Il diritto alla felicità (replica)

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Sempre attuale

Dall’altra parte del tunnel c’era davvero il casino di cui aveva parlato Edith: i 20 centimetri di neve erano caduti davvero, lì e solo lì, tra la costa e Amsterdam, ed erano stati schiacciati dalle ruote delle macchine e trasformati in alcuni centimetri di ghiaccio.
Tutti andavamo molto piano: 20, 30 all’ora, ma comunque dopo poche decine di metri la fila si fermava. Poi, lentamente, si rimetteva in moto per fare un altro tratto di strada scivolosa.
Ero lo stesso contento di aver fatto la maggior parte della strada a una velocità quasi normale e soprattutto non volevo aggiungere anche l’incazzatura allo stress del guidare sul ghiaccio.
Ascoltavo la radio: il ministro delle Finanze voleva recuperare dall’Islanda i soldi che aveva anticipato per rimborsare quegli Olandesi che, per un interesse del 5,25%, avevano “affidato i loro risparmi” alla banca islandesi online Icesave.
Le banche olandesi in quel periodo pagavano ai risparmiatori mediamente un interesse dell’1,8%.
Icesave era fallita, e il ministro olandese si era impegnato a rimborsare quei “risparmiatori”olandesi che rischiavano di veder sparire i loro soldi nel Maelström generato dalla creatività dei banchieri vichinghi.
Il presidente islandese gli aveva risposto di ripassare, ma Bos, l’Olandese, gli urlava in termini diplomatici: “Aridatece li sordi!”
Lo spettacolo non gli era piaciuto e in linguaggio europeista gli diceva pure l’equivalente di “Ti nci fatzu fichiri!”: “Potete scordarvi l’ammissione all’Unione Europea!”
Io avevo seguito la storia alla radio.
Da quando mi sono arreso e mi sono motorizzato anch’io, mentre vado al lavoro ascolto la Buisiness News Radio, che poi sarebbe la versione radiofonica del FinanciëleDagblad (Quotidiano Finaziario): liberali nel bene e nel male e così ho cominciato a capire qualcosa di economia.
Quando hanno spiegato che se una banca paga così tanti interessi al “risparmiatore” è perché sono loro che hanno un bisogno disperato di soldi, l’ho capito subito: usura al contrario!
Anzi, la democratizzazione dell’usura: soltanto in Olanda 160.000 di questi “risparmiatori” e circa 300.000 in Gran Bretagna.
No, nessuno di loro aveva capito che se tu presti i tuoi soldi a chi ne ha diperatamente bisogno, corri anche dei rischi. Nessuno, neppure le due provincie olandesi che hanno “parcheggiato” alcune centinaia di milioni dei contribuenti nelle casseforti virtuali della Icesave.
Su Internet si trova ancora il sito di questi campioni del gioco delle tre carte (http://www.homefinance.nl/algemeen/nieuws/icesave-introduceert-internetspaarrekening.asp).
Ci si può leggere: “Nel 2006 Icesave è stata introdotta sul mercato inglese ed è stata proclamato in quel paese come il miglior prodotto bancario online”.
Ma adesso gli Inglesi sono ancora più incazzati degli Olandesi: gli smemorati del Collegnoshire.
Adesso gli Islandesi-tutti gli Islandesi-pagheranno per rimborsare i risparmiatori/usurai olandesi e brittannici, perché ormai-i grandi banchieri internazionali hanno aperto la breccia-tutti hanno il diritto di non perdere a poker.
L’altra notizia del giorno era quella del ministro della sanità che ha deciso che la mortalità perinatale (prima del parto, durante e immediatamente dopo il parto) deve essere dimezzata.
In Olanda muore un neonato su cento: in Europa, soltanto la Francia e l’Estonia superano, e di poco, l’Olanda.
In Slovacchia, Svezia e Lussemburgo la mortalità è inferiore di circa il 50%.
Forse è da questo dato che deriva l’ambizione del ministro.
La soluzione? Un coordinamento più efficace tra ginecologi e ostetriche.
Nei mesi scorsi-la notizia non è quella della percentuale di decessi di neonati, ma quella dei provvedimenti del ministro-il tema è stato dibattuto abbastanza estesamente.
Alcuni ginecologi hanno timidamente fatto notare che un’altro record olandese era direttamente collegato al precedente: quello dell’età in cui le donne hanno il primo figlio.
