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June 28, 2015

Non siamo tutti archeologi, ma non siamo nemmeno tutti tonti

suonatore-itifallico

Rubens D’Oriano è il beniamino di quei calunniatori riuniti nel blog Untoreblog: “Inizio col chiarire che essere uno dei vostri beniamini mi fa piacere eccome, lo ritengo un onore che rivendico con orgoglio,”

Ma al contrario dei suoi anonimi ammiratori–che coraggio!–Rubens ci mette la faccia.

Contento lui …

Ognuno è libero di mettere la faccia dove vuole, no?

Intervistato da Sardinia Post, Rubens comincia con una metafora che dimostra pochissima memoria o un’intelligenza, diciamo così, settoriale.

Cosa che rende ancora più piccante tutto il suo discorso.

Aeroporto di Elmas: dlin dlon si avvisano i signori passeggeri in partenza per Roma che il loro aeromobile sarà eccezionalmente pilotato dall’architetto Bianconi, che non ha il brevetto e non ha mai pilotato un aereo ma è un grande appassionato di aereii”?

Cosa succederebbe se prima di salire su un volo sentissimo questo annuncio?”

A tre mesi dalla tragedia aerea del 24 marzo, provocata da un pilota con tutti i brevetti, ma che voleva suicidarsi, penso che chiunque altro, al suo posto di archeologo “ufficiale e brevettato”, si sarebbe astenuto da usare questa metafora.

La sua è esattamente la metafora dell’archeologia sarda.

In questa situazione, chiunque–e voglio proprio dire chiunque!–è comunque meglio di un pilota suicida.

Rubens è un uomo d’onore e ci mette la faccia.

Dove la mette sono affari suoi, per fortuna.

E dice anche varie cose non solo sono condivisibili, ma che anche io ho detto, soprattutto rispetto al fatto che “tutti sono linguisti/archeologi”.

Ma c’è una cosa: così come la lingua non è dei linguisti–solo la linguistica lo è!–il passato non è degli archeologi: solo l’archeologia lo è.

Detto questo, non occorre essere archeologi per capire che c’è qualcosa di molto strano nel tenere nascosti nei magazzini del musei di Caglliari dei reperti importanti come i Giganti di Monti de Prama.

E questo per 30 anni!

Allora le parole di Rubens–che ci mette la faccia e la mette, evidentemente, dove a lui piace–suonano, diciamo così, insufficienti a spiegare la portata del suicidio commesso dall’archeologia sarda 40 anni fa, all’epoca dei ritrovamenti di Monti de Prama:

“Vi accusano di nascondere scoperte importanti che potrebbero cambiare la visione dei Sardi nel Mediterraneo.
Certo, il grande complotto degli archeologi contro la Sardegna: secondo questi complottisti le Università e le Soprintendenze avrebbero tramato per nascondere ai Sardi il loro vero glorioso passato. Peccato che le Soprintendenze oggi siano al collasso, da anni non si assume personale perché ormai la pubblica amministrazione è sinonimo di sprechi e fannulloni con il risultato che oggi siamo in sei ad occuparci di mezza Sardegna tra questioni amministrative e burocratiche (di cui rispondiamo anche alla Magistratura) e ricerca scientifica.”

Vero che la domanda di Francesca Mulas è tendenziosa e mirata a ottenere esattamente questa risposta.

Chissà cosa ci nascondono oggi, ma, appunto per questo, non possiamo accusarli di nascondere nulla, altrimenti vorrebbe dire che non sono riusciti a nascondercelo.

Ma rispetto ai giganti, c’è poco da sospettare complotti: i giganti sono stati occultati per 30 anni nei magazzini del Museo di Cagliari.

“Una verità come una mucca”, come si dice in olandese.

“Oggi le soprintendenze sono al collasso”.

Oggi.

Ma qui stiamo parlando di 40 anni fa.

La scoperta è stata occultata per 30 anni e, quando finalmente è stata svelata, ha cambiato la visione dei sardi nel mediterraneo: punto.

Perché l’hanno occultata per 30 anni?

Forse perché oggi–Oggi–le sovrintendenze sono al collasso?

O le sovrintendenze sono oggi al collasso–ma Rubens è ancora lì–perché 40 anni fa l’archeologia sarda ha deciso di suicidarsi, come il pilota della Germanwings?

Ecco, questo andava detto: se Rubens è il beniamino di quei gran signori di Untoreblog, non è una caso.

In bellu logu dd’at posta sa faci!

Ciliegina finale sulla torta:

Insomma, sta dando ragione a Umberto Eco: “I social network danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività”.
Proprio così: condivido ogni parola e ogni virgola di Umberto Eco.”

Appunto: vi piacerebbe!

E adesso scommettiamo che gli amichetti di Rubens tornano a occuparsi di me?