La “Buona Scuola” e le lingue minoritarie (de Mauro Maxia)

Claudia-Firino-84
La legge 107/2015, più nota con la definizione di “Buona Scuola” di cui tanto si è parlato
quest’anno, introduce una “dotazione organica finalizzata alla piena attuazione dell’autonomia
scolastica di cui all’articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59 e successive modifiche”. La
circolare del MIUR (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca) n. 30549 del 21/9/2015
chiarisce che “Il fabbisogno delle istituzioni scolastiche a regime è costituito dal piano
triennale dell’offerta formativa da definire successivamente, mentre l’organico aggiuntivo
viene assegnato per la programmazione di interventi mirati al miglioramento dell’offerta
formativa. Tale organico aggiuntivo, perciò, dovrebbe rispondere agli obiettivi di
qualificazione del servizio scolastico previsti dalla legge 107, commi 7 e 85, ed è destinato a
confluire nel più ampio organico dell’autonomia, da definirsi, poi, con apposito decreto
interministeriale ai sensi del comma 64 della medesima legge 107/2015.
La stessa circolare mette in chiaro che “con il potenziamento dell’ offerta formativa e
l’organico dell’ autonomia le scuole sono chiamate a fare le proprie scelte in merito a
insegnamenti e attività per il raggiungimento di obiettivi quali: valorizzazione e
potenziamento delle competenze linguistiche, matematico-logiche e scientifiche, nella musica
e nell’arte, di cittadinanza attiva; sviluppo di comportamenti responsabili per la tutela dei beni
ambientali e culturali; potenziamento delle discipline motorie e sviluppo di un sano stile di
vita; sviluppo ‘delle competenze digitali; potenziamento delle metodologie e delle attività
laboratoriali; prevenzione e contrasto della dispersione, della discriminazione, del bullismo e
del cyberbullismo; sviluppo dell’inclusione e del diritto allo studio per gli alunni con bisogni
educativi speciali; valorizzazione della scuola come comunità attiva aperta al territorio;
incremento dell’alternanza scuola-lavoro; alfabetizzazione e perfezionamento dell’italiano L2,
inclusione”.
Si tratta ovviamente di obiettivi generali che lo Stato intende perseguire attraverso una
serie di misure e azioni definite “Campi di potenziamento”. All’interno di questi “campi” vi
sono gli obiettivi trainanti che il governo e il ministero competente hanno cercato di illustrare
nel periodo che ha preceduto il varo di questa riforma che ha suscitato tante polemiche e aspre
prese di posizione. Obiettivi che, manco a dirlo, sono rappresentati dal potenziamento delle
competenze linguistiche (soprattutto riguardo all’italiano e all’inglese), di quelle scientificomatematiche
e di quelle artistiche. Tuttavia, nelle pieghe di tali obiettivi strategici si notano
alcune finestre e una serie di spiragli che, opportunamente valorizzati, potrebbero consentire
di potenziare anche altre competenze che non siano soltanto quelle appena enunciate. Più
avanti vedremo di evidenziare meglio questo concetto.
In questo momento il MIUR ha l’esigenza, anzi l’urgenza, di provvedere
tempestivamente alla definizione della dotazione organica essenziale per le singole istituzioni
scolastiche che sono chiamate a “individuare le priorità d’intervento nell’ambito degli obiettivi
suddetti, coerentemente con la programmazione dell’offerta formativa e con azione di
coinvolgimento degli organi collegiali, chiamati all’elaborazione e all’approvazione delle
proposte”. A questo proposito alla circolare ministeriale è stata allegata una scheda di
rilevazione delle priorità. Le aree di intervento, previste dal comma 7 della legge 107, sono
state ricondotte a titolo esemplificativo ad una serie di campi tendenzialmente corrispondenti
alle aree disciplinari degli insegnamenti.
2
Per quanto riguarda le scuole secondarie di secondo grado, i campi risultano distinti da
quelli del primo ciclo che, data la natura comprensiva della quasi totalità delle istituzioni di
primo ciclo (cioè costituiti da istituti comprensivi), sono stati definiti in maniera congiunta tra
la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado considerando anche la possibilità di
utilizzare l’organico aggiuntivo in modo funzionale su tutte le istituzioni scolastiche. Quindi
per la scuola superiore (secondo ciclo) sono stati individuati sette campi di potenziamento
dell’offerta formativa mentre per le scuole primarie e medie (primo ciclo) i campi individuati
corrispondono a sei dato che per quest’ultime l’area disciplinare socio-economica e per la
legalità risulta esprimibile all’interno dello stesso campo dell’area umanistica.
