Archive for August, 2015

August 30, 2015

Identità-fai-da-te 2

porco

Ieri a Haarlem c’era festa.

Una specie di festival dei caddotzoni, ma di ottimo livello.

Ed eravamo lì, nel parco vicino alla stazione, e mangiavamo i shushi della caddotzona coreana–ottimi!–quando ho visto un uomo della mia età con i quattro mori sulla manica della maglietta.

Gli ho gridato da lontano: “Sardu ses?”

Non mi ha capito e mi sono avvicinato.

No, era un olandese, ma frequentatore innamoratissimo della Sardegna da cinquanta anni.

Sardegna?

Oddìo, Sardegna fin dove Platamona–sempre Platamona–e Sassari e Sorso, sono Sardegna.

Parlava bene italiano, ma neanche una parola di sardo.

Gli ho detto che allora preferivo parlare in olandese, che io e l’italiano non andiamo d’accordo.

Niente, poi è venuta Edith e allora siamo passati all’olandese.

Gente simpatica, “Renato” e “Margherita” Ruis.

Mi hanno consigliato anche l’unico ristorante sardo rimasto a Haarlem: Luca.

L’ho cercato con Google e ho trovato “sardijns-mediterraan restaurant Luca”.

Ho cliccato sul menu, ma non ho trovato niente di sardo.

Vedete voi stessi: http://www.ristoranteluca.nl/

Di sardo non c’è una minca.

Cercando nelle recensioni ho trovato questo menu, di non so quando: http://www.dinnersite.nl/restaurant/2772/menukaart/?menukaart_id=33085

L’unico piatto sardo: maialino arrosto, ma anche quello è sparito dal menù attuale.

Eppure Luca si fregia del titolo di ristorante sardo.

E lì torniamo alla questione di sempre: che cazzo vuol dire essere sardo se di sardo non fai niente?

Luca: ristorante sardignolo, come tanti sardignoli di Sardegna.

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August 29, 2015

Si boleis gas, papai fasolu!

fasolu

E già non era un gas, quello!

All’inizio non capivo.

Ho ripreso a lavorare in su corru de sa furca e ho anche traslocato.

Mi son perso la notizia.

Ma una volta, su Facebook, mi è passato davanti il comunicato di Quintino, eja, lui mi’, Quintino Sedda.

Dice che il gas è dei sardi e che lui lo vuole per pareggiare il bilancio, eliminando la tassa sul macinato.

Gas?

Allora ho chiesto a Andría, che lui sa tutto di economia.

Ma Andría mi ha soltanto detto: “Dicono che c’è gas. E si funt giai certendi.”

Poi sono andato all’altro lavoro, cussu puru in su corru de furca, e tra trovare il bed&breakfast e strade che non conoscevo, non ho avuto tempo di informarmi.

Ieri sera, finalmente, su Facebook è passata questa notizia: http://www.sardiniapost.it/politica/il-qatar-e-il-progetto-sul-metano-pigliaru-nessun-dossier-sul-tavolo/

Pigliaru di gas non ne sa una mazza e Cappellacci dice che è uno scandalo: http://www.sardiniapost.it/politica/metano-e-qatar-cappellacci-fi-renzi-commissiona-anche-pigliaru/

Pigliaru dice “Voglio pensare che se il dossier sull’argomento non si trova sul tavolo della Regione, non sia neppure su quello del Governo”.

Per credere a Renzi ci vuole molta fede e la fede è un dono del Signore.

Un dono che il Signore ha negato a me, per ovvi motivi, ma che non potrebbe mai aver negato a quel santuomo di Ugo.

A chi credere?

Gas per 300 anni.

Cioè?

Per 300 anni per chi?

Per la Sardegna o per tutto il mondo?

Saremmo seduti su un megabombolone di gas.

Cosa aspettano a scrivere su tutta l’isola VIETATO FUMARE?

Lampu, e come hanno fatto a contarlo tutto quel gas?

E come l’hanno trovato?

No, dico, per poter dire che c’è tutto quel gas saranno stati necessari anni e anni di ricerche.

E nessuno ne sapeva niente?

Insomma, questo gas c’è o non c’è?

Sardinia Post: “Ma rumors intorno al vertice di poco più di un’ora con il numero uno di Qia, Qatar Investment Authority, confermano che il gas sia stato un argomento del confronto al più alto livello tra il Qatar e la Regione: si è parlato di energia e probabilmente Pigliaru vuole vederci chiaro su uno studio che accrediterebbe i fondali della Sardegna di risorse energetiche per oltre 300 anni.”

