Archive for October, 2015

October 31, 2015

Maninchedda, si ses omine

maninchedda

Proviamo a immaginare che la giunta Pigliaru prendesse sul serio la guasconata di Paolo: “Ma se riuscissimo a fare la Giunta dentro i poligoni, sarebbe interessante  vedere il Governo Renzi arrestare tutta la Giunta Pigliaru.”

Vorrebbe dire essere governati da una giunta “catalana”.

Vorrebbe dire per la classe dirigente sarda aver raggiunto l’indipendenza politica, cioè psicologica, cioè culturale ed essere in grado di trattare alla pari con lo stato italiano, così come fa la classe dirigente catalana.

Se le cose stessero così, io sarei più che soddisfatto, non avrei più motivo di rompere le palle a tutti e mi dedicherei alla scrittura di quel manuale di scrittura e pronuncia del sardo di cui c’è tanto bisogno.

Oltretutto, con una giunta del genere, non avrei bisogno di scriverlo a gratis, il manuale.

Ma–a dolu mannu nostru–le cose non stanno così e, alla guasconata di Maninchedda, Pigliaru ha già risposto come ci si poteva aspettare.

Del resto Pigliaru è politicamente, culturalmente e psicologicamente un italiano e neanche uno dei più spericolati: cos’altro avrebbe potuto fare?

Ma Paolo adesso ha un problema: visto che il resto della giunta non è disposta a farsi arrestare per la patria sarda, lui cosa farà?

Tirat sa pedra e cuat sa manu?

O andrà da solo–magari accompagnato dal suo fedele scudiero–a dimostrare che la sua non era una guasconata?

Il problema è che adesso–al contrario di me, nullità mediatica–altri media hanno preso sul serio la sua sfida a Pigliaru e al resto della giunta e tutti sanno che Paolo qui ci ha messo la faccia.

Ora, la vita mi ha risparmiato poche cose, ma una galera non l’ho mai vista da dentro.

Amici che hanno avuto meno fortuna di me mi hanno detto che non è molto divertente.

Ma chi si propone come statista, come leader di un movimento di liberazione nazionale deve mettere in conto anche la galera.

È forse a questo che Paolo si riferisce nel suo ultimo articolo di Sardegna e Libertà: “Un degrado pauroso, una discesa agli inferi dell’assenza di visione, che non possiamo accettare, a cui opponiamo la nostra visione, il nostro impegno, il nostro sacrificio.”

Paolo Mahatma?

Nei prossimi giorni vedremo se Maninchedda è soltanto uno che le spara grosse.

« Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre…» (da Il giorno della civetta, di leonardo Sciascia)

October 30, 2015

Gli italiani? Forti con i deboli e deboli con i forti

don_Abbondio-2

E adesso salta fuori che il nostro Don Abbondio abbondia con dei Don Abbondio italiani; http://espresso.repubblica.it/attualita/2015/10/30/news/il-generale-leonardo-tricarico-attacca-inutili-le-manovre-nato-1.236715?ref=HEF_RULLO

Trident Juncture serve solo agli ammeregani a far vedere i muscoli a Putin.

E gli italiani fanno i froci con il culo dei sardi: di uno in particolare, ma anche di quelli che dicono “Non mi piace!”

October 30, 2015

Le “convergenze parallele” di Pigliaru

Stavo per cedere anche io alla tentazione di scrivere della mia amata cordula cun pisurci–tra l’altro ho scoperto che è gia stata fatta santa: è la patrona di Colonia e questa qui sotto è la sua chiesa in Olanda: http://koelner-dom.de/index.php?id=18506&L=2

Volevo scrivere che il problema della carne si o no e dell’immoralità di noi carnivori non esisteva nei bei tempi andati in cui un animale si mangiava tutto, senza buttar via nulla.

Con la Santa Cordula come emblema del rispetto per il cibo e il rifiuto degli sprechi.

cordula

Ma non si può sempre essere seri e ci sono cose più frivole da commentare, tipo le smanie da guerriero di Maninchedda e il suo invito/sfida a riunire la giunta all’interno della base militare di Teulada: http://www.sardegnaeliberta.it/la-difesa-militare-della-sardegna-e-la-sovranita/

Soprattutto c’è da commentare la magnifica risposta (risposta?) data da Pigliaru a chi gli chiedeva se avrebbe partecipato alla manifestazione: «È giusto che i cittadini esprimano il loro dissenso, anche se a noi non interessa dire sì o no sulle singole esercitazioni. Noi chiediamo risposte sulle servitù in generale che sono sproporzionate per la Sardegna».

(http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2015/10/29/news/servitu-militari-maninchedda-pigliaru-riuniamo-giunta-teulada-vediamo-se-governo-ci-arresta-1.12351356?refresh_ce)

O piciocus, qui siamo a livelli altissimi di democristianità! Vette di moroteismo!

Renzo chiede a don Abbondio quando lui e Lucia dovranno trovarsi in chiesa, ma il curato finge di cadere dalle nuvole e di non sapere di cosa parla: il giovane gli ricorda delle nozze e don Abbondio ribatte che non può celebrarle, accampando prima motivi di salute e poi impedimenti burocratici che sarebbero di ostacolo al matrimonio. Il curato spiega che avrebbe dovuto eseguire più accurate ricerche per stabilire che nulla vieta ai due promessi di sposarsi, mentre per il suo buon cuore ha affrettato le pratiche: accenna ai superiori cui deve rendere conto e, per confondere le idee a Renzo, inizia a parlare in latino citando il diritto canonico.” (http://promessisposi.weebly.com/capitolo-ii.html)

October 29, 2015

Il realismo di Ganau

Sindaco_ganau

Il cinismo è un fenomeno che mi ha sempre affascinato.

I cinici, i genere, sono considerati persone più intelligenti delle altre, almeno in Italia e in Sardignolia, paesi in cui la categoria è molto abbondante.

Il cinico sarebbe afflitto dal “pessimismo dell’intelligenza”, il male di cui si illudeva di soffrire il fu Bettino Craxi.

Io credo invece che i cinici siano talmente stupidi da ritenere che la loro miseria morale sia un fenomeno che risparmia soltanto quelli meno intelligenti di loro.

Insomma, il cinico ritiene di essere l’unica persona intelligente in circolazione: cosa molto stupida da pensare.

Con un misto di disprezzo e di ammirazione, In Sardegna chiamiamo questo tipo di persone “unu fillu de bagassa”.

<<La Sardegna è una regione scarsamente popolata: “nei prossimi 35 anni perderemo 500.000 abitanti; uno squilibrio di un 50% di popolazione lavorativa a fronte di un 50% inattiva, dove solo il 15% della terra irrigua è coltivata e dove i migranti potrebbero essere un’opportunità e una risorsa per combattere lo spopolamento”.>> (http://www.sardiniapost.it/politica/migranti-ganau-sono-una-risorsa-per-combattere-lo-spopolamento/)

Nessuno può avere dubbi sul realismo di questa considerazione fatta da Gianfranco Ganau, presidente del consiglio regionale.

Se l’attuale classe dirigente sarda–ottimamente rappresentata da Ganau–non verrà sostituita da una nuova classe dirigente capace di guardare alla Sardegna con occhi sardi, la nostra terra continuerà a spopolarsi: vuoi per via dell’emigrazione dei suoi abitanti più intraprendenti e motivati, vuoi per l’impossibilità di quelli che rimangono di farsi una famiglia, di mettere al mondo dei figli.

A Ganau, evidentemente, non passa neppure per l’anticamera del cervello di proporre una politica di sviluppo per la Sardegna: sviluppo che arresterebbe l’emigrazione, metterebbe i giovani in condizione di fare dei figli, permetterebbe a molti emigrati di tornare.

La classe dirigente sarda vive di sottosviluppo, di disoccupazione cronica, senza la quale non potrebbe ricattare la massa di disoccupati e costringerla al voto di scambio.

Sviluppo, per la Sardegna, significherebbe ribaltare gli equilibri politici e sociali esistenti, rompere il circolo vizioso della dipendenza, quella che lega la classe dirigente all’Italia e al ruolo di colonia spopolata che l’Italia riserva alla Sardegna.

Ecco perché Ganau vede come ineluttabile la “perdita di 500.000 abitanti nei prossimi 35 anni”.

Ganau, nel suo realismo, non riesce a immaginare una Sardegna governata da una classe dirigente non dipendente dall’Italia e dal ruolo di colonia che l’Italia ci riserva.

Ma in quella Sardegna, chi lavorerà per garantire ai vari Ganau la continuità dei loro privilegi?

No problem!

Basta sostituire i sardi emigrati–o non nati–con degli immigrati ancora più disperati di loro!

La botte piena e la moglie ubriaca!

Grande dimostrazione di realismo, indubbiamente.

Detto questo, è chiaro che in una Sardegna che riuscisse a spezzare la catena della dipendenza e del sottosviluppo che ne consegue, ci sarebbe anche tanto posto per gli immigrati.

Anche io sono un immigrato, in Olanda, tanto per capirci.

Uno di quelli che Ganau vorrebbe sostituire con degli immigrati ancora più disperati.

October 26, 2015

Unidos?

bandera2

Sabudu si funt atobiados is leaders indipendentistas pro chircare de agatare sa manera de si ponner impari.

Custa est cosa bona e giusta, ca unu movimentun indipendentista forte serbit a totus: indipendentistas e non indipendentistas.

Is italianos–comente amos bidu custas dies–cumprendent una cosa sceti: sa fortza.

Pro custu ant sceberadu una fae a buddíu que presidente de is sardos.

Don Abbondio–si cheríat–podíat firmare sos giogos de guerra, ma non est in cussu postu pro de badas: bi dd’ant postu is italianos pro faer su qui bolent issos e issu cussu faet.

Tando: unu movimentu indipendentista forte…

Lampu!

Iat esser cosa bona e giusta.

Ma bastat a ponner impari a is leaders pro arribbare a carqui cosa?

Comente amus imparadu a is elementares sa somma zero + zero = zero.

Custos balent zero virgola: mellus de nudda, ma non bastat.

Como forsis si bolent ponner impari.

Cosa bona e giusta, lampu!

Mi ddu bido a Gianfranco bufende impari a Mauretto!

Insomma, pro si ponner impari–fatos a indipendentistas–bi queret carqui cosa in prus de una tassa de binu.

Indipendentistas bi nd’at de manca, de tzentru, de dereta e de atéra genías puru.

Est giustu qui siat aici, ca, si sa natzione est una, is interiossos de unu populu non funt totus uguales.

Su qui cumpartzint is indipendentistas est s’idea de arribbare a unu stadu sardu.

Creo qui donniunu siat de acordiu cun custu.

Ma b’est un’átera cosa puru qui is indipendentistas tenent in cumone: su de non tenner idea de comente b’arribbare a cussa repubbrica sarda.

E cun s’atobiu de sabudu dd’amus torradu a bier: faeddant de comente si partzire sa leadership, ma non tenet idea peruna de comente cumbincher sa “metade prus unu” de is sardos a sceberare de lassare s’Italia a is italianos.

Bolent totu faer que a is italianos: a primu faimus su stadu e a pustis amus a faer sa natzione.

Ej’e’!

Lastima–e mancu male!–ca non tenent bajonetas.

Su sardu non est tontu: est malu a cumprender!

Insomma: sunt abetende su spantu de bier custa “metade prus unu” de is sardos qui, a sa sola, si cumbinchet a andare infatu issoro.

Aspetta e spera.

Mancari si pongiant impari…

Sunt gai fissados cun su stadu e sa repubblica sarda, ca non pensant ca su stadu est sceti s’organizatzione de su podere a intro de una natzione.

E sa natzione ita est?

Calincunu de custos leader–a su mancu fintzas a pagu–de natzione non nde bolíant intender.

Áteros faeddant de natzione, ma sa “natzione” issoro forsis creschet in is fundos de pira: fenomenu naturale!

Nemos paret qui cumprendat qui sa natzione est una tecnologia sotziale qui una classe dirigente ponet in pratica cando bolet esser sa mere de su distinu suo in terra sua.

E tando: esistit sa natzione sarda?

A dolu mannu, tocat a donare arrexone a Milieddu Lussu.

Sa natzione sarda non esistit, bolet ancora fata.

