Pigliaru: il Robin Hood al contrario

Robin_Hood

Sono 5 anni che ho aperto questo blog e so che se mi metto a scrivere di dispersione scolastica il numero di visite cala drammaticamente: si dimezza.

E questo malgrado il mio sia un blog specializzato in lingua e cultura e quindi venga letto da persone attente a queste problematiche.

Cosa succede?

È chiaro che i miei lettori fanno parte delle fascia più colta del pubblico sardo: loro e i loro figli non hanno il problema di dover abbandonare la scuola senza un titolo di studio.

Il problema riguarda gli altri, quelli che non leggono il mio blog e forse, semplicemente, non leggono nulla.

Ma vedere le cose in questo modo è segno di poca intelligenza.

L’abbandono della scuola prima di aver raggiunto il diploma riguarda un quarto dei ragazzi sardi: esattamente il doppio della media europea: https://bolognesu.wordpress.com/2013/06/06/dispersione-scolastica-e-lingua/

I sardi si stanno costruendo–nell’indifferenza generale–una bomba a tempo che prima o poi gli espoderà sotto il culo.

Nell’attuale mondo del lavoro globalizzato, un giovane–o non più giovane–sardo senza arte né parte non può competere per un lavoro non qualificato con immigrati ancora più disperati di lui.

Sappiamo che perfino un lavoro come “servo pastore” ormai viene svolto da africani e rumeni.

È anche perfettamente inutile pensare di emigrare in queste condizioni: i pochi lavori non qualificati che pure esistono all’estero, vengono affidati a manodopera più disperata dei sardi.

Oltre la metà dei giovani sardi è disoccupata: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/11/12/la_sardegna_sempre_pi_povera_disoccupazione_giovanile_alle_stelle-6-395441.html

Di cosa vivono questi giovani?

Dallo stipendio o dalla pensione dei genitori, ovviamente.

E quando questi verranno a mancare, di cosa vivranno?

Eccola qui la bomba che prima o poi esploderà.

E cosa fa la giunta di Pigliaru, lui che aveva posto il problema della dispersione scolastica in cima ai suoi programmi elettorali?

Decide di spendere contro la dispersione scolastica 35 milioni in tre anni, contro una cifra oltre dieci volte più alta che intende spendere per l’università:358 milioni. (http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2015/05/19/scuola-via-a-progetto-iscol-da-720-mln_70d747e9-8f37-4a37-9c52-ec3318b4553e.html?fb_action_ids=10153668630849879&fb_action_types=og.shares)

Non ripeto le mie critiche qualitative rispetto al modo in cui la giunta Pigliaru vuole spendere quei pochi soldi riservati alla dispersione.

Voglio solo far notare che per risolvere un problema così drammatico e che riguarda una percentuale di giovani stabilmente intorno al 25%, Pigliaru ha intenzione di spendere 10 volte di meno che per l’università.

Lasciamo pure stare la facile accusa–che ho già lanciato–che Pigliaru voglia semplicemente foraggiare la corporazione di cui fa parte e a cui tanto deve personalmente.

Adesso lo accuso di portare avanti la guerra di classe dall’alto che le élite occidentali conducono contro le classi mediobasse a partire dalla riscossa neoliberista inaugurata da Thatcher e da Reagan.

Quanti giovani frequentano l’università in Sardegna?

Non conosco le percentuali, ma non credo che siano altrettanti dei giovani che non arrivano neppure al diploma.

Leggiamo cosa diceva alcuni anni fa il rettore dell’università di Cagliari, Melis: “i paesi col minor numero di laureati hanno subìto le peggiori conseguenze della crisi,anche emigrare dal proprio paese oggi è difficile senza una laurea” (e nella fascia tra i 25 e i 34 anni, i laureati nei paesi Ocse sono in media il 38%, in Italia il 21%, mentre in Sardegna siamo agli ultimi posti fra le regioni europee). (http://sardegna.blogosfere.it/post/455604/universita-di-cagliari-dati-e-statistiche-dell-ultimo-triennio)

Ora se è chiaro che bisogna aumentare il numero dei laureati, è anche chiaro che il lavoro da fare comincia a monte, dalla scuola.

Soprattutto riducendo la mostruosa percentuale di abbandoni scolastici.

Ma questo problema riguarda i figli degli altri, i figli dei poveri, poveri materialmente e culturalmente.

Ai figli degli altri, Pigliaru riserva le briciole, gli ossi spolpati.

Pigliaru–da economista neoliberista quale è–sottrae risorse pubbliche che dovrebbero andare alle categorie sociali più deboli–anche per prevenire che la bomba sociale in preparazione ci esploda sotto il culo–per assegnarle alle categorie sociali più privilegiate.

Insomma: toglie ai poveri per dare ai ricchi.

Borin(g) Hood.

Robin Hood al contrario e anche noiosetto.

Ma a giudicare dal comportamento del pubblico, Pigliaru ha il consenso che gli occorre per condurre la sua macelleria sociale.

Non ho visto reazioni, in questi giorni, contro il progetto Iscol@, tranne alcune.

Già: la dispersione scolastica riguarda i figli degli altri.

Quando la bomba gli scoppierà sotto il culo forse se ne accorgeranno.

2 Comments to “Pigliaru: il Robin Hood al contrario”

  1. Hai ragione naturalmente per ora le pensioni degli anziani fanno da ammortizzatore sociale ,finite queste,chissà?Quello che già posso notare,vivendo in un paesino dell’interno è la rassegnazione:gli anziani non fanno niente “che tanto…” , i giovani non fanno nulla ,aspettano la manna dal cielo o il coraggio per andarsene.Vivono come sospesi ,in un vuoto che fa paura.Nel frattempo gli sfilano da sotto il naso,scuole e presidi sanitari,i comuni non hanno personale ,resiste ancora qualche ufficio postale.Insomma una morte lenta,un genocidio pianificato che lascerà posto all’ennesima servitù militare.Fra poco non ci sarà che quella.

  2. Se Pigliaru fosse neoliberista come dici non sperperebbe centinaia di milioni di euro dei contribuenti con un mutuo per lavori pubblici, né decine di milioni di euro per rafforzare un modello d’istruzione dirigista e monoculturare come quelle sardo-italiano. I poveracci son creati proprio dalla mentalità dirigista, la stessa che per decenni ha calato il sedicente progresso dall’alto (vedi Rinascita), per poi disintegrare agricoltura, manifatture e valorizzazione patrimonio storico-archeologico e linguistico. Non a caso oggi non abbiamo neppure investitori privati in questi settori, tutti gli altri dipendono dalle tettarella di sussidi pubblici (e clientelari).
    D’accordo su tutto il resto.

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