Quell’identità che non costa niente, nudda!

suonatore-itifallico

Nuraghi, Giganti, perfino Atlantide!

Oggi mi sono trovato questo link nel profilo di Facebook: http://www.theguardian.com/science/2015/aug/15/bronze-age-sardinia-archaeology-atlantis

E come vi riscaldate!

In parte avete anche ragione: ricordiamoci il terrore (e il terrorismo) degli archeologi sardignoli alla vista del successo del libro di Sergio Frau.

Cose inaudite: degli “intellettuali”–si fa per dire–che proponevano il boicottaggio di un libro, anziché–se proprio volevano–contestarne le tesi.

E quell’archeologo toscano di cui non ho mai voluto ricordare il nome che avvertiva che “Il mito di Atlantide potrebbe essere usato per fini nazionalistici”.

Sapeva di cosa stava parlando, lui, l’italiano: “Dov’è la vittoria, le porga la chioma, ché schiava di Roma Iddio la creò, poropò, poropò, poropopopopò!”

Raccontare la storia è sempre solo un modo di raccontare il presente.

Un’altro toscano, reagendo all’ipotesi che i sardiani fossero gli etruschi originari ha sbottato: “I sardi in Toscana? Si, a fare i camerieri!”.

In quel senso, che siamo noi sardi a raccontare la nostra storia, mi sta solo bene, perché altrimenti sarebbero i magliari italiani a raccontarla, come ce l’hanno sempre raccontata.

Poropò, poropò, Poropopopopò!

Ma questo fissarsi sul nostro “glorioso passato” sta cominciando a stancarmi.

Identificarsi con i Giganti non costa nulla: il lavoro l’hanno già fatto tutto loro.

Comodo no?

Sei fiero di essere sardo e lo gridi al mondo–pensate a tutti quei gruppi su Facebook in cui, rigorosamente in italiano, si proclama a tutti la propria sardità–solo perché 3000 anni fa gli abitanti della Sardegna hanno fatto cose che i sardi di oggi se le sognano.

Chi si vergogna del proprio presente si sceglie un pezzo privilegiato di passato in cui rifugiarsi e con cui identificarsi.

Comportamento escapista: https://it.wikipedia.org/wiki/Escapismo

Non ci piacciono i sardi del presente?

Andiamo a cercarci nel passato i sardi che ci vanno bene e–ma solo fin dove ci vanno bene–costruiamo attorno ad essi la nostra visione della Sardegna del futuro.

Il problema con questo comportamento è che la Sardegna del futuro si può costruire soltanto con i sardi del presente.

I sardi di tremila anni fa sono troppo morti per tornarci utili.

Hartstikke dood: mortissimi, come si dice in olandese.

Ecco, io, anziché scalmanarmi per i sardi di tremila anni fa–o anche quelli di 500 anni fa, con le loro bandiere autentiche e il loro stato sardo indipendente e feudale–vorrei semplicemente poter essere fiero dei sardi di oggi.

Perché è con loro che si potrà–o non si potrà–costruire un futuro per la nostra terra.

E oggi è difficile essere fieri dei sardi.

Soprattutto quelli a cui bastano i Giganti–manco li avessero scolpiti loro–o il mare a definirli come sardi.

Se c’è una frase che odio è “Sono fiero di essere sardo”.

Come se ci fosse qualcosa di cui essere fieri a essere nati in Sardegna e ad accontentarsi di questo per ricavarne un’identità.

Essere “sardo”, in sé, non significa assolutamente nulla .

E infatti la Sardegna è ormai un’espressione geografica con un altissimo tasso di disoccupazione e di inquinamento, il 60% delle servitù militari italiane, la dispersione scolastica a livelli da record europei e un presidente barri-faladu che “non parla sardo, perché non gliel’hanno mai insegnato”.

Il futuro più probabile di questa Sardegna?

Deposito di scorie nucleari, luogo di produzione di energia per l’Italia e–of course–sede delle servitù militari italiane e dei suoi clienti, oltre che base di partenza per tanti migranti.

Chi lascia la scuola senza raggiungere un diploma–e quindi non potrà emigrare–verrà abbattuto prima del raggiungimento degli 80 chili di peso (questa l’ho letta su Il Male tanti anni fa).

