Pigliaru si fa bello con il culo degli emigrati

pigliaru 2

Il 6 giugno scorso, Francesco Pigliaru annunciava trionfante la diminuzione della disoccupazione: “«Il lavoro, la cosa più importante. Due giorni fa l’Istat ha documentato una diminuzione della disoccupazione e la crescita di posti di lavoro in Sardegna. Ieri il Mater Olbia, che superando moltissime difficoltà siamo riusciti a tenere in Sardegna, ha iniziato ad accettare domande di lavoro (oltre mille dopo tre ore, quasi 2500 a fine giornata)».” (nuova sardegna)

Chiaro: si era in piena campagna elettorale e allora–come a carnevale–ogni scherzo vale.

Non ho mai avuto nessuna simpatia per il figlio di Antonio Pigliaru, ma non l’ho mai neppure mai considerato un politicante come gli altri: il suo lavoro ce l’aveva e non mi è nemmeno mai sembrato il tipo che voglia passare alla storia.

Del resto non ci vuole molto a capire perché.

Ma questa storia della “diminuzione della disoccupazione” mi è puzzata subito di disonestà intellettuale.

Intellettuale?

Mi son detto subito: “Ma questo zio non sta tenendo conto del fatto che tanta gente emigra. Se togli gli emigrati dal conto dei disoccupati, allora la disoccupazione cala automaticamente. La disoccupazione cala solo perché cresce la disperazione.”

Infatti.

Vedetevi i dati di Bankitalia riportati da Il minuto.

27.000 sardi sono emigrati nel triennio 2011-2013.

Se non fossero emigrati, sarebbero quasi tutti stati conteggiati come disoccupati.

E chi parte?

Chi parte – A scegliere di partire sono più spesso i giovani fra i 25 e i 34 anni in possesso di una laurea. “Dimostrano – spiega il rapporto – infatti una una maggiore propensione a effettuare spostamenti al di fuori della regione (rispettivamente 15,3 e 12,2 trasferimenti ogni mille abitanti nella media del triennio 2011-13)”.
La partenza di circa 27mila persone in tre anni è però compensata dai flussi migratori in arrivo. Infatti, afferma Bankitalia, “il saldo tra le iscrizioni e le cancellazioni nelle anagrafi comunali, considerando sia i flussi all’interno del paese sia quelli da e per l’estero, è risultato positivo”. Fanno però eccezione i giovani fra i 25 e i 34 anni, classe d’età in cui “il saldo migratorio è risultato invece negativo anche considerando i flussi con l’estero”.”

Partono i giovani più qualificati.

Del resto sono anni che lo dico: “Chi lascia la scuola senza un diploma, non ha nessuna possibilità di farcela in un altro paese”.

A costituire lo zoccolo duro della disoccupazione in Sardegna, è quel 25% circa di ragazzi che abbandona la scuola prima del conseguimento del diploma.

Quei ragazzi ai quali Pigliaru e la sua giunta hanno sottratto la metà dei finanziamenti “destinati a combattere la dispersione scolastica”, per regalarli–senza porre condizioni, a quanto ne sappiamo–agli amichetti dell’università italiana di Sardegna: ansa

Quell’università  che non si è mai presa la briga neanche di investigare i motivi della dispersione scolastica.

Questo è cinismo.

Non si può presentare come un successo il fatto che decine di migliaia di giovani siano costretti ad emigrare: lasciatevelo dire da chi ne sa qualcosa.

E non si può presentare come “lotta alla dispersione scolastica” il foraggiamento della propria confraternita.

Questo è cinismo e del peggiore.

Bellixeddu de aderus.

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