Dati freschi sulla dispersione scolastica

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Eja, anche a costo di perdere tutti i lettori, io continuo a pestare su questo tasto.

Leggetevi questi dati presi dal rapporto CRENOS 2015: http://www.unica.it/UserFiles/File/Utenti/nuvoli/comunicato%20stampa%20Rapporto%20CRENoS%202015.pdf

I fattori di competitività: note dolenti per istituzioni e istruzione L’analisi sui fattori di competitività della Sardegna, che quest’anno si concentra su istituzioni, istruzione e innovazione, delinea i tratti di una regione ancora in grave ritardo nel panorama italiano ed europeo. Ma esistono delle differenze degne di nota con riferimento a questi tre pilastri. Il quadro derivante dall’analisi dell’istruzione è assolutamente deficitario. Pur in miglioramento rispetto al 2009, la Sardegna mostra nel 2014 una percentuale di laureati tra la popolazione attiva pari al 13,1%, persino in calo rispetto al 2012 (14%); tale dato colloca la nostra regione ultima fra le regioni italiane e addirittura 265esima (su 269) fra le regioni europee; la media dell’Unione Europea (29,3%) è più che doppia rispetto al dato sardo. Decisamente negativo appare anche il dato sull’abbandono scolastico tra i 18 e i 24 anni. La regione è nona su 269 regioni europee e seconda in Italia per tasso di dispersione: poco meno di un giovane su quattro (il 23,5%) in Sardegna non termina gli studi superiori. Questo dato è migliore in termini assoluti rispetto agli anni precedenti (-0,8% rispetto al 2013 e -2% rispetto al 2012) ma peggiore relativamente al resto delle regioni europee dato che la Sardegna guadagna 4 posizioni in questa classifica. Questa situazione di debolezza del sistema scolastico viene ulteriormente aggravata dai dati sull’assenteismo dei docenti nella scuola, in base ai quali le province sarde (con l’eccezione di Oristano) mostrano dei valori tra i più alti in Italia, con conseguenti difficoltà organizzative, discontinuità nelle lezioni e pericolosi effetti imitativi.”

Questa è la situazione in cui Pigliaru e la sua giunta hanno deciso di stanziare 360,9 milioni per l’università, in tre anni, senza dirci come quei soldi verranno spesi–e riguardo alle domande che io mi pongo sull’università italiana di Sardegna, rimando a questo articolo di Aladinpensiero–e soltanto 35,5 per combattere la dispersione scolastica: http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2015/05/19/scuola-via-a-progetto-iscol-da-720-mln_70d747e9-8f37-4a37-9c52-ec3318b4553e.html?fb_action_ids=10153668630849879&fb_action_types=og.shares

Pigliaru si riconferma un Robin Hood al contrario: prende ai poveri per dare ai ricchi, ai deboli per dare ai forti.

Da buon italiano.

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