E allora, fatemi un favore: se proprio volete farvi belli con il lavoro dei nostri antenati, fate anche voi qualcosa che mi renda fiero del fatto che siete sardi.

Per esempio, parlate in sardo e dimostrate così concretamente che siete disposti a fare qualcosa per fregiarvi di quel nome di cui dite di essere fieri.

6 Comments to “Quell’identità che non costa niente, nudda!”

  1. “I sardi di tremila anni fa sono troppo morti per tornarci utili.”
    Però hanno la straordinaria capacità resuscitare i sardi di oggi (……………almeno a parole).

    • Custa cheret cumpresa.
      Pro me sos sardos de 3000 annos ai como non sunu troppu mortos e no est beru chi nd’ischidant sos sardos de oie.
      Assumancu esseret.
      Contat meda s’istudiu e sa rejone, non s’ideologia.
      Est puru a cumprendere chi non b’est solu sa limba.
      B’at atteru chi contat atteretantu.
      Su connotu sardu, s’istoria primma ‘e totu.
      Sos chi sunu como isfossende in monti prama sunu semper sos matessi chi ana cuadu s’istoria de sos sardos.
      Si sa limba no andat paris cun su restu non si faghet meda trettu.

  2. Bolognè tenes rejone manna, ma faghe fizzu ‘onu e non sias imbeleschidu.
    Pro a mie no est chistione de si ‘antare de esser naschidu in sardigna.
    Est chistione meda de onestade de mente, mesches in in s’iscola ( sa scola naras tue ) e in sos istudios.
    Sa chirca devet esser libera e sigundu sa manera iscientifica.
    Sos zigantes sunu istados prus de trint’annos in magasinu e galu b’ant cumpresu pagu: chie sunu, ite faghiana, cale fudi sa religione insoro.
    E b’at istudiosos chi lu narana e l’ispiegana.
    Ma ammitto sa difficultade finas mia a iscrier e puru a faeddare in sardu, ca nos che ana israighinadu,
    Nono a sas catzadas.
    Calincunu at nadu chi sos bittichesos sunu de sambene romanu e de fisicu forte. E soe meda de accordu chi sunu una bella zenia de zente.
    Ma tando totu sos sardos dian esser gasie ca portant sambene romanu e sos romanos de roma dian esser oie in die prus fortes de sos bittichesos.
    Tantu pro ispiegare cale sunu sas catzadas.
    Propriu custas dies una chircadora chi istudiat bene sa sardigna antiga at iscrittu unu post in su blog Maymoni subra su poite in donzi logu de su mundu su ” archeoorgoglio ” est normale fora si siat in sardigna.
    E poite?
    E soe de accordu cun tegus in totu, a pensare a su presente.

  3. Grazie per la segnalazione dell”articolo sul Guardian. Fa bella coppia con Kezzenger.

  4. Ed eccoci al punto.
    Sergio Frau, l’accademia sarda che lo disinnesca ( mastino e soci ) e lo invita alla commissione Unesco di Parigi dopo le rivoltanti 250 firme, e infine l’accademica linguista, il Guardian e Kazzenger in questo post.
    Tutto fa brodo.
    Atlantide e il mistero.
    Falsi dibbattiti e falsa dialettica.
    Come il bisticcio a monte prama tra accademici e sovrintendenti sardi con i funzionari ministeriali.
    Salvo sapere che sono pienamente d’accordo su tutto e amicissimi.
    Uniti contro l’avversario comune, quei ricercatori indipendenti che trattano della scrittura nuragica, di chi sono i giganti, che pretendono di riscrivere la storia della sardegna in quanto sarda e dei sardi.
    Non dei misteri.
    La fregola sui giganti è di chi, trovandoseli difronte, avendoli evitati per lungo tempo, non sa come uscirne.
    Direttore del museo dei giganti è uno scopritore di tombe fenice.
    Anche se hanno dovuto fare marcia indietro sul rinominare il golfo di oristano come “Golfo dei fenici”.
    Non c’è la fregola su chi sono i giganti, sul bronzetto musico scritto di cagliari, sulla navicella nuragica di Teti, sui geroglifici del sinis, sugli scarabei scritti sardi, sui fenici mai esistiti ( mikkelj Tzoroddu ), sulla lingua sarda una.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: