Archive for May, 2015

May 31, 2015

Tutti sul carro del vincitore

aru

Fabio Aru non ha vinto il giro d’Italia, ma lo ha quasi vinto.

“Quasi goal!”, insomma.

http://www.repubblica.it/sport/ciclismo/2015/05/31/news/contador_aru_giro_ultima_tappa-115717675/?ref=HRERO-1

E i sardi arretti come cani.

Questa storia mi ha fatto tornare in mente quel documentario americano che ho visto una decina di anni fa.

Era un documentario molto ben fatto sull’uomo “con la minca più grande del mondo”.

Il protagonista del mio romanzo Tutto e niente, Giagu Tuttominca, è ispirato da quest’americano.

L’americano non era una porno star: era una persona normale–per tutto il resto–a cui la sorte aveva regalato, appunto, una minca spropositata.

Quest’uomo era depresso, visto che qualcun altro l’aveva detronizzato, e ricordava con amarezza e tanta nostalgia i bei tempi in cui la minca più grande del mondo era lui:

–Tutti volevano coddare con me: donne e uomini. Adesso nessuno mi vuole più.

La sua storia mi ha talmente colpito che ci ho ricamato intorno il mio romanzo.

Così va il mondo: tutti voglio salire sul cazzo del vincitore.

Non importa in cosa una persona sia il numero uno, basta che sia il vincitore di qualcosa.

In questo modo i perdenti si sentono vincitori anche loro.

È una cosa talmente umana che i padroni del mondo ci hanno costruito attorno la religione più totalizzante del mondo moderno: lo sport.

Lo sport, quella cosa che pare sia–assieme all’odio per i diversi–l’unica cosa che riesce a dare un’identità agli occidentali.

Essere i primi in qualcosa–qualunque cosa–cioè avere la minca più grande degli altri–ma possibilmente il conto in banca–o adorare i primi, i numeri uno.

Così è diviso il mondo dopo la controrivoluzione liberista.

Pochi vincitori adorati e la massa informe, non strutturata, dei perdenti adoranti.

Ma sono tutti individui che non fanno parte di nessuna società, come teorizzato da Margareth Thatcher.

Ognuno per conto suo, sperando di avere abbastanza talento da diventare un numero uno o identificandosi con uno qualsiasi dei numeri uno.

I sardi oggi si identificano con Fabio Aru,

Perché Aru è sardo e vince e perché, per una volta, i giornali italiani non identificano l’aggettivo “sardo” con qualcosa di negativo.

Ma cosa c’entrano i sardi con le vittorie di Aru?

Aru ha corso e vinto da solo.

I sardi perdono, altrimenti, su tutti i fronti e perdono tutti assieme.

Aru non rappresenta i sardi, ma soltanto un individuo che, grazie al suo talento individuale e alla sua fatica individuale, si è tolto della grandi soddisfazioni sue, individuali, solo sue.

Anche io–in quanto individuo–sono contento per lui.

Ma come sardo non mi sento più rappresentato da Aru più di quanto un americano potesse sentirsi rappresentato da quell’uomo con la minca così grande.

Cosa c’entro io con le vittorie di Aru?

Suo è il talento.

Sua la fatica.

Sue le vittorie.

Io–in quanto sardo–mi sento molto più rappresentato da quei ragazzi che abbandonano la scuola senza aver raggiunto il diploma.

Un quarto dei nostri ragazzi.

Così come mi sento rappresentato da quella metà dei sardi che alle ultime regionali non ha votato.

Ma la vittoria ha tanti padri, la sconfitta nessuno.

Questi ragazzi, sconfitti dalla scuola italiana, sono tutti burdi.

Pigliaru gli ruba sotto il naso i soldi destinati, a parole, alla dispersione scolastica e li regala ai suoi compari dell’università italiana di Sardegna e nessuno fiata.

È umano, vero.

Identificarsi con i vincitori ti aiuta a sopravvivere, quando sei un perdente.

Ma questo non cambia niente al fatto che il bisogno dei perdenti di identificarsi con i vincitori venga sfruttato senza ritegno dai padroni del mondo e della Sardegna.

“Viva Aru e chi se ne fotte dei ragazzi che non arrivano al diploma.”

Salite pure sul cazzo del vincitore.

Lui si sta sistemando e fa bene: tutto quello che ha fatto l’ha fatto senza di noi.

Lui ha il talento e noi no.

Quel talento, eh!

Ma quel cazzo ve lo ritroverete in culo prima di quanto immaginiate.

