La bellezza non ci salverà e la conoscenza nemmeno?

fascio littorio

Viviamo in uno dei periodi più paradossali della storia, anzi, da questo punto di vista, il più paradossale.

La conoscenza, almeno nel mondo industrializzato, non è mai stata così diffusa, l’accesso alle informazioni non è mai stato così facile, non è mai esistito prima nella storia un numero così grande di persone coscienti di tanti dei problemi del mondo, eppure il dibattito politico è guidato quasi interamente da astuti demagoghi che si rivolgono, e con grande successo, alla pancia del pubblico.

Del pubblico–dico–non dei cittadini, perché la gente non viene trattata da adulta, cosciente dei propri diritti e doveri e di quelli altrui, ma come una massa amorfa di spettatori da far reagire al comando del capocomico di turno.

E media e politici si alternano in quel ruolo. aizzando il pubblico da un’emozione all’altra.

E questo fenomeno convolge anche paesi con una lunga e solida tradizione democratica: in Olanda la situazione non è meglio che in Italia: http://www.nrc.nl/handelsblad/2015/11/28/wo3-1560995

È possibile, come dice Bas Heijne nell’articolo di cui ho fornito il link, che siamo già entrati nella terza guerra mondiale ed è ancora più possibile che stiamo sul punto di entrarci.

Nell’ultimo anno, l’Europa ha dato una dimostrazione dopo l’altra della sua bruttezza: dalla crisi greca a quella dei profughi–con una breve pausa per le lacrime di coccodrillo da versare, a comando, su Aylan–a quest’ultima seguita alla strage di Parigi.

L’odio, la bruttezza e l’ignoranza imperversano e determinano l’andamento di qualsiasi discussione.

Le numerose–mai state così numerose–persone in grado di discernere riescono soltanto a reagire, ma sempre sulle iniziative e sul terreno imposti dal capocomico di turno.

L’iniziativa è in mano a IS, a Hollande, a Putin, a Erdogan, ai sauditi e ai politici populisti, oltre che ai media che gli fanno da grancassa, pochi esclusi.

La terza guerra mondiale è gia iniziata?

Incomincerà presto?

La riduzione delle nostre libertà e dei nostri diritti è in ogni caso già incominciata: http://www.dirittiglobali.it/2015/11/siamo-in-guerra-leuropa-aiuti-la-francia-il-patriot-act-di-hollande-per-sfidare-il-terrore/

L’unica cosa sicura è che noi–gli intelligenti, gli informati, la gente razionale–non siamo in grado di prendere in mano l’iniziativa.

In America viene commessa, su scala ridotta, la stessa porcheria di Parigi e tutto quello che Obama è capace di fare è guaire, per l’ennesima volta: “Adesso basta!” (http://www.repubblica.it/esteri/2015/11/28/news/obama_basta_gli_stati_uniti_devono_fare_qualcosa_per_le_armi_facili_-128367640/?ref=HREC1-8)

Eppure, i morti ammazzati in quel modo, in America, su base annua, superano di gran lunga quelli di Parigi. Solo i bambini uccisi o feriti sono 638: http://www.gunviolencearchive.org/.

Noi–quelli buoni insomma–non siamo andati oltre alcuni commenti sarcastici, che scimmiottavano quelli truculenti prodotti dopo Parigi dai media fascisti: sì, è così che vanno chiamati, ormai.

Anche in questo caso, se reazioni ci sono state, sono state reazioni, non iniziative indipendenti e libere dai condizionamenti imposti al dibattito dai populisti.

Insomma: siamo nelle loro mani.

E in Sardegna come siamo messi?

La Sardegna, come entità culturale autonoma–non parliamo poi di indipendenza culturale!–non esiste.

Quindi, anche qui orde di concas de minca e di callonis tontus imperversano sui media contro le invasioni dei migranti e le guerre di religione, che non interessano la Sardegna, mentre una manifestazione contro le concretissime minacce costituite dalle servitù militari e dalle manovre della NATO viene disertata da tutti, meno un piccolo gruppo di persone alle quali tutti dobbiamo essere grati.

Stessa sorte ingloriosa–ma qui il condizionale è d’obbligo, perché non ho visto i risultati del sondaggio–sarebbe spettata alla proposta di cambiare il nome della 131.

Eppure, anche per la Sardegna vale che la coscienza nazionale dei sardi non è mai stata così alta e diffusa.

Mai prima nella storia.

Che fare?

La bellezza–ma cosa sarebbe poi la bellezza?–non ci sta salvando.

La conoscenza neppure.

 

 

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