I sardi visti da lontano

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Visti da lontano, da questo blog, i sardi fanno ancora più pena.

Mentre su Facebook ho oltre 1000 “amici”–quasi tutti sardi–quasi tutti indipendentisti o giù di lì e/o di sinistra, con le poche fisiologiche eccezioni che non meritano la cacciata, il blog viene visitato da alcune centinaia di aficionados, tranne quando mi metto a scrivere di cose che con la funzione di questo blog hanno poco o nulla a che fare.

Insomma, il blog non lo seguono neppure i miei “amici” di Facebook, malgrado siano stati quasi sempre loro a scegliere l’amicizia con me, sulla base, credo, del mio impegno per la lingua e la cultura.

Non credo che mi abbiano scelto per la mia bellezza.

Su Facebook vedo la Sardegna dei miei sogni, mentre sul blog vedo che quella Sardegna è fasulla.

Dal blog vedo che la questione della lingua e dell’identità coinvolge poche centinaia di persone.

Le cose andavano leggermente meglio su Sardegnablogger–gli articoli arrivavano regolarmente a superare le 1000 visite–ma evidentemente l’interesse non era così profondo, visto che quei lettori non mi hanno seguito cando seo furriadu a cuile.

Per superare le 1000 visite, devi polemizzare con qualche sardo che in quel momento fa notizia, o scrivere altrimenti di attualità–vedi il mio articolo sui minatori della Carbosulcis, visitato oltre 35.000 volte–oppure devi scrivere di archeologia.

Il mio articolo di giugno sulla possibile città a Monti de Prama ha superato le 7.500 visite e ancora non si è fermato.

Se un articolo sulla lingua o sull’identità arrivasse a queste cifre, in Sardegna si starebbe meglio.

Vorrebbe dire che per questi temi fondamentali esisterebbe un interesse di massa che la politica non potrebbe prendere sottogamba.

Invece questo interesse è limitato a poche centinaia di persone.

Dopo cinque anni di esperienza, so bene che per far salire il numero di visite, basterebbe che mi mettessi a scrivere di attualità.

O di archeologia.

Il numero basso–più basso, insomma–di visite dipende proprio dall’argomento, come mi hanno confermato amici blogger, che hanno constatato la stessa cosa.

L’identità i sardi se la cercano in massa nel passato e quello più lontano.

Il presente non gli piace, per ovvi motivi, e lo sfuggono.

Chiaro che in questa situazione i politici ci sguazzino.

Mica sono stati eletti per caso dagli alieni!

E così vediamo come i nostri governanti–eletti dalla maggioranza della METÀ dei sardi, eh!–continuino ad attribuirci un’identità fatta su misura per gli italiani: http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2015/06/10/news/il-nuraghe-dell-expo-non-e-da-oscar-1.11589208

Bobbore Figumorisca Pigliaru è rimasto ai cliché di Wagner e Lilliu: nuraghi tascabili–piccoli, mi’, devono essere!–pinnette, pastoratzi, arcaicità e fragu de berbeghe.

Non a caso, Pigliaru è stato eletto dal quel 20% di sardi che preferisce il suo odore di naftalina a quello di pecora, ma usa l’odore di pecora per vendere la Sardegna agli italiani, “ché gli italiani quello vogliono e quello bisogna dargli!”

Pigliaru può permettersi di farlo, perché la Sardegna non è quella di Facebook, ma quella del mio blog.

Su Facebook i miei amici si indignano–quei pochi che si indignano– ma fuori da Facebook non succede nulla.

Ugualmente, il nostro amato leader Man-In-Kim, può tranquillamente permettersi di interrogarsi in pubblico sul come arrivare a convincere i sardi a pedalare per lo stato sardo, sulle sue piste ciclabili, come se mai nessuno avesse fornito una risposta alle sue domande.

Come se non sapesse che affrontare la questione della nazione, quindi dell’identità, quindi della lingua, significherebbe per lui e per i suoi figli perdere i privilegi riservati alla borghesia monolingue in italiano.

O Maninche’, a pigai in giru a Silicua!

Ma il Pigliaru alla naftalina e il Paolo delle tre carte sanno di poterselo permettere.

Mentre milioni di catalani riempiono le strade di Barcellona, i sardi delegano la propria identità al “porcetto” e ai bidoni del latte, lasciati fuori da un nuraghe grande come lo vedeva Lilliu.

Per dare un’identità a un popolo, per renderlo una nazione, occorre che qualcuno produca una cultura nazionale.

Occorre pagare degli intellettuali che producano questa cultura a livelli tali che una maggioranza di sardi accetti di farla propria.

Ecco perché la lingua e la cultura della Sardegna vengono lasciati morire di inedia dalla borghesia compradora e monolingue in italiano.

Basta così poco per bloccare tutto.

