Archive for January, 2016

January 30, 2016

Il procuratore Saieva e l’odio contro i barbaricini

museo-lombroso

“I barbaricini hanno avuto istinto predatorio, tratto tipico della loro mentalità”.

Il link contenente questa vergognosa dichiarazione lo trovate qui: http://www.sanatzione.eu/2016/01/procuratore-di-cagliari-cultura-barbaricina-ha-avuto-istinto-predatorio/

Tutto controllato: la trovate effettivamente a pag. 10 della dichiarazione del procuratore di Cagliari, il dott. Roberto Saieva, all’inaugurazione dell’anno giudiziario.

Il dott. Saieva è un italiano.

Italiani? Brava gente!

Anche Lombroso era italiano, italiano come il dott. Saieva.

Brava gente.

Ma io sono sardo–erba mala–con istinto predatorio.

Non sono barbaricino, ma non occorre essere gabilli per avere l’istinto predatorio.

Solo un coglione, disperatamente coglione, può pensare che “l’istinto predatorio” sia tipico dei barbaricini.

Disperatamente coglione e disperatamente ignorante.

Solo un coglione–disperatamente coglione–può pensare che tutti i barbaricini abbiano l’istinto predatorio.

Chi generalizza in questo modo è un razzista e un razzista coglione.

Disperatamente coglione e disperatamente razzista.

Razzista e ignorante, perché se una cosa viene da un istinto allora è innata e non dipende quindi da ciò che uno pensa–altrimenti non sarebbe un istinto–e non c’entra quindi nulla con la mentalità: frutto, questa, della cultura.

Lombroso era un pezzo di merda razzista, ma almeno era coerente: se una cosa è innata, allora si può generalizzare su tutto un popolo che condivida certi geni.

Se una cosa è frutto della mentalità–ma che cazzo sarebbe mai la “mentalità”?–allora è frutto della cultura e trovameli due individui con la stessa cultura!

Come si fa a generalizzare sulla “mentalità” degli abitanti di una regione?

Io non ho mai incontrato due barbaricini che avessero la stessa “mentalità”.

Voi?

Razzista fuori tempo massimo, oltretutto, visto che nemmeno Salvini–un pensatore volutamente poco raffinato–si appella a istinti e/o a qualità innate per motivare il suo odio, ma, seguendo la moda, a differenze culturali, ottemperando, quindi, alle tendenze neorazziste successive alla sconfitta del nazismo e del razzismo classico.

Odio.

Questa dichiarazione è solo frutto dell’odio verso i barbaricini, ma anche verso gli altri sardi.

 

January 30, 2016

Vito for president

http://www.vitobiolchini.it/2016/01/30/sardegna-servono-giovani-liberi-e-coraggiosi-e-non-i-tedeschi-a-decimomannu/

January 24, 2016

Il pessimismo dell’intelligenza? Maninchedda se lo tiene per se

pigliaru

È vero che tonti lo si può anche diventare.

La nevrosi rincoglionisce anche i cervelli più fini.

Ma Maninchedda non può ridursi così facilmente a questi livelli.

Forse spera ancora che i tonti siamo noi.

Se il re è nudo, il suo tzeraccheddu non ha le mutande: quasi una confessione!

http://www.ilpartitodeisardi.eu/disordine-e-nevrosi/

January 21, 2016

La donna sardignola e il biliguismo

Questo sito divrebbe chiamarsi `La donna italiana, istericamente monolingue`, “Le figlie della lupa”, o “Donna Sardignola”. In quest´articolo mettono insieme una sfilza paurosa di cazzate e pregiudizi fascio-italiani, con le conclusioni finali di una logopedista: insomma, mettono un’infermiera a fare diagnosi su una situazione clinica complicatissima.

Totu po nai ca a imparai su sardu a is fillus est cosa mala.

Italianas.

Sardinniolas.

Femineddas de pagu.

http://www.ladonnasarda.it/magazine/approfondimento/5733/bambini-che-parlano-sardo-e-giusto-imparare-l-italiano-solo-a-scuola.html

January 21, 2016

Lucida denuncia di Omar Onnis

La giunta dei sardignoli non per caso è li,  a fare, ogni volta, esattamente quello che ci danneggia: http://sardegnamondo.eu/2016/01/21/autodeterminazione-antidoto-alla-cattiva-politica/?utm_campaign=shareaholic&utm_medium=facebook&utm_source=socialnetwork

January 19, 2016

Bombe e omertà sardissime

pigliaru

Usano obbedir tacendo, i nostri governanti sardignoli.

Tacciono anche i pasdaran del sovranismo: i morti che camminano.

Le bombe partono verso i corpicini dei bambini yemeniti e loro tacciono: http://www.sardiniapost.it/cronaca/bombe-fabbricate-in-sardegna-il-caso-diventa-nazionale/

Da Pigliaru non c’è proprio da aspettarsi altro: dalle rape non si cava sangue e da Pigliaru non si ottiene empatia.

Il governo italiano si è assunto la responsabilità legale dell’esportazione di morte a favore dei despoti sauditi, grandi dispensatori di Rolex, e questo chiude la vicenda anche da un punto di vista morale, per Pigliaru e i suoi attendenti.

Rimane il fatto che la legge 185:

2) vieta l’esportazione di armi verso nazioni in guerra;
3) vieta l’esportazione di armi verso nazioni che violano i diritti umani;

E l’Arabia Saudita è in guerra–una guerra non autorizzata dall’ONU–e viola sfacciatamernte i diritti umani, come sappiamo tutti: http://www.amnesty.it/Arabia-saudita-esecuzioni-per-almeno-50-condannati-a-morte-inclusi-attivisti-sciiti

L’Arabia Saudita usa le bombe fabbricate a Domusnovas per bombardare civili yemeniti, con il consenso del governo italiano e con il silenzio omertoso del governo sardo.

Vero che Pigliaru e i suoi fedeli attendenti non potrebbero fermare l’esportazione delle bombe, almeno con i metodi della politica “convenzionale”, ma è vero anche che a rifiutarsi di protestare sono loro e loro soltanto.

Chi glielo impedisce?

Chi ha impedito a Pigliaru e a quel burlone di Maninchedda–quello che ha concepito la barzelletta–di andare a protestare contro le esercitazioni di Trident Juncture a Teulada?

Loro e loro soltanto.

E se questi governanti sono incapaci di provare empatia perfino per i sardi, che empatia possono provare per i civili yemeniti?

Siamo governati da cinici e indifferenti, alcuni dei quali ubriachi di amor proprio.

January 14, 2016

” Col quattrino di Firino non si boccia più un bambino”

firino

Le idee le ha chiare.

Chiarissime.

Ma soltanto su chi si debba cuccare la maggior parte del malloppo

“La Giunta regionale, condividendo quanto rappresentato e proposto dall’Assessore della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport, acquisito il parere favorevole di legittimità espresso dal Direttore generale della Pubblica Istruzione e i pareri di coerenza dell’Autorità di gestione del PO FSE 2014-2020 e dell’Autorità di gestione del Piano di Azione e Coesione

DELIBERA

‒ di prendere atto di quanto rappresentato in premessa;

‒ di dare mandato alla Direzione della Pubblica Istruzione di adottare tutti gli atti formali necessari all’attuazione della presente deliberazione; DELIBERAZIONE N. 62/17 DEL 9.12.2015 4/4

‒ di modificare la copertura finanziaria della Linea A del progetto “Tutti a Iscol@” per l’anno scolastico 2015/2016, riducendola da € 9.000.000 a € 5.500.000 a valere sul FSE 2014-2020, Obiettivo Specifico 10.2 “Miglioramento delle competenze chiave degli allievi”, Azione 10.2.2 “Azioni di integrazione e potenziamento delle aree disciplinari di base (lingua italiana, lingue straniere, matematica, scienze, nuove tecnologie e nuovi linguaggi) con particolare riferimento al primo ciclo e al secondo ciclo e anche tramite percorsi on-line”;

‒ di individuare Sardegna Ricerche quale soggetto attuatore di tutte le azioni che verranno programmate per l’attuazione delle “Azioni Pilota Innovative” a valere sul Piano di Azione Piano d’Azione e Coesione.”

2,2 milioni dei 5,5 stanziati vanno a Sardegna Ricerche per il “funzionamento”.

Leggetevi tutta la delibera e ditemi se capite a cosa servano tutti quei soldi, oltre che a cambiare  proprietario: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_274_20151214111815.pdf

Qualcuno mi spieghi perché debba essere Sardegna Ricerche l'”oggetto attuatore di tutte le azioni che verranno programmate per l’attuazione delle “Azioni Pilota Innovative” a valere sul Piano di Azione Piano d’Azione e Coesione.”

Se ha tempo, poi, mi spieghi anche cosa vorrebbe dire “oggetto attuatore”.

Fino a “soggetto attuatore”  ci arriverei anche, ma “oggetto attuatore”?

In tutta la delibera non c’è uno straccio di analisi sulle cause del problema gravissimo che l’assessore dice di voler combattere: la dispersione scolastica.

Leggetevi il seguente passaggio e ditemi, per favore, cosa mai vorrebbe dire:

“In particolare, l’Assessore richiama due delle Azioni previste nell’ambito del Programma Iscol@: #Tutti a Iscol@, finalizzata a ridurre la dispersione scolastica e ad aumentare il numero di giovani che raggiungono il diploma, e #digit-iscol@, la cui finalità è un ripensamento delle metodologie di insegnamento che consenta l’evoluzione dinamica dell’intero sistema e lo sviluppo di una forma di intelligenza collettiva e connettiva che garantisca il costante adeguamento dei modelli di sviluppo delle conoscenze, delle competenze e delle capacità dell’intera popolazione studentesca.”

Aria fritta mista.

“Ridurre la dispersione scolastica e ad aumentare il numero di giovani che raggiungono il diploma” è solo un modo per dire due volte la stessa cosa, senza dire una sola parola sui motivi della dispersione scolastica da record europeo.

Che terapia si vuole applicare, senza uno straccio di diagnosi?

Mistero.

Buio totale.

Come verranno spesi quei soldi, oltre che per permettere il loro passaggio dalle casse della RAS a quelle di Sardegna Ricerche?

Boh?

Nel sito di Sardegna Ricerche troviamo la presentazione del “progetto dell’Assessorato della Pubblica Istruzione in collaborazione con Sardegna Ricerche e il CRS4. Il progetto mira a combattere la dispersione scolastica, e questo attraverso il rafforzamento dei processi di apprendimento, la moltiplicazione delle opportunità di sviluppo delle competenze digitali e la riduzione delle condizioni di svantaggio che gli studenti si trovano talvolta ad affrontare.”

Chiaro, no?

No!

Quali sono le condizioni di svantaggio?

Nessuna analisi viene fornita

E “talvolta”?

Un quarto degli studenti sardi non arriva al diploma.

E questi parlano di “talvolta”?

E a chi andranno i soldi rimasti dopo aver rimpinguato le casse di Sardegna Ricerche?

“L’avviso è rivolto agli operatori economici del settore ed è finalizzato alla presentazione di proposte per la realizzazione di laboratori didattici innovativi. Le attività dovranno riguardare fino a due dei 7 ambiti tematici individuati nell’avviso. I progetti dovranno mirare ad ampliare l’offerta formativa delle scuole attraverso azioni a carattere extracurriculare, incentrate sulla metodologia della didattica laboratoriale. (…) Le proposte progettuali saranno valutate da una commissione di esperti e quelle ammesse saranno inserite nel Catalogo dei laboratori didattici innovativi.”

Innovativi.

Laboratori didattici innovativi.

Innovativi rispetto a cosa per arrivare a cosa?

Insomma, il resto dei soldi verrà scommesso alla roulette di una non meglio specificata innovazione.

L’assessore al nulla non ha la più pallida idea di cosa fare per combattere la peggiore minaccia per il futuro di un quarto dei giovani sardi.

A risolvere il problema dovrebbero essere l’ennesima “commissioni di esperti”–sicuramente gli stessi esperti che non hanno fornito uno straccio di analisi–e le scuole che potranno “potranno selezionare i laboratori da realizzare presso le proprie sedi. ”

L´unica cosa che sa fare Firino è funzionare da bancomat.

Ma non per tutti, eh!

 

January 11, 2016

Sardegna: nazione DOCG, ma nessuno si arretta

Copertina copy

La notizia è di quelle che dovrebbero eccitare le masse: la Sardegna riconosciuta come nazione dall’Encyclopedia of race, ethnicity andNationalism, “bibbia mondiale per gli studi sulle identità nazionali”, come titola l’Unione Sarda.

Invece, dal mio osservatorio privilegiato di Facebook, popolato principalmente da persone dell’area che possiamo definire nazionalista, ho notato solo un paio di reazioni e anche scettiche.

Ho visto il video l’intervista con Carlo Pala, che ha curato il capitoletto “Sardegna”, di poche centinaia di parole, per la “bibbia mondiale per gli studi sulle identità nazionali”, quello in cui la Sardegna riceverà il suo bravo diploma con su scritto NAZIONE.

