Mangiare e parlare McDonald’s

mc

Do you remember “costante resistenziale barbaricina”?

Della favoletta inventata da Giovanni Lilliu non è rimasto in piedi proprio più nulla.

L’ultimo baluardo dell’alterità barbaricina è crollato miseramente.

Perché, se a darti un’identità è quello che fai–non quello che ti illudi di essere in certi momenti–e se Núoro–anzi, ormai, Nuóro–era già un baluardo di italianità linguistica scarciofata, ancora ci si poteva illudere che l’ultima delle pratiche identitarie potesse resistere.

E invece no.

McDonald’s is in town!

Il processo di immiserimento culturale dei sardi è semplicemente inarrestabile.

Perché McDonald’s–e io, curioso come sempre, da McDonald’s ci ho mangiato–costituisce semplicemente il vertice dell’analfabetismo alimentare.

Perfino un buon kebab–per non parlare di un buon ristorante cinese–costituisce un arricchimento, un apertura positiva ad altre culture, ad altri modi di mangiare e di essere.

Allo stesso modo in cui imparare altre lingue, a fianco al sardo, è un arricchimento.

Ma McDonald’s sta alla cucina sarda come quelle quattro parole di inglese che conoscono mediamente i sardi stanno alla nostra lingua.

Mangi da McDonald’s quando sei veramente disperato: quando hai fame e non conosci nulla del posto in cui ti trovi, nulla dei negozi, nulla della cucina, nulla della gente e devi pur sopravvivere.

Come la sbobba in galera: la mangi quando non hai scelta.

Anche a Nuóro, evidentemente, sono arrivati a una cultura alimentare da galera.

Ora, a fianco dell’italiano scarciofato di Sardegna, lingua di periferia, a Nuóro mangeranno in modo degno della loro condizione di periferia estrema di Roma e Milano, a loro volta periferia di New York.

La capitale della Barbagia “irriducibile” immaginata da Lilliu si rivela per quello che è: una cittadina italiana di provincia.

Una volta abbandonata la lingua, crolla tutta la cultura e con essa l’identità di un popolo.

Anche se molti nuoresi si illudono ancora di essere i discendenti della pura razza nuragica, superiori ai maurreddi imbastarditi, come gli hanno raccontato Wagner e Lilliu.

McDonald’s è la metafora perfetta del percorso culturale dei sardi: l’abbandono della propria cultura per abbracciare l’analfabetismo globalizzato.

Sa guerra  pro sa cultura e s’identidade dd’amus perdida.

Si non bolemus acabbare de scumparesser, depimus partire dae custa realidade.

Non est prus tempus de si faer illusiones a subra de is sardos.

Semus gente que totu s’átera, ma guvernados dae una classe dirigente qui nosi odiat e odiat a issa e totu.

 

13 Comments to “Mangiare e parlare McDonald’s”

  1. Robertu,

    Sa globalizatzioni
    bell’e totu at mudau,
    si càstias(a) sa mesa.

    Sa globalizatzioni:
    ketchup e maionesa
    ant giai arremprasau
    porceddu e angioni.

    Bell’e totu at mudau:
    porceddu e angioni,
    ketchup e maionesa
    ant giai arremprasau.

    Si càstias(a) sa mesa:
    ant giai arremprasau,
    porceddu e angioni,
    ketchup e maionesa.

    __________

    Su Sardu a sa sola,
    contras de furisteri,
    non dd’at firmau a s’istràngiu.

    Su sardu a sa sola:
    ca custu est su pràngiu:
    unu wurstel in talleri,
    una tass’’e coca cola.

    Contras de furisteri:
    una tass’’e coca cola,
    ca custu est su pràngiu:
    unu wurstel in talleri.

    Non dd’at firmau a s’istràngiu:
    unu wurstel in talleri,
    una tass’’e coca cola,
    e custu est su pràngiu!

    Antoni Nàtziu Garau

  2. E già esageriamo poco, già! Per l’esposizione mediatica che ha avuto (enorme, sembrava dovessero spostare la Silicon Valley a Pratosardo) in realtà la foto dimostra che l’apertura è stata un flop pazzesco.

    A parte il commento ovvio, poi, sul fatto che i McDonald ci sono a pacchi anche in Catalogna e altri luoghi con fervore identitario a pacchi.

    Ah, e le prese per il culo ai “maureddini” sono sempre state su base culturale, non “genetica”. Simili, non per nulla, alle volte se le prendono anche alcuni nuoresi (quelli che si atteggiavano in quanto “cittadini” e quindi meno “grezzi”, leggasi sardi, e più “illuminati”, per fortuna in calo) dagli abitanti dei paesi intorno, i quali sanno benissimo che la “razza” è la stessa. Wagner, in particolare, e Lilliu sono stati molto meno rilevanti di quanto si pensa nel sentito comune dei sardi, da questo punto di vista. Non ci fossero stati non sarebbe cambiato nulla. È esattamente quello che fa lei quando parla di “sardi” e “sardignoli”, oltre al fatto che i sardi amano gli stereotipi, in generale, e nulla più.

