Identità-fai-da-te 2

porco

Ieri a Haarlem c’era festa.

Una specie di festival dei caddotzoni, ma di ottimo livello.

Ed eravamo lì, nel parco vicino alla stazione, e mangiavamo i shushi della caddotzona coreana–ottimi!–quando ho visto un uomo della mia età con i quattro mori sulla manica della maglietta.

Gli ho gridato da lontano: “Sardu ses?”

Non mi ha capito e mi sono avvicinato.

No, era un olandese, ma frequentatore innamoratissimo della Sardegna da cinquanta anni.

Sardegna?

Oddìo, Sardegna fin dove Platamona–sempre Platamona–e Sassari e Sorso, sono Sardegna.

Parlava bene italiano, ma neanche una parola di sardo.

Gli ho detto che allora preferivo parlare in olandese, che io e l’italiano non andiamo d’accordo.

Niente, poi è venuta Edith e allora siamo passati all’olandese.

Gente simpatica, “Renato” e “Margherita” Ruis.

Mi hanno consigliato anche l’unico ristorante sardo rimasto a Haarlem: Luca.

L’ho cercato con Google e ho trovato “sardijns-mediterraan restaurant Luca”.

Ho cliccato sul menu, ma non ho trovato niente di sardo.

Vedete voi stessi: http://www.ristoranteluca.nl/

Di sardo non c’è una minca.

Cercando nelle recensioni ho trovato questo menu, di non so quando: http://www.dinnersite.nl/restaurant/2772/menukaart/?menukaart_id=33085

L’unico piatto sardo: maialino arrosto, ma anche quello è sparito dal menù attuale.

Eppure Luca si fregia del titolo di ristorante sardo.

E lì torniamo alla questione di sempre: che cazzo vuol dire essere sardo se di sardo non fai niente?

Luca: ristorante sardignolo, come tanti sardignoli di Sardegna.

30 Comments to “Identità-fai-da-te 2”

  1. Deris appo bidu una gara de murra in bidda mia. Sa murra sarda mì! Bona parte de sos giogadores fiant a sutta de 20 annos. Fit presente finas sa vicesindigu, una picciocca chi pariat meda interessada.
    B’amos puru carchi pitzinnedda chi giogat sa murra.
    Chissai chi custos pitzinnos diene una manu a mantenner sas traditziones ( su connotu ), sa limba e s’identidade.
    Abbaidade ite bellu custu filmadu, no isco si l’azzis a bidere.
    Pitzinnas de escalaplano chi giogant sa murra in s’ispiaggia:https://www.facebook.com/torneimurra.

  2. deo calicuna cosa sarda in su menu dda apo bida, fiat sa pizza Costa Smeralda …cess cess a bellu puntu dda eus acabada ..

  3. Se il povero olandese ha frequentato luoghi dove il sardo si parlava poco o nudda, come poteva impararlo? O ne aveva il dovere patriottico filo-sardo? Ovviamente gallurese, tabarchino, algherese non contano. Io gli avrei strappato di dosso la maglietta coi 4 mori. Tanto piu che li hanno portati in Sardegna i catalani o gli spagnoli.

    • Ma non si stanca dei suoi pregiudizi nei miei confronti. Ma direi dei sardoparlanti. Lei non ha mai mosso un dito a favore né del sardo delle altre lingue sarde. Lei si inventa un imperialismo sardofono, che sicuramente non abita in questo blog. Vada altrove a fare proselitismo per le altre lingue sarde: in Italia o in Sardignolia, per esempio, visto che è l’Italiano che sta ammazzando le lingue sarde, non il sardo.

  4. Non capisco di quali pregiudizi parla. Non sono stata io a dire che “Per il momento posso soltanto invitare i membri di queste minoranze a far sentire la propria voce: la strada da seguire è anche per loro quella obbligata che hanno dovuto percorrere i sardo-parlanti. Le castagne dal fuoco ognuno se le deve togliere da sé.” Come “invito” era decisamente elegante e soprattutto solidale. Del resto questo tipo di atteggiamento e ben noto nella letteratura : nei confronti di minoranze di secondo grado, di minoranze poco considerate o peggio all´´interno delle minoranze ´ maggiori´.

    • Atteggiamento ben noto e non sconosciuto neanche a me, ma che non mi riguarda. Non posso scrivere ogni volta che con sardo intendo anche il gallurese, sassarese, algherese e tabarkino. L´ho fatto decine di volte e non devo più giustificarmi. Certamente non con lei, che non ha mai parlato dell´italiano che fagocita tutte le lingue della Sardegna

  5. Per me essere sardo vuol dire sentirsi sardo: io, nella mia libertà di definire a chi mi sento “identico” (identità questo è), mi accosto o mi discosto dagli altri. Per es. posso avere un’identità cristiana pur non frequentando nessuna chiesa e mettermi al fianco di persone che vanno in questa o quella chiesa tutti i giorni. Posso sentirmi sardo pur non parlando il sardo e dicendo ogni tanto “cazzu diaulu”. Quello che a me importa è che nessuno voglia dirmi i parametri attraverso i quali posso o non posso sentirmi parte di un gruppo: questo è un tantino pericoloso. Libero tu (è un tu generico) di sentirti sardo perché parli il sardo, libero io di sentirmi sardo perché sono nato in Sardegna e mi piace l’aragosta alla catalana. Altrimenti è nazismo.