E inue est su programma de custo leaders mannos indipendentistas pro stantargiare sa natzione sarda, s’unica qui podet arribbare a unu stadu sardu?

In perunu catzu de logu.

Bolent fraigare sa domo incumentzende dae sa crabetura.

Auguri e figli maschi!

E custu non est s’unicu probblema.

Si custos omines mannos si bolent ponner impari, bi podent renescher sceti si agatant unos cantos puntos cuncretos qui bolent totus.

Apo bidu ca già sunt pongende lacanas e cunditziones.

Insomma, deo pagu bi creo a custos omines mannos…

Ma un’interessiu in cumone ddu tenent totus: su fraigu de sa natzione sarda.

Si de aberu si bolent ponner impari, bastat a tenner unu programma in cumone pro definire sa bia pro arribbare a s’indipendentzia.

E cussa bia est una sceti: su fraigu de sa natzione sarda.

Nudda natzione? Nudda repubblica!

E comente dda stantargias una natzione?

CUN SA CURTURA NATZIONALE!

Ello? Cun is bajonetas?

E tando, custos omines mannos depent narrer su qui bolet fatu pro su qui pertocat

  1. sa lingua: LSC? LSC emendada e medas pronuntzias? Duas normas? E is limbas de Sardinnia qui non funt parte de su sardu?
  2. sa limba in sa scola: cale bariedade de sa limba bolet imperada in sa scola? E bi bolet unu programma de impreu de su sardu a livellos diferentes in situatziones diferentes. Insomma: serbit una programmatzione linguistica.
  3. serbit unu progetu de impreu de su sardu in sa scola, que lingua veicolare, pro s’imparu de sa storia, de sa geografia e de su connotu.
  4. Serbit unu progetu pro símprenta de libbros sardos in sardu, pro sa musica, pro su tzinema, pro internet.

Tando: serbit unu progetu curturale pro fraigare sa curtura natzionale sarda, duncas sa natzione sarda.

Custu obietivu podet aunire totu is indipendentistas: de manca, de dereta e de casinu puru.

Si arribbant a custa unidade nosi ponimus in sa bia pro arribbare a su mancu a s’indipendentzia curturale: su portale de totu is indipendentzias.

Si sunt pensende qui bastet a ponner impari bator concas de minca narcisistas pro arribbare a s’indipendentzia, tando tantu balet qui sigant a chertare.

Pro un’analisi una pagu–ma pagu–diferente: http://cagliari.globalist.it/Detail_News_Display?ID=124524

October 23, 2015

E dico anche io la mia su Nethanyahu

netha

Alcuni giorni fa un caro amico mi ha sorpreso con un articolo in cui–anche lui!–confondeva antisemitismo e proteste contro Israele.

Ero molto stupito, perché il mio amico è un sincero democratico e, soprattutto, è una persona colta e sensibile.

Da dove veniva questa confusione?

Non sono riuscito a terminare il suo articolo gravemente offensivo anche nei miei confronti e gli ho scritto.

Il chiarimento che abbiamo avuto è stato soprattutto a livello emotivo e sono contento di poter dire che la nostra amicizia non è stata intaccata.

Fatto sta che l´accusa di antisemitismo viene regolarmente lanciata dai sionisti e dai loro scagnozzi nei confronti di  chi critica il macello che gli israeliani conducono contro i palestinesi.

Accusare quelli come me di antisemitismo è così sfacciatamente falso e strumentale che non mi sono mai scaldato molto.

Ma in questi giorni ci ha pensato lo stesso Nethanyahu a chiarire una volta per tutte che neppure lui ci crede all´antisemitismo di chi critica Israele.

La Shoa–e la cultura che l´ha prodotta–gli interessano così poco da essere arrivato a una quasi assoluzione di Hitler, pur di poter giustificare la sua politica di aggressione continua ai palestinesi.

“Con le sue parole Netanyahu mostra di non aver compreso, o di non voler comprendere, che cosa ha significato Auschwitz. E non basterà chiedere scusa ai sopravvissuti, ai parenti delle vittime, e a tutti gli ebrei costernati oggi dopo questa patetica, importuna e deplorevole boutade del premier.