L’età media in cui una donna olandese ha il primo figlio è di 29,4 anni, mentre oltre il 5% ha il primo figlio all’età di 38 anni (http://www.rivm.nl/vtv/object_document/o2696n21015.html#1).
Ho letto e ascoltato diverse interviste a donne che spiegavano perché il primo figlio fosse arrivato così tardi. No, non era la carriera-ci mancherebbe altro!-a impedire quella scelta: prima bisognava trovare l’uomo giusto!
Per capirci: per gli uomini vale lo stesso discorso!
Questa lettera a una rivista femminile può aiutare a capire: “Negli ultimi tempi sto pensando molto al fenomeno bambini. Ho 26 anni e il mio tesoro ne ha quasi 29. Ancora giovani e fighi. Abbiamo appena comprato la nostra seconda casa e fra sei mesi traslocheremo. Abbiamo un lavoro sicuro, ecc. Ma quale sia l’età giusta per restare incinta non si può dire, naturalmente, e questo lo rende anche così “pesante”. Fra un po’ magari lo troverò difficile e comincerò troppo tardi. Fra due anni mi piacerebbe, ma il mio tesoro deve anche lui essere arrivato a questa conclusione, naturalmente.”
(http://forum.viva.nl/forum/Kinderen/Eerste_kind_beste_leeftijd/list_messages/15392)
Siamo tutti bravissimi a raccontar balle a noi stessi e queste donne non fanno eccezione.
Poi arrivano i 35 anni!
Quello dei 35 anni è il confine che una donna non può superare se vuole avere ancora delle possibilità ragionevoli di avere dei figli-e possibilmente sani.
A 35 anni queste donne vanno davvero in fregola: il loro “istinto materno” diventa irresistibile e allora…vai col figlio!
Fa un effetto strano vedere sul piazzale della scuola quasi soltanto tardone di oltre 40 anni ad aspettare che escano i bambini.
Ad Amsterdam è così.
Ma già, come anche da noi, queste donne di mezza età parlano di se stesse come delle “ragazze”.
“Ragazze” di oltre 40 anni!
Oddío, “ragazze” lo sono pure, nel senso di immature e irresponsabili.
Ragazze e ragazzi che hanno “diritto alla felicità”.
Pare che questa coglionata sia stata una delle tante nate dalla Rivoluzione Francese.
Datemi pure del reazionario, ma indovinate da dove devono venire i soldi per dimezzare la mortalità perinatale? Risparmiando sul resto della sanità, perché, dato che il governo si è svenato per salvare le banche, bisognare tagliare su tutto.
Naturalmente il ministro si è guardato bene dal fare il collegamento tra la mortalità perinatale e l’età delle madri: chissà quanti voti-di sinistra-gli sarebbe costato!
Per la cronaca, il ministro in questione, Abraham (Ab) Klink, è democristiano.
Ho fatto un collegamento tendenziosissimo tra il salvataggio delle banche e il salvataggio dei figli delle tardone.
Ma l’ho fatto io?
Il diritto alla felicità è il diritto di non perdere a poker?
Sempre mercoledì scorso, avantieri: la mia alunna che aveva scaricato la metà della sua tesina da Internet, quando le ho detto che mi aveva costretto a lavorare quattro ore per stabilire esattamente cosa aveva copiato e cosa no-visto che immaginavo che lei avrebbe rotto i coglioni-ha detto serenamente: “Ma io devo tutelare i miei interessi!”
Anche lei-copiare l’abbiamo fatto tutti!-rivendicava il diritto di non perdere a poker.
È ora che ci liberiamo anche di quest’altra coglionata del “diritto alla felicità”.
Shit happens!
Happiness too!
E non c’è bisogno di scomododare la filosofia Zen per capirlo!

Per fare i 6 chilometri dal tunnel a casa di Edith ci ho messo un’ora.
Lei era completamente nel pallone perché sua figlia era bloccata ad Amsterdam: la stazione di Haarlem era chiusa per la neve.
Voleva andare ad Amsterdam per riportare la figlia a casa. Le ho detto che ci avrebbe messo almeno sei ore ad andare e tornare e che sua figlia aveva 20 anni: bisognava trovarle lì un posto dove dormire.
Sua figlia è andata a dormire da un’amica, ma noi abbiamo litigato lo stesso perché Edith non voleva sentir parlare dei risparmiatori/usurai.

One Comment to “Il diritto alla felicità (replica)”

  1. m’esti praxiu, soprattutto quando punti il dito sulla pretesa di maternità in età tarda , qui a New York è ridicolmente elevato alla pretesa , l’edonismo e l’egoismo ci ha fatto perdere la bussola a tutti.

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