Archive for June 15th, 2015

June 15, 2015

Il mio troddio su Umberto Eco

eco

Tutti quelli che scrivono–in bene o in male– di Eco per riecheggiarne la pretesa grandezza. Ma pensate davvero che Eco passerà alla storia per qualcosa di più della sua erudizione e della sua frase sugli imbecilli? Chiedo a chiunque un giudizio onesto, per esempio, su “Il nome della rosa”. Davvero lo considerate qualcosa di più di un gradevolissimo giallo? Lo mettereste tra i libri da conservare ai posteri? E da Eco, oltre al suo menzionare tutti quei fatti e fatterelli e interpretarli e giudicarli, cosa avete imparato? Lui stesso ha ammesso che la semiologia non è riuscita a diventare una scienza. Tutto quel suo interpretare, scrivendo sull’acqua cosa vi ha lasciato? Eco, come Freud, ha fondato un impero sociologico sull’acqua, sulla sua capacità di creare consenso per un periodo. Ma non si lascia dietro né poesia né scienza. Una moda, un successo di costume. E poi il gradevole nulla di cui si è e ci ha cibato. Provate ad immaginare cosa pensereste di Eco se non avesse scritto quel best seller. Ecco Eco. L’Umberto Eco più profondo è questo: http://espresso.repubblica.it/…/news/el-me-aristotil-1.24017.
“Sapere molto–gli ho scritto in questa occasione–non sempre vuol dire capire molto.”
Alé, anche io ho mollato il mio troddio!

June 15, 2015

Pigliaru si fa bello con il culo degli emigrati

pigliaru 2

Il 6 giugno scorso, Francesco Pigliaru annunciava trionfante la diminuzione della disoccupazione: “«Il lavoro, la cosa più importante. Due giorni fa l’Istat ha documentato una diminuzione della disoccupazione e la crescita di posti di lavoro in Sardegna. Ieri il Mater Olbia, che superando moltissime difficoltà siamo riusciti a tenere in Sardegna, ha iniziato ad accettare domande di lavoro (oltre mille dopo tre ore, quasi 2500 a fine giornata)».” (nuova sardegna)

Chiaro: si era in piena campagna elettorale e allora–come a carnevale–ogni scherzo vale.

Non ho mai avuto nessuna simpatia per il figlio di Antonio Pigliaru, ma non l’ho mai neppure mai considerato un politicante come gli altri: il suo lavoro ce l’aveva e non mi è nemmeno mai sembrato il tipo che voglia passare alla storia.

Del resto non ci vuole molto a capire perché.

Ma questa storia della “diminuzione della disoccupazione” mi è puzzata subito di disonestà intellettuale.

Intellettuale?

Mi son detto subito: “Ma questo zio non sta tenendo conto del fatto che tanta gente emigra. Se togli gli emigrati dal conto dei disoccupati, allora la disoccupazione cala automaticamente. La disoccupazione cala solo perché cresce la disperazione.”

Infatti.

Vedetevi i dati di Bankitalia riportati da Il minuto.

27.000 sardi sono emigrati nel triennio 2011-2013.

Se non fossero emigrati, sarebbero quasi tutti stati conteggiati come disoccupati.

E chi parte?

Chi parte – A scegliere di partire sono più spesso i giovani fra i 25 e i 34 anni in possesso di una laurea. “Dimostrano – spiega il rapporto – infatti una una maggiore propensione a effettuare spostamenti al di fuori della regione (rispettivamente 15,3 e 12,2 trasferimenti ogni mille abitanti nella media del triennio 2011-13)”.
La partenza di circa 27mila persone in tre anni è però compensata dai flussi migratori in arrivo. Infatti, afferma Bankitalia, “il saldo tra le iscrizioni e le cancellazioni nelle anagrafi comunali, considerando sia i flussi all’interno del paese sia quelli da e per l’estero, è risultato positivo”. Fanno però eccezione i giovani fra i 25 e i 34 anni, classe d’età in cui “il saldo migratorio è risultato invece negativo anche considerando i flussi con l’estero”.”

Partono i giovani più qualificati.

Del resto sono anni che lo dico: “Chi lascia la scuola senza un diploma, non ha nessuna possibilità di farcela in un altro paese”.

A costituire lo zoccolo duro della disoccupazione in Sardegna, è quel 25% circa di ragazzi che abbandona la scuola prima del conseguimento del diploma.

Quei ragazzi ai quali Pigliaru e la sua giunta hanno sottratto la metà dei finanziamenti “destinati a combattere la dispersione scolastica”, per regalarli–senza porre condizioni, a quanto ne sappiamo–agli amichetti dell’università italiana di Sardegna: ansa

Quell’università  che non si è mai presa la briga neanche di investigare i motivi della dispersione scolastica.

Questo è cinismo.

Non si può presentare come un successo il fatto che decine di migliaia di giovani siano costretti ad emigrare: lasciatevelo dire da chi ne sa qualcosa.

E non si può presentare come “lotta alla dispersione scolastica” il foraggiamento della propria confraternita.

Questo è cinismo e del peggiore.

Bellixeddu de aderus.

June 15, 2015

Mentre l’Europa stessa affonda

unione eu

Ho sognato l’Europa dei popoli, con la Sardegna regione di una federazione di popoli civili.

Ci hanno dato l’Europa degli stati e dei mercanti.

E ora tutto si sfascia: dalla Grecia che “deve pagarla cara, deve pagarla tutta” all’invasione degli “altri”, da fermare sospendendo l’umanità degli europei.

Per dirla con Adriano Sofri, gli europei sono in preda alla “Nostalgia del passato e paura del futuro, [che] non sono l’opera di neopopulisti xenofobi. (L’avvento del fascismo non fu l’opera dei fascisti).”

Ci hanno scatenato contro una crisi economica che ci ha impaurito e disumanizzato

Questa Europa è incapace di provare solidarietà per i Greci in miseria, figuriamoci per i tutti i miserabili che cercano addirittura di sopravvivere, fuggendo dai loro paesi martoriati.

Tedeschi e francesi, i popoli che hanno tirato per decenni l’idea di Europa, sono oggi in testa nella classifica dell’egoismo.

Gli italiani–ma anche i sardi sono giustamente contati tra di loro–campioni di razzismo.

Dell’idea che avevo dell ‘Europa non è rimasto quasi più nulla.

Dubito che la stessa Unione Europea sopravviva alla fine del sogno.

La Sardegna è culturalmente già quasi morta.

Siamo arrivati a sognare la Svizzera: a bellu puntu!