Sardi assetati di sangue? Eja, de linna!

M9-pistolet

Mi sta solo bene questo sviscerarsi, flagellarsi, mettersi in discussione, che sta avvenendo in questi giorni.

Ogni assassinio è uno di troppo.

Ma non dobbiamo neppure esagerare.

Il mondo non sarà mai come lo presenta  La torre di guardia–eja, il giornaletto dei Testimoni di Genova–e il leone l’agnello se lo mangia: i video che vedete su FB sono anche quelli dei Testimoni di Genova.

Gli psicopatici esisteranno finché esisterà un minimo di libertà anche per i sani e chi ricorre all’omicidio esisterà finché esisterà nel mondo l’ingiustizia: da qualunque parte venga esercitata.

Pochi giorni fa è stato assassinato un ragazzo a Orune.

Uno di troppo.

Ma cosa vuol dire questo per la società sarda?

Non sono un criminologo e non ho intenzione di diventarlo.

Per questo vi rimando a Marco Zurru che si prepara a scrivere qualcosa: https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=1629331630645449&id=1628037790774833&notif_t=like

Ma sono un sardo e in questi giorni ho letto tante cose sulla Sardegna che si pretende siano collegate all’assassinio di Gianluca.

E tante cose che ho letto mi sono sembrate fuori dalla realtà.

Ho letto condanne dei sardi–di tutti i sardi–da parte di altri sardi.

Ho letto condanne dei barbaricini–tutti i barbaricini–da parte di altri sardi.

Ho letto assoluzioni dei barbaricini da parte di altri barbaricini,

Ho letto condanne dei barbaricini che assolvevano i barbaricini.

Insomma: tutti si sono scatenati, proprio come quando una testa di cazzo ammazza una donna.

Tutti che si ammonzano–ammonzarsi: fatevelo spiegare da uno di Iglesias–con grandi analisi e nessuno che parli di dati: ma quanto incidono gli omicidi in Sardegna?

Insomma, quante probabilità avete di morire ammazzati in Sardegna?

Allora: non sono un criminologo e non mi sento in dovere di passare giorni a cercare dati che forse non capirei neppure, ma ho cercato in Internet e qualcosa ho trovato.

Nel 2008 la percentuale di omicidi volontari in Sardegna era circa il doppio della media italiana del 2012.

Gli anni sono diversi, ma il confronto serve solo a dare un’idea.

Come vedremo: il punto non è assolutamente quello di dimostrare scientificamente chissà cosa.

Come?

Il doppio degli omicidi in Sardegna?

Madonna!

Sardi assetati di sangue!

Eja, de linna.

La cosa la presento così, perché così viene presentata in diversi studi di rinomati criminologi che ho appena consultato.

In Sardegna esisterebbe un problema “omicidi”.

“Omicidi e tentati omicidi si configurano come delitti fortemente rappresentativi dell‟uso della violenza che in Sardegna continuano a ricoprire una posizione di rilievo nell’attenzione tanto nell‟opinione pubblica quanto nei soggetti deputati al contrasto, in termini preventivi, repressivi e riparativi. Tale tendenza appare significativa anche in rapporto a ciò che avviene nelle altre regioni italiane. Infatti, i dati nazionali indicano una notevole riduzione del reato di omicidio consumato a partire dal 1991, anno in cui presentava un picco per poi arrivare ad un minimo storico nel 2005. La Sardegna, con un tasso annuo di omicidi consumati pari a 1,9 ogni 100.000 abitanti, continua a confermarsi tra le prime regioni italiane in rapporto alla popolazione residente (ISTAT 2008).” (http://www.researchgate.net/profile/Daniele_Pulino/publication/263842713_PARTE_PRIMA_GLI_OMICIDI/links/0f31753bfe7e9ec79e000000.pdf)

Non conosco i dati per la Sardegna per il 2012, visto che non sono un criminologo e che vivo in Olanda: ci sono 4 anni di differenza e, da altri studi, ho scoperto che ci sono in Sardegna variazioni notevoli da un anno all’altro.

Quindi–ripeto–questo confronto serve solo a dare un’idea.

