A proposito di identificazioni estive

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Vi ripropongo un pezzo di qualche anno fa, tornato attuale con la fregola suscitata dai Giganti.

Se dico che i Francesi non discendono dai Galli eroici di Vercingetorige, perché questi sono stati ammazzati dai Romani–è stato calcolato che circa un milione e mezzo di Galli siano stati uccisi o siano morti per conseguenza della guerra–i Francesi si incazzano. E i giornali che svolazzano…

A partire da Napoleone III i Francesi si sono identificati con il condottiero, che pure alla fine si è arreso a Cesare.

La prima volta che ho attraversato la Francia in macchina, sono rimasto stupito dal fatto che tutti i siti archeologici successivi alla conquista romana vengono indicati come “Gallo-romani”.

Giustissimo!

Ma qui casca l’asino! Con quella dicitura ammettono che i Galli sopravissuti alla conquista, si sono fusi con i Romani.

Quindi, i Francesi discendono, oltre che dai Franchi, dai quei Galli che per ovvi motivi, si sono adeguati alla Pax Romana.

Ma tant’è…

Una volta un’amico colombiano, qui in Olanda, mi ha detto: “Non ho mai sentito nessuno dire che, in una vita precedente, fosse un negro. Sarebbero stati tutti principi e principesse!”

Quando il presente non ci piace, ci scegliamo il pezzo di passato che ci va meglio e ci identifichiamo con quello.

Ai Nuoresi piace identificarsi con i Nuragici, del resto quel razzista di Wagner l’ha già fatto per loro. (per capirci: Wagner era razzista come praticamente tutti gli Europei del suo tempo)

E questo malgrado il fatto che quel poco che sappiamo della storia del periodo non ci permetta di illuderci che i Romani abbiano trattato i Sardi di allora meglio che i Galli un secolo dopo.

Esistono testimonianze chiare nelle fonti classiche.

La sovrabbondanza di schiavi sardi dopo la pacificazione dell’isola portò alla loro svalorizzazione: sardos venales.

Massimo Pittau, confrontato con il problema della totale latinizzazione della Sardegna, trae la seguente conclusione: “[…] si deve necessariamente concludere che l’uccisione in una sola guerra di repressione della metà degli abitanti di una zona, per di più tutti maschi e adulti, non può configurarsi altro che come un vero e proprio genocidio. […] In concomitanza e in esatta connessione con la forte presenza di militari romani nei vari siti della Barbagia, non si può dubitare del fatto che le stesse continue azioni militari di repressione e di contenimento abbiano ridotto notevolmente, in termini quantitativi, l’elemento maschile dei perenni ribelli Barbaricini: come abbiamo visto in precedenza, molti di questi caddero uccisi nelle azioni di guerra e nelle operazioni di repressione, oppure, fatti prigionieri, furono mandati nei mercati di Roma per essere venduti come schiavi.[…] D’altronde è del tutto facile immaginare che i soldati romani dispersi sulle cime dei monti della Barbagia, del tutto isolati e spesso perfino dimenticati dai loro comandi centrali, finissero con l’attenuare le loro azioni di controllo e di repressione, cessassero di fare la guerra e si mettessero a fare l’amore con le donne barbaricine. Dalla parte opposta è appena il caso di ricordare che dappertutto e sempre le donne si sono lasciate affascinare dalle divise militari, anche perché in queste esse hanno sempre visto e vedono uomini giovani, forti e sani; il che non è cosa di poco conto per le donne. […] Concludo dicendo: ecco trovata ed indicata la prima e la principale causa della totale e profonda latinizzazione linguistica della Barbagia: la forte presenza di militari romani, non pochi dei quali finirono con lo stabilirvisi definitivamente, finendo con l’imporre – senza alcun fatto di violenza – la loro lingua latina ai loro figli avuti dalle donne barbaricine.”

http://www.pittau.it/Sardo/latinizzazione.html

Ora, se è vero quel che si dice, cioè che il DNA dei Nuoresi–ma a dire la verità è quello degli Ogliastrini–sarebbe “nuragico”, non dobbiamo dimenticarci che stiamo parlando di DNA mitocondriale, cioè quello passato dalle madri ai loro discendenti.

