Sardo? Abbiamo altro a cui pensare! E in realtà già pensare sarebbe un lusso… (de Andria Maccis)

sardegna

Ogni volta che appare qualche notizia relativa all’insegnamento della lingua sarda (ma non necessariamente, basta accennare alla lingua sarda in generale), si scatena un putiferio di reazioni sconfortanti che poi si sintetizzano nel grande mantra “Abbiamo altro a cui pensare!” declinato in vari modi tra i quali il più interessante sicuramente è : “Soldi sprecati! Ma scherziamo?!? Con la disoccupazione che c’è …”.

Possiamo scuotere la testa e persino arrabbiarci o possiamo sorridere, ma in realtà la gente non ha queste grandi colpe, siamo un popolo ormai terrorizzato dalle parole “spesa pubblica”, che non ha idea di cosa sia la partita doppia (se da qualche parte si spende, inevitabilmente da qualche altra parte si incassa…) e che non riesce a concepire altro se non il primo passaggio dei soldi, che dalle casse pubbliche sembra si perdano nel buco nero dello spreco. Ma l’economia non funziona così e sarebbe bene ricordarlo.

Purtroppo senza numeri certi non è che si possa fare tantissimo, ma possiamo azzardare in base a un minimo di logica, ipotizzando che parte dei soldi “sprecati” per il sardo finiscano in compensi per operatori, esperti, insegnanti, editori, produttori di materiale vario ecc. ecc.? Plausibile? Potrebbe.
Ok azzardiamo! Con questa ipotesi di base proviamo a indovinare cosa ne faranno gli operatori o gli esperti, dei soldi che guadagnano. Attenzione, voglio azzardare ancora : temo che finiranno per spenderli in buona parte! Sorpresa! Andranno magari al bar a fare colazione, al mercato a comprarsi da mangiare o forse in qualche negozio di abbigliamento per vestirsi, faranno benzina, andranno a cena fuori e se va bene vedranno qualche film al cinema.

Incredibile! Pensandoci bene non riesco a crederci neanche io … sosterranno l’occupazione. E la sosterranno qui in Sardegna! Accipicchia! No perché per servir loro la colazione temo potrebbe servire un barista, al mercato la frutta dovranno comprarla da un rivenditore, nel negozio di abbigliamento ci sarà un commesso a convincerli che stanno veramente bene vestiti così, al distributore magari (se proprio non vogliono risparmiare col self-service) troveranno un benzinaio, al ristorante a lavorare per loro ci saranno minimo un cuoco e un cameriere e al cinema troveranno la signorina dei biglietti.

Altroché sardo! Hanno ragione gli iper-critici, ci vorrebbe qualche ora di economia nelle scuole, o forse solo qualche ora di ragioneria …

Ragioniamo quasi come se non vedessimo oltre il nostro naso : la spesa è brutta, soprattutto quella pubblica! Ma non è che il far parte di un continente di squilibrati ci autorizzi a perdere la ragione … siamo sardi noi! O no?

I soldi si possono spendere in tanti modi, ce ne sono certi sicuramente migliori di altri, ma attualmente, in recessione, ha veramente importanza?
The boom, not the slump, is the right time for austerity at the Treasury.” diceva Keynes. Questo ci dice fondamentalmente che ogni volta che si parla di risparmiare, durante una recessione, qualche libro di economia prende fuoco. Poi fate voi.

2 Comments to “Sardo? Abbiamo altro a cui pensare! E in realtà già pensare sarebbe un lusso… (de Andria Maccis)”

  1. Ca chie tenet su podere ischit chi est prus fatzile a trubare sa zente pobera, cun s’economia assistida e cumandada dae fora. De custa zente nde faghes su chi cheres.
    Nisciunu si bortat, nisciunu faeddat.
    Su chi sutzedit in terra nostra.
    Duncas primma e totu frimmare sa curtura sarda. De gasi s’economia non movet e sa sardigna sighit a non contare nudda.
    Atteru che indipendentzia
    Nudda limba, nudda istoria,mudimene e miseria.
    Cando calincunu sardu abile s’impreat in fainas bonas pro s’economia, e mescamente chi non dipendene dae fora, tando frimmant totu e lu distruene.
    Azzis bidu su chi an fattu cun sa Banca de Casteddu?

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