Ai postumi l’ardua sentenza

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È in corso il dibattito sui postumi dell’imbriaghera indipendentista.

L’ho seguito distrattamente, per i motivi che chiarirò qui.

Non mi sono mai scaldato molto per l’indipendentismo, primo perché ho sempre ritenuto la questione dell’indipendenza statuale un falso problema, un mettere il carro davanti ai buoi, e i fatti mi hanno dato ragione.

Poi perché una volta sono stato alla festa manna dell’IRS–prima delle innumerevoli scissioni, divisioni della pagnotta e moltiplicazione dei pesci in faccia–e mi è sembrato di tornare indietro di 30 anni: ho trovato una simpaticissima collezione di giovani frichettoni intenti soprattutto a volersi bene o–come poi è saltato fuori–almeno a far finta di volersi bene.

Non dico che dovessero essere tutti messi di cambales e berrita, ma la confraternita presente a Santa Cristina sarebbe potuta essere stata prelevata da un concerto rock o da un qualunque altro avvenimento frequentato da una gioventù globalizzata.

La lingua veicolare era ovviamente l’italiano, come teorizzato dall’allora amatissimo leader Quintino Sedda.

L’allegra combriccola era così intenta a volersi bene, che chiaramente non si poneva il problema di come convincere i sardi a farsi governare da loro: nessuno–tranne i nemici–avrebbe resistito al loro fascino?

Esattamente come ai tempi in cui avevo la loro età, tutti erano convinti che la rivoluzione/indipendenza fosse lì, dietro l’angolo.

E siccome io–come ha cantato Bob Dylan–quel film l’avevo già visto …

Sono passati 10 anni ed è passata anche l’imbriaghera.

Tranne il fenomeno mediatico Kelledda, i nostri ex-ragazzi di belle speranze sono riusciti nella difficile impresa di rimanere elettoralmente insignificanti.

La vittoria dell’italiano anti-sistema Grillo alle politiche precedenti ha dimostrato quanto poco contassero i nostri ex-ragazzi nella società sarda.

E, anche se molte delle loro idee si sono diffuse nella società sarda, sono riusciti a rimanere politicamente insignificanti, perché in una democrazia rappresentativa, non basta “aver ragione”, ma bisogna anche prendere un po’ più dello zero virgola dei voti per contare.

Sorvoliamo sui casi umani di quelli che questo l’hanno capito, ma, neppure aggregandosi ai vincitori, sono riusciti a garantirsi il vitalizio.

In quella festa a Santa Cristina si vedeva già tutto l’autoreferenzialismo degli indipendentisti.

Quei ragazzi bastavano a se stessi, come noi sessantottini ai nostri tempi.

Il problema di come far prendere coscienza ai sardi della loro alterità rispetto agli italiani e del loro diritto all’autogoverno non se lo ponevano.

Quel gruppo in particolare, poi, si definiva non-nazionalista, ma era in pratica anti-nazionalista, rifiutando di fatto qualsiasi identificazione con la cultura sarda.

Altri davano per scontata l’esistenza di una “nazione sarda” non meglio definita.

Nessuno–tranne il FIU, che ho conosciuto molto più tardi, dava alla lingua, la cultura e all’identità alcuna importanza, se non marginale.

Tutti sottindendevano che tutti quei problemi “sovrastrutturali” si sarebbe risolti con l’indipendenza.

E giù tante coglionate su Joyce, la letteratura nazionale sarda in italiano, l’Irlanda, il Brasile, la Svizzera.

Joyce…

Joyce, che detestava l’Irlanda e gli indipendentisti, eletto a modello per i sardi, solo perché scriveva in inglese e non in irlandese, come loro che parlano in italiano e non in sardo.

Ma si può essere coglioni?

E oggi la discussione che gira intorno al come unificare i vari zero virgola, invece che cercare di capire come mai i sardi–a differenza, per esempio, dei catalani–non riescano a coaugularsi in una nazione.

Ché il problema è tutto lì, non nel fatto che gli amati leader dell’indipendentismo sono bravi soprattutto a farsi la forca l’un l’altro.

Carti amati leader: non contate un cazzo!

Fatevene una ragione.

Quello che occorre sono tanti soldi–dinari meda, ma meda, mi!–per costruire la cultura nazionale sarda, senza la quale non ci sarà mai una nazione sarda–e imparate una buona volta dai catalani, cazzo!–senza la quale il vostro giocattolo–sa repubblichedda–non l’avrete mai.

Continuate pure i vostri giochini.

Io continuo–nella mia insignificanza–a dire che prima viene l’indipendenza culturale.

Senza quella non ci può essere nessun altra indipendenza.

3 Comments to “Ai postumi l’ardua sentenza”

  1. Pienamente d’accordo con lei.

  2. Reblogged this on Sa Defenza and commented:
    UNA ANALISI REALISTA E DISTACCATA DELLA FREDDA REALTA’ SARDA

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