Non è Aru che rappresenta quel 54% di giovani sardi disoccupati: ammesso e non concesso che Aru rappresenti qualcosa di più di se stesso.

May 31, 2015

Is Sardos ratzistas? Ellus ca no?

Bolognesu: in sardu

002

Sardos ratzistas?

E proita no?

Bido in Facebook reatziones de spantu pro is cummentos ratzistas de Sardos contras a su ministru italianu Kyenge: unu pro totus: https://www.facebook.com/notes/michela-murgia/a-proposito-della-presenza-di-cecile-kyenge-a-cagliari-con-il-papa/10151677050728347

Su de pensare ki is Sardos podíant esser immunes dae su ratzismu, cussu emmo est ratzismu: e ita semus, una ratza superiore?

Su ratzismu est fisiologicu, deo creo ki esistat in donniunu de noso.

Dd’apo agatadu fintzas a intro de me e totu.

Non m’at fatu praxere mancu po nudda, ma non mi nde so negadu.

Comente incumentzant is arrexonos ratzistas?

–Deo non seo ratzista, ma…

Deo, a dolu mannu, tengio una parte legia in conca mia e custa parte cuntenit puru su tantu suo de ratzismu.

Malu meda a ammiter pro unu ki est stadu, issu e totu, unas cantas bortas vitima de su ratzismu de is áteros.

Bosáteros no, annó?

Bosáteros su nimigu a intro non ddu tenides?

E cando su…

View original post 411 more words

May 30, 2015

E io ho pronto l’inno del Canton Marittimo

canton

A dir la verità l’inno l’ho composto una trentina di anni fa, preso da una ventata di amore per gli svizzeri.

Spero che piaccia ai miei amici del Canton Marittimo

La musica è uno jodel in 3/4.

 

Non ti so dir perché,

ma a me gli svizzeri mi stan sul cazzo.

Con quelle loro donne lì

che sembrano tutte di un pezzo.

Ma io li vedo nudi come anguille,

morti annegati dentro ai laghi belli.

Non ti so dir perché,

ma sardi e svizzeri non saranno mai fratelli!

Ohi le emorroidi

ohi le emorroidi,

ohi le emorroidi ohiohioiho!

Ohi le emorroidi

ohi le emorroidi,

 ohiohioiho!

E quando arrivano

sul mondo schivano le pie intenzioni.

Con l’alpenstock stretto tra i denti

ridono tutti contenti.

Ma io li vedo nudi come anguille,

col cioccolato dentro alle budelle.

Non ti so dir perché,

ma sardi è svizzeri non saranno mai sorelle!

Ohi le emorroidi

ohi le emorroidi,

ohi le emorroidi ohiohioiho!

Ohi le emorroidi

ohi le emorroidi,

 ohiohioiho!

May 29, 2015

Se Repubblica dice che Aru è sardo, vuol dire che non è vero

aru

“Nel giorno più duro del Giro, il sardo si riprende dalle difficoltà dei giorni precedenti andando a conquistare una vittoria straordinaria. Il secondo posto della classifica generale è di nuovo suo, mentre Contador tiene saldamente la maglia rosa.”

http://www.repubblica.it/sport/ciclismo/2015/05/29/news/cervinia_aru_contador_landa-115581728/?ref=HRERO-1

Io e lo sport non andiamo d’accordo, ma il punto non è questo.

Il punto è che Aru è uno, e conta per uno.

Io non mi sento rappresentato da Fabio Aru, più di quanto non mi senta rappresentato da quel pezzo di merda che ha ammazzato Gianluca Monni.

Aru non rappresenta i sardi più di quanto quel pezzo di merda che ha ammazzato la donna filippina–era filippina, eh, ma questo non conta, eh!–non rappresenti i rom.

Come fanno i sardi–eterni perdenti–a sentirsi rappresentati da uno che vince?

Aru vince per conto suo, perché ha avuto la fortuna di avere un talento eccezionale.

Noi cosa c’entriamo?

Così come non c’entriamo niente nell’assassinio di Orune: né noi, né –se vogliamo nessere più precisi–i barbaricini.

Aru è un’individuo e il ciclismo non è il calcio: dietro di lui non c’è la Sardegna.

Le sue vittorie sono le sue, non le nostre.

Fatevi pure tutte le pulighe mentali che volete, ma mentre Aru vince, la Sardegna rimane il buco del culo dell stato italiano.

Chi ci rappresenta, oggi, è Pigliaru–così tenero con gli italiani, che si taglia con un grissino–e prima di lui Ugo M.