In Sardegna ci sono stati, nel 2008, 1,9 omicidi ogni 100.000 abitanti, contro lo 0,9 dell’Italia nel 2012.

Ma la Sardegna non è la prima regione per numero di omicidi, sempre nel 2008, in Italia.

Possiamo consolarci?

Direi di sì, se prendiamo in esame dati che riguardano anche il resto del mondo: “(ANSA) – ROMA, 11 LUG-2013 – Si uccide di meno in Italia. Gli omicidi sono stati 526 nel 2012. Si tratta del minimo storico degli ultimi 40 anni. Prosegue dunque la tendenza al calo delle uccisioni (-67,8% rispetto al 1990, quando erano state 1.633).

Il 30% delle vittime (159) sono donne, dato pressoché immutato rispetto al triennio precedente, nonostante la crescente attenzione mediatica sul femminicidio. Tra il 2000 ed il 2012 si contano complessivamente 2.200 donne vittime di omicidio, pari ad una media di 171 all’anno, una ogni due giorni. Questi i principali dati che emergono dal rapporto Eures-ANSA sull’omicidio volontario in Italia. AL SUD MAGGIOR RISCHIO OMICIDIO – Tra i Paesi europei l’Italia presenta uno degli indici più bassi (1 omicidio ogni 100mila abitanti, a fronte di 1,9 in media nell’Ue). Lo scorso anno c’è stata una forte riduzione dei casi nelle regioni del Centro (-13,1%) e del Nord (-7,9%), mentre al Sud il dato è stabile (+0,4%). Proprio il Meridione si conferma l’area più a rischio, con 279 omicidi volontari nel 2012, pari al 53% del totale nazionale. La Campania (90 omicidi) consolida il primato di regione più cruenta. Ma la Calabria è la regione più a rischio con 2,7 omicidi ogni 100mila abitanti. UN OMICIDIO SU 2 CON ARMI DA FUOCO – Un omicidio su 2 è stato commesso con un’arma da fuoco (dato in crescita rispetto al 43% del 2011). Scende il ricorso alle armi da taglio (21,3%) e di quelle improprie (9,2%). Il venerdì ed il lunedì, i giorni del cambiamento dei ritmi e delle abitudini settimanali, sono i giorni in cui avviene il maggior numero degli omicidi (rispettivamente il 15,1% ed il 14,9%).

Forte prevalenza (38,4%) di quelli commessi tra le 18 e mezzanotte. MENO OMICIDI IN FAMIGLIA, PIU’ DA CRIMINALITA’ – E’ sempre in famiglia che avviene il maggior numero di omicidi (175), ma il dato è in calo (-10,3%) rispetto al 2011. Mentre in forte aumento (+25,8%) risultano quelli compiuti dalla criminalità comune (122). Seguono quelli da criminalità organizzata (84). Tra i 419 autori noti di omicidio volontario censiti nel 2012, il 91,4% è un uomo e l’8,6% donna. Nel contesto familiare e affettivo la vittima è principalmente donna (61,1%), di età compresa tra i 25 e i 54 anni. Mentre il killer in oltre 9 casi su 10 è un uomo. Gli omicidi ‘nella coppia’ interessano quasi la metà delle vittime totali di uccisioni in famiglia. 81 FEMMINICIDI NEI PRIMI SEI MESI DELL’ANNO – Nei primi sei mesi del 2013 sono state uccise 81 donne, di cui il 75% nel contesto familiare o affettivo. L’Italia è comunque tra i Paesi meno esposti in Europa a questa tipologia di delitto.

Ogni giorno viene colpita da atti di violenza di genere (fisica, verbale e psicologica) una donna ogni 12 secondi. Nell’ultimo anno con dati disponibili (il 2010) si sono contati oltre 105mila reati di genere, pari ad oltre 290 al giorno. Più in dettaglio, ogni giorno 95 donne denunciano di aver subito minacce e 87 di aver subito ingiurie; 64 donne al giorno sono vittime di lesioni dolose, 19 di percosse, 14 di stalking, 10 di violenze sessuali. (ANSA).” (http://www.ansa.it/web/notizie/specializzati/legalita/2013/07/11/526-omicidi-2012-minimo-ultimi-40-anni_9008949.html)

Ho pubblicato tutto, perché ci sono anche i dati sulla barzelletta del “femminicidio” in Italia: un’altro tema che viene affrontato esattamente allo stesso modo dell’assassinio di Gianluca Monni.

