Archive for June 23rd, 2015

June 23, 2015

Maninchedda? Intelligente, mi’! Ma anche lui quando ci si mette …

download (6)

Metto la testa del gigante, così recupero anche un po’ di lettori archeoglioni.

Tanto per non fraintenderci, eh?

Mi sono stufato di scrivere di Paolo, ma lui insiste a scrivere di cose su cui scrivo anche io.

E visto che condividiamo lo stesso scarso pubblico interessato a queste faccende, “Come fare, eh”?

No, non è Lenin, è Salvatore Zedda di Ortacesus.

E allora scrivo di Paolo!

Paolo ci ha il cervello a mezzo servizio, come ho già detto con altre parole.

Capisce moltissimo, ma solo fin dove vuole lui.

Oggi ha scritto questo: “L’idea è fare lo Stato sardo, cioè ciò che mai in Sardegna è stato fatto, ossia un ordinamento dei poteri e dei diritti/doveri equo, semplice e efficiente. Per farlo serve il Partito della Nazione Sarda.”

Eja!

Ellus ca no?

Tra l’altro l’ho già scritto io prima di lui, ma anche altri.

Il problema è solo uno: arrivato a questo punto il cervello–il bel cervello–di Paolo smette di funzionare.

Paolo non si chiede come mai questo partito non esista ancora.

Ce l’hanno tutti il partito nazionale!

Quasi tutti.

Solo i sardi no!

Gli altri sì e noi no!

E cosa siamo burdi?

Eja, burdi siamo.

Non abbiamo un partito nazionale perché, semplicemente, non siamo una nazione.

La nazione è una tecnologia sociale e, in quanto tale, non esiste da sé, ma va costruita.

Nessuno ancora l’ha fatto ed è per questo che non siamo nazione e non abbiamo ancora un partito nazionale dei sardi.

I sardi fino a poco tempo fa erano divisi in tribù e agglomerati di tribù, ma questa seconda opzione solo quando si trattava di scontrarsi con altri agglomerati: normalmente, ogni bidda una tribù.

E questa visione tribale della sardità si riflette nella discussione sul sardo standard.

Oggi questa visione tribale della sardità si sta decomponendo a favore di una visione della Sardegna, semplicemente, come regione periferica e miserabile dell’Italia.

L’idea di costruire la nazione sarda, partendo dalla realtà tribale e superandola non è mai attechita tra gli intellettuali professionisti: insomma–ma che strano!–pagati dallo stato italiano.

La nazione la costruisce la borghesia, quando essa si identifica con il resto del popolo.

Questo–dopo la sconfitta della sarda rivoluzione–in Sardegna non è mai successo.

Ecco perché non abbiamo una nazione sarda, né un partito nazionale sardo, né potremmo avere uno stato sardo.

Maninchedda a volte capisce che il fatto che lui sia assessore non basta a creare consensi, e dice che occorre una cultura dell’indipendenza.

A volte capisce quello che vuole e si limita a fare proclami vuoti su quello che sarebbe bello succedesse.

Quello che non vuole capire è che una nazione si costruisce sulla base di un’identità condivisa.

Identità che cambia da situazione a situazione: in Irlanda la religione, in Catalogna la lingua e i soldi, in Scozia l’esistenza di una classe dirigente che da sempre si identifica con la nazione che ha costruito.

E la Sardegna?

Su cosa vogliamo costruire la nazione sarda?

La mia risposta la conoscete.

La risposta di Paolo Maninchedda non l’avrete mai.

Infatti, passerà alla storia come “assessore ai lavori pubblici sovranista”.

Sovranista?

E ita lampu cheríat narrer custu faeddu?