Ci rappresentano perché sono stati eletti, sono espressione della volontà dei sardi.

Aru è sardo solo perché ci fa comodo identificarci con lui.

Per il resto–per quanto ne so–è sardo come lo sono ormai la maggioranza dei sardi: perché lo dice l’anagrafe.

Essere sardo–se non fai niente che ti dia un’identità sarda–non vuole dire niente.

A meno di non voler definire i sardi su basi genetiche.

No, dico: torniamo a Lombroso?

Aru corre forse in nome della Sardegna?

Forse per usare la sua popolarità per porre i problemi della Sardegna sotto i riflettori dei media?

Non mi risulta.

Aru corre per se stesso.

Vince per se stesso.

Po caridadi!

Io non lo condanno per questo, ma che cazzo c’entra la Sardegna?

Aru–ma, se è per quello, praticamente tutto lo sport–rappresenta quegli individui per cui è più importante prevalere sugli altri che collaborare con gli altri.

Aru vince e la Sardegna perde.

Nella migliore delle ipotesi, queste cose non hanno niente a che fare l’una con l’altra.

Nella peggiore, la Sardegna perde perché gente con il talento di Aru–che non può essere limitato alle gambe–pensa solo a se stessa.

Aru vince e solo Aru, no?

Comunque, noi sardi dobbiamo ringraziare i rom e gli immigrati, perché pochi decenni fa, giornali come Repubblica riservavano l’aggettivo “sardo” ai sequestratori e ai rapinatori.

Il razzismo italiano ha trovato altri bersagli.

May 29, 2015

srd: unu gTLD pro sa Sardinnia

Firmade totu a faide girare: https://www.change.org/p/srd-unu-gtld-po-sa-sard%C3%ACnnia-un-gtld-per-la-sardegna?utm_source=guides&utm_medium=email&utm_campaign=petition_created

May 28, 2015

Abbasso la FIFA!

Salvatore_Burruni

“Che Dio la maledifa!”

Due parole sull’ennesimo scandalo del calcio le voglio dire anche io, oggi ho tempo.

Mi sto divertendo molto a leggere i commenti scandalizzati dei giornali internazionali e a non leggere quelli dei miei amici appassionati di calcio.

Credo che i miei amici si vergognino un po’.

O ipocriti o imbecilli: gli uni e gli altri.

Hanno scoperto che la loro mammina non è vergine e che loro non sono nati sotto un cavolo?

Coglioni!

Ma se è chiaro come il sole che è tutto intrinseco al calcio!

Ve lo immaginate il Cagliari che sconfigge il Barcellona e che vince la coppa dei campioni?

No, eh?

Come non sarebbe stato immaginabile che Tore Burruni potesse battere Cassius Clay.

Eppure erano campioni del mondo tutti e due, negli stessi anni.

Ma di due categorie diverse.

Non sarebbe leale far combattere un peso mosca contro un peso massimo.

Questo lo capisce anche un bambino, ma non lo capiscono gli appassionati di calcio.

Nessuno farebbe gareggiare un ciclista contro un motociclista.

Nel calcio esiste solo una categoria.

In teoria tutti possono vincere la Champions League.

In pratica: de linna!

Il calcio mette da sempre in pratica il principio liberista che sta dietro la globalizzazione: tutti in competizione con tutti e vinca il migliore.

E trionfi il libero mercato!

Ce lo vedreste il Barcellona vincere tutto quello che vince se i suoi calciatori fossero obbligatoriamente di Barcellona?

Il Barcellona e il Real Madrid–e la Juventus, l’Inter e il Milan–vincono tutto loro perché hanno più soldi degli altri e si comprano i calciatori più bravi sul mercato.

Il mercato!

Il libero mercato!

Eja, de linna.

Perché allora nel calcio non esistono categorie come nella boxe?

Perché non esiste una Campion League delle città fino a 100.000 abitanti, per esempio?

Perché si buttano le squadre tutte nello stesso mucchio e si crea l’illusione che perfino l’Iglesias avrebbe potuto vincere il campionato italiano, passando da una serie all’altra?

Lo sanno tutti che i successi del Real e del Barcellona sono dovuti al libero accesso che le due squadre avevano ai crediti della facilissime banche spagnole.

L’Iglesias–o il Cagliari, se è per quello–non può competere con la Juventus, o il Milan, o l’Inter nel “libero” calciomercato.

Se non sarebbe stato leale far combattere Burruni con Cassius Clay–che pure i muscoli li aveva di suo–perché dovrebbe essere considerato leale far competere la Juventus di Agnelli con il Cagliari?

