Il “Canton Marittimo” è ormai una realtà

canton

Quei due cavalli di razza–e macus che cuaddus–di Napoleone e Caruso ce l’hanno fatta.

Chapeau!

Posso solo riconoscere che io avevo torto a non prenderli sul serio e loro ad aver ragione a … boh?

Ancora non ho capito esattamente cosa avessero in mente, ma una cosa è chiara: tra il serio e il faceto–e dandogli apertamente dei pazzoidi–tutti comunque stanno parlando del loro “Canton Marittimo”.

Un risultato enorme l’hanno raggiunto: in tutto il mondo si parla di questi sardi che vogliono fuggire dall’Italia.

E scusate se è poco.

Caruso dice: “Aside from it’s highest goal of making Sardinia part of the Swiss Confederation, Canton Marittimo is more realistically a project that advocates the Swiss social, administrative and political culture to the population of Sardinia and promotes a partnership between the Swiss and the Sardinians for cultural and economical opportunities for both.”

Andrea CarusoCANTON MARITTIMO

Cosa ne penso, se la cosa la mettono in questi termini?

La prima cosa che mi viene in mente è:  “Perché no?”

Qualunque cosa–almeno in Europa–andrebbe meglio dell’Italia.

Su questo non ci piove.

Sia perché Italia vuol dire casino, corruzione diffusa, malaffare diffuso, regioni intere in mano alla malavita organizzata, politici trasformisti e succubi di poteri economici e militari altrui.

Sia perché il ruolo della Sardegna, come regione di quest’Italia, è chiarissimo: colonia su cui scaricare tutto quello che in Italia–neppure in Italia!–si può fare: servitù militari, industrie inquinanti e alienanti, occupazione dei terreni agricoli per produrre energia per l’Italia, forse–ci stanno provando–perfino pattumiera nucleare, ma per il resto abbandonarla al suo destino, non prima di aver drenato anche i soldi che per statuto spetterebbero ai sardi: e sono miliardi.

E tutto questo grazie ai politici sardignoli che ricevono il loro mandato–anzi, investitura–dai partiti italiani.

Togliere alla nostra classe dirigente stercoraria il loro punto di riferimento oltre il Tirreno, costringerebbe i sardi a darsene una nuova: un salto nel buio?

Eja, alla maniera della famosa vignetta di Altan dopo le lezioni del 1976: restando con lo sterco fino al collo.

Un matrimonio di interesse con la Svizzera–io la Svizzera non potrei mai amarla–sarebbe comunque molto meglio della situazione attuale in cui la Sardegna si trova sotto la tutela di una nazione abortita e in mano alla peggior classe dirigente europea.

Ma è anche chiaro che questo matrimonio non s’ha da fare e non si farà, né oggi né mai.

A parte il fatto che l’Italia non cederebbe mai l’ultima colonia rimastale e sappiamo bene come lo stato italiano sia disposto a usare qualsiasi mezzo per ottenere la conservazione dello statu quo: do you remember “stategia della tensione”?

C’è anche il fatto che–parlando in generale e tenendo conto del fatto che gli svizzeri non sono tutti uguali–ecco, diciamo che questo popolo non è esattamente famoso per la sua ospitalità.

La xenofobia non riguarda certo TUTTI gli svizzeri, ma è inutile negare che in quelle valli sia un fenomeno diffuso.

Insomma, la questione che finora non ho visto porre da Caruso e Napoleone è molto semplice: ma gli svizzeri ce li vorrebbero i sardi nella loro federazione?

Non credo proprio.

Cosa avrebbero da quadagnare dal tirarsi in casa oltre un milione e mezzo di neo-concittadini abituati al malgoverno italiano e–last, but not least!–sardignolo?

Un matrimonio d’interesse deve essere conveniente per entrambe le parti: quale dote portebbero i sardi, oltre la bellezza della loro terra?

Rivedetevi le obiezioni mosse dal Wall Street Journal.

Se gli svizzeri accettassero, nella migliore delle ipotesi, la Sardegna finirebbe sotto la tutela della Svizzera: sarebbe in una posizione analoga a quella attuale, molto meno incasinata.