    In ogni caso tanti auguri di buon anno.

  3. Di quale cultura e identità sarda si parla, scusi? manteniamoci nell’ambito della ristorazione o della mescita. C’è mai stata in Sardegna una cultura decente dell’accoglienza, dell’enogastronomia, gli snack bar, i recenti pub, le enoteche, osterie e quant’altro? Se lei parla di identità in questo campo dovremo restare fermi agli squallidi tzilleri. I macdonalds oltre a essere tremendamente pratici sono anche dei locali moderni e accoglienti. I giovani cercano anche luoghi di aggregazione, dopodichè se il cibo che vi trovano e junkfood (per me non è peggio di certo schifo che ti viene servito ovunque) è di importanza secondaria. Terra di pastori e porcari, entri in un bar… ops, come lo si vuol chiamare… insomma, locale pubblico di importazione e non trovi niente di autentico se non birra industriale, snack industriali e cafonaggine a livelli industriali. Niente taglieri di salumi e formaggi e se anche li trovassi sono cose di cui normalmente uno ne ha pure le palle piene di mangiare sempre le stesse cose che già trova in casa.

    • Vabbè, ora non esageriamo. “Locali moderni e accoglienti” dove? Si tratta di spazi forniti di bancone e tavolini, con servizi limitati e cibo di pessima qualità. Di locali e tzilleri (parola che vuol dire semplicemente “bar” in sardo, non bettola) con gli stessi servizi e caratteristiche e cibo migliore ce ne sono da parecchio di qualità molto superiore in tutta Nuoro, senza mettere in mezzo il resto della Sardegna, e come luoghi di aggregazione funzionano sicuramente meglio di un McDonald, che se camperà da quelle parti sarà solo a causa di gente che lo reputa “moderno” senza alcun motivo, come lei. Gli snack industriali in molte altre parti sono accompagnati da altri più “freschi” e “locali”, anche quando non si tratta di taglieri di prodotti tipici. Che comunque non sarebbero male, dato che lo stesso ragionamento si potrebbe fare per tutto il resto (non ci dovrebbe essere nessun locale con bottiglie di vino, allora, dato che chiunque non abbia una vigna può comunque andare in enoteca a comprarsene una da portare a casa?).

  4. Cavolo..a mangiare un hamburger si perde l’identità? Cazzate!

  5. Guardi, io se ho fame e devo scegliere tra il mcdoland e un panno con mortadella (junkfood anche questo, si fidi) scelgo il secondo, ma non sempre. Ma se questo tipo di ristorante all’americana e diffuso in tutto il globo (come lei stesso ha osservato) un motivo ci sarà. Intanto la qualità non è sempre così infima come lei crede… anche loro si son fatti furbi, sanno che c’è una maggiore cultura alimentare e i loro prodotti non sono sempre sfacciatamente scadenti, tanto i pollo li troviamo sempre. E comunque il discorso sulla qualità alimentare centra poco. Il nostro intellettuale che usa la parola scarciofato (inventata da lui) ne fa una questione di identità… ma de chè. Quasi quasi manco i leghisti. Non abbiamo persa nessuna guerra per la cultura e l’identità, come dice il Bolognesu, semplicemente ne abbiamo una fasulla fatta di stereotipi folclorici e mitologie a buon mercato. Non ce nessuna civiltà dei sardi . mi si dimostri il contrario.

  6. Il motivo per il successo del McDonald è semplice: standardizzazione+basso costo+pubblicità. Sai sempre che il sapore è quello ovunque, anche se non sei mai entrato in quel determinato locale. Il costo è più basso rispetto ad un ristorante (anche se non rispetto ad una focacceria di buona qualità) e ad alcune pizzerie, e la pubblicità è martellante. Riguardo alla qualità dei cibi, vada a vedersi il documentario “Supersize me”, candidato all’Oscar nel 2005. I loro prodotti, per quanto ci sia stato uno sforzo recente per includere cose un po’ più decenti, sono ancora decisamente scadenti.

    Per quanto riguarda la civiltà sarda, mi auguro seriamente che lei stia scherzando. La civiltà nuragica e quella giudicale (giusto per fare gli esempi più celebri fra i molti momenti della nostra storia) e tutte le produzioni sarde, da quelle strettamente culturali e letterarie all’artigianato non le fanno venire nulla in mente? Per avere una prova dell’esistenza di una civiltà dei sardi basta aprire un qualunque libro decente sulla storia della Sardegna. Quello che deve provare il contrario è lei.

