Colpo basso? No, rabbia enorme!

Sono in bilico tra lo sghignazzo e le lacrime. Oggi non senti altro che gente che si è resa conto che la Sardegna sta scomparendo. Ma no? Ma va? E naturalmente questo non c’entra nulla con la lingua…Nulla? Niente lingua? Niente identità. Niente identità? Niente gioia di essere quello che sei. E allora emigrazione e/o niente figli. E, last but not least, ma detto mille volte: niente lingua? Niente cultura sarda. E quindi niente economia sarda. E quindi fame, emigrazione, spopolamento.

La nostra classe dirigente si ostina a non voler vedere che la questione Sardegna è una questione da affrontare nel suo insieme, partendo dall’identità massacrata dei sardi e quindi dalla lingua e dalla cultura.

Un popolo che rinuncia alla propria lingua è un popolo che non si ama: come stupirsi allora che assieme alla lingua sparisca anche il popolo stesso?

Siamo governati da gente che ha interiorizzato la colonizzazione culturale accettata dai propri genitori e che ci sta portando alla fine della corsa iniziata dalla politica autonomista: lo spappolamento totale dell’identità e quindi della società sarde.

Spappolamento e spopolamento.

Ecco il motivo della mia rabbia.

 

vuoto

20 h ·

“La Sardegna dell’interno sparirà entro il 2050.

Intanto noi abbiamo già avviato le prove per fare i figuranti del popolo pellito ormai scomparso.
A Cortes apertas si esibiscono manicaretti e abiti tradizionali. La folclorizzazione di noi stessi.
Dalle città vengono a migliaia a vederci. Burattini di un sistema che ha abdicato da tempo a servire il popolo, a creare servizi, a ridistribuire la ricchezza, a valorizzare la diversità, a dare risposte concrete.
Non sarà una linea Wi-Fi, una tasi a tasso zero, una scuola nuova, un clima mite, una campagna stupenda a tenere le persone nei piccoli centri.
L’unica leva è e sarà quella del lavoro, dell’economia.
Senza di esso tutte le manovre saranno fallimentari.
Nel 2050 tutti a Cagliari a vendere ricci al poetto.”

 

http://www.cagliaricittacapitale.com/it/2015/03/30/la-sardegna-si-salva-tutta-o-non-si-salva-un-futuro-produttivo-e-lestinzione-gia-in-corso/

http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=23736

http://m.lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2015/11/22/news/allarme-spopolamento-in-sardegna-entro-il-2050-spariranno-166-paesi-1.12491322

 

One Comment to “Colpo basso? No, rabbia enorme!”

  1. Quasi tutti i comuni sardi sono destinati allo spopolamento. Se osserviamo i dati demografici notiamo che il ricambio generazionale porta in numerosissimi casi al dimezzamento della popolazione. Se prendiamo un paese a caso, per esempio Dolianova, vediamo che i circa 1700 abitanti compresi nella fascia di età 40-49 saranno sostituiti da quelli che oggi hanno 0-9 anni che sono soltanto poco più di 900 (senza tener conto dei fisiologici decessi che si avranno nel corso di questi 4-5 decenni). La situazione è più o meno simile nella gran parte dei comuni sardi, in modo più o meno accentuato. A meno che non si inverta rapidamente la tendenza demografica ed aumenti sensibilmente il tasso di natalità. Ma dovremo avere a che fare anche con l’inerzia demografica.

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