Il secondo motivo riguarda l’abuso della Shoah in un discorso pubblico per acquisire consensi. È forse proprio questo che offende e irrita di più. Perché ci si poteva attendere da altri un disinvolto e bieco cinismo, che pure ogni giorno si tenta di contrastare. Non certo dal primo ministro dello Stato di Israele.”

E questo lo ha scritto un´intellettuale ebrea: http://www.corriere.it/opinioni/15_ottobre_23/netanyahu-non-ha-capito-significato-auschwitz-01408dc4-7907-11e5-95d8-a1e2a86e0e17.shtml

Insomma, il primo a banalizzare l´antisemitismo–frutto velenoso della cultura europea–è proprio il leader dei sionisti.

Non ho altro da aggiungere.

October 21, 2015

Il complotto delle sessanta navi

suonatore-itifallico

Mi ha telefonato.

Eja, lui.

Lui, mi’!

Quello che non mi nomina mai.

È tutto un complotto.

La 60 navi da guerra, mi’!

Tutto un complotto contro Pigliaru.

Lui mi ha raccontato tutto.

Lui, mi’!

Quello che il nome suo non si può fare, sennò…

Pigliaru aveva mandato l’ultimatum alla ministra Gianna & Pinotti.

“Mai più esercitazioni militari in Sardegna! Mai più!”

Lui, lui mi’, l’aveva convinto che la Sardegna si deve comportare da stato e Pigliaru aveva preso il telefono e aveva telefonato a Gianna & Pinotti.

Già gliene ha detto poche!

Anche le formiche , nel loro piccolo, s’incazzano…

Tutto in modo da evitare lo scandalo, ché quello non è lo stile di Pigliaru, ma già le ha sbattuto le palle sul tavolo.
E cosa ha fatto Gianna & Pinotti?

Ovviamente si è cagata dalla paura: tanto già è cosa quando una formica come Pigliaru s’incazza!

Gianna & Pinotti allora ha fatto un giro di telefonate ai suoi colleghi europei per chiedere aiuto.

Sessanta navi le hanno mandato: http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2015/10/21/natoprotesta-in-sardegna-contro-trident_c9342e0c-e2a5-44d8-8726-f197b29231e6.html

Per fare temere a Pigliaru.

Oh, sessanta navi!

Pigliaru quando s’incazza è cosa da temere davvero.

Solo così Gianna & Pinotti è riuscita a imporsi su di lui.

Non vuole visto, quando s’incazza.

Pigliaru, mi’!

Non vuole visto, no!

C’è voluta la Grande y Felicísima Armada per impedire a Pigliaru di comportarsi da Capo di Stato, come lui–eja, lui–gli aveva suggerito.

Gianna & Pinotti ha minacciato di far bombardare Casteddu dalle sue navi e dai suoi aerei.

Solo così è riuscita a impedire a Pigliaru di comportarsi da stato.

Si, insomma, da capo di stato.

Ma mica Pigliaru si è rassegnato.

Balla!

Lui, lui mi’, mi ha detto che Pigliaru ha telefonato subito a Kim Jong-un.

A mali estremi, estremi rimedi.

Lui non mi ha ancora detto cosa si sono detti i due grandi leader, ma ha solo commentato: “Gianna & Pinotti, immoi aguanta-ti is costas!”

Lui, eja lui, mi ha sussurrato: “A innantis! Non siamo mai stati così vicini all’indipendenza!”

La sua bicicletta sta scaldando il motore.

October 18, 2015

L’isola dei somari

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I somari non sono–ovviamente–i ragazzi sardi che interrompono gli studi prima del diploma.

I somari sono i membri della classe dirigente sarda–non solo i politici, quindi–che cascano dalle nuvole per il solito record negativo della Sardegna: http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2014/10/14/news/dispersione-scolastica-e-record-in-sardegna-1.10115464

Niente di nuovo sul fronte occidentale del colonialismo culturale italiano: il disastro continua ininterrotto da anni.

Solo i nazionalisti italiani della Vecchia Romagna possono far finta di dare una notizia shock ai loro lettori, evidentemente tenuti all’oscuro della tragedia per tutti questi anni.

