L’isola dei somari

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I somari non sono–ovviamente–i ragazzi sardi che interrompono gli studi prima del diploma.

I somari sono i membri della classe dirigente sarda–non solo i politici, quindi–che cascano dalle nuvole per il solito record negativo della Sardegna: http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2014/10/14/news/dispersione-scolastica-e-record-in-sardegna-1.10115464

Niente di nuovo sul fronte occidentale del colonialismo culturale italiano: il disastro continua ininterrotto da anni.

Solo i nazionalisti italiani della Vecchia Romagna possono far finta di dare una notizia shock ai loro lettori, evidentemente tenuti all’oscuro della tragedia per tutti questi anni.

La Sardegna detiene da anni stabilmente il record della dispersione scolastica, con quasi 10 punti di percentuale superiore alla media altissima dell’Italia, e si avvia a raggiungere il triplo della media europea.

Eccolì qua ancora una volta i risultati della negazione dell’emergenza linguistica.

Ovviamente, nessuno parla del fatto che la dispersione scolastica sia collegata alla non conoscenza da parte dei ragazzi dell’italiano standard e quindi della loro incapacità di comprendere i libri di testo: https://bolognesu.wordpress.com/2013/06/06/dispersione-scolastica-e-lingua/

Figuriamoci allora, se ne può parlare La Vecchia Romagna.

Ma attendiamo fiduciosi i miracoli che produrrà il programma ISCOL@, fiore all’occhiello dell’amministrazione presieduta dal buon don Abbondio, con il supporto fondamentale del nostro amato leader Man-In-Kim, il quale ultimo, in questi giorni, ha scoperto il concetto di  indipendenza culturale (chissà come gli è venuta l’idea?) e ci ha promesso di farcela raggiungere in bicicletta e in canoa.

Attendiamo fiduciosi i miracoli che produrrà l’università italiana di Sardegna–quella che, per intenderci, ci governa–con tutti i milioni (360,9 milioni, la metà esatta del finanziamento a ISCOL@) ricevuti da questa giunta, giunta espressa dalla stessa istituzione che foraggia.

A dir la verità attendiamo dal mese di maggio di sapere come due tra le più scalcagnate università italiane–in fondo a tutte le classifiche–intendano spendere i soldi che dovrebbero andare a salvare il futuro di un quarto dei ragazzi sardi.

Attendiamo.

Così ci dicono: credere, obbedire, attendere!

Sennò passiamo per murrungioni: traduzione in italiano di Sardegna del concetto renziano di rosiconi.

A meno che non ci troviamo davanti a dei geni, oltretutto spinti da un amore sconfinato per i ragazzi sardi: e se l’obiettivo vero del programma ISCOL@ fosse proprio quello di fare aumentare la dispersione scolastica?

Il titolo è di questi giorni: L’ignoranza è la chiave della felicità.

Non mi stupirebbe scoprire che il piano diabolico angelico fosse stato concepito proprio dai quei geniacci (incompresi, ma vabbé…) delle università italiane di Sardegna.

Portare via i quattrini alla scuola, per rendere i ragazzi sardi ignoranti e felici!

Facile come rubare una caramella di bocca a un bambino, come si dice…

Specialmente quando a governare la RAS ci sono loro stessi.

Insomma: loro si fanno carico dell’infelicità che gli procura la loro sterminata cultura e si cuccano i quattrini.

I ragazzi, oltre che ignoranti, non saranno nemmeno mai sottoposti allo sfruttamento capitalistico del loro lavoro–che non avranno mai–e saranno, poveri, ma belli e felici per il resto della loro vita.

Del resto, i soldi non danno la felicità.

Quella la da l’ignoranza.

Sarà questo il progetto di Pigliaru per i ragazzi sardi?

Ignoranti, poveri e felicissimi.

Almeno finché c’è la pensione dei genitori.

One Comment to “L’isola dei somari”

  1. Sos mannos in bidda naraiant ” a proare a fraile “, imbetzes como totu impreant sa sardigna a proare sas armas. E sa classe dirigente chietta. Petzi Pili, su de sa zittade tua, est cumbattende, mancari si nde siat abizzadu a tardu meda. Como at iscobertu isse puru s’indipendentzia curturale.
    Ma giai andat bene su chi est faghinde.

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