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June 11, 2015

La prima querela non si scorda mai

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Quale onore più grande per un blogger satirico dell’essere querelato per “abuso di onomatopeia”?

A quasi due anni di distanza mi è arrivato l’avviso della Procura della Repubblica di Cagliari: avrei commesso una diffamazione aggravata, aggiungendo una R al cognome del signor Todde Giorgio, il quale non avrebbe gradito il risultato onomatopeico dell’aggiunta.

Anzi, per evitare ogni ulteriore risentimento: Todde Giogio.

È la mia prima querela: c’è sempre una prima volta, insomma.

Ed è perfettamente in linea con il carattere demenziale di tanti miei post.

Ma mi chiedo se in Italia le onomatopeie siano proibite.

In Olanda–dove il “delitto” sarebbe stato compiuto–non mi risulta che lo siano.

Mi informerò.

E credo che in America, dove ha sede il provider del mio blog, ancora meno.

Purtroppo per il signor Todde Giogio, il mio “delitto” con l’Italia non ha niente a che fare.

E a proposito di suoni wagneriani: wagner

June 11, 2015

Il “Canton Marittimo” è ormai una realtà

canton

Quei due cavalli di razza–e macus che cuaddus–di Napoleone e Caruso ce l’hanno fatta.

Chapeau!

Posso solo riconoscere che io avevo torto a non prenderli sul serio e loro ad aver ragione a … boh?

Ancora non ho capito esattamente cosa avessero in mente, ma una cosa è chiara: tra il serio e il faceto–e dandogli apertamente dei pazzoidi–tutti comunque stanno parlando del loro “Canton Marittimo”.

Un risultato enorme l’hanno raggiunto: in tutto il mondo si parla di questi sardi che vogliono fuggire dall’Italia.

E scusate se è poco.

Caruso dice: “Aside from it’s highest goal of making Sardinia part of the Swiss Confederation, Canton Marittimo is more realistically a project that advocates the Swiss social, administrative and political culture to the population of Sardinia and promotes a partnership between the Swiss and the Sardinians for cultural and economical opportunities for both.”

Andrea CarusoCANTON MARITTIMO

Cosa ne penso, se la cosa la mettono in questi termini?

La prima cosa che mi viene in mente è:  “Perché no?”

Qualunque cosa–almeno in Europa–andrebbe meglio dell’Italia.

Su questo non ci piove.

Sia perché Italia vuol dire casino, corruzione diffusa, malaffare diffuso, regioni intere in mano alla malavita organizzata, politici trasformisti e succubi di poteri economici e militari altrui.

Sia perché il ruolo della Sardegna, come regione di quest’Italia, è chiarissimo: colonia su cui scaricare tutto quello che in Italia–neppure in Italia!–si può fare: servitù militari, industrie inquinanti e alienanti, occupazione dei terreni agricoli per produrre energia per l’Italia, forse–ci stanno provando–perfino pattumiera nucleare, ma per il resto abbandonarla al suo destino, non prima di aver drenato anche i soldi che per statuto spetterebbero ai sardi: e sono miliardi.

E tutto questo grazie ai politici sardignoli che ricevono il loro mandato–anzi, investitura–dai partiti italiani.

Togliere alla nostra classe dirigente stercoraria il loro punto di riferimento oltre il Tirreno, costringerebbe i sardi a darsene una nuova: un salto nel buio?

Eja, alla maniera della famosa vignetta di Altan dopo le lezioni del 1976: restando con lo sterco fino al collo.

Un matrimonio di interesse con la Svizzera–io la Svizzera non potrei mai amarla–sarebbe comunque molto meglio della situazione attuale in cui la Sardegna si trova sotto la tutela di una nazione abortita e in mano alla peggior classe dirigente europea.

Ma è anche chiaro che questo matrimonio non s’ha da fare e non si farà, né oggi né mai.

A parte il fatto che l’Italia non cederebbe mai l’ultima colonia rimastale e sappiamo bene come lo stato italiano sia disposto a usare qualsiasi mezzo per ottenere la conservazione dello statu quo: do you remember “stategia della tensione”?

C’è anche il fatto che–parlando in generale e tenendo conto del fatto che gli svizzeri non sono tutti uguali–ecco, diciamo che questo popolo non è esattamente famoso per la sua ospitalità.

La xenofobia non riguarda certo TUTTI gli svizzeri, ma è inutile negare che in quelle valli sia un fenomeno diffuso.

Insomma, la questione che finora non ho visto porre da Caruso e Napoleone è molto semplice: ma gli svizzeri ce li vorrebbero i sardi nella loro federazione?

Non credo proprio.

Cosa avrebbero da quadagnare dal tirarsi in casa oltre un milione e mezzo di neo-concittadini abituati al malgoverno italiano e–last, but not least!–sardignolo?

Un matrimonio d’interesse deve essere conveniente per entrambe le parti: quale dote portebbero i sardi, oltre la bellezza della loro terra?

Rivedetevi le obiezioni mosse dal Wall Street Journal.

Se gli svizzeri accettassero, nella migliore delle ipotesi, la Sardegna finirebbe sotto la tutela della Svizzera: sarebbe in una posizione analoga a quella attuale, molto meno incasinata.

L’economia sarda–già, quale economia?–sarebbe gestita da svizzeri ed è tutto da dimostrare che gli svizzeri amino i sardi al punto da comportarsi con loro diversamente da come hanno fatto gli italiani o, ad essere interamente sinceri, gli stessi svizzeri nei loro rapporti con altri popoli.

Sarebbe comunque meglio che restare una colonia italiana?

Certo: tutto è meglio che essere una colonia italiana!

Questo per quanto riguarda il realismo della proposta del “Canton Marittimo”.

D’altro canto, bisogna ammettere che il “Canton Marittimo” esiste già nell’immaginario di tanta gente.

Quest’idea balzana è riuscita a ficcarsi nella testa di tanta gente, sparsa in tutto il mondo.

E speriamo che si ficchi anche nella testa dei sardi, costringendoli a riflettere sul fatto che il legame–subordinato–con l’Italia non è né sacro, né indissolubile.

Quello tra sardi e italiani è un contratto che si può anche sciogliere: basta volerlo e assumersene le responsabilità.

In concreto: prepararsi, nel caso si arrivasse alla maggioranza, o anche solo vicino, alle stragi che gli italiani commetteranno, per poi attribuirle ai sardi.

È il loro stile: da piazza Fontana in poi, passando per Riina.

Per ora facciamo pure quello che–molto realisticamente–Caruso e Napoleone dichiarano essere il loro obiettivo immediato: impariamo dagli svizzeri come si può governare un territorio in cui convivono gruppi linguistici differenti e governarlo nell’interesse anche–ANCHE–collettivo, di tutti i cittadini.

Se l’obiettivo di Caruso e Napoleone era quello di invitare i sardi a guardare oltre il cesso denominato Italia, beh, quell’obiettivo l’hanno raggiunto.

E sono riusciti anche a far sapere al mondo che i sardi in Italia ci stanno male.

Un applauso ai due cavalli di razza!