  6. ” Non posso scrivere ogni volta che con sardo intendo anche il gallurese, sassarese, algherese e tabarkino.”
    Lo scriva, lo scriva, che fa bene a lei e agli altri. Poi lo spieghi ai linguisti.
    ” lei, che non ha mai parlato dell´italiano che fagocita tutte le lingue della Sardegna.” Mi sembra che il tabarchino regga bene anche senza il mio sostegno. Del resto attualmente sono impegnata a parlare del calabrese fagocitato dall´italiano, tanto per fare un esempio tra molti altri. Ma non e´ io che devo parlare quanto chi sa e vuole parlare, anche da neoparlante.

  7. Mi correggo: non sono io che … Salto sintattico come nella narrazione tradizionale.

  8. A Bastiano: mi ha fatto senso quando anni fa un signore anziano ha rimproverato pubblicamente un giovane perche non parlava il sardo e quest´ultimo ha replicato dicendo che nessuno gliel´aveva insegnato (cioe, in altre parole, e mancata la trasmissione intergenerazionale, di cui ovviamente nessuno ha colpa individuale). Se poi per ragioni ideologiche in senso ampio, o per dovere morale, uno vuole impararlo, meglio per lui. Puo fare anche proselitismo se vuole, ma senza voler suscitare persino sensi di colpa in chi colpa non ne ha. Questo irrigidisce soltanto le contrapposizioni. Non e che le colpe dei padri, se colpe sono, debbano ricadere sui figli, Lo stesso fastidio profondo l´ho sentito quando MA Mongiu, allora assessora, ha redarguito sempre purbblicamente una ragazza dicendole (attenzione alla congiunzione – connettiva – iniziale). “E impari il sardo”. Magari a casa della ragazza genitori, nonni, parlavano gallurese, o francese, o qualche dialetto italiano. Non credo che Flavio Soriga o Milena Agus si sentano meno sardi soltanto perche non parlano il sardo (a me sembra cosi, certamente pero lo capiscono ) o perche usano l´italiano per scrivere, fosse anche l´italiano regionale. A proposito di questo, l´ítaliano regionale sardo come qualsiasi italiano regionale ha una abbastanza ampia gamma di realizzazioni, magari conviventi persino nel repertorio della stessa persona, di cui tutti sono consapevoli. Da espressioni o parole nulle o sparse fino alla forte sardizzazione ecc., facendo astrazione delle caratteristiche fonetiche e prosodiche, c´e di tutto. Anzi, esiste anche un italiano ipercontrollato, scolastico o dotto, con nessun cedimento verso le interferenze dalle lingue locali (tolto accento ecc.), che per ipercorrettismo diventa arcaizzante o ampolloso o burocratesco o molto neutro, aspetti questi studiati ad es. per il francese del Belgio, dove occorrono o possono occorrere nederlandismi o elementi dialettali che un francese di Francia o non capirebbe o sanzionerebbe o deriderebbe.

    • La Professoressa Lörinczi si preoccupa dei sardignoli che vengono rimproverati per non aver voluto imparare il sardo–nonc’è solo la trasmissione generazionale a permetterti di imparare una lingua–ma non si è mai preoccupata dei sardi che vengono ancora discriminari in quanto sardi e perciò sardoparlanti. Vedevi i dati della ricerca sociolinguistica commissionata da Soru e l’analisi che ne faccio nel mio libro. Comunque è chiaro: la Professoressa ha a cuore soltanto quelli che non parlano il sardo. Dopo tanti anni in Sardignolia è diventata sardignola anche lei. Complimenti!

      • La professoressa Lőrinczi, per come la vedo io, studia certe dinamiche, le descrive ed evita di giudicare: penso che sia questo il giusto atteggiamento di uno studioso, appunto. Tu invece cerchi un nemico, qualcuno su cui mettere a tua volta uno stigma, cerchi di creare barriere odiose (sardi e sardignoli), e lo fai usando quello che dovrebbe essere un apparato scientifico, ma in realtà è fuffa. Non mi sorprende vedere una studiosa che, contro i tuoi assiomi, porta argomenti di peso, mentre i tuoi sono del tipo “Dopo tanti anni in Sardignolia è diventata sardignola anche lei. Complimenti!”.
        Quanto al tuo libro, viste le premesse mi togli ogni curiosità di leggerlo.

      • Non leggerlo! Figurati! Potresti finalmente capire qualcosa!

  9. “sardi e percio sardoparlanti”, sardoparlanti e percio sardi, siamo sempre li.

    • Infatti: è sempre la solita storia del lupo e dell’agnello: voi sardignoli discriminate i sardi da secoli e adesso li accusate di discriminarvi. Ah, non so se ve ne siate accorti, ma io do una definizione politica di “sardo”. Che a voi non piaccia è solo logico. Voi volete la conservazione dello statu quo e la distruzione del sardo. Non sforzatevi più di tanto a giustificarvi: tanto tutti sappiamo a cosa stiamo e state giocando.

  10. Voi??? Mi ricorda vagamente qualcosa… Da secoli??? Non sono una ragazzina ma nemmeno una pluricentenaria. Discriminate??? Io a chi? tanto per dirla alla sarda, o alla spagnola, o all’italiana centro-meridionale. Giocando? Se sono una pluricentenaria suppongo di aver smesso di giocare da un bel po’.

  11. Le lasci agli storici delle religioni che la sanno piu lunga.

  12. Mah, al suo posto non giocherei in un campo sconosciuto. Comunque, le assicuro che è in ottima compagnia. Quest’autore irlandese tutti lo conoscono (è tra i più noti al mondo) e nessuno lo legge, eccetto chi lo studia, e non sono legioni. E se si va in Irlanda – l’Irlanda è uno degli esempi ritriti delle ciance linguistico-politiche – bisogna essere attenti: gli Irlandesi lo stimano moltissimo e nel suo complesso, anche se ha scritto sempre in inglese. Ora è autorizzato a continuare a Face-smile-big.svg.

  13. Stoker è irlandese, ma il contenuto è rumeno-ungherese.
    E Dracula, come metafora, sta in questo caso per potere e cultura coloniale.
    E c’è chi gioca con preparazione e coraggio in campi prima sconosciuti, anche molto ostili.
    E kerenyi ne è un esempio, avendo pagato moltissimo di persona.

  14. A BE: “Stoker è irlandese, ma il contenuto è rumeno-ungherese. E Dracula, come metafora, sta in questo caso per potere e cultura coloniale.”
    Ma cosa sta dicendo?! A parte il fatto che Stoker ha scritto molto di più. Ripeto: è meglio non addentrarsi in un campo che non si conosce affatto, perché si rischia di dire come minimo inesattezze e come massimo idiozie. Decida lei in quale punto della scala vuole collocarsi colloca, le possibilità sono infinite.

  15. Cosa c’entra poi Kerényi, con la K maiuscola?

  16. Gentile signora professoressa Lorinczi Stoker ha scritto molto altro ma io ho ritenuto che sia stato citato per Dracula.
    Su Kerènyi ho già detto. Ha pagato di persona la fedeltà al suo pensiero innovatore. Lontano dal nazismo e dal comunismo, ha avuto contro anche il mondo accademico.
    Il suo caso mi è sembrato paradigmatico di una certa realtà sarda attuale, di quanto avviene cioè nell’area della cultura sarda e del suo rapporto con la politica.
    E poi,oltre la filologia, si può intravedere un filo comune, seppure solamente di tipo geografico, con lei e con Dracula.

  17. Se lei intravede queste cose, mi metterebbe in ottima compagnia per il presente e per il futuro. La macedonia da lei confezionata è però piuttosto degna di Kezzenger. La saluto.

  18. Cari entrambi, sono stata al gioco per vederne lo svolgimento. Che ha confermato il solito copione di non reggere alla discussione dell’argomento principale e di portarla, come è arcinoto, sul terreno personale o, meglio, presunto tale, immaginando – e sbagliando di nuovo – chissà quale risentimento, per poi dire “ma era soltanto uno scherzo”, come fanno i bambini-bulletti. Comunque, con Stoker avete toppato, e aggiungerei agli irlandesissimi angloscriventi gli ugualmente famosissimi Synge e Heaney, passando per Wilde e Shaw e altri, tra i quali c’è qualche premio Nobel. Quest’ultima cosa a me non fa né caldo né freddo, ma, a prescindere, tutti quanti, Stoker compreso, sono rappresentativi di un certo modo di vivere le proprie origini. E non è il caso di svegliare i loro fantasmi ché non si sa mai. Face-smile-big.svg. Avete portato un esempio sbagliatissimo dal punto di vista delle vostre ‘tesi’, chiamiamole così. E’ stata, in conclusione, una conversazione per me istruttiva. Buona fortuna a entrambi.

  19. Gentile signora professoressa Lorinczi, a costo del rischio di poter apparire come i bambini bulletti, considero un bel punto a favore della sua persona che lei partecipi alle conversazioni in questo blog.

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