La Sardegna detiene da anni stabilmente il record della dispersione scolastica, con quasi 10 punti di percentuale superiore alla media altissima dell’Italia, e si avvia a raggiungere il triplo della media europea.

Eccolì qua ancora una volta i risultati della negazione dell’emergenza linguistica.

Ovviamente, nessuno parla del fatto che la dispersione scolastica sia collegata alla non conoscenza da parte dei ragazzi dell’italiano standard e quindi della loro incapacità di comprendere i libri di testo: https://bolognesu.wordpress.com/2013/06/06/dispersione-scolastica-e-lingua/

Figuriamoci allora, se ne può parlare La Vecchia Romagna.

Ma attendiamo fiduciosi i miracoli che produrrà il programma ISCOL@, fiore all’occhiello dell’amministrazione presieduta dal buon don Abbondio, con il supporto fondamentale del nostro amato leader Man-In-Kim, il quale ultimo, in questi giorni, ha scoperto il concetto di  indipendenza culturale (chissà come gli è venuta l’idea?) e ci ha promesso di farcela raggiungere in bicicletta e in canoa.

Attendiamo fiduciosi i miracoli che produrrà l’università italiana di Sardegna–quella che, per intenderci, ci governa–con tutti i milioni (360,9 milioni, la metà esatta del finanziamento a ISCOL@) ricevuti da questa giunta, giunta espressa dalla stessa istituzione che foraggia.

A dir la verità attendiamo dal mese di maggio di sapere come due tra le più scalcagnate università italiane–in fondo a tutte le classifiche–intendano spendere i soldi che dovrebbero andare a salvare il futuro di un quarto dei ragazzi sardi.

Attendiamo.

Così ci dicono: credere, obbedire, attendere!

Sennò passiamo per murrungioni: traduzione in italiano di Sardegna del concetto renziano di rosiconi.

A meno che non ci troviamo davanti a dei geni, oltretutto spinti da un amore sconfinato per i ragazzi sardi: e se l’obiettivo vero del programma ISCOL@ fosse proprio quello di fare aumentare la dispersione scolastica?

Il titolo è di questi giorni: L’ignoranza è la chiave della felicità.

Non mi stupirebbe scoprire che il piano diabolico angelico fosse stato concepito proprio dai quei geniacci (incompresi, ma vabbé…) delle università italiane di Sardegna.

Portare via i quattrini alla scuola, per rendere i ragazzi sardi ignoranti e felici!

Facile come rubare una caramella di bocca a un bambino, come si dice…

Specialmente quando a governare la RAS ci sono loro stessi.

Insomma: loro si fanno carico dell’infelicità che gli procura la loro sterminata cultura e si cuccano i quattrini.

I ragazzi, oltre che ignoranti, non saranno nemmeno mai sottoposti allo sfruttamento capitalistico del loro lavoro–che non avranno mai–e saranno, poveri, ma belli e felici per il resto della loro vita.

Del resto, i soldi non danno la felicità.

Quella la da l’ignoranza.

Sarà questo il progetto di Pigliaru per i ragazzi sardi?

Ignoranti, poveri e felicissimi.

Almeno finché c’è la pensione dei genitori.

October 15, 2015

Vi bombardano perché siete italiani di serie C: callonis tontus!

pigliaru 2

Ce lo vedete il ministro alle bombe fermarsi davanti al nostro Don Abbondio? http://www.sardiniapost.it/politica/la-sardegna-non-vuole-le-basi-la-ministra-attivita-militari-imprescindibili/

Lui, il nostro curato di campagna, è un vaso di coccio stretto tra vasi di ferro e–quello che ancora più conta–non è un ingrato.

Deve molto di pïù ai vasi di ferro italiani, che l’hanno nominato parroco della Sardegna, che a quel miserabile 20% di sardi che l´hanno votato.

Uno può anche prendersela con il figlio di Antonio Pigliaru, come fa l’IRS di Lazzaro Sale, appena risorto dalla tomba del consiglio regionale: http://www.sardiniapost.it/angolo-dei-lettori/guerra-simulata-maulu-irs-lo-stato-concede-alla-nato-di-bombardare-la-nostra-terra/

No comment!

