Ponzio Firino: responsabilità politiche e miseria culturale

Claudia-Firino-84

“Sfido chiunque a dimostrare che io abbia condizionato la scelta dei progetti”.

Così si difende l’assessore al nulla di fronte all’indignazione suscitata dall’esclusione del progetto Ischida dai finanziamenti regionali: http://www.unionesarda.it/articolo/cultura/2016/01/07/fondi_regionali_per_il_cinema_un_premio_oscar_tra_i_grandi_esclus-8-455974.html

Insomma: “Io non c’ero e, se c’ero, dormivo”.

Difesa debolissima e ammissione sostanziale della gravità di quanto è successo.

Difesa debolissima, perché la commissione di esperti italiani l’ha nominata lei e lei è politicamente responsabile del suo operato, visto che–tra l’altro–ha lasciato che a decidere, in totale autonomia, come attribuire i punti (45 dei 100 disponibili: Punto B – valorizzazione dell’identità e della cultura regionale) fosse l’umanitario Salvatore Pinna.

Firino sembra dissociarsi dalla sua commissione e dal suo (ex)plenipotenziario: “Nessuno al momento della designazione ha contestato la composizione.”

Ammissione sostanziale, dunque, perché con queste parole Firino ci da a intendere che lei non condivida la scelta della commissione e, anzi, cerca di attribuire la responsabilità a chi, a suo tempo, non l’ha fermata.

Sappiamo quanto gli italiani (compresi i sardignoli) siano allergici al passato glorioso della Sardegna e a qualunque rivendicazione di alterità da parte dei sardi.

A questo proposito, vi ripropongo un mio vecchio articolo, ma basta ricordarsi delle reazioni isteriche suscitate dal libro di Sergio Frau.

Per la cronaca, informo chiunque sia tentato di liquidarmi come “indipendentista” che io sono ancora iscritto al partito socialista olandese, quello di sinistra, eh!

Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi.

I grandi esperti italiani della commissione non hanno tenuto conto del fatto che se c’è una cosa a cui i sardi sono sensibili è proprio il loro glorioso passato nuragico.

E così, appena lo scandalo è stato denunciato, la rete si è scatenata: oltre 3000 visualizzazioni per il mio articolo e oltre 5000 per l’articolo su Sa Natzione.

A proposito di “interesse regionale” del progetto: una delle norme di cui la commissione avrebbe dovuto tenere conto.

Perché se Giulieddu e Pauleddu hanno ragione, quando dicono che io non conto nulla, quando scrivo di civiltà nuragica, il numero delle visite a questo blog insignificante raggiunge quote che loro manco se si pestano a terra raggiungeranno mai.

I sardi, come tutte le persone/popoli la cui esistenza viene negata/sminuita hanno fame e sete di riconoscimenti.

I sardi hanno bisogno di specchi in cui riflettersi per poter formare un’immagine di se stessi.

E quanti più sono questi specchi, maggiore sarà l’autonomia di quest’immagine.

Il compito della cultura è proprio quello di fornire questi specchi alle persone/popoli.

La cultura miserabile degli italiani (sardignoli compresi) rimanda ai sardi sempre e soltanto un’immagine: quella di un popolo inferiore, incapace di creare autonomamente cultura e ricchezza, condannato (geneticamente?) all’immobilità: un esempio per tutti: il film Padre Padrone.

Gli italiani e i sardignoli sono terrorizzati dalla possibilità che i sardi raggiungano l’indipendenza culturale.

Dietro la scrocorigatura del progetto di La Molinara c’è questa paura, la paura che i sardi vengano rappresentati in modo diverso da come li rappresentano gli italiani.

E non c’è bisogno di complotti, basta il clima culturale dominante: il noto fenomeno del “dalle nostre parti si fa così”(http://www.dionidream.com/the-banana-experiment/)

Del resto, i complotti richiedono un certo grado di intelligenza per essere organizzati, no?

Adesso non ci resta che sperare che La Molinara riesca a trovare altri finanziamenti e realizzare ugualmente il film.

Un film che, scusate se è poco, farebbe finalmente conoscere al mondo l’esistenza dei nuraghi.

Eja, quelle cose strane che quasi nessuno conosce fuori dalla Sardegna e che sono circa 8000 e che i militari italiani si divertono a bombardare.

Il turismo culturale approderebbe finalmente anche in quest’isola governata da nani e ballerine e assessori alle biciclette.

Sempre che costoro non riescano a smantellare completamente il già miserabile sistema di trasporti e a ridurre la Sardegna a quel deserto verso il quale già si spinge, per essere lasciata interamente ai militari.

Del resto, “dalle nostre parti si fa così”

 

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