In questo momento, anche a causa dei ritardi accumulati durante l’iter legislativo, il
ministero ha una gran fretta e per questo sollecita le istituzioni scolastiche ad attivarsi per
definire al più presto le proposte di fabbisogno per poi inserirle al SIDI (Sistema Informativo
Dell’Istruzione) nello stretto margine di tempo che va da dal l0 al 15 ottobre prossimo,
individuando in ordine di preferenza tutti i campi di potenziamento corrispondenti alle aree
previste dal comma 7 della legge citata.
L’ordine di preferenza espresso dalle scuole sarà utilizzato come strumento di lettura
del fabbisogno dell’istituzione scolastica da parte degli Uffici Scolastici Regionali indicando
le priorità che le singole scuole intendono perseguire nell’ ampliamento della propria offerta
formativa. Dunque le scuole dovranno definire un ordine di preferenza dei campi proposti
individuando, in questo modo, le priorità dell’azione di potenziamento attraverso una
descrizione qualitativa prima ancora che quantitativa dell’organico del potenziamento.
Per l’anno scolastico 2015-16 la definizione dell’organico del potenziamento è inserita
nelle fasi del piano straordinario di assunzioni previsto dalla medesima legge 107 e in
particolare nell’ultima di esse, fase C, secondo quanto previsto dal comma 98, lettera “c”. Per
la costituzione dell’organico in questione la legge 107 prevede, al comma 95, l’assegnazione
di un numero di posti aggiuntivi della dotazione dell’istituzione scolastica, finalizzati
all’attuazione delle azioni previste dai commi 7 e 85 della medesima norma, nei limiti del
contingente regionale che per la Sardegna è stato individuato in 1.514 posti di insegnamento
(530 posti nella primaria, 215 nella scuola media e 769 nella scuola superiore) rispetto a un
totale di 48.812 posti che coinvolge (quasi) tutte le altre regioni. Da questo contingente per il
potenziamento dell’offerta formativa risulta esclusa la scuola dell’infanzia. Un aspetto
importante riguarda l’esclusione da questa platea di posti di insegnamento della Valle d’Aosta
e del Trentino – Alto Adige, regioni a statuto speciale che hanno competenza primaria nel
campo dell’istruzione e che hanno diritto ad autonome dotazioni organiche. Un distinguo è
necessario anche per il Friuli – Venezia Giulia che è compreso nel piano ma con una riserva di
posti per la lingua slovena.
Il percorso che gli USR (Uffici Scolastici Regionali) sono chiamati a compiere entro
breve termine rappresenta una vera e propria marcia forzata. Infatti entro il 22 ottobre, dopo
aver comunicato al SIDI i relativi dati, essi dovranno adottare un decreto di ripartizione dei
posti comuni della scuola secondaria per classi di concorso, nonché di ripartizione dei posti di
sostegno previsti nella medesima tabella per gradi di istruzione e, relativamente alla scuola
secondaria di II grado, per aree disciplinari. La suddetta dotazione aggiuntiva sarà
successivamente assegnata dagli USR attraverso gli ex provveditorati agli studi (ora chiamati
“Ambiti Territoriali”) alle singole scuole della Regione, attraverso una specifica funzione del
SIDI dal 12 al 20 novembre 2015, tenendo conto del numero di alunni (eccettuati quelli
dell’infanzia). Inoltre dovranno tener conto di certe situazioni caratterizzate dalla presenza di
aree montane o di piccole isole, di aree interne, a bassa densità demografica o a forte processo
immigratorio, nonché di aree caratterizzate da elevati tassi di dispersione scolastica anche in
linea con quanto previsto dal comma 65 della medesima legge. Un primo dato importante è
3
costituito dalla previsione di assegnazione ad ogni istituzione scolastica di non meno di 3
posti di insegnamento. Un altro dato importante è rappresentato dal fatto che il personale
immesso in ruolo per la scuola primaria potrà essere utilizzato per progetti di continuità che
riguardano anche la scuola dell’infanzia.
Fin qui abbiamo visto alcune questioni tecniche legate specialmente alla stretta
tempistica che il MIUR ha dato agli USR e, di riflesso, alle singole scuole. Andiamo ora a
vedere la scheda relativa ai “Campi di potenziamento” che riguardano il primo ciclo costituito
dalle scuole primarie e secondarie di I grado (scuole medie inferiori). All’interno di questa
scheda e dei singoli campi di potenziamento sono presenti – come si accennava in premessa –
delle declaratorie che, nonostante l’apparente laconicità, se opportunamente valorizzate a
livello di singole istituzioni scolastiche, potrebbe dischiudere interessanti prospettive per la
costituzione di numerosi posti di “potenziamento linguistico” in cui potrebbero trovare posto
le lingue minoritarie e, per quanto riguarda la nostra Isola, il sardo e le altre varietà subregionali
(catalano, sassarese, gallurese, tabarchino) che non sempre sono tutelate dalle leggi
di salvaguardia (per esempio, il sassarese, il gallurese e il tabarchino sono esclusi dalle tutele
della legge n. 482/1999).
Alla fine di questo breve intervento si riproduce la scheda in questione anche per
richiamare l’attenzione dei fautori della valorizzazione delle lingue minoritarie e regionali
sulla declaratoria del Campo 2 “Potenziamento linguistico”, lett. “a”, che prevede la
“valorizzazione e potenziamento delle competenze linguistiche, con particolare riferimento
all’italiano nonché alla lingua inglese e ad altre lingue dell’Unione europea, anche mediante
l’utilizzo della metodologia Content language integrated learning” (ossia il cosiddetto CLIL).
Anche se la declaratoria riserva un comprensibile focus all’italiano e all’inglese, l’azione è
tesa alla “valorizzazione e al potenziamento delle competenze linguistiche” al cui interno
l’insegnamento delle lingue minoritarie riveste una grande importanza. Non solo
l’insegnamento di queste lingue è utile per sé stesso ma anche per un migliore apprendimento
dell’italiano e delle stesse lingue straniere. Attraverso virtuosi approcci didattici gli
insegnanti, opportunamente formati, potrebbero contribuire contestualmente sia al successo
scolastico degli alunni sardi sia ad abbassare finalmente lo spaventoso tasso di dispersione
scolastica che pone la Sardegna al primo posto di questa deleteria classifica (25,5% contro il
17% delle altre regioni).
Un’altra misura che può offrire una prospettiva per l’insegnamento del sardo e delle
altre lingue regionali dell’Isola è il Campo n. 6 “Potenziamento laboratoriale”, lettera “m”,
che nel secondo periodo recita: “Valorizzazione della scuola intesa come comunità attiva,
aperta al territorio e in grado di sviluppare e aumentare l’interazione con le famiglie e con la
comunità locale”. Si tratta di un quadro che viene incontro a situazioni ben note come quella
riguardante molte comunità locali che negli anni scorsi al momento dell’iscrizione dei propri
figli hanno chiesto, talvolta con percentuali superiori al 90%, che la scuola insegni loro la
lingua sarda esercitando un diritto riconosciuto dalla citata legge n. 482/1999 che finora si è
rivelato un diritto soltanto teorico.
In questa fase, dunque, e ancora di più al momento della formazione del POF triennale,
le famiglie e i territori di riferimento della singole istituzioni scolastiche potranno esercitare la
loro influenza affinché nei Piani dell’Offerta Formativa l’insegnamento della lingua
minoritaria trovi lo spazio che le compete, in modo che i dirigenti scolastici possano
(debbano) chiedere agli USR di attivare i necessari posti di insegnamento. Non solo questa
azione equivarrebbe a riconoscere concretamente alle famiglie e ai loro figli un diritto
costituzionalmente garantito, ma offrirebbe anche una risposta a numerosi laureati sardi che
da anni aspettano di avere un posto di insegnamento e, soprattutto, di potere insegnare la
lingua naturale della propria regione per la quale hanno studiato e conseguito titoli formativi
4
finora rimasti inutilizzati. Sarebbe di enorme importanza se la Regione Sarda intervenisse a
questo proposito ma i primi due anni di questa legislatura hanno ampiamente dimostrato,
purtroppo, che la reale promozione e valorizzazione del sardo e delle altre lingue subregionali
non rientra tra le priorità dell’attuale amministrazione.
Da poco abbiamo assistito e ancora assistiamo alle manifestazioni di protesta di
numerosi insegnanti sardi che puntano il dito contro una legge (la cosiddetta “Buona Scuola”,
appunto) perché in certi casi li costringe ad emigrare verso le regioni del Nord creando
situazioni di oggettivo disagio ad essi e alle loro famiglie. Questi insegnanti, non a caso,
hanno invocato la valorizzazione della lingua sarda affinché la scuola pubblica in Sardegna
tenga conto di questo importante fattore di diversità rispetto alle altre regioni italiane. Ebbene,
proprio la tanto criticata legge di riforma, etichettata come “Buona Scuola”, offre ora la
possibilità a quegli stessi insegnanti sardi di agire concretamente per l’introduzione
dell’insegnamento del sardo e delle altre lingue sub-regionali all’interno del Piano
dell’Offerta Formativa. Insomma, proprio questa legge, pur tra tante contraddizioni e
forzature, potrebbe dare qualche risposta là dove la legge regionale n. 26/1997 e la legge n.
482/1999 hanno oggettivamente fallito.
24 settembre 2015
MAURO MAXIA

One Comment to “La “Buona Scuola” e le lingue minoritarie (de Mauro Maxia)”

  1. E no est totu andende male, grascias a deus..
    ” Tutti a iscola ”
    Passentzia pro su nomene, primma in italianu e a pustis ……. in sardu.
    Deghennoe milliones de euro pro sa ” dispersione scolastica “.
    Abbizzados si nde sunu.
    A s’italiana! 🙂🙂🙂

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: