Polizia linguistica

1151

–Non si dice “Ha piovuto!”

È piovuto!

Perché se dici “Ha piovuto”, chi l’avrebbe fatto?

Quella professoressa ci stava dicendo che la forma sarda “At propiu”, filtrata come tante altre cosa nel nostro “italiano” era illogica, intrinsecamente sbagliata.

La professoressa era razzista, come la maggior parte dei miei insegnanti.

Come la maggior parte degli “studiati”.

Autorazzisti, è chiaro.

Non era neanche colpa loro: avevano frequentato l’università italiana di Sardegna e, prima, la scuola italiana.

L’autodisprezzo era un prerequisito per farcela, in quelle istituzioni totali, ancora impregnate di cultura fascista.

Ed erano ignoranti come capre: non sapevano che in tante altre lingue, anzi LINGUE, prestigiose e ufficiali, nei i tempi composti, il verbo piovere è preceduto dall’ausiliare AVERE.

Erano convinti della superiorità intrinseca della LINGUA sul DIALETTO: e il sardo–ovviamente–era un dialetto.

Erano gli anni Sessanta e a Iglesias avevano già vinto loro.

Ancora pochi anni e tutti i genitori sardi–o quasi tutti–avrebbero abbandonato il sardo a favore dell’italiano scarciofato di Sardegna, nel rivolgersi ai propri figli.

Millenni di storia sarda–e non solo storia linguistica–spazzati via in pochi anni per approdare a una periferia linguistica e una marginalità culturale dalla quale un quarto dei ragazzi sardi non riesce a liberarsi.

La nostra classe dirigente è stata tutta formata dalla polizia linguistica italofona, razzista, come quella mia professoressa, profondamente fascista nella sua cultura.

Li vedi in azione ancora oggi, questi fascisti, quando sfottono su FB quelli che usano forme derivate dal sardo nel loro “italiano”.

Sono i fligli delle madame che strillavano: “Mi che non voglio a parlarlo in sardo a mio figlio!”

Una volta mi trovavo in un panificio di Scano Montiferru, per osservare il comportamento linguistico della gente in situazioni normali.

Era il 2001 e tutti gli adulti parlavano tranquillamente in sardo.

A un certo punto è entrato uin bambino, accompagnato dalla mamma.

Da quel momento tutti hanno cominciato a parlare in italiano, anche tra di loro.

“Mi che non voglio a parlarlo in sardo a mio figlio!”

L’anatema delle capre sarde–travestite da madame–echeggiava nel panificio.

Che idea del sardo–e della Sardegna–può farsi allora un bambino?

Adesso uno di questi bambini a cui è stato insegnato a vergognarsi del sardo è presidente della RAS.

–Non conosco il sardo, perché non me l’hanno mai insegnato.

E meno male che ha studiato a Cambridge.

I sardi hanno eletto a presidente uno che si vergogna di essere sardo.

Ma è vero che la metà dei sardi, alle ultime regionali, non hanno votato.

E quasi sicuramente molti di quelli che non votano sono quelli che hanno abbandonato la scuola senza arrivare a un titolo di studio.

Quelli che non hanno possibilità di farcela in questa Sardegna scarciofata.

E infatti nessuno si cura di loro.

Tanto non votano: chissenefrega?

Sono i figli degli altri, quelli che così non potranno competere con i figli delle madame.

Meglio così, no?

Pigliaru presidente esprime questa visione della Sardegna.

Innanzitutto simbolicamente, ma ormai anche nei fatti.

Quali fatti?

Appunto: quali fatti?

6 Comments to “Polizia linguistica”

  1. Salve e perché non scriri in sardu chinni du boiiri …..deu eja

  2. No bi dda podeus faer , seus inniornates meda . Ca Deus s’accumpanget

  3. Accidenti però! Si parla, sempre e ovunque, tanto male di questo pigliaru! Ed io credo che sia giusto parlarne malissimo! Però, a pensarci bene, è davvero un fior di campione. In tutto l’orbe terracqueo, fra tutti i presidenti di un’area geografica, ESSO E’ L’UNICO CHE NON DIALOGA CON GLI ABITANTI DEI QUALI E’ PRESIDENTE! Pensate un po’: persino un Mattarella bisbiglia nella lingua parlata dagli itagliani!
    mikkelj

  4. O Giuanni, chi dd’;emu scritu in sardu, fiat siguru ca ddu legíat sceti a chini fiat giai de acordiu. A ita serbit?

  5. Oggi chi parla un italiano scanciofato o parla solo quello, oppure parla anche un sardo scanciofato. C’è una generazione di mezzo che è passata dal sardo all’italiano senza nessuna base culturale né in sardo né in italiano. Insegniamo in sardo e impareranno tutti? Non credo proprio! Il problema secondo me è molto più complesso, perché l’arretratezza linguistica per come la vedo io è causata dall’arretratezza culturale e non viceversa.

  6. In sintesi, si parla male in tutte e due le lingue perché si conosce poco in tutte e due le lingue.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: