De mortuis nil nisi bonum?

atzeni

Era mio coetaneo, e quindi non potevo conoscerlo.

Storie diverse, parallele per molti versi, che hanno portato me–manovale al comune di Iglesias–a studiare linguistica all’università di Amsterdam, mentre lui cominciava la sua carriera di scrittore.

Non lo conoscevo.

Avevo sentito il suo nome.

Avevo sentito parlare de Il figlio di Bakunin, credo in una recensione su Panorama.

Ma ero in Olanda e poi la letteratura non mi interessava.

Me l’ha fatto conoscere Nanni Falconi.

Ho letto Bellas Mariposas a casa di Nanni.

Bellas Mariposas, con Su Cuadorzu di Nanni, la cosa più bella che abbia mai letto da un sardo.

È un poema epico: l’epopea della resilienza di una ragazzina sarda.

L’epopea della perdità dell’ingenuità, senza finire nella disperazione, ma anche senza abbandonarsi a speranze illusorie.

Life is a bitch and you have to cope with it.

La vita, insomma, nostra, così come è.

Un inno al coraggio di chi affronta la vita senza farsi illusioni.

Forse una ragazzina di tredici anni un coraggio così non ce l’ha, non può averlo, ma Atzeni riesce a farti credere che sia possibile, che sia possibile restare fedeli a se stessi in un ambiente in cui gli adulti non ci riescono e vengono sbattuti da una parte all’altra dalle proprie pulsioni e dalle circostanze.

Letteratura, ovviamente, ma buona letteratura, di quella che ti fa bene, ma senza consolarti.

Non spetta alla letteratura raccontare la verità, ma senz’altro uno dei suoi compiti è quello di invogliarti a cercarla, la verità.

Bellas Mariposas fa questo.

E poi ho letto quella “cagata pazzesca”, tanto idolatrata dagli indipendentisti all’amatriciana.

Eja, Passavamo sulla terra leggeri.

Mi ha ispirato una parodia.

.È un fantasy fradicio di ideologia lilliuiana, con i sardi divisi in buoni e puri–quelli delle montagne–e cattivi e imbastarditi–quelli delle città.

L’immagine speculare della lucida mancanza di illusioni di Mariposas.

Il delirio di impotenza di un intellettuale sardo che ancora non riesce a distaccarsi dall’immagine della Sardegna creata dagli italiani e dai sardignoli.

Detto senza vergogna: un libro brutto e stupido, tranne quel passaggio in cui la suora regge le palle del giudice (ricordo bene?) che tromba sua moglie.

Non a caso il libro è diventato oggetto di culto per gli indipendentisti all’amatriciana, quelli che rifiutano la cultura sarda e si limitano a sognare la redenzione che viene dallo stato.

Eja, de linna.

Quando mai un popolo è stato liberato da uno stato?

Purtroppo Atzeni è morto in quel modo assurdo prima che potesse continuare la sua ricerca e prima che io e lui potessimo giogai a istocadas intellettuali.

Venti anni fa.

One Comment to “De mortuis nil nisi bonum?”

  1. Carina la parodia. Ma mi sa che i giovani guerrieri hanno copiato il loro nome dal nome cinese del milite ignoto. Anche il film di Salvatore Mereu è buono. Il racconto di Atzeni è comunque postumo.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: