Partito della nazione? Sì, ma cosa è la “nazione”?

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Nel mio ultimo messaggio in bottiglia a Paolo Maninchedda ho proposto una definizione del concetto di nazione: “una comunità di interessi, affetti e simboli condivisi”.

Per una strana coindicenza, Maninchedda ieri scriveva: “L’indipendenza della Sardegna deve muovere non solo ragionamenti, buone pratiche di governo, diversità politiche, competizione politica con chi, legittimamente e no, tenta di esercitare un’egemonia sul sistema sardo. Dovrebbe suscitare anche sentimenti, emozioni, coinvolgimenti: ” http://www.sardegnaeliberta.it/rotture-e-entusiasmi-sentimentali/

Come non essere d’accordo?

Insomma, non basta volere la bicicletta (lo stato), bisogna anche convincere i sardi a pedalare:come?

E Maninchedda continua a interrogarsi: “Ma noi, al di là di tutto questo, sappiamo far scattare la molla delle emozioni? Siamo consapevoli che non basta che facciamo bene la nostra parte in Giunta? La Giunta non ha la stessa nostra idea dello Stato italiano, dell’evoluzione istituzionale della Sardegna e delle sue emergenze. Come in tutti i governi di coalizione, accettiamo e concorriamo alla mediazione possibile tra i partiti della coalizione, ma noi dobbiamo sapere che il nostro traguardo (la costruzione del Partito della Nazione Sarda, la costruzione dello Stato Sardo, l’integrazione europea, un nuovo fisco, un nuovo sistema produttivo) va oltre la contingenza di questa esperienza di governo. Riusciamo a costruire una corretta seduzione sentimentale sui nostri grandi traguardi? Uno Stato ha bisogno di cuore e cervello.”

La risposta è scontata: NO!

Per costruire la nazione sarda occorrono dei sardi che abbiano un’identità sarda, così che siano “sardi” emotivamente e non solo anagraficamente.

E cosa ti da un’identità?

Una serie di pratiche condivise.

Con la pratica linguistica come pratica principe.

Anche questa volta Maninchedda evita di darsi l’unica risposta possibile.

E ancora una volta io provo a suggerirgliela con un messaggio in bottiglia: la nazione è una comunità di interessi, affetti, simboli e pratiche condivisi.

Per la Sardegna, la pratica principe è quella linguistica.

Parlare di “stato sardo” e non parlare di “lingua sarda” significa–dato il livello di cultura e di intelligenza–prendere in giro i sardi.

Volutamente, eh!

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