“Quando vennero a prendere me”: dedicato ai precari sardi in via di deportazione

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Sono anni che–come Giovanni Battista o, se preferite, su macu de bidda–grido nel deserto che la scuola italiana discrimina i ragazzi sardi. proprio per il fatto di essere sardi.
Ho mostrato, dati alla mano, il rapporto tra situazione linguistica e dispersione scolastica in Sardegna.
I ragazzi sardi vengono discriminati dalla scuola italiana–e ovviamente da chi ci lavora–perché non padroneggiano l’italiano standard, la cui conoscenza viene falsamente data per scontata dalla scuola italiana di Sardegna e dal suo personale.
In Sardegna–spantu mannu!–non si parla l’italiano standard, ma l’Italiano regionale di Sardegna, che non è una mia invenzione, ma una definizione introdotta da Ines Loi Corvetto (linguista organica al PCI) nel 1983.
Perfino un’insospettabile di sardismo, come Cristina Lavino, ha denunciato negli anni Novanta questa discriminazione.
Io l’ho fatto in numerosi articoli in questo blog e l’ho fatto nel libro Le identità linguistiche dei sardi,  che giace invenduto nei magazzini della Condaghes.
Questa discriminazione costa niente di meno che il futuro a quel 25% circa dei ragazzi sardi che lasciano la scuola senza diploma.
Io non sono né Giovanni Battista, né su macu de bidda,, ma fatto sta che sono stato lasciato praticamente solo nel denunciare questa tragedia e, soprattutto, una delle sue cause principali: la situazione linguistica reale della Sardegna.
Non ricordo di aver mai ricevuto un solo messaggio di solidarietà da parte di un insegnante sardo che fosse uno.
Oggi tocca a loro: gli insegnanti precari.
Oggi tocca a loro pagare il prezzo della dipendenza della Sardegna dall’Italia e chiedono solidarietà.
La loro deportazione è uno dei tanti prezzi salatissimi che la Sardegna deve pagare per avere il privilegio di far parte della Repubblica Italiana.
Oggi sono venuti a prendere loro.
Io li capisco bene, i precari sardi.
Anche io sono stato deportato.
Anche io sono un precario della scuola.
Anche io devo viaggiare per centinaia di chilometri per poter lavorare.
Ma non ho mai chiesto la solidarietà di nessuno per me stesso.
L’ho chiesta per quei ragazzi sardi a cui viene negato qualsiasi futuro, anche quello dell’emigrazione.
E quella solidarietà non è mai arrivata, certamente non da chi lavora nella scuola italiana di Sardegna, se non in alcuni sporadici casi.
Come ha detto Brecht o chi per lui:
“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”.

One Comment to ““Quando vennero a prendere me”: dedicato ai precari sardi in via di deportazione”

  1. Si, l’inquisizione culturale, contro la cultura sarda.
    E soprattutto contro coloro che più insidiano questo sistema di potere e di controllo.
    Quindi silenzio, ma anche attacchi miserabili sul blog.
    E anche processi in tribunale per fasificazione di reperti ( che invece sono sardissimi ) e per i piedini di bronzo (perchè non comunicati nei termini per l’accusa), con assoluzione piena ovviamente in entrambi i casi degli imputati, tra cui una figura di spicco tra i ricercatori della cultura sarda.
    E poi lo sfascio della banca di cagliari, non sia mai una banca sarda in mano ai sardi.
    E i movimenti sardofoni muti.
    Tue roberto das istragu mannu. Ses in su primmu postu cun pagos atteros.
    E si faghet su chi si podede.
    B’at de narrer puru chi tzertos argumentos non sunu fatziles pro sa zente comuna: sa “dispersione” in s’iscola e s’iscrittura antiga e s’istoria.
    E chie at su dovere de cumprendere faghet origas surdas.
    Ma in custos ultimos bindighi annos sa curtura sarda est andada meda a dae nanti, comente mai primma.
    Una chirca indipendente libera e iscientifica at produidu iscobertas mannas chi ant bortuladu totu cantu dae fundu..
    Como b’at una “petizione” pro unu cursu de laurea in archeologia e storia nuragica.
    Deo l’appo frimmada.
    Bi nde diat cherrer unu pro sa limba sarda( cursu de laurea ).
    Mancari appo iscrittu in duas limbas, ca tenzo puru cussa difficultade.
    Essende italianeddu mi che cherent irraighinare dae sardu.

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