Piste ciclabili: risposta a Giorgioni e a Tzoroddu

fiets

Speriamo che questa discussione serva a qualcosa.

Speriamo.

Francesco Giorgioni, su Sardegnablogger, risponde al mio articolo di ieri, argomentando giustamente che il cicloturismo (italiano) ha i suoi canali alternativi per comunicare le mete e i percorsi interessanti.

Il suo articolo mi ha fatto capire che il mio di ieri è scritto da un punto di vista olandese e quindi forse impossibile da capire in Sardegna.

Francesco scrive che “Bisogna spiegare che la rete ciclabile non serve all’impiegato del catasto per andare in bicicletta in ufficio, quantomeno non è lui il primo beneficiario del progetto.”

E invece io–con un possibile errore di prospettiva–pensavo proprio a chi considera la bicicletta un mezzo di trasporto e non uno strumento per fare dello sport.

Pensavo agli olandesi, ma ai nord europei in genere che, tutti insieme, sono molti di più degli italiani che vanno in bicicletta per dimagrire.

Frecciatina bonaria a Francesco, che pensa–ma lo pensa lui–di essere grasso.

Insomma, Giorgioni pensa a un turismo di nicchia.

Io pensavo a un turismo molto più diffuso al di fuori dell’Italia.

Pensavo a famiglie intere che si spostano in bicicletta sulle piste ciclabili, come avviene in Olanda, ma non solo.

E allora, ripeto, in questo caso il progetto mette il carro davanti ai buoi: idea fantastica, ma irreale se non si fa conoscere la Sardegna all’estero.

E naturalmente–ieri avevo tralasciato di parlarne, ma, come fa notare in un commento Mikkelj Tzoroddu, c’è anche il problema dei trasporti.

Non tanto quelli interni, che sarebbe risolti, appunto, dalle biciclette.

L’altro problema da affrontare, per far espandere il turismo in Sardegna, è quello enorme dei collegamenti con il mondo esterno.

Insomma: destinare otto milioni alla realizzazione delle piste ciclabili, prima di aver affrontato questi due problemi, mi sembra–diciamo così–ingenuo.

Ma, se io avessi torto, e il cicloturismo fosse inteso come riservato a un numero selezionato di appassionati, allora la cifra destinata al visionario–in senso buono– progetto delle piste ciclabili sarebbe assolutamente sproporzionata ai risultati ottenibili.

Quanti anni occorrerebbero per far guadagnare alla società sarda, attraverso il cicloturismo di nicchia, gli otto milioni investiti dai contribuenti isolani?

Ora, comunque lo si osservi, questo progetto deve essere ancora messo a fuoco per diventare realistico.

Dicevo: otto milioni di euro, una cifra spropositata per il cicloturismo di nicchia.

Ma una cifra irrisoria rispetto al numero di kilometri che si vogliono realizzare: 2700, secondo Enrico Napoleone.

Ora, in Olanda, grande un po’ più della Sardegna e terra di biciclette per antonomasia, ci sono 35.000 kilometri di piste ciclabili: http://www.fietsersbond.nl/nieuws/bijna-35000-km-fietspad-nederland#.VZTX3fntmko

Questa rete è stata realizzata in oltre un secolo e non ho idea di quanto sia costata.

Se il modello delle piste ciclabili che intende realizzare questa giunta è quello olandese, allora quei 2700 kilometri, sono, come dice Enrico Napoleone, un ‘utopia paragonabile a quella del Canton Marittimo.

Quanti anni e quanti soldi occorrerebbero per realizzarla?

Speriamo che questa discussione serva a qualcosa: l’idea delle piste ciclabili è fantastica, ma ancora completamente irreale.

2 Comments to “Piste ciclabili: risposta a Giorgioni e a Tzoroddu”

  1. Quello che non si vuole prendere in considerazione in questa discussione è che la Sardegna, oltre al mare, ha ben poche attrattive. Le presunte bellezze nell’entroterra della Sardegna sono poche e poco rilevanti rispetto a quello che si trova in Italia. A parte i nuraghi, che sono comunque poco più che dei mucchi di pietre tranne alcuni giganteschi, il paesaggio, le campagne, i monumenti storici, i centri abitati, di interessante c’è veramente poco. In più se ci mettiamo che i sardi hanno una naturale idiosincrasia a fare le cose a regola d’arte, le lungaggini burocratiche, i lavori fatti a cazzo, i signorotti locali che dovranno mangiarci sopra, questa iniziativa e destinata a fallire. In tutti i casi, le figure di merad le coninuate a fare lo stesso basta solo vedere tutto il pattume distribuito in tutti gli angoli del territorio.
    Il mare, solo il mare c’avete di bello ed è grazie all’iniziativa di imprenditori non sardi che si è creata un po’ di economia.

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