Se i soldi non fanno l’indipendenza, figuriamoci l’alienazione!

maninchedda

Allasca’!

Questi sovranisti stanno davvero prendendo alle patate.

Sono la foglia di fica di una giunta renziana e si credono di essere loro a comandare.

Una giunta eletta dal 20% dei sardi e loro da…boh? Ci vuole il microscopio.

Bombe esportate, esercitazioni NATO = BOMBE SU DI NOI, frabbriche di bioetanolo: alé, pitica s’imbriaghera! Ci saranno gli alcoolizzati a spinte per farsi assumere!

A un milione e mezzo a posto di lavoro: e voi ci credete che i soldi li mettano i privati?

(http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2014/12/13/news/bioetanolo-nel-sulcis-pronto-l-accordo-per-la-fabbrica-1.10491234)

Collegamenti aerei che volano via, treni veloci che, quando riescono a partire, sono lenti come sempre.

La situazione è così grottesca che la Nuova Sardegna da la “notizia” dell’avvenuta partenza regolare del treno da Olbia: CON LA GIUNTA PIGLIARU I TRENI PARTONO!

Con amici così non hanno più bisogno di nemici!

La dispersione scolastica è immutata, come immutata è la situazione delle servitù militari

E questi qui che appena riescono a realizzare qualcosa di quella che altro non è che ordinaria amministrazione–vedi il completamento dei lavori sulla 131, ma dalle parti di Serrenti, o, appunto, far partire dei treni–ci assordano con i loro muggiti di entusiasmo!

Adesso dicono di essere riusciti a costruire un pezzo di indipendenza:

L’Art. 2 è una vittoria del Partito dei Sardi, un pezzo della strategia di accompagnamento dell’Agenzia delle Entrate. Esso riguarda l’inversione del gettito fiscale, con il riversamento diretto nelle casse regionali del gettito delle entrate erariali, attraverso un decreto del Ministero dell’Economia, d’intesa con la Regione. 
È finita l’epoca dell’Italia che incassa e riversa a seconda del suo piacere. Incasseremo direttamente le nostre entrate. 
Noi non scaldiamo poltrone, facciamo cose e, soprattutto, cose che aumentano il coraggio dell’autogoverno.

Paolo Maninchedda
Presidente Nazionale del Partito dei Sardi
Assessore ai Lavori Pubblici della RAS

Un domani per i sardi sarà normale, persino scontato, incassare i propri soldi direttamente e controllarli attraverso l’Agenzia Sarda delle Entrate, senza più dover perdere tempo a schivare o combattere i colpi bassi dello Stato italiano. 
Un domani sarà scontato avere in mano la nostra ricchezza. Per questo, oggi, bisogna far sapere a tutti che questa rivoluzione la sta portando caparbiamente avanti il Partito dei Sardi e la sta realizzando senza fanfare, ma coraggiosamente questo Governo.

(http://www.augustocherchi.info/2015/12/16/iniziamo-a-controllare-le-nostre-entrate/)

Senza fanfare? Lasciamo perdere.

Un domani…

Ci avete presenti quei cartelli nei bar: “Si fa credito domani”?

Ma proviamo a parlarne seriamente.

Non è facile, ma voglio provarci.

Allora: i soldi non fanno la felicità e non fanno nemmeno l’indipendenza.

A fare la felicità sono il modo in cui i soldi te li guadagni, ma soprattutto il modo in cui li spendi.

Idem per l’indipendenza.

È positiva “l’inversione del gettito fiscale, con il riversamento diretto nelle casse regionali del gettito delle entrate erariali”?

Certamente, ma non è poi così molto, visto che per arrivare a “incassare i propri soldi direttamente e controllarli attraverso l’Agenzia Sarda delle Entrate, senza più dover perdere tempo a schivare o combattere i colpi bassi dello Stato italiano.” dovremo aspettare quel domani da bar.

Meglio di niente.

Ecco, questo dovrebbe essere l’atteggiamento.

Questo sarebbe dovuto essere l’atteggiamento anche rispetto al treno “più veloce della luce”.

Invece, vai coi muggiti di gioia e di entusiasmo!

E poi si offendono se li prendi in giro.

Ma si potzu tocai?

Per poter spendere i soldi nel modo che ci diano felicità, bisogna prima averli, quei soldi.

Siamo tutti d’accordo, no?

E siamo tutti d’accordo che quei soldi vadano guadagnati in modo onesto, ma anche dignitoso.

L'”l’inversione del gettito fiscale, con il riversamento diretto nelle casse regionali del gettito delle entrate erariali” va in quella direzione e dobbiamo esserne contenti.

Lo siamo.

Ma, e lo dico per l’ennesima volta, quello che manca è una visione di come spenderli i soldi, quei soldi che, comunque, arriveranno … domani.

Per arrivare all’indipendenza–intesa come indipendenza economica–bisogna avere una cultura dell’indipendenza.

Una cultura condivisa dalla maggioranza dei sardi.

Una cultura che renda i sardi “nazione”, cioè una comunità di affetti, interessi e simboli condivisi.

I sardi “nazione” non lo sono ancora, perché finora la borghesia sarda si è guardata bene dal darci una cultura nazionale.

Tutti i nostri problemi nascono da lì: dal modo in cui i sardi si concepiscono e si raccontano.

O meglio: da come si lasciano raccontare dagli altri.

Leggetevi il necrologio di questo pensatore appena scomparso: http://www.nytimes.com/2015/12/15/world/asia/benedict-anderson-scholar-who-saw-nations-as-imagined-dies-at-79.html?_r=2

E scusate se il giornale è il New York Times.

Niente di tutto questo è presente nelle parole–e meno che mai nelle pratiche–dei sovranisti.

Sembrano non rendersi conto che per permettere ai sardi di identificarsi con gli altri sardi e con la loro terra occorra tanto lavoro e tanti soldi, per pagare questo lavoro.

I soldi, appunto, che possono fare la felicità e l’indipendenza.

Senza questi investimenti i sardi rimarranno un’accozzaglia di individui divisi e in balia di chi il potere culturale ce l’ha e lo usa spietatamente.

Ma i sovranisti si accontentano di essere mosche cocchiere in una giunta di stretta osservanza renziana e vorrebbero convincerci che gli scarsi risultati che ottengono con la loro ordinaria amministrazione–vedi il treni e la 131–siano delle vittorie eclatanti che ci portano verso il radioso domani di Maninchedda.

Volete il nostro credito?

Si fa credito domani.

 

 

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