Archive for December, 2015

December 31, 2015

Mangiare e parlare McDonald’s

mc

Do you remember “costante resistenziale barbaricina”?

Della favoletta inventata da Giovanni Lilliu non è rimasto in piedi proprio più nulla.

L’ultimo baluardo dell’alterità barbaricina è crollato miseramente.

Perché, se a darti un’identità è quello che fai–non quello che ti illudi di essere in certi momenti–e se Núoro–anzi, ormai, Nuóro–era già un baluardo di italianità linguistica scarciofata, ancora ci si poteva illudere che l’ultima delle pratiche identitarie potesse resistere.

E invece no.

McDonald’s is in town!

Il processo di immiserimento culturale dei sardi è semplicemente inarrestabile.

Perché McDonald’s–e io, curioso come sempre, da McDonald’s ci ho mangiato–costituisce semplicemente il vertice dell’analfabetismo alimentare.

Perfino un buon kebab–per non parlare di un buon ristorante cinese–costituisce un arricchimento, un apertura positiva ad altre culture, ad altri modi di mangiare e di essere.

Allo stesso modo in cui imparare altre lingue, a fianco al sardo, è un arricchimento.

Ma McDonald’s sta alla cucina sarda come quelle quattro parole di inglese che conoscono mediamente i sardi stanno alla nostra lingua.

Mangi da McDonald’s quando sei veramente disperato: quando hai fame e non conosci nulla del posto in cui ti trovi, nulla dei negozi, nulla della cucina, nulla della gente e devi pur sopravvivere.

Come la sbobba in galera: la mangi quando non hai scelta.

Anche a Nuóro, evidentemente, sono arrivati a una cultura alimentare da galera.

Ora, a fianco dell’italiano scarciofato di Sardegna, lingua di periferia, a Nuóro mangeranno in modo degno della loro condizione di periferia estrema di Roma e Milano, a loro volta periferia di New York.

La capitale della Barbagia “irriducibile” immaginata da Lilliu si rivela per quello che è: una cittadina italiana di provincia.

Una volta abbandonata la lingua, crolla tutta la cultura e con essa l’identità di un popolo.

Anche se molti nuoresi si illudono ancora di essere i discendenti della pura razza nuragica, superiori ai maurreddi imbastarditi, come gli hanno raccontato Wagner e Lilliu.

McDonald’s è la metafora perfetta del percorso culturale dei sardi: l’abbandono della propria cultura per abbracciare l’analfabetismo globalizzato.

Sa guerra  pro sa cultura e s’identidade dd’amus perdida.

Si non bolemus acabbare de scumparesser, depimus partire dae custa realidade.

Non est prus tempus de si faer illusiones a subra de is sardos.

Semus gente que totu s’átera, ma guvernados dae una classe dirigente qui nosi odiat e odiat a issa e totu.

 

December 29, 2015

Non è colpa di Pigliaru

pigliaru

Se bastasse avere un cognome che termina in U per essere sardi, oggi la Sardegna avrebbe un grado di indipendenza pari a quello della Catalogna.

Invece, abbiamo un presidente con il cognome che termina in U, ma la cui sardità finisce lì.

Ún presidente eletto dal 20% dei sardi, perché il 48%  ha scelto di non votare. Eletto senza lode e senza infamia, passerà alla storia (dai, si fa per dire) senza lode.

Ma anche senza infamia, perché è chiaro che Pigliaru rappresenta i sardi come sono e non come noi vorremmo che fossero e i sardi che sopravviveranno all’estinzione della lingua, non saranno diversi da lui.

Quella maggioranza di sardi che pensano che a renderti sardo sia quella U che ti conclude il cognome o altrimenti il Tirreno.

O bere birra Ichnusa.

Il sardo si estinguerà assieme alla mia generazione, l’ultima che l’ha appreso come L1.

Quello che sopravviverà saranno i brandelli di “neosardo”, quello che già domina nei pochi scritti “in sardo” su Facebook.

Insomma: un italiano con qualche parola sarda e tante U a chiudere le parole italiane, buono per qualche barzelletta e per le parolacce.

Ma la colpa non è di Pigliaru.

Né tantomeno dell’Assessora Firino.

A proposito, deve essere evaporata: chi l’ha più vista?

Sa curpa, amigos bellos e stimados, sa curpa est de cussos qui su sardu ddu faeddant bene ancora, ma non dd’imperant que lingua normale: in donni situatzione e cun donni persone.

Deo sa proposta dd’apo  fata già in su 2008: http://gianfrancopintore.blogspot.nl/2008/09/sa-vindita-de-tziu-paddori.html

Prrr, su molente!

Nudda, non est sutzessu nudda.

E tando est inutile a si dda leare cun Pigliaru e cun Firino.

Si is qui su sardu ddu faeddant non tenent butones bastantes pro si ponner a ddu faeddare foras de su giru de is parentes e de is amigos, su sardu si nch’at a morrer.

Su de ddu faer imparare in sa scola podet serbire sceti a nche ddu furriare a una spetzia de latinu o de irlandesu in Irlanda.

Una lingua morta, si foras de sa scolas nemos dd’imperat.

E tando lassamus-ddu stare a Pigliaru, qui est fende su doveriu suo: agiudare a is italianos a ddu sperdere su sardu.

Pro cussu dd’ant postu innias e cussu issu est fende.

Eleghidu democraticamente dae su 20%  de is sardos.

Pigliaru est sardu can su sambenadu suo acabbat in U.

E cussu est su qui andat bene a is sardos.

December 23, 2015

La miglior notizia dell’anno

treno

L’unica vera notizia di quest’anno l’ha data la Nuova Sardegna: Olbia, il pendolino parte senza problemi.

Niente potrebbe illustrare meglio la Sardegna di oggi: la normalità fa notizia, almeno per i lacché del regime Pigliaru.

Con Mussolini i treni arrivavano in orario.

Con Pigliaru … partono.

Così grottesca è la situazione.

Se ne avessero parlato in questi termini, non si sarebbero coperti di ridicolo: http://www.sardegnablogger.it/da-sassari-a-cagliari-il-treno-della-normalita-di-giampaolo-cassitta/

E i fans di Pigliaru che ci chiamano murrungionis”.

La notizia in questo caso sarebbe il fatto che Pigliaru, con la sua faccia di impiegato triste, riesca a entusiasmare qualcuno, ma una mia collega francese–anzi, parigina!–mi ha raccontato ridendo del successo che quella minca bollita di Hollande ha con le donne.

E i tifosi di Pigliaru che ci presentano entusiasticamente i pochissimi successi dell’ordinaria amministrazione di questa giunta di impiegati tristi: fedeli servitori dello stato italiano.

Sul resto tacciono e non ripetiamo anche qui cosa sia il resto.

La faccia di Pigliaru rappresenta fedelmente la tristezza della Sardegna.

L’ho già detto e lo ripeto: non è lì per caso e non è lì per errore.

È lì grazie a tutti quei sardi–me compreso–che non hanno scelto per qualcos’altro e adesso ce lo dobbiamo tenere.

La Sardegna è l’isola del depressi e ne ha motivo.

Ma volevo dare almeno una buona notizia per ricordare in modo positivo quest’anno terribile e così ho fatto un giro di telefonate, ché da qui puoi sempre perderti qualcosa.

Macché!

Erano tutti d’accordo con me: l’unica buona notizia del 2015 è la (probabile) scoperta dell’identità di almeno una parte degli untori: su puntori ddis pighit!

Ma sembra davvero che siano loro, visto che hanno cessato la loro attività di spacciatori di merda a pagamento.

Dico “a pagamento”, perché sembra difficile credere che un galantuomo come il signor Abis Sergio possa aver nutrito tanto astio addirittura per me, uno che “non conta niente”, come un innamorato di Pigliaru mi ricorda sempre.

Eccola qui la Sardegna di Pigliaru: una terra triste governata da uno che si è guadagnato sul campo il soprannome che Cicitu Masala aveva affibbiato al suo maestro.

Una terra in cui l’unico motivo pubblico per essere contenti è lo smascheramento di una banda di spargitori di merda.

December 17, 2015

Is corsos ant binchidu ca sunt una natzione

download

Su consulente at prennidu FB de tweets.

Paríat issu su qui iat binchidu is votatziones corsas.