Per giustificare la sua definizione, Pala enumera un certo numero di proprietà che un determinato gruppo sociale deve avere, per essere definito “nazione”.

Insomma, siamo ancora alla visione ottocentesca, ancestrale, statica, del concetto di nazione, almeno stando a quello che ho potuto sentire.

Insomma, la nazione come corrispettivo collettivo del vaghissimo concetto di identità che tutti usano per dire tutto e il contrario di tutto.

Quel concetto di identità contro il quale si scaglia l’ottimo Riccardo Mura, nel suo disperato tentativo di fornire al Partito dei Tardi un paio di mutande di lamiera, dopo l’ennesima dimostrazione di sardofobia di questa giunta sardignola, che loro puntellano contro i nazionalisti.

La Sardegna, a dispetto del diploma assegnatole da Pala, non è una nazione.

Non è una nazione, così come un vitigno non è un vino.

La nazione, come l’identità–e come il vino–non è il risultato di un “essere”, ma di un “fare”.

Carlo Pala può ignorare il mio lavoro e vivere felice, ma farebbe meglio a leggersi quello che dice la mia musa, Judith Butler, sull’identità.

Così come l’identità è il prodotto di un agire sociale, la nazione è il risultato di una tecnologia sociale, quella inventata dalla borghesia francese per giustificare l’esistenza di uno stato che non si identificasse più, e non ricevesse più la sua ragione di esistere, dalla persona del re.

Allora, la Catalogna è una nazione, perché la sua borghesia si comporta da classe dirigente nazionale.

Ed era nazione ben prima che i catalani decidessero di scegliere l’indipendenza.

La Sardegna non è una nazione, perché non ha una borghesia nazionale, una classe dirigente che si comporti come tale.

Come ha detto Mialinu Pira, uno dei pochi intellettuali sardi, la borghesia sarda è una borghesia compradora, coloniale.

Questa borghesia sardignola non fa nulla per creare quella cultura nazionale che, unica, può trasformare un’ammucchiata di individui in una nazione.

Quest’ultimo episodio, con l’assessore al nulla come protagonista, mostra ancora una volta come la loro unica preoccupazione sia quella di impedire che i sardi siano esposti a rappresentazioni differenti da quelle richieste dal potere coloniale metropolitano.

Insomma: i sardi non sono una nazione perché la scuola in cui ricevono un’istruzione è quella italiana, una scuola in cui non imparano nulla della lingua, della cultura e della storia della loro terra.

Non sono una nazione, perché la borghesia sarda continua a lasciare che siano gli italiani a raccontarci.

Gli italiani e solo gli italiani.

Il monolinguismo e monoculturalismo isterico degli italiani fatto proprio dai sardignoli.

Sei nazione solo quando ti insegnano a esserlo, quando qualcuno fa qualcosa che ti fa capire di essere parte di una nazione, cioè di un grande gruppo di persone che condividono la stessa identità.

Quell’identità definita da Judith Butler: risultato di una serie di pratiche condivise.

Neanche linguisticamente–uno degli argomenti invocati da Pala–i sardi sono una nazione.

Non possiedono ancora uno standard–la pratica condivisa–per la loro lingua maggioritaria.

Non hanno ancora definito i rapporti con le lingue minoritarie.

Nella sfera pubblica hanno abbandonato la loro lingua a favore dell’italiano scarciofato di Sardegna–sottoposta allo stigma della scuola, con il risultato di una dispersione scolastica da record europei–e, ormai, anche nella maggior parte delle situazioni della sfera privata.

I sardi non sono una nazione perché non hanno un’identità condivisa, identità definita non da un vago senso di appartenenza, ma da concrete pratiche sociali che li distinguerebbero, per esempio, dagli italiani.

Cosa fanno oggi i sardi per poter dire: “Noi siamo una nazione distinta da quella italiana?”

L’identità, quindi, è una cosa lontanissima da quella che rifiuta Riccardo Mura, che, al contrario di Pala, non è giustificato nella sua felice ignoranza del mio lavoro.

Forse, allora, è meglio che le mutande di lamiera le riservi per se stesso.

 

January 9, 2016

Ponzio Firino: responsabilità politiche e miseria culturale

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“Sfido chiunque a dimostrare che io abbia condizionato la scelta dei progetti”.

Così si difende l’assessore al nulla di fronte all’indignazione suscitata dall’esclusione del progetto Ischida dai finanziamenti regionali: http://www.unionesarda.it/articolo/cultura/2016/01/07/fondi_regionali_per_il_cinema_un_premio_oscar_tra_i_grandi_esclus-8-455974.html

Insomma: “Io non c’ero e, se c’ero, dormivo”.

Difesa debolissima e ammissione sostanziale della gravità di quanto è successo.

Difesa debolissima, perché la commissione di esperti italiani l’ha nominata lei e lei è politicamente responsabile del suo operato, visto che–tra l’altro–ha lasciato che a decidere, in totale autonomia, come attribuire i punti (45 dei 100 disponibili: Punto B – valorizzazione dell’identità e della cultura regionale) fosse l’umanitario Salvatore Pinna.

Firino sembra dissociarsi dalla sua commissione e dal suo (ex)plenipotenziario: “Nessuno al momento della designazione ha contestato la composizione.”

Ammissione sostanziale, dunque, perché con queste parole Firino ci da a intendere che lei non condivida la scelta della commissione e, anzi, cerca di attribuire la responsabilità a chi, a suo tempo, non l’ha fermata.

Sappiamo quanto gli italiani (compresi i sardignoli) siano allergici al passato glorioso della Sardegna e a qualunque rivendicazione di alterità da parte dei sardi.

A questo proposito, vi ripropongo un mio vecchio articolo, ma basta ricordarsi delle reazioni isteriche suscitate dal libro di Sergio Frau.

Per la cronaca, informo chiunque sia tentato di liquidarmi come “indipendentista” che io sono ancora iscritto al partito socialista olandese, quello di sinistra, eh!

Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi.

I grandi esperti italiani della commissione non hanno tenuto conto del fatto che se c’è una cosa a cui i sardi sono sensibili è proprio il loro glorioso passato nuragico.

E così, appena lo scandalo è stato denunciato, la rete si è scatenata: oltre 3000 visualizzazioni per il mio articolo e oltre 5000 per l’articolo su Sa Natzione.

A proposito di “interesse regionale” del progetto: una delle norme di cui la commissione avrebbe dovuto tenere conto.

Perché se Giulieddu e Pauleddu hanno ragione, quando dicono che io non conto nulla, quando scrivo di civiltà nuragica, il numero delle visite a questo blog insignificante raggiunge quote che loro manco se si pestano a terra raggiungeranno mai.

I sardi, come tutte le persone/popoli la cui esistenza viene negata/sminuita hanno fame e sete di riconoscimenti.

I sardi hanno bisogno di specchi in cui riflettersi per poter formare un’immagine di se stessi.

E quanti più sono questi specchi, maggiore sarà l’autonomia di quest’immagine.

Il compito della cultura è proprio quello di fornire questi specchi alle persone/popoli.

La cultura miserabile degli italiani (sardignoli compresi) rimanda ai sardi sempre e soltanto un’immagine: quella di un popolo inferiore, incapace di creare autonomamente cultura e ricchezza, condannato (geneticamente?) all’immobilità: un esempio per tutti: il film Padre Padrone.

Gli italiani e i sardignoli sono terrorizzati dalla possibilità che i sardi raggiungano l’indipendenza culturale.

Dietro la scrocorigatura del progetto di La Molinara c’è questa paura, la paura che i sardi vengano rappresentati in modo diverso da come li rappresentano gli italiani.

E non c’è bisogno di complotti, basta il clima culturale dominante: il noto fenomeno del “dalle nostre parti si fa così”(http://www.dionidream.com/the-banana-experiment/)

Del resto, i complotti richiedono un certo grado di intelligenza per essere organizzati, no?

Adesso non ci resta che sperare che La Molinara riesca a trovare altri finanziamenti e realizzare ugualmente il film.

Un film che, scusate se è poco, farebbe finalmente conoscere al mondo l’esistenza dei nuraghi.

Eja, quelle cose strane che quasi nessuno conosce fuori dalla Sardegna e che sono circa 8000 e che i militari italiani si divertono a bombardare.

Il turismo culturale approderebbe finalmente anche in quest’isola governata da nani e ballerine e assessori alle biciclette.

Sempre che costoro non riescano a smantellare completamente il già miserabile sistema di trasporti e a ridurre la Sardegna a quel deserto verso il quale già si spinge, per essere lasciata interamente ai militari.

