Il buco del culo di Cicciolina e l´identità

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Ci ho messo un paio di giorni a digerire la visita al museo Guggenheim di Bilbao.

Troppe impressioni e tutte molto forti.

Non mi metto a parlare del museo in sé: visto vuole!

Ma voglio dire qualcosa di quello che ho visto all´interno del museo.

C´erano tre esposizioni e tutte molto estreme.

L´unica che mi sia piaciuta consisteva di paesaggi costruiti con enormi lastre di acciaio—grosse abbastanza per una corazzata—e così grandi che ti ci potevi quasi perdere.

Camminare dentro quei paesaggi ti dava le vertigini.

Cattedrali di acciaio labirintiche.

Poi c´era l´esposizione dell´opera di un nero americano, morto a 28 anni.

Jean … la memoria mi sta abbandonando.

Se voleva rappresentare le bruttezza della vita dei neri americani, c´è riuscito molto bene.

E poi c´era la retrospettiva di Jeff Koons.

Eja, quello che riesce a far credere a certi ricchi polli che il kitsch sia arte.

La vera arte di Koons consiste nel modo in cui riesce a friggere l´aria per giustificare le sue cagate.

Bellissime frasi completamente prive di significato.

Esattamente come i suoi lavori.

E al centro della sala centrale della retrospettiva c´era la scultura a colori di Jeff che si tromba Cicciolina.

Un fallimento anche come opera pornografica, visto che non fa assolutamente arrettare, anzi!

Era vagamente disgustosa, coperta di quella melassa dolciastra in cui Koons riesce benissimo.

La cosa che mi ha colpito di più, in questo miscuglio di iper- e pseudorealismo,  è stato il buco del culo di Cicciolina.

Jeff si è rappresentato con due palle, che manco il toro cantabrico che ho visto ieri, e la lelledda che sparisce nel pillittone di Ilona.

E al di sotto—particolare iperrealistico—il tondino di Cicciolina.

Il buco del culo di Ilona Staller come centro dell´universo.

Oddío, riesco a immaginarmi di meglio.

E allora ti chiedi cosa c´entri tutto quello con l´identità dei baschi.

Perché hanno voluto questo monumento all´arte che non è più arte, ma chissà cosa?

Mi è tornato in mente un giudizio dato una volta da un amico galego: “Trogloditi! I baschi sono trogloditi!”

Erano gli anni in cui l´ETA ancora ammazzava e sempre più assurdamente.

Ma in quel giudizio ho riconosciuto anche lo stesso razzismo degli italiani nei confronti dei sardi.

E allora mi chiedo se la scelta estremista—perché tale è il Guggenheim: vedere per credere!—non sia una reazione a un complesso di inferiorità analogo a quello dei sardi.

Il paese basco è comunque tutto ipermoderno.

La cosa ti colpisce immediatamente quando arrivi da Biarritz: autostrade che farebbero invidia a quelle olandesi, ma in montagna, con ponti e tunnel che gli olandesi non hanno bisogno di costruire.

E il paesaggio ben curato e i bordi delle strade puliti, come in Olanda.

Più puliti che in Francia.

ll benessere si respira nell´aria.

Il Paese Basco è ricco, solo un po´ meno ricco della Catalogna.

E lo è da sempre: basta girare per le strade di Bilbao e guardare i bei palazz antichi, meno antichi e moderni.

E dappertutto i cartelli stradali e tutte le indicazioni in basco.

Anche per la macchinetta per pagare il parcheggio: ho dovuto chiedere aiuto in un negozio!

E sto per dire che—come nel caso della Catalogna—non possiamo certamente prendere i baschi a modello, perché anche loro hanno una borghesia nazionale e non quei quattro mendicanti di classe dirigente che abbiamo noi.

Ma c´era una cosa strana: non ho sentito una sola parola in basco in tutta la giornata.

Bilbao—almeno in quello—come Casteddu.

Ora è vero che anche a Barcellona si senteparlare  molto spagnolo, ma a Bilbao si sente solo lo spagnolo.

Insomma, a quello che ho potuto vedere, una situazione analoga a quella irlandese: ostentazione della lingua nello scritto e latitanza nel parlato.

E allora?

E allora il rapporto tra lingua e identità di un popolo non è così meccanico, come non lo è quello tra lingua e identità della borghesia.

Perché non credo che si possa dubitare del fatto che i baschi abbiano una forte identità.

Ma queste sono le impressioni di un turista che ha girato per alcune ore per le strade di Bilbao.

Torneremo nel Paese Basco tra poco.

Forse riuscirò a capire di più.

Per ora posso dire  soltanto che—con tutti i loro soldi—i baschisono mi  sembrano basare la loro identità più sul buco del culo postmoderno  di Cicciolina che sulla loro lingua.

Che abbiamo ragione il nostro amato leader Man-In-Kim e il suo ministro delle finanze Quintino Sedda?

I soldi non faranno la felicità, ma ti danno un´identità?

Ne riparlerò dopo Donostia (San Sebastian)..

3 Comments to “Il buco del culo di Cicciolina e l´identità”

  1. Tandu dd’antai pregontau (is bascus) :

    Nor zara?
    Nungoa zara?
    Zein da zure herria ta izena?

    E ita dd’is adi arrespostu?

  2. Ma non è che ad avere il complesso di inferiorità ci si è azzeccato?

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