Il ritorno alla verginità di Maninchedda

maninchedda

No, dico: l’ho buttata sul ridere quando lui, Paolo, voglia di ridere ne aveva poca, quindi adesso proprio non posso tirarmi indietro.

Il sostituto procuratore Marco Cocco ce l’ha restituito beato e vergine.

E chi ha commentato allora, penso abbia il dovere di commentare anche oggi.

Del resto, c’era poco da crederci.

Io, Maninchedda praticamente non lo conosco: un’unico incontro–prima che tornasse alla politica–una stretta di mano, le parole di circostanza, che però avverti come sincere.

Quella prima impressione totalmente priva di pregiudizi che, in genere ti porta a farti un idea corretta di una persona.

Poi ho imparato a conoscere il politico Maninchedda, con le sue luci e le sue ombre: perdonatemi la frase fatta.

Quelle luci che mi piacciono e quel cono d’ombra sulla lingua che tanto mi fa incazzare.

Marco Cocco ci ha restituito il nostro assessore all’immacolata concezione.

Buon lavoro Maninche’: io da qui continuerò a scassartele ogni volta che ti dimentichi il tuo dovere di autoproclamato indipendentista: cioè, sulla lingua, sempre e anche di più.

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