E la montagna partorì il topolino

Claudia-Firino-84

Oddío, montagna?

Qui l’unica montagna è quella dei soldi che la RAS regala all’università italiana di Sardegna: http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2015/05/19/scuola-via-a-progetto-iscol-da-720-mln_70d747e9-8f37-4a37-9c52-ec3318b4553e.html?fb_action_ids=10153668630849879&fb_action_types=og.shares

La metà dell’intero malloppo di 720 milioni destinati “alla scuola” in tre anni e–per quanto ne sappiamo–senza chiedere niente in cambio: carta bianca.

Un premio per l’impegno dimostrato dalle università italiane di Sardegna nell’analisi e la prevenzione della dispersione scolastica?

Lampu!

Se queste analisi esistono, sono il segreto meglio custodito del mondo.

E la prevenzione?

Quale prevenzione?

La Sardegna è stabilmente in cima alle classifiche europee per la dispersione: da anni circa un ragazzo su quattro lascia la scuola senza un diploma: http://www.unica.it/UserFiles/File/Utenti/nuvoli/comunicato%20stampa%20Rapporto%20CRENoS%202015.pdf

Sono monotono?

No, monotoni sono loro nel non voler affrontare questa tragedia.

Ricordiamolo: 360 milioni alle università italiane di Sardegna e 35,5 per la dispersione scolastica.

E adesso, dopo il danno e la beffa, non poteva mancare il sale da cospargere sulla ferita: la giunta Pigliaru ha stanziato 450.000 euro per l’introduzione del sardo nella scuola.

Si veda l’articolo sull’Unione Sarda di ieri.

Più che un topolino, viene da dire, un gattino cieco.

Quattro soldi e nessun progetto o visione: “Il bando sull’uso della lingua sarda, che rimarrà aperto fino all’inizio dell’anno scolastico per permettere la predisposizione dei progetti, si rivolge agli istituti scolastici della Sardegna (comprese le scuole dell’infanzia) che vengono invitati a presentare proposte per la sperimentazione dell’insegnamento e dell’utilizzo veicolare della lingua sarda in orario curricolare.”

Cosa potranno fare le scuole di fronte alla mancanza totale di studi sulla situazione linguistica reale in Sardegna?

Si inventeranno qualcosa.

Improvviseranno.

E non si potrà dare loro la colpa del prevedibilissimo fallimento del progetto.

No dico, “utilizzo veicolare” del sardo a Iglesias? O a Cagliari?

Ma di cosa stiamo parlando?

Qual’è la percentuale di bambini bilingui in italiano e sardo nelle varie situazioni?

I dati della ricerca sociolinguistica voluta da Renato Soru, nel mentre, sono invecchiati di 10 anni e non erano affatto rosei neanche allora: http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_88_20070514130939.pdf

Tab. 5.5 Parla/capisce una lingua locale a seconda del sesso e della classe di età

Maschi
6-8 anni 9-11 anni 12 anni e oltre
Parla una lingua locale 15,0 33,9 55,0
Non parla, ma capisce una lingua locale 45,0 37,3 31,7
Non parla, né capisce alcuna lingua locale 40,0 28,8 13,3
Totale 100,0 100,0 100,0
N 20 60 60
  Femmine
  6-8 anni 9-11 anni 12 anni e oltre
Parla una lingua locale 43,3 42,3 50,0
Non parla, ma capisce una lingua locale 26,7 38,5 40,0
Non parla, né capisce alcuna lingua locale 30,0 19,2 10,0
Totale 100,0 100,0 100,0
N 30 52 50

Questi dati riguardano l’intera Sardegna e mettono insieme situazioni urbane e quelle dei paesi in cui i bambini sono–o erano–ancora esposti al sardo: situazioni diversissime tra di loro.

Quali sono le indicazioni che la RAS fornisce alle scuole?

Boh?

Quello che si capisce dall’articolo è che saranno le scuole a doversi inventare tutto.

Auguri!

L’assessore Firino è esplicita nel passare la patata bollente proprio alle scuole: “Riappropriarsi dell’identità, a partire dalla lingua, è un processo che deve essere strutturato e trovare spazio già nella più tenera età – ha detto l’assessore -, e dunque deve essere centrato nelle scuole, comprese quelle per l’infanzia”.

Verissimo, ma cosa dovrebbero fare le scuole?

Buio totale.

E cosa potranno fare le scuole con quei quattro soldi

Provate a immaginare che soltanto 400 scuole presentino un progetto: cosa si fa con poco più di mille euro?

E da dove vengono questi quattro soldi?

“Parlare di scuola – ha proseguito [l’assessore] – significa anche, come detto in diverse occasioni e ripetuto anche nei più recenti incontri di presentazione del progetto Iscol@, destinare un posto di rilievo alla lingua sarda, prima espressione dell’identità da cui proveniamo e che ci appartiene. Perciò abbiamo concentrato la maggior parte delle risorse per la lingua sarda nella scuola”.

Capolavoro di politichese che, tradotto, significa: “I soldi per l’introduzione del sardo nella scuola, verranno sottratti ai pochi fondi destinati alla lingua sarda nel suo complesso”.

Ora, questa giunta non può dire di non aver sentito mai parlare di un possibile rapporto tra situazione linguistica generale in Sardegna e dispersione scolastica.

La scelta di non prendere in considerazione questo rapporto è quindi una scelta politica cosciente.

La giunta sceglie di ignorare che il bilinguismo comporti–come minimo–un aumento delle capacità linguistiche e cognitive generali dei ragazzi e che perciò il suo raggiungimento vada visto come una delle strategie per migliorare il rendimento scolastico e quindi come uno degli strumenti per combattere la dispersione scolastica.

Da lì sarebbero dovuti venire quei soldi, molti più soldi, non dal magrissimo bilancio della lingua.

L’assessore–o chi per lei–vede nell’introduzione del sardo unicamente un mezzo per riappropriarsi dell’identità.

A questo punto le consiglio di leggersi–o rileggersi–il mio libro “Le identità linguistiche dei sardi”, visto che tra l’altro l’ha ricevuto in omaggio.

Le cose, nella questione del rapporto tra lingua e identità, non stanno esattamente come le presenta lei.

 

E poi c’è tutta la questione del materiale didattico: quali sono le linee generali che la RAS indica per lo sviluppo del materiale didattico?

Quale sardo scritto si dovrà utilizzare?

Quali sono gli obiettivi da raggiungere?

Che miseria!

Gattini ciechi.

Questa giunta triste e trista non poteva dimostrare meglio il suo menefreghismo sulle questioni del bilinguismo e della dispersione scolastica.

One Comment to “E la montagna partorì il topolino”

  1. Io il dialetto Sardo, lo parlo ē lo capisco, essendo natto ã Sant’antioco il campidanese
    Me ne vanto di averlo in testa.Essendo più
    Di 45 anni in Umbria, parlo anche il perugino,ma la mia testa ē sempre in
    Sardegna.

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