La confusione regna sotto il cielo e io non voglio credere che quel bravuomo di Pigliaru–che Dio l’abbia in gloria–ci stia raccontando delle balle.

Trecento anni di gas?

Io spero che da qui a pochi anni l’umanità trovi il modo di eliminare i combustibili fossili, altrimenti possiamo dire addio a tutte le zone pianeggianti della Sardegna, in molto meno di 300 anni.

E poi, quali sarebbero i vantaggi per i Sardi?

La Sardegna non è il Qatar, in cui una piccola minoranza di cittadini può essere coccolata con i proventi del petrolio, sfruttando gli immigrati da altri paesi.

La situazione della Sardegna assomiglierebbe a quella della Nigeria, in cui il petrolio è una maledizione per la gente normale e serve soltanto ad arricchire l’elite più corrotta del mondo e le multinazionali.

Ammesso che quei trecento anni di gasitudine esistano, chi sarebbe così scemo da credere che i qatarini vogliano usarli per permettere ai sardi di arricchirsi?

Qualche sardo, indubbiamente, si arricchirebbe.

Qualcuno si arricchirebbe senz’altro.

Ammesso che quel gas ci sia.

Ammettendo che il gas esista, il ruolo della Sardegna sarebbe quello solito: produttrice di materie prime a vantaggio degli altri e tenendosi i danni.

Deja vu, con tutte le conseguenze del caso.

Con la classe dirigente coloniale che abbiamo–eja, non è cambiato nulla, proprio nulla–sappiamo benissimo come finirebbe il film dei trecento anni gas.

I proventi del gas non verrebbero utilizzati per finanziare uno sviluppo sostenibile, ma verrebbero ingurgitati dai soliti noti.

Del resto, utilizzare per fini etici una fonte immorale di guadagni–continuare a utilizzare combustibili fossili è immorale, se non criminale–è una contraddizione in termini.

Chi crederebbe mai che della gente, che se fotte del riscaldamento globale, si preoccupi poi dei suoi connazionali meno fortunati?

Ammesso e non concesso che il gas ci sia, lo vedo piuttosto come l’ennesima maledizione.

Ci vorrebbe una classe dirigente come quella norvegese per trasformarla in una benedizione.

E noi dobbiamo accontentarci di Pigliaru, Maninchedda e Cappellacci Ugo.

Insomma, se vogliamo produrre metano, pensiamo piuttosto a una fonte rinnovabile: i fagioli.

August 25, 2015

Identità fai-da-te

cara

–Sono pittore …

–Bello! E cosa dipingi?

–Non dipingo, sono pittore e basta.

–Spiegami un po´, sta cosa?!

–Che cazzo c´è da spiegare? Sono pittore, mi sento pittore, amo profondamente la pittura e faccio fotografie che fanno pensare alla pittura.

–Allora sei fotografo!

–Certo, sono fotografo, ma sono anche pittore!

–Chiaro: fai fotografie e dipingi quadri. O no?

–No, vaffanculo, non dipingo quadri!

–Cioè? Sei un pittore che non dipinge?

–Sei duro a capire, eh? Sono un pittore che non dipinge, ma fa fotografie che alla gente fanno pensare alla pittura. E mi sento pittore, profondamente pïttore. Amo la pittura e la capisco.

–Scusa, ma se ami la pittura e ti senti pittore, perché non ti metti a dipingere?

–Sono negato! Da bambino nessuno mi ha mai insegnato a dipingere e neanche a scuola.

–Forse ho capito. Sei anche sardo?

–Certo che sono sardo!

–E il sardo lo parli?

–Tu sei proprio fissato, eh? Con te uno deve richiedere la patente per poter dire quello che è!

August 23, 2015

Scegliere tra bigottismo e idiozia

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“Vorrei solo essere giudicata per la mia bellezza e il mio impegno al concorso, e non per altri motivi”. (http://www.repubblica.it/cronaca/2015/08/23/news/ahlam_el_brinis_io_musulmana_voglio_fare_la_miss_minacce_e_insulti_non_mi_fermano_-121448934/?ref=HREC1-4)

Non la giudico, non ne ho diritto.

Io non so cosa voglia dire essere una ragazza di 20 di origini marocchine, musulmana, nel veneto di oggi e avere la bellezza fisica come unico strumento di emancipazione.

Perché a leggere queste parole, viene da pensare che la natura con lei sia stata generosa, ma soltanto in quel modo.

Ahlam vuole diventare Miss Qualcosa ed è finita su Repubblica per via delle minacce e degli insulti ricevuti dai suoi correligionari bigotti.

Probabilmente adesso si scateneranno i razzisti, sfruttando l’idiozia bigotta.

Con chi schierarsi?

“La bellezza salverà il mondo”.

Completamente d’accordo, ma non quella bellezza asinina esibita a quelle fiere del bestiame che sono i concorsi per Miss Questo o Miss Quello.

A me mette una tristezza enorme leggere che una ragazza di venti anni vuole essere giudicata soltanto per la sua bellezza e il suo impegno a essere riconosciuta come bella figa.

August 21, 2015

Cosa aspettate ad entusiasmarvi per Paolo Angeli?

paolo

Beh?

Paolo non è ancora famoso abbastanza?

Prima volete vederlo a RAI1?

A RAI3 c’è già stato, ancor che fosse tardi …

Paolo è un gigante della musica improvvisata e … della musica sarda.

Paolo è sardo, mi’!

E suona in tutto il mondo.

Paolo è sardo, perché fa qualcosa di sardo: tra l’altro canta in gallurese.

Dai, che tra un po’ lo scoprono gli italiani e allora potrete arrettarvi anche per lui.

Una volta tanto a ragion veduta.

August 21, 2015

NON HO NULLA CONTRO CRISTIANA COLLU

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Visto il successo del mio articolo di ieri, ci tengo a precisare che l’articolo non è su di lei, Cristiana Collu, ma su quelli che si sono entusiasmati per i suoi successi, solo per il fatto che lei sarebbe sarda.
Cristiana Collu non la conosco, mi interessa pochissimo l’arte moderna, che raramente apprezzo–ma se è per questo, l’arte in generale, con poche eccezioni–ma non mi provoca certo simpatia il fatto che la dottoressa Collu accetti come complimento che un italiano le dica “Se lei ha resistito 14 anni in Barbagia, beh, allora lei è in grado di affrontare…”
Diversi fan della dottoressa mi hanno informato sulle sue capacità e io stesso riconosco che l’impressione che ho ricevuto dal video che ho visto sia quella di una donna capace e risoluta, ma in un campo che francamente non mi interessa, anche perché ci si diverte molto a giocare con le parole per attribuire importanza a cose la cui importanza non appare.
Insomma, della dottoressa Collu non potrebbe importarmene di meno.
Tutto il mio discorso mira soltanto a mettere in discussione l’idea diffusa che per essere sardi basti essere nati in Sardegna e/o avere un cognome sardo.
Pro totu s’áteru: arrangiade-bosi!

Non mi sento responsabile delle vostre interpretazioni.

August 21, 2015

E torra cun custos pastores!

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Ieri mi sono preso una bella passata di insulti, su Facebook.

Perché mi sono rifiutato di identificare la Sardegna con i pastori.

No, poi mi sono limitato a chiedergli: “Sorris bonas tenis?”

L’eruzione del mio interlocutore era visibile a occhio nudo anche da Amsterdam.

La Sardegna e i pastori: e basta!

Leggetevi o rileggetevi Cagnetta, Pira e Caterini.

La monocoltura del pecorino romano–interamente mirata all’esportazione–è il risultato della (auto)colonizzazione delle distese semidesertiche lasciate dalla distruzione dei boschi sardi.

Prima di questa distruzione non c’erano, né potevano esserci, tutte quelle pecore e tutti quei pastori, né esisteva un mercato per il pecorino “romano”.

Chi identifica la Sardegna con la monocoltura pastorale, casca nel tranello teso dai colonizzatori: sardi = pastori = banditi/barbari.

Mi! “La pastorizia in Sardegna ha ostacolato lo sviluppo, è assistita, ha diffuso miti e bugie. Gli agnelli? Scannati barbaramente”. http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2015/08/20/i_pastori_sardi_barbari_dossier_con_insulti_per_l_ok_a_impianto_s-68-431032.html

La reazione pavloviana: “I pastori vanno difesi, perché sono l’essenza della Sardegna!”

Cioè, ci si limita a ribaltare le affermazioni del colonialista, ma conservandone l’essenza.

Una minca!

I pastori vanno difesi–fin dove si possono difendere–perché sono una parte importante della Sardegna, anche se solo una parte.

La Sardegna è sempre stata molto di più che la monocoltura del pecorino romano, anche dopo la distruzione delle foreste.

In questo caso poi–i colonialisti vogliono realizzare un impianto solare termodinamico su quasi 300 ettari nelle campagne tra Decimomannu e Villasor–di quali pastori stiamo parlando?

Stiamo parlando di terreni votati all’agricoltura intensiva: carciofi, asparagi, pomodori, agrumeti.

Si può perdonare l’ignoranza dei colonialisti–o dei burocrati a cui è rivolto il rapporto–ma non quella dei difensori dei “pastori”.

È chiaro che qui la qualifica professionale è rivolta a tutti i sardi.

Siamo di fronte all’ennesima operazione di terrorismo cultural-psicologico che i colonialisti mettono in pratica quando vogliono convincere i colonizzati a farsi prendere per il culo.

“Noi vi portiamo la civiltà a voi, barbari, arretrati”.

Se vuoi ferire un sardo medio nel suo intimo, dagli del pastore.

Et voila!

Se poi è un contadino, con la tradizione di conflitti con i pastori …

Quindi, i colonialisti parlano di pastori, ma pensano ai contadini, ché contadini sono quelli che lavorano i terreni tra Decimo e Villasor.

E pensano ai sardi di città, quelli che non ammazzerebbero mai un agnello, ma se lo mangiano allegramente dopo che qualcun altro lo abbia “barbaramente” scannato.

Si tratta di un’operazione classica di colonizzazione culturale, messa in pratica milioni di volte in Africa, nella Americhe, in Asia, in Australia.

Non ci possono dare dei cannibali, ma veganamente “barbari”, quello sì!

E allora cosa c’entrano i pastori?

Tutto e niente.

Niente, visto che l’operazione coloniale la vogliono realizzare su terreni in cui non ci sono pecore o pastori.

Tutto, perché i sardi–troppi sardi–sono ancora così coglioni de credere all’equazione sardo = pastore = barbaro.

Troppi sardi credono ancora che sia necessario scegliere tra essere sardi e essere “moderni”, dove per “moderno” si intende “non sardo”, italiano quindi, e oggi americano.

Sto leggendo la bozza del libro di Alessandro Mongili, che parla proprio di come questa equazione sia stata regolarmente applicata in tutte le colonizzazioni.

Il terrorismo cultural-psicologico viene usato sempre per convincere gli indigeni ad accettare lo sfruttamento coloniale–Pardon!–la modernità.

Detto questo, le pecore hanno avuto in Sardegna la stessa funzione delle banane nell’America Latina: sfruttare il territorio in funzione di interessi esterni, lasciando le briciole e i danni agli indigeni.

Allora, difendiamo la pastorizia, ma rifiutiamo l’idealizzazione romantica della monocoltura del pecorino romano, che tanti danni ha fatto alla nostra terra.

P.S. Da Amsterdam è difficile sapere i dettagli delle vicende. Adesso mi hanno informato meglio. I “pastori” di questa storia sono pastori davvero: la famiglia Cualbu, che da circa un secolo possiede un’azienda nella zona di cui i famelici produttori di “energia pulita” voglio appropriarsi. Il giudizio razzista dato da costoro sui “pastori” è quindi rivolto a persone specifiche. Questa precisazione cambia poco al mio discorso.

August 20, 2015

Cristiana Collu, sardignola D.O.C.: cosa vuol dire essere sardi?

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Cristiana Collu, nata a Cagliari, ha lavorato a Nùoro per 14 anni, ma riesce ugualmente a dire Nuòro: https://www.youtube.com/watch?v=4y0LOXkW8l0

L’intervistatore italiano la corregge e dice “Nùoro”, ma lei insiste: “Nuòro”.

Cosa vuol dire essere sardi?

Perché è di questo che voglio parlare, non della signora Collu, nata a Cagliari 46 anni fa.

Basta essere nati in Sardegna e avere un cognome sardo per essere sardi?

Secondo certi sardi–anche vagamente “indipendentisti”–emmo!

Dovremmo essere fieri di una donna che dice che “l’unico modo di essere contemporanei è quello di essere in anticipo sul proprio tempo”, solo perché è nata a Cagliari.