Basta non fare nulla.

Esattamente quello che Pigliaru, Firinu e Maninchedda stanno facendo.

Ce li vedete rinunciare ai propri privilegi?

No?

E allora tenetevi il bidone che vi hanno rifilato.

5 Comments to “I sardi visti da lontano”

  1. Caro Bolognesu, tu dici: «L’identità i sardi se la cercano in massa nel passato e quello più lontano».
    Ed io ti rispondo: grosso errore!
    Ora, tu stesso hai sottolineato come i facebukkisti siano individui non adusi ad impegnarsi a fondo, con fatica e usando tanto tempo ad arrivare bene ad un qualsiasi “dunque” si discuta! Infatti, ancora tu hai rimarcato come, dei tuoi tantissimi “amici” (maddeghé, direbbero a Melbourne!), quando si è trattato di impegnarsi un tantino sul tuo blog, quasi tutti abbian dato forfait!
    Il motivo è che quei sardi (rigorosamente minuscolo) sono la fotocopia di Pigliaru e Maninchedda! Con la differenza che ai primi, comportarsi da pigliarumaninchedda è estremamente conveniente in tutti i sensi! Quei “sardi” di cui sopra, sono imbambolati, sono indecisi perfino! Dopo tutte le ingiustizie con le quali i vari pigliarumaninchedda presenti e passati li hanno torturati! Essi non hanno una identità linguistica! Essi non possiedono una identità storica! Essi “sardi” non sanno cosa significhi essere VERI UOMINI! Infatti, sempre si comportano da docili pecore quando arriva il pastore incoronato da Roma al solo scopo di mungerle e portar via tutto il latte!
    Sono stato anni a scrivere su blog di Pintore e Monte Prama, ove mi sono sempre occupato di preistoria e storia antica della Sardegna. Ebbene, quando entravo nel più profondo contenuto dell’essenza storica dell’antichità sarda, mettendo a nudo imbecillità che venivano e son raccontate ad essi, di quei “sardi”, che mi si diceva essere in tanti a leggere, non ven’era alcuno (salvo i canonici due o tre fuori dal mucchio) che abbia mai osato scrivere un CREPA!
    Ecco perché tu commetti un grosso errore se affermi: L’identità i sardi se la cercano in massa nel passato e quello più lontano. Se la cercano in massa facebukkando! Cioè senza preparazione veruna e raccontando amenità per trascorrere il tempo!
    Ecco perché sono l’unica popolazione che non conosce la propria lingua!
    Ecco perché sono la sola popolazione che non conosce la propria storia!
    mikkelj

  2. Quelli che ti leggono sono,di certo,molti di più di quanti ti lasciano il commento.Mi so stufata di commentare perché nel 90% dei casi sono d’accordo con te,niente da aggiungere.L’identità, la riscoperta della lingua ecc.passano attraverso il sapere,la cultura.Parlare con i nostri giovani,anche laureati,è desolante,non sono nemmeno capaci di porsi degli interrogativi.I partiti indipendentisti mere sigle prive di slancio e di idee,e,meno male c’è la minaccia delle scorie altrimenti non avrebbero saputo che fare…tutte le altre servitù ,l’inquinamento ,le trivelle pare non siano abbastanza per attirare il loro interesse.Per il sardo molti si danno da fare ma in ordine sparso,insomma,non gratis, che diamine vogliamo trarne almeno un po’ di visibilità oo no?

  3. Il discorso della lingua, secondo me, interessa a tantissimi sardi, la maggioranza, ma non nell’idea che intendiamo noi!
    Io lo vedo come “il problema dell’inquinamento”: il 99% delle persone della terra vorrebbero far qualcosa, ma è un problema all’apparenza talmente grande che si arrendono prima di analizzarlo e scoprire che basterebbe “risparmiare un pò”.
    I sardi non sanno come si affronta il problema linguistico; sanno a mala pena che il sardo é una lingua, ma come studiarla? Come fare pratica? Vale la pena rischiare di sbagliare in pubblico??
    ecco perchè serve davvero la borghesia, la tv!!, la radio e la scuola..
    l’Italiano ce l’hanno insegnato così, non per passione nostra!

  4. Il problema linguistico è avvertito dalla maggior partr dei sardi, i quali però non hanno gli strumenti giusti per affrontarlo.
    Io lo paragono al problema dell’inquinamento: tutti d’accordo ma nessuno sa cosa e come fare.
    Ed ecco quindi che servirebbe davvero la borghesia, con i suoi mezzi, quali radio, tv, giornali etc.

  5. Se non mi insulti troppo e non mi strattalli male puoi sempre certare con me: tanto non sono d’accordo sul 90 % di quello che dici. Mi mancano le nostre guerriglie. Mi sto annoiando su Facebook !! ;.)

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