Custu tweet, però, non dd’at mandadu, o, a su mancu, deo non dd’apo bidu: http://www.alta-frequenza.com/l_info/l_actu/elu_president_de_l_assemblee_jean_guy_talamoni_a_livre_un_discours_integralement_en_langue_corse_79095

Talamoni at faeddadu in corsu a s’assemblea: “un discours intégralement en langue corse”.

Su sinnale est craru: is corsos sunt una natzione e Talamoni est su presidente issoro.

Talamoni non at faeddadu in francesu regionale.

At faeddadu in sa lingua de sa terra sua.

Deo, fintzas a immoe, non ia provadu a faer un’analisi de sa vitoria de is corsos.

Immoe mi paret craru ca is corsos ant binchidu, ca tenent un’identidade, donada dae sa lingua, e s’intendent una natzione.

Duncas, su modellu catalanu at binchidu torra.

Ant binchidu puru ca ant postu a una parte sa violentzia e puru proita ca si sunt unidos.

Amus a bier si is indipendentistas sardos sunt bonos a imparare dae is áteros.

Amus a bier.

A is sovranistas, pro como, est mellus a ddos lassare gioguende cun is treninos.

 

December 17, 2015

Se i soldi non fanno l’indipendenza, figuriamoci l’alienazione!

maninchedda

Allasca’!

Questi sovranisti stanno davvero prendendo alle patate.

Sono la foglia di fica di una giunta renziana e si credono di essere loro a comandare.

Una giunta eletta dal 20% dei sardi e loro da…boh? Ci vuole il microscopio.

Bombe esportate, esercitazioni NATO = BOMBE SU DI NOI, frabbriche di bioetanolo: alé, pitica s’imbriaghera! Ci saranno gli alcoolizzati a spinte per farsi assumere!

A un milione e mezzo a posto di lavoro: e voi ci credete che i soldi li mettano i privati?

(http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2014/12/13/news/bioetanolo-nel-sulcis-pronto-l-accordo-per-la-fabbrica-1.10491234)

Collegamenti aerei che volano via, treni veloci che, quando riescono a partire, sono lenti come sempre.

La situazione è così grottesca che la Nuova Sardegna da la “notizia” dell’avvenuta partenza regolare del treno da Olbia: CON LA GIUNTA PIGLIARU I TRENI PARTONO!

Con amici così non hanno più bisogno di nemici!

La dispersione scolastica è immutata, come immutata è la situazione delle servitù militari

E questi qui che appena riescono a realizzare qualcosa di quella che altro non è che ordinaria amministrazione–vedi il completamento dei lavori sulla 131, ma dalle parti di Serrenti, o, appunto, far partire dei treni–ci assordano con i loro muggiti di entusiasmo!

Adesso dicono di essere riusciti a costruire un pezzo di indipendenza:

L’Art. 2 è una vittoria del Partito dei Sardi, un pezzo della strategia di accompagnamento dell’Agenzia delle Entrate. Esso riguarda l’inversione del gettito fiscale, con il riversamento diretto nelle casse regionali del gettito delle entrate erariali, attraverso un decreto del Ministero dell’Economia, d’intesa con la Regione. 
È finita l’epoca dell’Italia che incassa e riversa a seconda del suo piacere. Incasseremo direttamente le nostre entrate. 
Noi non scaldiamo poltrone, facciamo cose e, soprattutto, cose che aumentano il coraggio dell’autogoverno.

Paolo Maninchedda
Presidente Nazionale del Partito dei Sardi
Assessore ai Lavori Pubblici della RAS

Un domani per i sardi sarà normale, persino scontato, incassare i propri soldi direttamente e controllarli attraverso l’Agenzia Sarda delle Entrate, senza più dover perdere tempo a schivare o combattere i colpi bassi dello Stato italiano. 
Un domani sarà scontato avere in mano la nostra ricchezza. Per questo, oggi, bisogna far sapere a tutti che questa rivoluzione la sta portando caparbiamente avanti il Partito dei Sardi e la sta realizzando senza fanfare, ma coraggiosamente questo Governo.

(http://www.augustocherchi.info/2015/12/16/iniziamo-a-controllare-le-nostre-entrate/)

Senza fanfare? Lasciamo perdere.