Questa che ho presentato con i dati dell’ANSA è la situazione per l’Italia nel 2013, con la Calabria che supera la Sardegna (del 2008) con quasi un punto percentuale o–per manipolare i lettori come ho visto fare a diversi criminologi in quest’occasione–la supera del 30%: Sardegna 1,9, Calabria 2,7: = 29,6% più omicidi in Calabria.

Fa più impressione, no?

Ma in effetti, vuole solo dire che in Calabria c’è stato soltanto un morto in più ogni 100.000 (centomila) abitanti.

Ora, 1,9 morti ammazzati per ogni 100.000 abitanti, in un anno, sono molti o pochi?

Boh?

Tutto dipende da chi muore, ovviamente.

Se siamo noi a morire, allora sono troppi!

Ma quante possibilità abbiamo di morire ammazzati in Sardegna?

Nel 2008 le possibilità erano dello 0,0019%.

Non sembrano davvero molte, se le percentuali le presentiamo così, eh?

Anche per quanto riguarda i dati, vedete, tutto dipende da come li presenti.

Allora, da un punto di vista strettamente personale possiamo stare abbastanza tranquilli: in Sardegna, le possibilità di non morire ammazzati sono enormemente superiori.

Moriremo tutti–prima o poi–ma quasi sicuramente in un altro modo.
Ma, come dicevamo, ogni assassinio è uno di troppo, quindi come siamo messi rispetto alle percentuali di assassinii nel resto del mondo?

Sì, insomma, siamo o non siamo più assetati di sangue del resto degli esseri umani?

Se guardiamo quello che c’è pubblicato su Wikipedia rispetto al 2012 (http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_countries_by_intentional_homicide_rate) vediamo che non siamo messi per niente male.

Il tasso di omicidi nel mondo era di 6,2 per ogni 100.000 abitanti

Negli USA era del 4,2: oltre il doppio che in Sardegna.

Nella civilissima Olanda, lo 0,9, come in Italia.

Ma come stanno le cose nel Nuorese, la zona incriminata da tanti commentatori?

“Analizzando la serie storica dei delitti denunciati per centomila abitanti dal 2004 al 2007 (Figura 3), si può, inoltre, verificare che in detti territori il tasso di omicidi consumati e tentati si è costantemente e notevolmente tenuto al di sopra del tasso regionale, con valori più che doppi rispetto ad esso,” (pag. 54: http://www.researchgate.net/profile/Daniele_Pulino/publication/263842713_PARTE_PRIMA_GLI_OMICIDI/links/0f31753bfe7e9ec79e000000.pdf)

Insomma, nel Nuorese, nel 2008, si ammazzava quanto negli USA nel 2012.

Cosa hanno in comune queste due aree?

Tutti sappiamo che gli americani amano le armi da fuoco.

E si dice che anche i nuoresi condividano la stessa passione, ma illegalmente.

Non vorrà dire molto, ma se guardiamo alla figura 2 alla stessa  pag. 54, appena citata, vediamo che, nel 2008, i tentati omicidi nel Nuorese sono stati meno che nelle provincie di Sassari e Cagliari.

Quello che colpisce non è tanto la differenza tra la volontà di ammazzare–che non differisce molto tra le tre provincie–ma la differenza tra il tentarci e il riuscirci.

Insomma: nel Nuorese sparano meglio che nelle altre provincie.

Cosa che dimostrerebbe una maggiore dimestichezza con le armi, fattore condiviso dagli americani.

Allora: cosa comporta per i sardi–o per i nuoresi–l’assassinio di Gianluca Monni?

Non lo so.

E non credo che–a questo punto delle indagini–lo sappia nessun altro.

Discutere e mettersi in discussione è una cosa molto bella, ma non dimentichiamoci di non prenderci troppo sul serio,

Neanche davanti a una tragedia come questa.

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