Come si vede, allora, l’ipotesi di Pittau per spiegare la latinizzazione del Nuorese (madri nuragiche e padri romani) si rivela perfettamente compatibile con l’evidenza empirica.

Insomma, nella migliore della ipotesi, i Nuoresi sono di razza mista e più degli altri Sardi che discendono da antenati che si sono arresi ai Romani e sono quindi sopravissuti.

Ah, io discendo da una donna sarda, quindi quanto a DNA mitocondriale sono a posto!

15 Comments to “A proposito di identificazioni estive”

  1. Hahahaha , ses cos’e casinu, troppu togu! M’esti praxiu meda.
    Volevo anche dirti che essendo in vacanza in Sardegna ho appena acquistato “le identità linguistiche dei sardi” e l’ho regalato anche ad un amico che è un po’ scettico sul tema .
    Buon lavoro a te e buone ferie a me, I’m farò un tuffo da parte tua:)

  2. Galu con custas catzadas?
    O Bologne’, guarda che la genetica (che è una scienza più precisa delle ipotesi storiche, anche di quelle di Pittau) ha dimostrato il contrario. E non solo per quanto riguarda il DNA mitocondriale. Anche l’aplogruppo del cromosoma Y spiega molte cose.
    Wagner non aveva capito nulla, ma perchè tutta la Sardegna deriva per la maggior parte dalle popolazioni d’epoca nuragica, non perchè tutti non ne derivano. Vatti a vedere gli studi sulle popolazioni, e vedrai che siamo una di quelle più isolate, dal punto di vista genetico, d’Europa.
    Chiariamo, gli apporti dall’esterno ci sono sempre stati, giustamente, romani e non (sia io che lei ne abbiamo di più o meno recenti, per dire), ma parlare di praticamente la sostituzione di quasi metà del patrimonio genetico dell’isola è uscire decisamente fuori dal seminato.
    Nel bene e nel male, siamo gli stessi stronzi sin dall’epoca nuragica. Vero, le dominazioni in buona parte ci sono state, ma erano le classi dominanti a cambiare, non i poveracci del popolo. Che quelli erano e più o meno quelli siamo rimasti. Ed i romani quando potevano “convertivano” i locali anche vicino alla Barbagia, o ci mandavano altri sardi “romani”.

    “Insomma, nella migliore della ipotesi, i Nuoresi sono di razza mista e più degli altri Sardi che discendono da antenati che si sono arresi ai Romani e sono quindi sopravissuti.”
    Ah ecco, ora è chiaro il motivo di questi post. Come per quello “Casteddu vs Orgòsolo” ed il suo finale. Forse sarebbe il caso di smetterla di attaccare gli altri per i propri complessi di inferiorità, eh. Che per noi “gabilli” potrebbe risultare anche un po’ irritante, a volte.

    • *guardi, non guarda. Che se no mi risulta un post sia col tu che con il lei.

    • E te la prendi con me? Prenditela con quel Gabillo di Pittau. Per me quello che dici è musica. Ma rimane da spiegare la latinizzazione totale della Sardegna e Pittau è in linea con ipotesi proposte anche per l’Olanda: “sono state le legioni a latinizzare i vari popoli.”

      • E allora alla prima occasione andrò a cercare la mamma a Pittau, non v’è problema.
        Io me la prendevo perchè la questione, come l’altra, è sempre posta come un “centro vs altri” che non ha motivo di esistere ma oh, sempre possibile che mi sbagli, su internet non sarebbe la prima volta che ci si fraintende.

        Per quanto riguarda la teoria: potrà essere valida per la diffusione di una lingua, ma ce ne sono altre possibili nel nostro caso, e meno in contrasto con i dati, come quelli genetici di cui stiamo parlando, attuali.
        In una popolazione non proprio numerosissima come quella sarda del tempo, i rapporti economici tra le varie zone dovevano essere parecchio stretti (non so come fosse la situazione della pastorizia, allora, giusto per fare un esempio banale, e sarebbe interessante riflettere sulla transumanza e le necessità di comprendersi a vicenda in quelle occasioni). Inoltre, le rivolte ci furono a lungo anche nelle zone al di fuori della “Barbaria”, e probabilmente anche in questo caso rapporti ce ne furono.

        Per cui:
        1 – Un’imposizione del latino alle popolazioni locali da parte delle legioni (come forza militare e politica, non necessariamente come genitori, sicuramente comunque esistiti e parte della società), che col passare del tempo divennero, inoltre, probabilmente sempre più “sarde”
        2 – Una comunicazione tra le varie parti dell’isola per motivi economici e politici e
        3 – Il continuo arrivo di nuovi ribelli nelle zone centrali (che, se i numeri riguardanti gli eccidi terrificanti operati dai romani sui “barbari” fossero precisi, sarebbero decisamente probabili), che con coloro lì già presenti avevano probabilmente la conoscenza comune del solo latino

        dovrebbero essere più che sufficienti per la diffusione della lingua lungo tutti i secoli di dominazione romana. Poi, ovvio, non avendo nessun dato sufficiente è difficile ora proporre una tesi “definitiva” e scientificamente dimostrata, e le cose potrebbero essere andate in modo inaspettato, ma ciò che voglio dire è che in ogni caso, però, possibilità ce ne sono, per cui confutando quella non entriamo necessariamente in contrasto con la situazione linguistica sarda successiva ed attuale.

  3. Cose vecchie. Che tuttavia han bisogno d’esser ripassate.
    1- che il Pittau (che nulla conosce di storia) abbia avuto la pretesa di inventarsi e credere alla sua storiella, non stupisce affatto
    2- che qualche altro pretenda ancora di ammorbarci con la stupidaggine che raccontano Sforza- Pallavicini, Menozzi e Piazza, circa ” l’isolamento geografico e quindi genetico degli abitanti della Sardegna e dei suoi abitatori, arinonstupisce affatto: perché nessuno mai si documenta, essendo più facile fare il credulone! Nella fattispecie guardatevi una mia nota chiarificatrice dal titolo:
    «La risibile presunzione dei genetisti, circa un antico isolamento della Sardegna», in questo luogo:
    http://monteprama.blogspot.it/2015/04/la-risibile-presunzione-dei-genetisti.html
    ciao mikkelj

    • Le differenze genetiche tra le popolazioni della Sardegna e quelle del continente sono un fatto rilevato ad oggi da numerosi studi, mentre che la causa possa essere o meno l’isolamento geografico è un’altro punto, separato, che chiaramente può e deve essere discusso, ma che anche se fosse confutato non annullerebbe automaticamente il primo.

      Riguardo il suo articolo, infatti, il credulone qui presente, che non ha, tra l’altro, mai parlato di isolamento geografico, la rimanda ai commenti di Gavino M, ai quali lei non ha dato una vera risposta, che se pur facendo una distinzione tra “centro” e “intorno” che non risulta verificata così nettamente, si rifà alla diversità culturale e linguistica come motivazione per l’isolamento genetico, un modello che potrebbe essere tranquillamente valido per tutta la Sardegna preromana.
      Ergo, come nei da lui citati baschi, non solo i popoli che vivono “a punta ‘e casinu” possono avere differenze genetiche rilevanti. Il che è decisamente un punto importante per noi, dato che è difficile essere veramente isolati al centro del mediterraneo, come noi infatti non eravamo.

      In Sardegna, chiaramente, io credo che difficilmente la differenziazione linguistica abbia potuto reggere dopo la latinizzazione (almeno fino alla successiva nascita delle lingue neolatine), ma quella culturale, per quanto forse in buona parte “indebolita” dai tentativi di romanizzazione, e soprattutto la differenza di classe sociale potrebbero avere avuto più influenza, successivamente, essendo validi in tutta l’isola.

