I treni veloci (o lenti), Pigliaru e la Teoria della Relatività

Bulldog police, Amsterdam

I giornalisti l’hanno riconosciuto subito all’uscita del coffeeshop e non se lo sono lasciato scappare.

Ufficialmente, era passato da Amsterdam, proveniente da Parigi, soltanto per andare a prendere uno degli ultimi voli di Ryanair da Eindhoven ad Alghero, e far risparmiare ai sardi tanti soldi dei contribuenti.

Ma visto che c’era…

“Presidente, ci spieghi questo inspiegabile fenomeno dei treni veloci della Sardegna che viaggiano piü lentamente dei treni olandesi più lenti. Un altro mistero sardo?”

“In effetti…. Scusate, ma io ho studiato a Cambridge e, come saprete, per esservi ammessi, bisogna superare dei test non alla portata di tutti. Uno di questi testi consiste nella capacità di applicare la teoria della Relatività…

“Ci dica…”

“Io ho pensato che, per modernizzare la Sardegna, non bastasse eliminare praticamente il traffico aereo da e per l’isola, ed eliminare così la maggior parte delle emissioni di CO2 dovute al traffico aereo, come ho detto a Parigi, ma che bisognasse incrementare l’efficienza dei trasporti terrestri, in particolare quelli su rotaia.

Così abbiamo acquistato dei treni che viaggiano a una velocità appena inferiore a quella della luce.

Treni che coprono la distanza tra Cagliari e Sassari in meno di 10 secondi netti.

“Ma come? Tutti i giornali riportano un tempo di oltre due ore e mezza!”

“Ecco dove entra in gioco la teoria della Relatività!”

“Ci dica…”

“Bisogna partire dal paradosso dei due gemelli… Il paradosso dei gemelli è un esperimento mentale che sembra rivelare unacontraddizione nella teoria della relatività ristretta. L’analisi che porta a tale conclusione è però scorretta: un’analisi corretta mostra che non vi è alcuna contraddizione.

Consideriamo un’astronave che parta dalla Terra nell’anno 3000; che mantenendo una velocità costante v raggiunga la stella Wolf 359, distante 8 anni luce dal nostro pianeta; e che appena arrivata, inverta la rotta e ritorni sulla Terra, sempre a velocità v. Di una coppia di fratelli gemelli, l’uno salga sull’astronave, mentre l’altro rimanga a Terra.

Insomma, io che prendo il treno da Cagliari a Sassari e il mio gemello Maninchedda che rimane a Cagliari, che lui voleva venire in bicicletta.

Nel sistema di riferimento della Terra l’astronave percorre 8 anni luce in 10 anni, sia durante il viaggio di andata, che durante il viaggio di ritorno: essa quindi arriva nell’anno terrestre 3020. Sull’astronave, però, il tempo scorre al 60% rispetto alla Terra, quindi l’orologio dell’astronauta avanza di 6 anni all’andata e altrettanti durante il ritorno: all’arrivo il calendario dell’astronave segna l’anno 3012. Il fratello rimasto sulla Terra è perciò, dopo il viaggio, otto anni più vecchio del suo gemello.

Nei sistemi di riferimento dell’astronave (andata e ritorno), dove il sistema Terra-stella si muove a 0,8 c, per effetto della contrazione relativistica delle lunghezze la distanza fra la Terra e Wolf 359 si accorcia al 60%, misura cioè 4,8 anni luce: a 0,8 c questa distanza viene percorsa in 6 anni durante l’andata e 6 durante il ritorno per un totale di 12 anni di viaggio, coerentemente con quanto calcolato nel sistema di riferimento della Terra. Ma, per chi immagina l’esperienza dei due gemelli esattamente equivalente, adesso si chiede perché non sia l’orologio della Terra a muoversi al 60% del tempo dell’astronave visto che il sistema Terra appare muoversi a 0,8 c vedendolo dall’interno dell’astronave. Se così fosse, quando l’astronave fa ritorno sulla Terra, dovrebbero essere trascorsi solo 7,2 anni (60% di 12 anni) e quindi non dovrebbe essere l’anno 3020, ma il 3007,2 e il fratello a bordo dell’astronave dovrebbe essere 4,8 anni più vecchio del gemello sedentario. Il paradosso sta quindi nel fatto che a dipendere semplicemente dal sistema di riferimento che consideriamo, uno dei due gemelli si trova in un caso più giovane, e in un altro più vecchio dell’altro gemello. Ne segue che ammettere come corretto un sistema di riferimento implica che l’altro sia scorretto.

Insomma, il treno Cagliari-Sassari ci ha messo 10 secondi esatti a coprire la distanza di 220 km, ma gli orologi dei giornalisti e delle stazioni hanno continuato a misurare il loro tempo e non quello che il treno ha impiegato a percorrere la tratta Sassari-Cagliari per noi che eravamo sul treno.

Per noi il tempo si è relativisticamente contratto, mentre per gli altri ha continuato a scorrere con la consueta lunghezza/lentezza.

Per non dire di Maninchedda, il quale, in bicicletta, ci ha messo tre giorni.

E meno male che non è venuto in canoa.

Qual’è il tempo che conta, allora?

Quello di chi viaggia o quello di chi sta fermo?

La soluzione è molto semplice: basta regolare gli orologi delle stazioni sul tempo di chi viaggia a una velocità appena inferiore a quella della luce e si può apprezzare l’enorme sviluppo che abbiamo dato ai trasporti interni della Sardegna!

“Grazie Mr President!”

Leggermente imbarazzato, l’intervistatore ha commentato: “Il contenuto di tetraidrocannabinolo (THC) della cannabis selezionata dai coltivatori olandesi è di almeno dieci volte superiore a quello dei tempi in cui il presidente della Sardegna militava in Lotta Continua.”

 

2 Comments to “I treni veloci (o lenti), Pigliaru e la Teoria della Relatività”

  1. 😂😂😂😂😂😂 sei geniale!!

  2. dalla nuova sardegna di oggi:

    Il treno veloce si ferma per un guasto nella stazione gallurese, disagi per i passeggeri

    OLBIA. Partenza flop per il nuovo Pendolino di Trenitalia. Il nuovo treno, in partenza alle 8 di oggi, 14 dicembre, da Olbia, e diretto a Cagliari, si è subito bloccato per un guasto tecnico. I passeggeri sono rimasti per un’ora sul mezzo, poi sono stati fatti scendere alla stazione olbiese e sono stati fatti salire su un vecchio treno di Trenitalia.
    LEGGI ANCHE:

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    Il Pendolino è rimasto bloccato per ore nel deposito ferroviario di Olbia e, secondo alcune informazioni, dovrebbe ripartire domani, 15 dicembre.

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