Aru e l’identità

aru

Alla radio, gli olandesi lo chiamano “l’italiano Arù”..

E invece lui si chiama Fabio Aru e ha dimostrato di essere sardo.

Questo alla faccia di tutti quelli che dichiarano di sentirsi appassionatamente sardi, ma di sardo non fanno niente.

Ora, non è il caso di gonfiare la sua vittoria nella Vuelta e il suo gesto oltre il lecito: oggi  scopriremo che la disoccupazione giovanile non è calata di un millesimo percentuale.

Aru, poi, ha fatto la cosa più normale del mondo: si è messo la bandiera della sua terra sulle spalle nel momento della sua vittoria più importante.

Finalmente un sardo normale, viene da dire.

Si è messo la bandiera sarda sulle spalle e l’ha fatto in Spagna, eliminando qualsiasi dubbio che con il suo gesto intendesse rivendicare un’identità “regionale”.

Un gesto normale, allora.

E c’è bisogno di parlarne soltanto per il semplice fatto che di sardi normali in circolazione ce n’è pochi.

Normale è il sardo che permette agli altri di identificarlo come tale, attraverso una serie di pratiche concrete.

Tipo mettersi la bandiera sarda sulle spalle in Spagna.

Non ho sentito i commenti della radio olandese, ma penso che saranno rimasti sorpresi da quella bandiera che non conoscono.

Insomma, Fabio Aru ha dato una dimostrazione di cosa voglia dire avere un’identità.

L’identità non è quella cosa intima che immaginano i sardignoli che si sognano sardi in italiano e sventolano appassionatamente il loro atto di nascita.

L’identità è un oggetto sociale: quelle cose concrete che fai per permettere agli altri di identificarti con un certo gruppo.

Uno dei miei lettori, in un commento a un articolo precedente, mi ha informato di aver scoperto l’acqua calda e che di identità ne abbiamo più di una.

Mannò?

Mavvà?

Aru, per esempio è ciclista e sardo.

Io sono linguista e sardo.

Io e Aru condividiamo l’identità sarda, perché facciamo delle cose che permettono agli altri di identificarci come sardi.

E adesso voglio aggiungere che Aru ha dimostrato di non voler vincere solo per se stesso.

Che siamo di fronte a un nuovo Gigi Riva?

Comunque auguri!

7 Comments to “Aru e l’identità”

  1. Gentile Roberto,

    Fabio Aru per quanto riguarda l’identita’ non ha mostrato al mondo tramite la bandiera l’appartenenza escusiva al popolo sardo, si e’ avvolto o lo hanno avvolto (a forza?) anche con la bandiera tricolore come giustamente sottolineato dall anuova Italia…oooppps sardegna.http://lanuovasardegna.gelocal.it/sport/2015/09/13/news/ciclismo-fabio-aru-ha-vinto-la-vuelta-una-delle-piu-grandi-imprese-dello-sport-sardo-1.12086624#gallery-slider=undefined
    Siamo davanti a un caso di sardo-italiano ??
    Confunsione

  2. S’identidadi sarda est donnia di semper prus debili, nemus dda imprea a manera esclusiva.
    Aru no est diversu dae sa maioria de is sardus.

  3. la maggior parte dei sardi si sente sardo-italiani, alcuni dicono “prima sardi poi italiani” altri indistintamente sardi ma anche italiani poche persone che conosco si definiscono sardi e basta!

  4. “la maggior parte dei sardi si sente sardo-italiani, alcuni dicono “prima sardi poi italiani” altri indistintamente sardi ma anche italiani poche persone che conosco si definiscono sardi e basta!”
    Non pochi si sentono italoidi.😒

  5. Apo lèghidu s’articulu de sa Gazzetta dell Sport de eris. Aru at cherfidu sa bandera sarda, fiat unu disìgiu suo. Is isponsor non cheriant ca fiant timende chi cugugiaiat is iscritas e mancu ischiant ite fiat custu simbulu. Fabieddu tandu l’at naradu: “va bene, salgo sul podio senza ma poi me la passate”. In italianu si narat: “precisa volontà”. Beru chi dapoi l’ant passadu su tricolore ma non podimus pretendere una mossa de refudu in die de festa pro su team suo e pro isse etotu.

  6. Tandu chi dd’at crefiu issu est cumenti narat Bolognesu etotu.

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