Del resto, “dalle nostre parti si fa così”

 

January 6, 2016

Firino non si lascia ammaliare dal glamour di Hollywood

firino

Che uomo questa donna!

Tutta d’un pezzo, balla!

Non darà il becco di un quattrino al film che Anthony La Molinara, sta allestendo, film basato sul romanzo fantasy, Ischida della Terra di Nurak, di un autore sardo, Andrea Atzori.

Un fantasy ambientato nella Sardegna nuragica, tratto da un romanzo di un autore sardo e diretto da un premio Oscar, “non valorizza l’identità sarda, anzi, l’ammazza”, come ha stabilito la commissione tecnico-artistica nominata dall’assessore Firino, la quale ha assegnato 17 dei 100 punti possibili al progetto di Ischida:(https://diarioprecario.files.wordpress.com/2015/12/alleg-n-3-art-5-sceneggiature.pdf).

Chi sono gli esperti di identità sarda che hanno clamorosamente scrocorigato il premio Oscar?

“L’Assessore informa che la Commissione tecnico-artistica quale risulta da proprio Decreto n. 17 Prot. n. 17093 del 26.10.2015, e successivo Decreto n. 19, Prot. n. 18055 del 16.11.2015, è composta da Bibiana Santella (nota Valia), sceneggiatore; Fiorella Infascelli, regista; Pinna Salvatore, esperto di riconosciuta competenza nell’ambito della cultura, dell’arte, del teatro, del cinema e della letteratura della Sardegna; Bruno Zambardino, esperto di riconosciuta competenza in materia di valutazione economica di progetti culturali e Ivan Fiorini, direttore di produzione.” (http://www.regione.sardegna.it/j/v/66?v=9&c=27&c1=&n=10&s=1&p=3)

Tranne “Pinna Salvatore, esperto di riconosciuta competenza nell’ambito della cultura, dell’arte, del teatro, del cinema e della letteratura della Sardegna”, tutti italiani.

Mentre Pinna Salvatore è un italiano di riconosciuta sardignolità.

Pinna Salvatore aveva a disposizione 45 dei 100 punti che la commissione poteva assegnare: praticamente, la maggioranza assoluta.

Insomma, o Pinna Salvatore rappresentava l’assessore, o l’assessore rappresentava Pinna Salvatore.

A chi sono andate le preferenze della commissione italiana che doveva decidere sulla sardità delle proposte e che ha resistito alla proposta dello yankee di Hollywood?

Al primo posto: SOGNO DEI PASTORI di Andrea Garello e Valerio Cilio.

Due italiani che vogliono raccontare–mannó!–i pastori sardi.

Al secondo posto:  S COME SETA, di Daniela Piu, Massimiliano Griner, Roberta Torre.

Sarei curioso di conoscere la motivazione.

Terzo classificato:  BALENTES di Giovanni Columbu.

Niente da eccepire.

Quarto classificato: AL DI LA’ DEL SOLE di Heidrun Schleff e Antonia Iaccarino.

Ecco, appunto…

Quinti a pari merito: EMERALD SYMPHONY di Flavia Daina Oertwig/IL SENTIERO DI ELIAS di Niccolò Stazzi, Marco Amenta, si aggiungerà uno sceneggiatore sardo da definire.

Questa dello sceneggiatore sardo ancora da definire è un capolavoro di comicità involontaria: che cazzo di identità sarda può essere espressa da uno sceneggiatore definito da due italiani?

Idem per i pastori, cliché sardignolo eternamente raccontato dagli italiani che di noi non vogliono vedere o sapere altro.

Certo che ci vogliono palle per scrocorigare Antony La Molinara con quelle motivazioni, soprattutto davanti a questi vincitori, che rappresentano la Sardegna almeno quanto la rappresenterebbe un canguro.

Un fantasy nuragico diretto da un premio Oscar ammazzerebbe l’identità sarda?

Sicuramente ammazzerebbe l’identità sardignola di Claudia Firino e di Pinna Salvatore.

Siamo di nuovo di fronte all’occultamento della grandezza del nostro passato da parte delle autorità sardignole, come nel caso dei giganti di Monti de Prama.

Ai sardignoli proprio non va giù che si parli di una Sardegna civile nei tempi in cui gli italiani ancora vivevano nelle caverne.

E Firino Claudia, assessore al nulla, e Pinna Salvatore esperto riconosciuto del nulla, sono altamente sardignoli.