  4. Ma non capisco il ragionare in termini estremi e di totale contrapposizione.
    La storia non inizia con roma, tanto per cominciare con dati certi.
    A roma inizialmente comandavano gli etruschi.
    E in etruria, detto da storici latini, i lucumoni venivano espressi dai sardi.
    Questo a non tener conto dei tantissimi reperti in comune col nuragico, della epigrafia che ha dimostrato l’influenza enorme della scrittura sarda su quella etrusca, della cultura comune a cominciare dalla religione.
    Quindi sarebbe logico e conseguente pensare a un’influenza sarda su roma.
    Anche a non tener conto del sardo italide prelatino e di Alinei.
    Certo che i 7 secoli di roma hanno lasciato tracce profonde anche nella lingua come è ovvio.
    Ma la genetica e la conservatività de su connotu sardu sono un dato da non sottovalutare.
    L’epigrafia ha dimostrato che persino lo Jhwh sardo è quello precedente a israele, quello cananaico di aronne, rappresentato così bene nel bronzetto scritto del museo di cagliari.
    A mio avviso la resistenza de su connotu sardu è di tutta la sardegna, almeno fino al dopoguerra.. Nel nuorese lo è di più per ragioni geografiche, con tutte le conseguenze anche sul tipo di economia ( pastorale ).
    La continuità della cultura sarda millenaria è dimostrata dai risultati, soprattutto negli ultimi 20 anni,ottenuti dalla ricerca indipendente con metodo scientifico.
    La storia non va a salti, è un continuo divenire, un dare e prendere, un continuo interscambio di conoscenze.
    Wagner ha fatto un pò di folklore, ma non ha tenuto conto dell’unicità della lingua sarda. Ce lo hai dimostrato tu.
    G. Deledda ha fatto folklore col mito del bandito sardo.
    Pittau ha intuito alcuni aspetti importanti, ma non è arrivato alla sintesi, alla sostanza della cultura sarda e nuragica, all’influenza profonda sulla cultura etrusca.
    Alla continuità della cultura sarda fino ai nostri giorni in certa misura, e sicuramente fino a tutto il medioevo in grande misura.
    Altrimenti come si spiega che i giudici medioevali inserivano i conci nuragici scritti ( epigrafia sacra ) nella costruzione delle chiese romaniche.
    E come è che i nomi dei giudici medioevali sono gli stessi dei giudici nuragici ( epigrafia )?
    Insomma per farla breve la mitopoiesi e la fantaarcheologia vengono strumentalmente utilizzate da certi personaggi della Cultura Ufficiale, e tu ne sai qualcosa.
    Anche la genetica è in linea cun su connotu sardu.
    Si è sardi se si sta dentro su connotu sardu.
    Riso sardonico compreso; giunto sino a noi, come io ritengo e ho visto.

    Primma de roma in cussos trettos bi fini sos etruscos e sos sardos.
    Sos sardos galu primma.
    S’istoria non faghet brincos. Mesches in su boidu.
    Sa “latinizzazione” ada agattadu su terrinu prontu ( forsis finas de limba? ).
    Daghi at finidu s’imperu romanu gregorio magno at imbiadu litteras a ospitone pro chi sos sardos s’esserent detzisos a cambiare religione.
    No est istoria custa?
    Si Vercingetorige s’est arresu, Amsicora e Iosto sunu mortos contra a sos romanos ( non fenicios o cartaginesos ).
    Amsicora fudi unu giudice sardu, ab sn Korra, babbu santu de Korra ( da sa epigrafia ).
    Sos romanos ant cherfidu distruere sos gigantes.
    E non bi l’ana fatta.

  5. D’onzi tantu Bolognesu bi torrat, signu ki fintzas sas ideas suas meda claras non sono. Non bi pensat mai Bolognesu ki pro sos sardos sa trasmissione de sa sardidade este istada matrilineare, comente pro sos ebreos. Eppuru fintzas in Palestina bi sono istadas sas legiones, e fintza sos ebreos sono istados ichiavos! E tando? Cheers, Gavinu.