Ah, balla: non vuol dire una minca, ma fa impressione.

Grande friggitrice d’aria, a tipo Jeff Koons: vedi i souvenirs olandesi gonfiati, fatti realizzare da altri in acciaio inossidabile e proclamati ARTE della foto.

Beato te che ci credi, tanto non guadagni da me.

A me mi sta solo bene: “Let the children play, they are the future”.

Quei pochi soldi spesi per vedere il Guggenheim di Bilbao li ho spesi bene, malgrado Jeff Koons e la sua aria fritta.

Quindi, la signora Collu, “guiderà la galleria nazionale di arte moderna di Roma”: http://www.unionesarda.it/articolo/cultura/2015/08/18/la_cagliaritana_cristiana_collu_guider_la_galleria_nazionale_di_a-8-430716.html

Mi rallegro con la signora, che a me non toglie niente, ma mi chiedo da dove venga quest’orgoglio sardo.

Che cunno c’entra la signora Collu con la Sardegna?

Ho visto i commenti arretti di diversi “indipendentisti” rispetto alla promozione della signora Collu.

Gente di bocca buona.

Gli basta che la signora sia nata a Cagliari e–probabilmente–sia geneticamente sarda.

Dunque per Kelledda e–ma avevo capito male su Nicolò–anche per altri, a definirci sardi, ad assegnarci un’identità, sarebbero il mare e il DNA.

Malgrado il fatto che la signora Collu dica “Nuòro” e accetti come complimento che un italiano le dica “Se lei ha resistito 14 in Barbagia, beh, allora lei è in grado di affrontare…”

Prus o mancu.

Lombroso, mon amour!

La signora Collu–che Dio la benedica!–è una signora sardignola: nata in Sardegna, con il suo bravo DNA sardo, ma non è sarda.

Essere sardignoli, non è in sé una colpa–“Il coraggio chi non ce l’ha non se lo può dare.”–ma non va confuso con l’essere sardi.

Scusate, intellettuali sardi dei miei coglioni, io il mio libro sull’identità l’ho scritto.

Voi avete altre opinioni sul soggetto?

Definitemi l’identità sarda in un altro modo, please.

Pensate che basti l’anagrafe a darci un’identità sarda?

O il Tirreno?

O il DNA?

Lombroso aveva già capito tutto?

Ditelo chiaro e tondo.

E non limitatevi a salire ogni volta sul carro del vincitore che–per pura coincidenza–è nato in Sardegna–entità geografica–o ha un cognome sardo.

Leccaculo.

August 19, 2015

Ve li ricordate i Giganti proibiti?

download (6)È passato meno di un anno.

Il 28 settembre 2014 pubblicavo questo articolo: https://bolognesu.wordpress.com/2014/09/28/giganti-invisibili/

Nessuno ne parla più.

Adesso i giganti sono diventati addirittura “patrimonio italiano”.

Perché volevano nuovamente nasconderli dopo averli nascosti per 30 anni?

Hanno cambiato strategia, ma l’obiettivo rimane lo stesso: http://notizie.tiscali.it/regioni/sardegna/articoli/15/07/27/giganti-prama-superquark.html

August 17, 2015

L’invenzione del banditosardo nell’opera di Grazia Deledda

In questi giorni in tanti si nde pesant a criticare a Grathia Deledda.
Beh, deo dd’aíat già fatu dae ora

Bolognesu: in sardu

Vi propongo, in un paio di post, un’analisi della figura del bandito sardo nell’opera di Grazia Deledda. Ho scritto questa analisi quando ero uno studentello di 35 anni, al secondo anno di università. L’ho lasciata così come era, sia perché la ritengo ancora valida, sia perché le ingenuità che pure contiene sono frutto di un certo periodo storico e di una certa visione politica.

Un particolare piccante: solo dopo molti anni ho scoperto che il fratello maggiore di Grazia Deledda era stato incarcerato per abigeato.

A me, questa piccola ricerca è servita a staccarmi una volta per tutte da quella visione romantica della Sardegna che, come tutti, avevo coltivato fino a quel momento, almeno in parte. Forse servirà anche all’amico toscano Stefano Baldi a capire che la Sardegna in cui lui si identifica è solo UNA delle Sardegna possibili ed esistenti, ma soprattutto una Sardegna molto letteraria e un po’ …

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