La gente comune insegue linguisticamente l’élite, così questa deve continuamente aggiornare la sua lingua per mantenerla distinta da quella del “popolino”.

E gli faccio l’elenco delle innovazioni di cui sono stato testimone in questi 30 anni.

Ma non serve a nulla.

Sono di sinistra, sono progressisti, ma non basta: sono e rimangono sbirri.

Naturalmente sto solo parlando dei miei colleghi olandesi, non dei miei amici sardi che ogni tanto, su FB,  scatenano un pogrom contro quei miserabili che maltrattano i congiuntivi.

O il lessico.

O mostrano altre interferenze dal sardo.

Per carità, mi guardo bene dall’accusare i miei amici sardi di essere complici della strage che si compie nelle scuole sarde contro i parlanti dell’Italiano Scarciofato di Sardegna.

Se la Sardegna detiene costantemente il record delle bocciature e della dispersione scolastica, questo non dipende dalla situazione linguistica, ma da altri fattori.

Chiaro.

Infatti Pigliaru—che ha posto la lotta alla dispersione scolastica tra le sue priorità—non parla di situazione linguistica.

Fattori genetici, allora?

E se dalla pulizia linguistica passassero direttamente alla pulizia etnica?

Ma non credo che ce ne sia bisogno: il risultato è esattamente lo stesso.

A essere eliminati dai processi di formazione sono i figli dei deboli, dei poveri, degli IGNORANTI.

In Olanda come in Sardegna, le classi dominanti trovano sempre un modo elegante per giustificare i loro crimini.

E la polizia linguistica si limita a fare il suo dovere.

3 Comments to “Polizia linguistica, pulizia etnica”

  1. Civilizzato? Forse “educato, colto”.

  2. Sono felice di aver potuto leggere queste righe, Roberto.

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