  6. Non penso sia corretto dire che i Nuragici del resto della Sardegna si siano arresi tranquillamente e quindi per questo sarebbero i sopravvissuti: infatti dopo aver combattuto e perso contro gli invasori, spesso si sono rifugiati o nelle montagne, o comunque nelle zone nuragiche che erano riuscite a respingere gli invasori, accolti da coloro che già vi abitavano, mentre gli invasori, in questo caso i Cartaginesi, si insediavano nei territori conquistati, dove hanno importato manodopera schiava, come per esempio i famosi maurreddhos, ossia i mauritani, cioè gli africani per sfruttarli al posto dei Nuragici scappati dai luoghi che occupavano. Quando sono arrivati i Romani i Nuragici erano scomparsi da mezza Sardegna già da un bel pezzo. Ed è stato dopo essersi impossessati dei territori dominati dai Cartaginesi che i Romani hanno iniziato l’opera di conquista della “Barbara-Civiltate”, che a quel tempo significava “civiltà non romanizzata” ( il termine barbaro come lo intendiamo oggi deriva dalle popolazioni di stirpe germanica che sono dilagate nell’impero romano determinandone la fine), che era per l’appunto il termine con cui i Romani chiamavano la civiltà Nuragica e da cui deriva il termine Barbagia. E’ abbastanza verosimile quanto sostiene Pittau, confermato dai tanti cognomi patrizi romani ancora oggi presenti in Barbagia, i quali conseguentemente sono i Nuragico-Romani; e qualcuno, come i Bittesi, se ne vanta pure ( sor vitzikesos de samben romanu). La Storia però non finisce mica coi Romani: infatti dopo la fine dell’impero romano, i Sardi delle zone centro occidentali hanno formato anche degli stati indipendenti, uno dei quai era governato dal famoso Ospitone I°, conservando una certa autonomia anche nei secoli successivi, il resto della Sardegna e i suoi abitanti hanno continuato a subire dominazioni, e cioè a essere anche uccisi, deportati o schiavizzati dai nuovi invasori, i quali non credo che si siano fatti scrupoli nell’accoppiarsi con le donne dominate. Per bene che sia andata anche molti di loro hanno dovuto prendersi armi e bagagli e rifugiarsi nei territori non sottoposti a dominazioni. L’abbondanza di migliaia di cognomi di origine corsa, nonché catalani, spagnoli, piemontesi, e italiani esistenti in molte città della Sardegna,sopratutto quelle a più alta incidenza di dominazioni, dimostra sia l’arrivo di tanti immigrati e dominatori, sia la loro permanenza in quest’isola. E’ evidente che chi più chi meno, siamo etnicamente promiscui, come praticamente tutte le popolazioni europee, perciò è tempo di finirla con questi discorsi sulla purezza genetica che non hanno più senso, e che servono solo a dividerci e a generare autorazzismo.

  7. Errata corrige: la zona evidentemente è centro-orientale della Sardegna, e non come erroneamente scritto centro occidentale

    • “etnicamente promiscui, come praticamente tutte le popolazioni europee”

      Il punto è che no, pur ovviamente essendoci stati apporti esterni non lo siamo assolutamente allo stesso livello, in quanto le evidenze scientifiche dicono l’esatto contrario. È dai fatti che si deve partire, non dalle teorie storiche che più ci piacciono. La storia si ricostruisce dai dati empirici, non il contrario. Ergo la teoria di Pittau, nella sua impostazione attuale, non può essere valida. Cognomi o meno, che non danno una quantificazione assoluta dell’influenza dei nuovi arrivati, in special modo quando si parla di dominatori. Inoltre l’autorazzismo è difficile da mettere in pratica se, come nel nostro caso, siamo tutti sulla stessa barca.

  8. Sarà il caso anche si dica.
    Vedesi, in questo luogo, come perduri la paradossale, irreale, antistorica definizione, che descrive i Sardi dell’ultimo millennio della era passata, fattisi salvi in tutto ciò che li riguarda ad ampio spettro, sol perché SI CREDE SENZA PROVE ebbero a «rifugiarsi nelle montagne “inaccessibili” sfuggendo a Punici e Romani»!
    L’obbligo professionale che mi spinge a sempre dire il vero (“conquistato” certo, ma non prono ad accettare imbecillità cattedratiche vecchie e rinverdite da stanchi “studiosi”), intende significare a questo vivace salotto che MAI STORICO ALCUNO EBBE A SCRIVERE SIMILI SCEMENZE A CARICO DEI SARDI ANTICHI!
    Ho dimostrato in «La risibile presunzione dei genetisti, circa un antico isolamento della Sardegna», e fatto carico ai Cavalli-Sforza (non Sforza-Pallavicini, come stupidamente scrissi nel commento precedente, e di ciò chiedo ampiamente perdono a tutti!), Menozzi, Piazza d’aver generato una autentica castroneria, alla quale si sono volentieri accodati, fino all’oggi, tutti i genetisti che hanno l’ardire di discettare in tono docenziale di isolamento geografico della Sardegna, senza avere mai alcuno sprazzo di fondamentale dubbiosità scientifica.
    Ebbene, anche riguardo questo altro argomento, che pretenderebbe vedere il salvifico destino di quegli antichi Sardi nel rifugiarsi essi nelle impervie località a sol cibarsi di latte e carne, sfuggendo agli “assalitori”, ho proprio quì il sano intento di consigliare coloro che furono ed ancora sono, vittime di questa determinazione generatasi a causa della INCAPACITA’ DI LETTURA DI UNA ANTICA FONTE, di prendere l’impegno verso la parte autenticamente onesta di sé stessi, ad andarsi a leggere PERSONALMENTE nonché CRITICAMENTE la stessa fonte, ma tenendo conto di tutte le accortezze ch’è necessario porre in essere ove si desideri scoprire “l’originale letterario” che celasi dietro ciò ch’è a noi giunto dopo il lungo trascorrere di duemila anni e più.
    Cartina di tornasole? E sia:
    «credo che essere sempre fruitori imbelli ed acritici di ciò che, da qualsiasi dove, ci venga addebitato, come abbiamo visto nei due casi precedenti, CONTRIBUISCA, NIENTE AFFATTO POCO, A RENDERCI SCHIAVI DI TUTTE LE TERRIBILI VIOLENZE CUI DIUTURNAMENTE ANDIAMO SOGGETTI A LIVELLO POLITICO, FINANZIARIO E MILITARE, LE QUALI VIOLEnZE INVECE MAI SAREBBERO SOPPORTATE DA UNA QUALSIASI ALTRA POPOLAZIONE» !
    mikkelj