Le “grandi” squadre di calcio sono tutte anabolizzate con i quattrini di investitori interessati all’effetto allucinante che il calcio ha su tanta gente.

Non c’è niente di leale o di sportivo nel calcio.

Intrinsecamente.

Il calcio è intrinsecamente corrotto, marcio.

È una droga pesante usata per interessi sporchi da gente sporca.

La FIFA, per esempio.

Toh, se ne è accorta perfino l’FBI.

May 26, 2015

Maninchedda e l’impegno

Maninchedda non est unu priogosu.

Leggetevi il suo ultimo intervento: http://www.sardegnaeliberta.it/per-che-cosa-si-fa-politica/

Quando si ricorda di essere intelligente, Paolo Maninchedda è uno spettacolo.

Mi è simpatico, Maninchedda, ma non lo capisco.

Come potrei capirlo?

Lui è un rampollo di quella classe dirigente compradora che ci ha portato alla rovina attuale.

Paolo è nato per stare al timone della Sardegna.

L’ha imparato da bambino e lo sa fare.

Ma dove vuole portarci?

Domanda non retorica, perché non è detto che Schumacher sia poi capace di portarci a Lollove, se Lollove è dove vogliamo andare.

Sono sicuro che Schumacher per arrivare a Lollove avrebbe bisogno di qualcuno o qualcosa che lo guidi.

Allora, Maninchedda vuole portarci allo stato sardo

Lampu!

Ma cosa è uno stato?

Boh?

Semplifico: lo stato è l’organizzazione del potere in un determinato territorio abitato da un numero di persone superiore al numero di persone che si conoscono o che si possono conoscere direttamente, personalmente.

Vi rimando all’ultimo libro di Jared Diamonds: The world until yesterday

In questa definizione è compresa immediatamente tutta la difficoltà della creazione di uno stato.

Si, insomma, come cazzo le convinci queste persone che non si conoscono personalmente a condividere l’organizzazione del potere che viene esercitato su di loro?

Come puoi impedire che queste persone che non ti conoscono non rispondano alle tue pretese di governarle con un “Ma tue kie ses? Ita mi representas?”

Con la violenza e/o con la cultura, ovviamente.

Baionette e/o parole.

O altri simboli.

Visto che le baionette ormai non si usano più, mi chiedo allora su quale cultura Maninchedda voglia costruire lo stato sardo.

Proprio su questo fronte, il nostro filologo è sempre stato latitante.

Bizzarro, no?

Eppure dice “C’è chi pensa che la Nazione Sarda sia un dato etnico e storico e non un orizzonte politico da costruire.”

Benissimo: la nazione si costruisce attorno a un’identità condivisa.

E cosa da a un popolo la sua identità?

La lingua.

Tutto il resto sono chiacchiere.

I sardi saranno nazione–se mai lo saranno–quando condivideranno una serie di comportamenti concreti che li identifichino come sardi e questi comportamenti condivisi, alla fine, si riducono alla pratica linguistica.

Per diventare stato, occorre prima diventare nazione.

Non basta che Maninchedda diventi assessore e ci dica che sta costruendo lo stato sardo.

Maninchedda sta commettendo lo stesso errore di Berlinguer, quando proclamava che “la classe operaia si era fatta stato”.

Paolo confonde se stesso con il resto dei sardi.

Il suo non è gradualismo, cosa che condividerei.

Quello che ci propone è sostituire il processo di costruzione della nazione sarda con l’identificazione di questa con la sua persona, proprio come Berlinguer.

Sappiamo invece quanti pochi sardi si sono sentiti rappresentati da Paolo alle elezioni regionali dell’anno scorso.

Allora, Paolo?

Come vedi, non si scappa: o si lavora per arrivare a rendere il sardo lingua normale e base portante della nazione sarda o ci si accontenta di fare la comparsa in uno spettacolo diretto da altri.

E abbiamo visto bene in questi giorni come la giunta di cui Maninchedda fa parte non abbia alcuna intenzione di riconoscere e affrontare la questione linguistica in Sardegna.

Pigliaru vuole regalare alle università italiane di Sardegna i soldi che dovrebbero servire a combattere la dispersione scolastica, fenomeno strettamente collegato alla questione linguistica generale.

E Maninchedda sul fronte linguistico ha sempre brillato per la sua assenza, tranne la volta che si è schierato con il clan dei sassaresi, contro la LSC = standardizzazione del sardo.

