La Sardegna è morta, ma neanche l’Italia sta molto bene

deximu

Gli italiani scoprono che i rapporti tra lingue sono regolati da rapporti di forza economici, militari, politici: http://www.lavocedinewyork.com/arts/lingua-italiana/2015/06/22/claudio-marazzini-salviamo-la-lingua-italiana-assediata-dallamericanismo/

Insomma, scoprono il classico: “Una lingua è un dialetto con un esercito e una flotta.”

Coglioni come sono e con l’identità gelatinosa che si ritrovano, non passerà molto tempo prima che sparisca anche l’italiano.

Poco male: è la lingua di uno stato tra i meno civili al mondo.

E la crusca si da ai polli.

Che vi piaccia o no, che lo conosciate o no, l’inglese è il latino di oggi–e per gli stessi motivi–e tutti i parvenus–come Renzo Tramaglino–lo usano più o meno a sproposito.

Così come i sardignoli hanno fatto con l’italiano, gli italiani–non occorre alcun altro dispregiativo–stanno facendo con l’inglese.

La prima fase dell’estinzione della lingua di Manzoni è cominciata.

L’italiano, dopo aver vissuto per pochi decenni fuori dall’incubatrice e dal reparto di rianimazione, comincia di nuovo a sparire.

Tornerà a essere la lingua letteraria, libresca, che è sempre stato.

Con l’italiano non spariranno gli italiani, visto che quelli non sono mai esistiti.

Con l’italiano sparirà l’Italia.

Speriamo bene.

Ma forse per la Sardegna non ci sarà più niente da fare: resterà in mano ai sardignoli.

Saranno sicuramente tra i primi a proclamare che conoscere l’italiano non serve a niente: “BISOGNA STUDIARE IL CINESE!”

 

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