  7. Vede che anche lei è cascato nella mitologia. Ha mai vissuto al tempo dei nuraghi e nel medioevo giudicale? Oltre a costruire misteriose torri, i nuragici potrebbero essere stati anche dei cannibali, dei sanguinari oppressori… che ne sappiamo. Non mi pare un buon metro di giudizio basarsi su dei manufatti che dicono e non dicono. Pensiamo ai Maya, alle loro imponenti piramidi e alle loro pseudo conoscenze scientifiche: in realtà erano dei spietati sanguinari, intrisi di superstizione. La scomparsa della loro “civiltà” è stata u sollievo per tanti poveracci e ci fa vedere come le conquiste, il colonislismo europeo non è stato tutto questo male.
    La carta delogu. uno strumento per difendere gli interessi della classe dominante, i poveracci non se la passavano bene. Ma lasciamo stare i tempi antichi, quello che intendo dire e che in Sardegna non esistono delle consuetudini, una mentalità che ci possa far definire un popolo di grande civiltà. Basta vedere l’ateggiamento che abbiamo verso il bene comune, verso il prossimo e con quale servilismo ci vendiamo al primo arrivato. Guardiamo la cronaca e gli avvenimenti quotidiani… us esempio tra gli ultimi in ordine di tempo: distrutta una foresta primordiale per ricavarne dei pellets! Record di attentati a danno di amministratori pubblici, discariche ovunque. danneggiamenti continui delle proprietà altrui che siano bestiame o manufatti… quando non si arriva alle lesioni fisiche.
    Siamo un popolo barzelletta, dignità a bassi livelli, di quale cultura e identità parliamo? certamente la delinquenza esiste ovunque, ma qui abbiamo ben poco da contrapporre. Certo, siamo bravi a frignare, i numeri uno.
    Adiosu

    • Franky,

      Non cumprendu comenti
      in su mes’’e gennàrgiu
      s’ispàrint(i) tontesas
      a chitzi e a tardu
      sen’’e donai atentzioni.

      Su chi abruxat padenti
      o fait muntonàrgiu
      o àteras arrevesas
      no est òmini sardu:
      est òmini calloni!

      Antoni Nàtziu Garau

    • “Mitologia”? E dove? Mitologia e storia sono due cose differenti, nel caso non lo sapesse. Nessuno a Roma era in vita al tempo dell’impero, ma si parla comunque di “cività romana” o, quando la si vuole estendere alla penisola, “italiana”. E, per rispondere ai suoi esempi, i romani erano un popolo di oppressori e schiavisti. Così come gli egiziani e molti altri popoli (tra cui i coloni degli Stati Uniti, tra i coloni europei che cita lei, in tempi molto più recenti). Riguardo alla Carta de Logu, poi, è palesemente in torto. Rispetto al periodo, per quanto la società potesse essere arretrata rispetto a quella del terzo millennio (grazie al cazzo, direi) le leggi della Carta erano sorprendentemente avanzate. Esempio pratico: la situazione femminile.

      Per quanto riguarda la situazione attuale (cosa diversa dall’esistenza o meno dall’esistenza di una civiltà dei sardi, la quale è provata dalla storia e dai fattori che lei chiama “fasulli” senza alcun motivo valido) quello di cui parla lei è appunto, delinquenza. E vorrei avere il suo elenco dei paesi civilizzati, allora. Perché, per quanto ci siano sicuramente nazioni messe meglio di noi, non sono parecchie. Neanche nel mondo occidentale o in Europa. Di sicuro non esiste alcuna Utopia, e neanche mancano i “frignoni”. E, che a lei piaccia o meno, noi di cultura da contrapporre, esattamente come gli altri, ne abbiamo in quantità e qualità immense.
      Adiosu!

  8. Io resto del parere che siamo un popolo di zimbelli. Buon anno e stia attento a non farsi sgozzare tutte le pecore… sa com’è, l’invidia ne uccide più della peste.

    • Ed io resto del parere che sarebbe il caso che lei si limitasse a parlare solo per se stesso, in questo caso. Bella nota di colore finale, comunque. Pecore da farmi sgozzare non ne ho, purtroppo, altrimenti le avrei già fatte arrostire, ma gente che conosco le ha da anni e sono ancora vive e vegete, per la maggior parte, o perlomeno non sono morte a causa dell’invidia. Che c’è, senza dubbio, ma che non è un tratto distintivo nè, tantomeno, unico del nostro popolo. Se pensa di poter ipoteticamente sfuggire dall’invidia uscendo dalla Sardegna vada pure, le assicuro che avrebbe una brutta sorpresa. Invidiosi ne troverà qui come ne troverà in qualunque altro posto. Buon anno anche a lei!

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: