Maninchedda, si ses omine

maninchedda

Proviamo a immaginare che la giunta Pigliaru prendesse sul serio la guasconata di Paolo: “Ma se riuscissimo a fare la Giunta dentro i poligoni, sarebbe interessante  vedere il Governo Renzi arrestare tutta la Giunta Pigliaru.”

Vorrebbe dire essere governati da una giunta “catalana”.

Vorrebbe dire per la classe dirigente sarda aver raggiunto l’indipendenza politica, cioè psicologica, cioè culturale ed essere in grado di trattare alla pari con lo stato italiano, così come fa la classe dirigente catalana.

Se le cose stessero così, io sarei più che soddisfatto, non avrei più motivo di rompere le palle a tutti e mi dedicherei alla scrittura di quel manuale di scrittura e pronuncia del sardo di cui c’è tanto bisogno.

Oltretutto, con una giunta del genere, non avrei bisogno di scriverlo a gratis, il manuale.

Ma–a dolu mannu nostru–le cose non stanno così e, alla guasconata di Maninchedda, Pigliaru ha già risposto come ci si poteva aspettare.

Del resto Pigliaru è politicamente, culturalmente e psicologicamente un italiano e neanche uno dei più spericolati: cos’altro avrebbe potuto fare?

Ma Paolo adesso ha un problema: visto che il resto della giunta non è disposta a farsi arrestare per la patria sarda, lui cosa farà?

Tirat sa pedra e cuat sa manu?

O andrà da solo–magari accompagnato dal suo fedele scudiero–a dimostrare che la sua non era una guasconata?

Il problema è che adesso–al contrario di me, nullità mediatica–altri media hanno preso sul serio la sua sfida a Pigliaru e al resto della giunta e tutti sanno che Paolo qui ci ha messo la faccia.

Ora, la vita mi ha risparmiato poche cose, ma una galera non l’ho mai vista da dentro.

Amici che hanno avuto meno fortuna di me mi hanno detto che non è molto divertente.

Ma chi si propone come statista, come leader di un movimento di liberazione nazionale deve mettere in conto anche la galera.

È forse a questo che Paolo si riferisce nel suo ultimo articolo di Sardegna e Libertà: “Un degrado pauroso, una discesa agli inferi dell’assenza di visione, che non possiamo accettare, a cui opponiamo la nostra visione, il nostro impegno, il nostro sacrificio.”

Paolo Mahatma?

Nei prossimi giorni vedremo se Maninchedda è soltanto uno che le spara grosse.

« Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre…» (da Il giorno della civetta, di leonardo Sciascia)

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