    • L’unica cosa che in quell’articolo potrebbe essere, nel caso, dimostrata, è unicamente la non-esistenza dell’isolamento geografico della Sardegna in un determinato perodo storico. E qui della divisione tra sardi centrali e non, nella variante di cui parla, di alfieri per ora, per quanto ne esistano, sotto questo articolo non se ne è visto manco uno. Sta urlando ad un nemico che si è inventato lei stesso.

  9. Unu ziu ki li narant Giovanni Caselli, sa die ‘e mes’Austu no est andadu ponnere duas paraulas a sutta de una cosa ki aia iscrittu duos annos prima ‘e como! E, tando, appenas abbizadu, mi soe lezzidu, andande a s’imbesse, carki paraula mia ezza e, appo idu ki una corbuledda de sas urtimas, pariat fatta apposta pro esser posta cuke! Milla:
    «Sardos!
    Iskidadebbokke dae custu makkine ki bos ant postu in conca!
    Bois non sedes nudda ca bos ant nadu ki nudda sedes!
    Ma, si abbaidades a tottu sos poppulos (como fattos a mannos) de cussu locu ki li muttini “europa”, mirade ki non b’indat unu ki pothat binkere sa mannesa ostra antica meda!
    Cando andaiamus in ziru supra ‘e mare, qussa zente non bi fit mancu naskida!
    Mirade ki nois non fimus meres solu de su mare!
    Comente narant tottu sos anticos iscrittores!
    Ammentandebos sa preda corbina e puru sa sardina!
    Fimus capassos de andare in tottue a ponnes crau!
    Ia l’iskides ki su nostru (sardu), comente narant sos k’istudiana su semene, l’amus bettadu in tottue!
    Dae s’Oriente prenu de calore, finzas a su Norti garrigu ‘e titia!
    Bastat de abbaidare dae Armenia a Persìa pro accattare locos ki galu como li narant:
    Sardarabat, Sadarak, Särdasht, Serdash, Sarhad paris a sos “afganos” Tepe Sardar e Charsada. E bind’at medas peri in afrikìa!
    Forzis non keret narrer meda! Ma non appo accattadu locos kin lumenes ki sient
    Parentes de ittalìa, zermanìa, franzìa o lombardìa! Mancu pro sonnu!
    E duncas! Si s’accattan solu lumenes ki ammentan sa Sardinna
    Calki cosa de importu mannu depet essere! E, forzis sun ammentos proppriu de su colare Nostru!
    Ettando!
    Iskidadebbokke dae custu makkine ki bos ant postu in conca!
    Bois non sedes nudda ca bos ant nadu ki nudda sedes!»
    Potete controllare qui: http://monteprama.blogspot.it/2013/06/navi-sarde-ed-egizie-collegamenti.html?showComment=1439674278882#c3427490925143657356
    mikkelj

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