Ajò, o Maninche’, ancora un piccolo sforzo

maninchedda

Paolo non solo non est unu priogosu, ma non ha nemmeno studiato a Cambridge: quando vuole le cose le capisce.

“Le amministrative hanno messo in evidenza che non è solo la buona amministrazione che produce i larghi consensi, ma è anche la produzione di simboli politici, di processi di identificazione che suscitino un sentimento comune, un’emozione e un’appartenenza:

L’astensione in aumento significa questo, e la risposta non è la frammentazione.“http://www.sardegnaeliberta.it/e-tanto-primo-o-poi-facciamo-lo-stato/

Chi sono quelli che non votano, quelli dell’astensione?

Leggetevi l’articolo di Alessandro Gilioli, uno dei pochi italiani intelligenti, ma per bene, in circolazione: http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/06/02/gli-esclusi-salvini-il-m5s-e-la-sinistra/

Maninchedda non nomina (ancora) la lingua come fattore unificante della nazione sarda da costruire, ma solo perché finora, lui, filologo/linguista, ha mangiato anche lui dall’università italiana di Sardegna e si è ingrassato: la situazione linguistica è il TABÙ per eccellenza in Italia, e in Sardignolia ancora di più.

Maninchedda sa anche bene che se vuole salvare la faccia–e il suo futuro come politico–deve ammettere che in Sardegna si discrimina e si ruba il futuro di un quarto dei ragazzi per via della lingua, ma ancora non ha il coraggio di farlo.

Sa bene che gli esclusi, di cui parla Gilioli–quelli che non votano–in Sardegna sono quelle persone che sono state escluse dalla scuola italiana e da quell’università italiana di Sardegna, di cui lui stesso è un esponente.

Sa bene che solo conquistando quelli che oggi non votano si può cambiare qualcosa in Sardegna.

Maninchedda sa bene che non c’è un futuro per la Sardegna, se non si risolve il problema degli “esclusi”: quelli che la scuola e l’università italiane di Sardegna hanno condannato alla marginalizzazione sociale. Questi sono la maggioranza (25% del totale) di quelli che in Sardegna non votano (più o meno il 50% degli aventi diritto al voto)

E sa anche molto bene che quelli che votano, in maggioranza, votano per mantenere quei miserabili privilegi che i loro governanti sardignoli garantiscono loro.

Il cambiamento, in Sardegna, passa per la questione linguistica.

I meccanismi principali di inclusione/esclusione nel sistema delle garanzie/privilegi passano attraverso la lingua.

Paolo Maninchedda è molto intelligente.

Non riesco a concepire un Maninchedda che non capisca una cosa così semplice.

Chi vuole cambiare in meglio la Sardegna deve affrontare la questione degli “esclusi” (il 50% circa dei sardi) e quindi deve affrontare i motivi che sono a monte dell’esclusione del 50% circa dei sardi.

La dispersione scolastica provoca esclusione?

Domanda retorica: andiamo oltre.

Cosa provoca la dispersione scolastica?

Maninchedda fa parte della stessa giunta che ha deciso di regalare alle università italiane di Sardegna la metà dei fondi che l’assessore al Nulla e allo Sport, Firino, dice siano destinati a combattere la dispersione scolastica.

Nessuna voce del progetto è destinata a una ricerca mirata a stabilire le cause della dispersione scolastica.

Le università italiane di Sardegna riceveranno la metà dei soldi che dovrebbero servire a dare un futuro ai ragazzi sardi esclusi dalla scuola italiana, ma nessuno sa cosa queste università faranno di tutti questi soldi: la metà del totale dei fondi.

Maninchedda servitor di due padroni.

Da un lato abbiamo il Maninchedda amministratore e fedele membro–dai fate da bravi, non pensate al male!–di questa giunta di Robin Hood al contrario, che toglie ai deboli per dare ai potenti.

Dall’altro abbiamo il Maninchedda politico intelligente–fin dove questo non contrasta con il suo ruolo di assessore–che dice che amministrare bene non basta.

Allora: Maninchedda è furbo o e intelligente?

I furbi pensano di essere loro gli unici intelligenti.

In questo caso bisogna dire che, finora, Pigliaru si è dimostrato molto più furbo e coerente di Maninchedda.

Pigliaru–sardignolo D.O.C: nessuno gli ha insegnato il sardo!–fa quello che deve fare: continuare a demolire l’identità dei sardi, togliendo soldi ai poveri–gli esclusi in quanto sardi–per darli ai ricchi: l’inclusione, in Sardegna, è sinonimo di cooptazione al culturame italiano.

Questo è lo scopo per cui è stato eletto: bastava guardarlo in faccia o ascoltarlo durante i dibattiti.

Tutti lo sapevano e il 20% circa dei sardi ha votato per lui: la miserabile maggioranza relativa di cui questa questa gente si accontenta.

L’80% dei sardi non ha votato per Pigliaru.

Ma è un dettaglio formale e di questo Pigliaru se ne fotte.

Del resto lui è lì su mandato dell’università italiana di Sardegna e ad essa dimostra tutta la sua gratitudine.

L’ometto è coerente, lampu!

Chi non è coerente è il nostro Paoletto Maninchedda che non sa ancora decidere tra quello che capisce–molto–e quello che vuole–poco–e si trastulla con la soddisfazione di aver detto di volere uno stato sardo in presenza di un ministro italiano.

Per fortuna le folaghe non sono in via di estinzione.

Sparatene quante vuoi, o Paoletto, non fai male a nessuno!

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