Il realismo di Ganau

Sindaco_ganau

Il cinismo è un fenomeno che mi ha sempre affascinato.

I cinici, i genere, sono considerati persone più intelligenti delle altre, almeno in Italia e in Sardignolia, paesi in cui la categoria è molto abbondante.

Il cinico sarebbe afflitto dal “pessimismo dell’intelligenza”, il male di cui si illudeva di soffrire il fu Bettino Craxi.

Io credo invece che i cinici siano talmente stupidi da ritenere che la loro miseria morale sia un fenomeno che risparmia soltanto quelli meno intelligenti di loro.

Insomma, il cinico ritiene di essere l’unica persona intelligente in circolazione: cosa molto stupida da pensare.

Con un misto di disprezzo e di ammirazione, In Sardegna chiamiamo questo tipo di persone “unu fillu de bagassa”.

<<La Sardegna è una regione scarsamente popolata: “nei prossimi 35 anni perderemo 500.000 abitanti; uno squilibrio di un 50% di popolazione lavorativa a fronte di un 50% inattiva, dove solo il 15% della terra irrigua è coltivata e dove i migranti potrebbero essere un’opportunità e una risorsa per combattere lo spopolamento”.>> (http://www.sardiniapost.it/politica/migranti-ganau-sono-una-risorsa-per-combattere-lo-spopolamento/)

Nessuno può avere dubbi sul realismo di questa considerazione fatta da Gianfranco Ganau, presidente del consiglio regionale.

Se l’attuale classe dirigente sarda–ottimamente rappresentata da Ganau–non verrà sostituita da una nuova classe dirigente capace di guardare alla Sardegna con occhi sardi, la nostra terra continuerà a spopolarsi: vuoi per via dell’emigrazione dei suoi abitanti più intraprendenti e motivati, vuoi per l’impossibilità di quelli che rimangono di farsi una famiglia, di mettere al mondo dei figli.

A Ganau, evidentemente, non passa neppure per l’anticamera del cervello di proporre una politica di sviluppo per la Sardegna: sviluppo che arresterebbe l’emigrazione, metterebbe i giovani in condizione di fare dei figli, permetterebbe a molti emigrati di tornare.

La classe dirigente sarda vive di sottosviluppo, di disoccupazione cronica, senza la quale non potrebbe ricattare la massa di disoccupati e costringerla al voto di scambio.

Sviluppo, per la Sardegna, significherebbe ribaltare gli equilibri politici e sociali esistenti, rompere il circolo vizioso della dipendenza, quella che lega la classe dirigente all’Italia e al ruolo di colonia spopolata che l’Italia riserva alla Sardegna.

Ecco perché Ganau vede come ineluttabile la “perdita di 500.000 abitanti nei prossimi 35 anni”.

Ganau, nel suo realismo, non riesce a immaginare una Sardegna governata da una classe dirigente non dipendente dall’Italia e dal ruolo di colonia che l’Italia ci riserva.

Ma in quella Sardegna, chi lavorerà per garantire ai vari Ganau la continuità dei loro privilegi?

No problem!

Basta sostituire i sardi emigrati–o non nati–con degli immigrati ancora più disperati di loro!

La botte piena e la moglie ubriaca!

Grande dimostrazione di realismo, indubbiamente.

Detto questo, è chiaro che in una Sardegna che riuscisse a spezzare la catena della dipendenza e del sottosviluppo che ne consegue, ci sarebbe anche tanto posto per gli immigrati.

Anche io sono un immigrato, in Olanda, tanto per capirci.

Uno di quelli che Ganau vorrebbe sostituire con degli immigrati ancora più disperati.

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