Aspettarsi qualcosa da lui, dico, dal figlio di Antonio Pigliaru?

http://www.sardiniapost.it/cronaca/servitu-piras-sel-no-alla-trident-pigliaru-intervenga-subito/

Ajó, siamo seri: chi l’identità non ce l’ha, non può darsela.

Pigliaru, il figlio di Antonio, dico, come la maggior parte dei sardi, è un sardo po manera de nai.

Come dicono gli americani: “If it walks like a duck, if it talks like a duck, it is a duck!”

Pigliaru il sardo non lo capisce, ma mi chiedo se capisca il senso di questo modo di dire americano.

I “sardi”  parlano come gli italiani–non è vero, ma se glielo dici si offendono!–camminano, mangiano, si vestono e fanno altre migliaia dicose come gli italiani.

Sono italiani…

Ma italiani speciali, è chiaro!

Italiani coglioni.

Come quei parenti un po´ coglioni che abbiamo tutti e che invitiamo ogni tanto per la forma, ma che poi trattiamo come pezze da piedi: per la cronaca, quando ero piccolo, le pezze da piedi esistevano ancora.

I ” sardi” italiani coglioni e di serie C: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2015/10/14/trasporti_e_infrastrutture_la_sardegna_ultima_in_europa-68-439636.html

Ecco perché vi bombardano: perché siete coglioni!

E non vi pagano nemmno quello che masochisticamente vi spetterebbe: http://www.sardiniapost.it/politica/servitu-alla-sardegna-spettano-20-milioni-ma-roma-non-salda-il-conto/

Corrudus e cullionaus!

I sardi si sacrificano volentieri per il bene superiore della nazione.

Quella italiana, ovviamente…

If you walk like a duck, if you talk like a duck, you are a duck!

Da qualunque altra parte, in questi giorni ci sarebbe un casino infernale, per fermare le esercitazioni dei macellai della NATO.

Invece c’è stata soltanto una piccola manifestazione di ragazzi che sono stati pure pestati: http://www.claudiazuncheddu.net/1120-manifestazione-antimilitarista-dell-11-ottobre-a-cagliari-repressa-perche-minoritaria

Vi bombarderanno e vi bombarderanno perché siete coglioni: italiani di serie C, i parenti scemi degli italiani-

Parlate come gli italiani–ma male–mangiate come gli italiani, vi vestite come gli italiani, votate come gli italiani: siete italiani.

Però di serie C, perché siete pochi, non contate una mazza per gli equilibri politici italiani, ma soprattutto perché siete coglioni.

Parlate italiano, mangiate italiano, vi vestite italiano.

E allora vi bombardardano e non vi costruiscono le infrastrutture, ma vi installano la maggior concentrazione di cellule fotovoltaiche e di generatori eolici, per farvi poi pagare le bollette più salate: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2015/10/15/vento_sporco_la_speculazione_sull_energia_eolica_raccontata_in_un-68-439832.html

Coglioni, insomma.

E allora perché prendersela con Pigliaru Francesco, fu Antonio?

Ogni popolo ha il parroco che si merita.

October 14, 2015

Su partidu de sa natzioni? Eja, ma, e sa natzioni?

“A cosa servono queste discussioni? Servono, mi auguro, a comprendere che se questa legislatura ha un senso, esso risiede nella nascita del Partito della Nazione Sarda, cioè di un grande partito in cui siamo capaci di stare tutti, in modo disciplinato e ordinato, che dia potere politico reale alle deboli istituzioni regionali e inauguri una stagione competitiva con lo Stato italiano.”

http://www.sardegnaeliberta.it/finalmente-un-brivido/

Candu unu non bolit cumprendi…

Sa natzioni sarda bolit ancora fraigada, imbestendi dinai e trabballu in sa curtura natzionali de su populu sardu–e prus che a totu in sa lingua–e custus funt ancora bisendi: “Su compagni avanti il gran partito…”

Comenti chi bastessit a ponni impari totu is zero virgola…

Wishful thinking…

Pie illusioni…

Ma nudda, de lingua e de curtura non ndi bolint intendi e tandu ddis abarrat sceti de sighiri a bisai.

Abetendi a issus funt is sardus.

Aspetta e spera che già l’ora si avvicina…