Non basta essere intelligenti.

E neanche molto intelligenti, come lo è Paolo.

Bisogna anche volere le cose giuste.

May 25, 2015

La ministra riscaldata

boschi

Si scalda la ministra Boschi.

Si scalda per il tricolore italiano e commenta la decisione dei sud tirolesi di non esporlo–e quella dei trentini di esporlo a mezzasta–con le seguenti parole: “Quindi è giusto fare uno sforzo di comprensione ma anche rivendicare il diritto a pensare che siamo prima di tutto italiani”

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/trento/cronaca/2015/05/24/news/sciopero-del-tricolore-ricordiamoci-che-prima-di-tutto-siamo-italiani-1.11486178

Le parole di Boschi non potrebbero illustrare meglio il completamento del percorso della “sinistra” italiana verso il nazionalismo più becero.

Neppure di fronte al centenario del massacro più assurdo e immane della storia la ministra ha un sussulto, un riflesso accennato, dell’antico internazionalismo della sinistra.

Non rivendica il diritto a pensare che prima di tutto siamo tutti esseri umani: questo non le passa più nemmeno per l’anticamera del suo cervellino.

“Siamo prima di tutto italiani”.

Neppure di fronte ai milioni di morti causati da una lite tra cugini–gli imperatori che l’hanno scatenata erano tutti nipoti della Regina Vittoria–e da generali idioti e inumani, in guerra contro i propri soldati, si ferma il rullo compressore della svolta a destra–ormai estrema–della ex-sinistra italiana.

Per non parlare della pretesa di far festeggiare ai sud tirolesi il loro assoggettamento agli italiani, che durante il fascismo prenderà forme ferocissime.

In un paese civile si sarebbero esposte dappertutto le bandiere a mezzasta, per ricordare la carneficina più insensata della storia umana, quella che avrebbe preparato il massacro ancora più grande della seconda guerra mondiale.

Ma questi “democratici” italiani non hanno più un briciolo di cuore o di cervello.

Sono i nuovi fascisti, in competizione con i veterofascisti e con i neofascisti della Lega.

L’Italia sprofonda sempre di più nel fascismo e trascina con se anche noi.

Fuggiamo finché siamo in tempo.

May 24, 2015

Retorica e antiretorica del 24 maggio

brigata_sassari

Mia mamma era del 1918.

Questo vuol dire che mio nonno, Andria Tilocca, non ha combattuto nella Gherra Manna.

Era troppo piccolo perfino per la Brigata Sassari.

–Quando arrivava in paese a cavallo, prima si vedeva la berrita che andava su è giù e poi, dopo un bel po, si vedeva lui.

Mia mamma storie di guerra da raccontare non ne aveva.

Diceva solo:

–Partivano in 100 e tornavano in 10.

Sulla guerra grande raccontava soltanto questa barzelletta:

“Mata Hari viene scoperta, processata e condannata alla fucilazione.

Le chiedono di esprimere un ultimo desiderio e lei dice di voler morire nuda.

Così si presenta davanti al plotone di esecuzione, composto da soldati francesi.

I francesi si rifiutano di spararle.

Allora chiamano un plotone di soldati inglesi.

Anche loro, vedendo la bellissima spia, si rifiutano.

Allora gli alleati si rivolgono allo stato maggiore italiano, che pensa bene di mandare un plotone della Brigata Sassari: “Quelli ammazzerebbero chiunque”.

Il plotone si schiera e Mata Hari crolla per terra, morta.

Ma, stranamente, non si è sentito un solo colpo di fucile.

Per spiegare il mistero, il comandante ordina che le facciano l’autopsia e così scoprono che la spia è morta crivellata da 400 bottoni di braghetta.”

L’antiretorica sulla Brigata Sassari non è di oggi.

May 22, 2015

Pigliaru: il Robin Hood al contrario

Robin_Hood

Sono 5 anni che ho aperto questo blog e so che se mi metto a scrivere di dispersione scolastica il numero di visite cala drammaticamente: si dimezza.

E questo malgrado il mio sia un blog specializzato in lingua e cultura e quindi venga letto da persone attente a queste problematiche.

Cosa succede?

È chiaro che i miei lettori fanno parte delle fascia più colta del pubblico sardo: loro e i loro figli non hanno il problema di dover abbandonare la scuola senza un titolo di studio.

Il problema riguarda gli altri, quelli che non leggono il mio blog e forse, semplicemente, non leggono nulla.

Ma vedere le cose in questo modo è segno di poca intelligenza.

L’abbandono della scuola prima di aver raggiunto il diploma riguarda un quarto dei ragazzi sardi: esattamente il doppio della media europea: https://bolognesu.wordpress.com/2013/06/06/dispersione-scolastica-e-lingua/

I sardi si stanno costruendo–nell’indifferenza generale–una bomba a tempo che prima o poi gli espoderà sotto il culo.

Nell’attuale mondo del lavoro globalizzato, un giovane–o non più giovane–sardo senza arte né parte non può competere per un lavoro non qualificato con immigrati ancora più disperati di lui.

Sappiamo che perfino un lavoro come “servo pastore” ormai viene svolto da africani e rumeni.

È anche perfettamente inutile pensare di emigrare in queste condizioni: i pochi lavori non qualificati che pure esistono all’estero, vengono affidati a manodopera più disperata dei sardi.

Oltre la metà dei giovani sardi è disoccupata: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/11/12/la_sardegna_sempre_pi_povera_disoccupazione_giovanile_alle_stelle-6-395441.html

Di cosa vivono questi giovani?

Dallo stipendio o dalla pensione dei genitori, ovviamente.

E quando questi verranno a mancare, di cosa vivranno?

Eccola qui la bomba che prima o poi esploderà.

E cosa fa la giunta di Pigliaru, lui che aveva posto il problema della dispersione scolastica in cima ai suoi programmi elettorali?

Decide di spendere contro la dispersione scolastica 35 milioni in tre anni, contro una cifra oltre dieci volte più alta che intende spendere per l’università:358 milioni. (http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2015/05/19/scuola-via-a-progetto-iscol-da-720-mln_70d747e9-8f37-4a37-9c52-ec3318b4553e.html?fb_action_ids=10153668630849879&fb_action_types=og.shares)

Non ripeto le mie critiche qualitative rispetto al modo in cui la giunta Pigliaru vuole spendere quei pochi soldi riservati alla dispersione.

Voglio solo far notare che per risolvere un problema così drammatico e che riguarda una percentuale di giovani stabilmente intorno al 25%, Pigliaru ha intenzione di spendere 10 volte di meno che per l’università.

Lasciamo pure stare la facile accusa–che ho già lanciato–che Pigliaru voglia semplicemente foraggiare la corporazione di cui fa parte e a cui tanto deve personalmente.

Adesso lo accuso di portare avanti la guerra di classe dall’alto che le élite occidentali conducono contro le classi mediobasse a partire dalla riscossa neoliberista inaugurata da Thatcher e da Reagan.

Quanti giovani frequentano l’università in Sardegna?

Non conosco le percentuali, ma non credo che siano altrettanti dei giovani che non arrivano neppure al diploma.

Leggiamo cosa diceva alcuni anni fa il rettore dell’università di Cagliari, Melis: “i paesi col minor numero di laureati hanno subìto le peggiori conseguenze della crisi,anche emigrare dal proprio paese oggi è difficile senza una laurea” (e nella fascia tra i 25 e i 34 anni, i laureati nei paesi Ocse sono in media il 38%, in Italia il 21%, mentre in Sardegna siamo agli ultimi posti fra le regioni europee). (http://sardegna.blogosfere.it/post/455604/universita-di-cagliari-dati-e-statistiche-dell-ultimo-triennio)

Ora se è chiaro che bisogna aumentare il numero dei laureati, è anche chiaro che il lavoro da fare comincia a monte, dalla scuola.

Soprattutto riducendo la mostruosa percentuale di abbandoni scolastici.

Ma questo problema riguarda i figli degli altri, i figli dei poveri, poveri materialmente e culturalmente.

Ai figli degli altri, Pigliaru riserva le briciole, gli ossi spolpati.

Pigliaru–da economista neoliberista quale è–sottrae risorse pubbliche che dovrebbero andare alle categorie sociali più deboli–anche per prevenire che la bomba sociale in preparazione ci esploda sotto il culo–per assegnarle alle categorie sociali più privilegiate.

Insomma: toglie ai poveri per dare ai ricchi.

Borin(g) Hood.

Robin Hood al contrario e anche noiosetto.

Ma a giudicare dal comportamento del pubblico, Pigliaru ha il consenso che gli occorre per condurre la sua macelleria sociale.

Non ho visto reazioni, in questi giorni, contro il progetto Iscol@, tranne alcune.

Già: la dispersione scolastica riguarda i figli degli altri.

Quando la bomba gli scoppierà sotto il culo forse se ne accorgeranno.