Un domani…

Ci avete presenti quei cartelli nei bar: “Si fa credito domani”?

Ma proviamo a parlarne seriamente.

Non è facile, ma voglio provarci.

Allora: i soldi non fanno la felicità e non fanno nemmeno l’indipendenza.

A fare la felicità sono il modo in cui i soldi te li guadagni, ma soprattutto il modo in cui li spendi.

Idem per l’indipendenza.

È positiva “l’inversione del gettito fiscale, con il riversamento diretto nelle casse regionali del gettito delle entrate erariali”?

Certamente, ma non è poi così molto, visto che per arrivare a “incassare i propri soldi direttamente e controllarli attraverso l’Agenzia Sarda delle Entrate, senza più dover perdere tempo a schivare o combattere i colpi bassi dello Stato italiano.” dovremo aspettare quel domani da bar.

Meglio di niente.

Ecco, questo dovrebbe essere l’atteggiamento.

Questo sarebbe dovuto essere l’atteggiamento anche rispetto al treno “più veloce della luce”.

Invece, vai coi muggiti di gioia e di entusiasmo!

E poi si offendono se li prendi in giro.

Ma si potzu tocai?

Per poter spendere i soldi nel modo che ci diano felicità, bisogna prima averli, quei soldi.

Siamo tutti d’accordo, no?

E siamo tutti d’accordo che quei soldi vadano guadagnati in modo onesto, ma anche dignitoso.

L'”l’inversione del gettito fiscale, con il riversamento diretto nelle casse regionali del gettito delle entrate erariali” va in quella direzione e dobbiamo esserne contenti.

Lo siamo.

Ma, e lo dico per l’ennesima volta, quello che manca è una visione di come spenderli i soldi, quei soldi che, comunque, arriveranno … domani.

Per arrivare all’indipendenza–intesa come indipendenza economica–bisogna avere una cultura dell’indipendenza.

Una cultura condivisa dalla maggioranza dei sardi.

Una cultura che renda i sardi “nazione”, cioè una comunità di affetti, interessi e simboli condivisi.

I sardi “nazione” non lo sono ancora, perché finora la borghesia sarda si è guardata bene dal darci una cultura nazionale.

Tutti i nostri problemi nascono da lì: dal modo in cui i sardi si concepiscono e si raccontano.

O meglio: da come si lasciano raccontare dagli altri.

Leggetevi il necrologio di questo pensatore appena scomparso: http://www.nytimes.com/2015/12/15/world/asia/benedict-anderson-scholar-who-saw-nations-as-imagined-dies-at-79.html?_r=2

E scusate se il giornale è il New York Times.

Niente di tutto questo è presente nelle parole–e meno che mai nelle pratiche–dei sovranisti.

Sembrano non rendersi conto che per permettere ai sardi di identificarsi con gli altri sardi e con la loro terra occorra tanto lavoro e tanti soldi, per pagare questo lavoro.

I soldi, appunto, che possono fare la felicità e l’indipendenza.

Senza questi investimenti i sardi rimarranno un’accozzaglia di individui divisi e in balia di chi il potere culturale ce l’ha e lo usa spietatamente.

Ma i sovranisti si accontentano di essere mosche cocchiere in una giunta di stretta osservanza renziana e vorrebbero convincerci che gli scarsi risultati che ottengono con la loro ordinaria amministrazione–vedi il treni e la 131–siano delle vittorie eclatanti che ci portano verso il radioso domani di Maninchedda.

Volete il nostro credito?

Si fa credito domani.

 

 

December 14, 2015

Non ci sono più dubbi: Pigliaru porta sfiga!

pigliaru

Si mamma s’agataiat ancora a Pigliaru dd’iat fatu sa meixina de s’ogu. Depit essi totu custa genti gelosa.

http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=24449

December 12, 2015

Pigliaru salverà il pianeta

pigliaru

A poche ore dall’apertura della conferenza Onu sul clima di Parigi (Cop21), il presidente Pigliaru si è impegnato a salvare il pianeta: «Il livello regionale e locale – sottolinea Pigliaru – ha un peso essenziale nella governance sul fronte del cambiamento climatico e in tutto ciò che riguarda l’adattamento. Noi dobbiamo assicurare che questo ruolo sia riconosciuto». In questo contesto «i territori sono pronti ad assumere target più ambiziosi: noi chiediamo una riduzione del 50% delle emissioni di CO2 entro il 2030, mentre l’Ue punta al 40%. Vogliamo il 40% di energia rinnovabile e di efficienza energetica» (http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2015/11/29/news/pigliaru-ridurre-le-emissioni-del-50-per-cento-entro-il-2030-1.12533395)

Per quanto riguarda la Sardegna, Pigliaru ha aggiunto: «In Sardegna siamo all’avanguardia. Il tasso di natalità è tra i più bassi d’Europa (http://www.regione.sardegna.it/j/v/13?s=193891&v=2&c=392&t=1), cosa che compensa di molto la malaugurata longevità di una parte della popolazione isolana, la quale, respirando produce CO2. e, troddiando indecentemente, moltissimo metano.

Inoltre, l’elevata disoccupazione (http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2015/06/03/news/lavoro-i-dati-istat-in-sardegna-cala-il-tasso-di-disoccupazione-1.11549837) garantisce, da un lato, che i giovani non abbiano i mezzi economici per riprodursi e  quindi far aumentare la popolazione, dall’altro ha l’effetto positivo di far incrementare il numero di persone che emigrano. Insomma, nella nostra isola, prevediamo una diminuzione della popolazione pari a circa 450.000 unità nel giro di una ventina di anni.

Un terzo dei sardi sparirà dalla Sardegna e, quindi, eviterà di contribuire all’emissione di CO2 e di metano. Contiamo anche sulla collaborazione del ministero della difesa e della NATO nel suo insieme per un’ulteriore riduzione del numero dei sardi e della CO2 e del metano che questi emetterebbero. Siamo orgogliosi di contribuire in questo modo alla riduzione delle emissioni di gas serra e alla salvezza del nostro pianeta».

 

December 11, 2015

I treni veloci (o lenti), Pigliaru e la Teoria della Relatività

Bulldog police, Amsterdam

I giornalisti l’hanno riconosciuto subito all’uscita del coffeeshop e non se lo sono lasciato scappare.

Ufficialmente, era passato da Amsterdam, proveniente da Parigi, soltanto per andare a prendere uno degli ultimi voli di Ryanair da Eindhoven ad Alghero, e far risparmiare ai sardi tanti soldi dei contribuenti.

Ma visto che c’era…

“Presidente, ci spieghi questo inspiegabile fenomeno dei treni veloci della Sardegna che viaggiano piü lentamente dei treni olandesi più lenti. Un altro mistero sardo?”

“In effetti…. Scusate, ma io ho studiato a Cambridge e, come saprete, per esservi ammessi, bisogna superare dei test non alla portata di tutti. Uno di questi testi consiste nella capacità di applicare la teoria della Relatività…

“Ci dica…”

“Io ho pensato che, per modernizzare la Sardegna, non bastasse eliminare praticamente il traffico aereo da e per l’isola, ed eliminare così la maggior parte delle emissioni di CO2 dovute al traffico aereo, come ho detto a Parigi, ma che bisognasse incrementare l’efficienza dei trasporti terrestri, in particolare quelli su rotaia.

Così abbiamo acquistato dei treni che viaggiano a una velocità appena inferiore a quella della luce.

Treni che coprono la distanza tra Cagliari e Sassari in meno di 10 secondi netti.

“Ma come? Tutti i giornali riportano un tempo di oltre due ore e mezza!”

“Ecco dove entra in gioco la teoria della Relatività!”

“Ci dica…”

“Bisogna partire dal paradosso dei due gemelli… Il paradosso dei gemelli è un esperimento mentale che sembra rivelare unacontraddizione nella teoria della relatività ristretta. L’analisi che porta a tale conclusione è però scorretta: un’analisi corretta mostra che non vi è alcuna contraddizione.

Consideriamo un’astronave che parta dalla Terra nell’anno 3000; che mantenendo una velocità costante v raggiunga la stella Wolf 359, distante 8 anni luce dal nostro pianeta; e che appena arrivata, inverta la rotta e ritorni sulla Terra, sempre a velocità v. Di una coppia di fratelli gemelli, l’uno salga sull’astronave, mentre l’altro rimanga a Terra.

Insomma, io che prendo il treno da Cagliari a Sassari e il mio gemello Maninchedda che rimane a Cagliari, che lui voleva venire in bicicletta.

Nel sistema di riferimento della Terra l’astronave percorre 8 anni luce in 10 anni, sia durante il viaggio di andata, che durante il viaggio di ritorno: essa quindi arriva nell’anno terrestre 3020. Sull’astronave, però, il tempo scorre al 60% rispetto alla Terra, quindi l’orologio dell’astronauta avanza di 6 anni all’andata e altrettanti durante il ritorno: all’arrivo il calendario dell’astronave segna l’anno 3012. Il fratello rimasto sulla Terra è perciò, dopo il viaggio, otto anni più vecchio del suo gemello.

Nei sistemi di riferimento dell’astronave (andata e ritorno), dove il sistema Terra-stella si muove a 0,8 c, per effetto della contrazione relativistica delle lunghezze la distanza fra la Terra e Wolf 359 si accorcia al 60%, misura cioè 4,8 anni luce: a 0,8 c questa distanza viene percorsa in 6 anni durante l’andata e 6 durante il ritorno per un totale di 12 anni di viaggio, coerentemente con quanto calcolato nel sistema di riferimento della Terra. Ma, per chi immagina l’esperienza dei due gemelli esattamente equivalente, adesso si chiede perché non sia l’orologio della Terra a muoversi al 60% del tempo dell’astronave visto che il sistema Terra appare muoversi a 0,8 c vedendolo dall’interno dell’astronave. Se così fosse, quando l’astronave fa ritorno sulla Terra, dovrebbero essere trascorsi solo 7,2 anni (60% di 12 anni) e quindi non dovrebbe essere l’anno 3020, ma il 3007,2 e il fratello a bordo dell’astronave dovrebbe essere 4,8 anni più vecchio del gemello sedentario. Il paradosso sta quindi nel fatto che a dipendere semplicemente dal sistema di riferimento che consideriamo, uno dei due gemelli si trova in un caso più giovane, e in un altro più vecchio dell’altro gemello. Ne segue che ammettere come corretto un sistema di riferimento implica che l’altro sia scorretto.

Insomma, il treno Cagliari-Sassari ci ha messo 10 secondi esatti a coprire la distanza di 220 km, ma gli orologi dei giornalisti e delle stazioni hanno continuato a misurare il loro tempo e non quello che il treno ha impiegato a percorrere la tratta Sassari-Cagliari per noi che eravamo sul treno.

Per noi il tempo si è relativisticamente contratto, mentre per gli altri ha continuato a scorrere con la consueta lunghezza/lentezza.

Per non dire di Maninchedda, il quale, in bicicletta, ci ha messo tre giorni.

E meno male che non è venuto in canoa.

Qual’è il tempo che conta, allora?

Quello di chi viaggia o quello di chi sta fermo?

La soluzione è molto semplice: basta regolare gli orologi delle stazioni sul tempo di chi viaggia a una velocità appena inferiore a quella della luce e si può apprezzare l’enorme sviluppo che abbiamo dato ai trasporti interni della Sardegna!

“Grazie Mr President!”

Leggermente imbarazzato, l’intervistatore ha commentato: “Il contenuto di tetraidrocannabinolo (THC) della cannabis selezionata dai coltivatori olandesi è di almeno dieci volte superiore a quello dei tempi in cui il presidente della Sardegna militava in Lotta Continua.”

 

December 10, 2015

Parigi val bene una messa

pigliaru

Pigliaru era a Parigi, alla conferenza mondiale sul clima.

L’ho saputo dal telegiornale olandese.

Hanno mostrato le immagini di Angela Merkel che lo chiamava da lontano chiedendogli di unirsi alla foto di gruppo dei leader mondiali.

Merkel ha detto a Obama: “Pig-liaru è un italiano, ma questo almeno non ti fa le corna!”

Obama ha solo commentato: “Pig who?”

Alla televisione olandese Pigliaru ha dichiarato: “Sono ore decisive per trovare l’accordo sul cambiamento climatico. Sindaci e presidenti di
regioni da tutto il mondo stanno facendo la loro parte,
impegnandosi a rendere più sostenibili i consumi, la mobilità,
gli edifici nei loro territori. Da parte nostra abbiamo già reso la mobilità da e per la Sardegna molto più sostenibile, riducendo drasticamente la possibilità di volare dalla nostra isola o verso di essa. Costringendo la compagnia low-cost Ryanair a cancellare le rotte da e per la Sardegna e sostenendo il duopolio Alitalia-Meridiana, abbiamo reso l’uso dell’aereo–perché il volo aereo è una notevole fonte di emissioni di CO2–molto più costoso e quindi inaccessibile alla maggior parte dei sardi. Abbiamo già sperimentato con successo la stessa strategia con il trasporto navale. E tramite l’aumento dei costi dei collegamenti tra la Sardegna e il resto del mondo, contiamo anche di riuscire a ridurre il numero di giovani che emigrano in cerca di lavoro. I morti di fame non potranno più pagarsi il biglietto aereo. Del resto i sardi fino a pochi anni fa giravano ancora con l’asino: che gli insegnino a volare!”

Ha riso della sua battuta.

“Del resto, i sardi adesso servono in Sardegna. Non è vero che esista un piano–il solito gomblotto–per spopolare la Sardegna e poterla utilizzare liberamente per farci esercitare gli eserciti di mezzo mondo. Un utilizzo simile dell’isola era concepibile ai tempi delle guerre convenzionali, quando erano degli eserciti regolari a scontrarsi in grandi spazi spopolati. Oggi le guerre si combattono contro terroristi che si mescolano alle popolazioni civili, nelle città, nei villaggi, cosa che rende molto più alto il numero di danni collaterali. È importante allora saper calcolare in anticipo l’entità di queste perdite inevitabili, per renderle preventivamente accettabili da parte dell’opinione pubblica. Quindi oggi ci serve una Sardegna ben popolata, per sperimentare in situazioni reali le armi più efficaci per questo nuovo tipo di guerra.

I disoccupati sardi, anziché emigrare e contribuire all’innalzamento della temperatura globale con i loro viaggi aerei e le relative emissioni di CO2, possono rendersi utili in questo modo ecologicamente sostenibile.”

A questo punto il giornalista ha spiegato cosa è la Sardegna:

“È un’isola a Sud della Corsica, ma è più grande di questa. Fino all’anno scorso ci si arrivava con il volo diretto da Eindhoven. Oggi non è più possibile, ma non ne vale neanche più la pena. La Sardegna è coperta dal 60% delle servitù militari italiane e viene usata da eserciti di tutto il mondo per sperimentare le loro armi. Come ci ha detto il governatore Pig-liaru, meglio evitarla se ci tieni alla salute.”

Pigliaru a Parigi ce l’ha messa tutta.

A noi.

 

 

December 6, 2015

Alla fiera delle castronerie

1625

Duas callonadas di segno opposto, ma che rendono l’idea dei tempi in cui viviamo.

A queste due se ne aggiunge poi una terza, molto sardignola, di quelle che quando le leggi ti fanno sentire a casa in tutto il mondo.

La prima riguarda il titolo che Repubblica ha scelto per dare eco al dissenso della Società italiana di fisica dal documento finale della conferenza di Parigi sul clima: IL RUOLO DELL’UOMO NON È PROVATO.

Ma quello che i fisici hanno detto è molto diverso: “Alcune certezze non sono certezze, occorre fare attenzione” spiega la presidentessa Luisa Cifarelli, che insegna fisica sperimentale all’università di Bologna. “Non esistono le equazioni del clima. E io non mi trovo d’accordo con l’affermazione che il ruolo dell’uomo nel riscaldamento sia inequivocabile. […] “Ho chiesto che fossero usate parole come “verosimiglianza” o “probabilità”, ma sono stata trattata male” spiega la Cifarelli. Il blog della Società italiana di chimica “La Sif – ha scritto la presidentessa – è un’associazione di fisici abituati a considerare leggi fisiche regolate da equazioni”. […] Questo, del resto, è il metodo scientifico, spiega la professoressa. “Ma le verità scientifiche non possono basarsi sul consenso generalizzato, mescolando scienza e politica, come sta avvenendo in questo caso”. http://www.repubblica.it/ambiente/2015/12/05/news/l_appello_sul_clima_bocciato_dai_fisici_il_ruolo_dell_uomo_non_e_provato_-128823434/

Quello che dice Cifarelli è che il clima è un insieme di fenomeni troppo complesso per essere analizzato dai fisici, con il loro universo radicalmente semplificato  e rappresentabile da equazioni e riproducibile in un laboratorio. Le variabili in gioco sono ancora troppe per la fisica attuale. Il rapporto tra aumento dei gas serra e aumento della temperatura non è lineare e non è rappresentabile con una delle equazioni con cui i fisici sono abituati a rappresentare il mondo e, a quanto pare dalle parole di Cifarelli, a concepirlo.

Insomma, confondono–nella migliore delle ipotesi, i propri limiti con la realtà.

La teoria del caos  nasce negli anni Sessanta proprio dall’osservazione di un metereologo che ha scoperto che bastava non semplificare i dati, riducendo radicalmente il numero di cifre dopo la virgola, per far saltare le possibilità di fare delle previsioni che vadano oltre il breve termine: “Una conseguenza della sensibilità alle condizioni iniziali è che se si parte con soltanto una quantità limitata di informazioni sullo stato del sistema, come avviene di solito in pratica, allora il futuro del sistema non sarà più prevedibile oltre un certo tempo. Questo è familiare nel caso del meteo, che è in genere prevedibile solo circa una settimana in anticipo.[9]Naturalmente questo non significa che non possiamo dire nulla su eventi lontani nel futuro; ci sono alcune restrizioni sul sistema. Con tempo meteorologico, sappiamo che la temperatura non potrà mai raggiungere i 100 gradi Celsius o scendere a -130 gradi Celsius sulla Terra e che oscilla con le stagioni, ma non siamo in grado di prevedere esattamente in quale giorno avremo la temperatura più calda dell’anno. Una caratteristica peculiare di un sistema caotico, sebbene deterministico, è quindi l’apparente impredicibilità delle traiettorie del sistema, dovuta alla forte sensibilità rispetto alle condizioni iniziali.”

Ma, dopo aver letto Merchants of Doubt, è lecito dubitare di questi spacciatori di dubbi.

In fondo non occorre essere dei metereologi per sapere che i gas-serra fanno aumentare la temperatura dell’atmosfera: dovrebbe bastare il buon senso.

Il fatto che non si sappia ancora come questo avvenga esattamente, non permette a nessuno di dubitare che esista un rapporto tra l’enorme aumento di emissioni di CO2 nell’ultimo secolo e il constatato aumento della temperatura globale.

“Ma le verità scientifiche non possono basarsi sul consenso generalizzato, mescolando scienza e politica, come sta avvenendo in questo caso”.

Insomma, il bue che dice cornuto all’asino.

Non stupisce che l’asino si sia incazzato e abbia maltrattato il bue.

Di segno totalmente opposto è l’altra notizia: “Rischio infiltrati jihadisti tra i migranti sbarcati nel Sulcis”

Io, a questo punto, denuncerei anche il rischio della presenza di alieni nelle redazioni dei quotidiani sardignoli.

Tanto, a questo punto…

Sfido chiunque a dimostrare che è impossibile per un alieno farsi assumere dalla Nuova Sardegna.

Insomma, gli estremi opposti della manipolazione, constatati in giornali dello stesso gruppo editoriale.

E infine Sardegnablogger: “Il governo dice si al Sardo. Finalmente uno strumento che consente ai sardi di superare il gap culturale, sociale ed economico col resto dell’Italia. I biglietti di navi e aerei saranno scritti anche in sardo per facilitare i collegamenti.”(Alba Rosa Galleri)

È con notevole imbarazzo che sono costretto a constatare che i motivi che mi hanno portato a chiudere una collaborazione fino a quel punto fruttuosa, erano molto più profondi e gravi perfino di quanto immaginassi.

Oggi su Sardegnablogger si può scrivere anche con il QI di tale Galleri.