L’economia sarda–già, quale economia?–sarebbe gestita da svizzeri ed è tutto da dimostrare che gli svizzeri amino i sardi al punto da comportarsi con loro diversamente da come hanno fatto gli italiani o, ad essere interamente sinceri, gli stessi svizzeri nei loro rapporti con altri popoli.

Sarebbe comunque meglio che restare una colonia italiana?

Certo: tutto è meglio che essere una colonia italiana!

Questo per quanto riguarda il realismo della proposta del “Canton Marittimo”.

D’altro canto, bisogna ammettere che il “Canton Marittimo” esiste già nell’immaginario di tanta gente.

Quest’idea balzana è riuscita a ficcarsi nella testa di tanta gente, sparsa in tutto il mondo.

E speriamo che si ficchi anche nella testa dei sardi, costringendoli a riflettere sul fatto che il legame–subordinato–con l’Italia non è né sacro, né indissolubile.

Quello tra sardi e italiani è un contratto che si può anche sciogliere: basta volerlo e assumersene le responsabilità.

In concreto: prepararsi, nel caso si arrivasse alla maggioranza, o anche solo vicino, alle stragi che gli italiani commetteranno, per poi attribuirle ai sardi.

È il loro stile: da piazza Fontana in poi, passando per Riina.

Per ora facciamo pure quello che–molto realisticamente–Caruso e Napoleone dichiarano essere il loro obiettivo immediato: impariamo dagli svizzeri come si può governare un territorio in cui convivono gruppi linguistici differenti e governarlo nell’interesse anche–ANCHE–collettivo, di tutti i cittadini.

Se l’obiettivo di Caruso e Napoleone era quello di invitare i sardi a guardare oltre il cesso denominato Italia, beh, quell’obiettivo l’hanno raggiunto.

E sono riusciti anche a far sapere al mondo che i sardi in Italia ci stanno male.

Un applauso ai due cavalli di razza!

6 Comments to “Il “Canton Marittimo” è ormai una realtà”

  1. quindi, se entriamo a far parte della ordinata svizzera, quale sarebbe il nostro gentilizio: canton marittimi; canton marittimesi? perche il nome sardegna sparisce, giusto?
    Meglio non essere colonia di nessuno e, visto che il nostro problema e la classe dirigente sarda, ormai italianizzata, si potrebbero prendere dei dirigenti stranieri di rinomata esperienza a tempo determinato:svizzeri, tedeschi o svedesi, fa lo stesso, come si fa nelle squadre di calcio o nelle grandi orchestre sinfoniche o filarmoniche.

  2. Gianni, sempre Sardi saremo ed il nome e la bandiera restano gli stessi di oggi (non me ne voglia Franciscu Sedda, ma per ora lasciamo da parte anche l’albero di Eleonora) !

    Tutto sommato l’idea dei dirigenti stranieri non è per niente male.
    Più o meno corrisponde al nostro pensiero, la differenza è che noi stiamo cercando di convincerli a venire a farlo gratuitamente e la Sardegna ha, giustamente, una tale appeal che forse ci riusciremo pure 😉 !!!!!

  3. “Se si naviga su una barca che fa acqua da tutte le parti è meglio spendere tutte le energie per cambiare barca piuttosto che per tentare di rattoppare le falle”
    questo lo dice Warren Buffet, io chioserei che se noi sardi dovessimo pensare a un’indipendenza tout-court potremmo contare al massimo su una canoa, un po’ strettina per un milione e seicentomila anime, altro che disperati del mare!

    • anche se bellissima, nessuno andrà mai a fare le pulizie a casa tua gratis. Quando incontri qualcuno disposto a farlo, diffida, solo vuol vedere cosa puo rubare. Cosa gliene frega alla svizzera della Sardegna, perche dovrebbe aiutarla?

  4. Eiu só d’acconsentu cun Bolognesu, u statu tallianu un he una criazzione divina micca. In quanto alla classe dirigente: moglie e buoi dei paesi tuoi. Rimbocchiamoci le maniche e frughiamo a fondo nelle nostre miserie, magari dando l’occhio a modelli come quello catalano o quello scozzese. Come diceva un grande cantautore/poeta, che amava profondamente quest’isola, “… dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior…… “.

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